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Regime Forfettario

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Partita IVA più economica nel 2026: quanto costa davvero iniziare

Domanda di Marta da Pontedera: «Qual è la Partita IVA più economica per iniziare?»

La Partita IVA più economica non si sceglie da un listino: dipende dall’attività che svolgi davvero. Se l’attività è una libera professione senza Cassa previdenziale, l’avvio può avere pochissimi costi amministrativi e la Gestione Separata INPS non prevede il contributo minimo fisso tipico di artigiani e commercianti. Se invece vendi beni, gestisci un e-commerce, apri un negozio o svolgi un’attività artigiana, non puoi qualificarti come professionista solo per pagare meno: devi seguire l’inquadramento corretto, con Registro Imprese, eventuale SUAP/SCIA e previdenza prevista per l’attività.

Anche il regime forfettario non è un “tipo di Partita IVA”: è un regime fiscale. Può ridurre tasse e adempimenti se ne possiedi i requisiti, ma non cancella automaticamente i contributi previdenziali, i costi della Camera di Commercio o gli obblighi amministrativi legati a un’impresa.

In breve: quale forma costa meno all’inizio?

Situazione realeCosti fissi tipiciPrevidenza 2026Quando può essere leggera
Libero professionista senza CassaMolto contenuti sul piano amministrativoGestione Separata, normalmente 26,07% senza contributo minimo fisso dovutoRicavi iniziali bassi e pochi costi
Professionista con CassaDipendono dalla professioneRegolamento della CassaDa verificare caso per caso
Ditta individuale commercialeRegistro Imprese, diritto camerale, eventuale SUAP/SCIAINPS Commercianti con minimaleQuando i ricavi giustificano i costi fissi
Ditta individuale artigianaRegistro Imprese, Albo/qualifiche quando richieste, pratiche localiINPS Artigiani con minimaleDipende da attività e margini
SocietàPiù elevati e struttura più complessaDipende da soci e attivitàNon nasce per essere la soluzione più economica

Aprire la Partita IVA come libero professionista costa?

Per una persona fisica che svolge una vera attività professionale, la dichiarazione di inizio attività IVA viene presentata all’Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12. L’attribuzione della Partita IVA in sé non comporta un’imposta di apertura da pagare all’Agenzia delle Entrate. Possono naturalmente esserci costi se deleghi la pratica a un professionista o se la tua attività richiede iscrizioni, autorizzazioni, assicurazioni o una Cassa professionale.

Per la procedura completa puoi leggere la guida su come aprire la Partita IVA in regime forfettario nel 2026.

Perché la Gestione Separata può essere più leggera con ricavi bassi

Un professionista senza una Cassa obbligatoria si iscrive normalmente alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota per il professionista non assicurato presso altra previdenza obbligatoria è del 26,07%. La differenza decisiva rispetto alla Gestione Artigiani o Commercianti è che non esiste un contributo minimo annuo da pagare indipendentemente dal reddito: i contributi si calcolano sul reddito previdenziale effettivo.

Esempio semplificato: un professionista forfettario con coefficiente 78% incassa 10.000 euro. Il reddito forfettario è 7.800 euro e i contributi Gestione Separata, nell’ipotesi ordinaria, sono circa 2.033 euro. Se incassa meno, anche la contribuzione dovuta diminuisce. È una caratteristica che può rendere questo inquadramento finanziariamente più leggero nella fase iniziale, ma soltanto se l’attività è realmente professionale.

Le aliquote 2026 sono state riepilogate dall’INPS con la circolare n. 8 del 3 febbraio 2026. Puoi approfondire nella nostra guida sulla Gestione Separata INPS nel regime forfettario.

Quanto costa invece una ditta individuale commerciale?

Per un’attività commerciale la Partita IVA è solo uno degli adempimenti. In genere occorrono anche iscrizione al Registro Imprese, Comunicazione Unica, Gestione Commercianti INPS e, a seconda dell’attività, SCIA o altre pratiche SUAP. Il diritto camerale e gli eventuali diritti di segreteria dipendono dalla forma e dalla Camera competente.

Il costo più importante, quando l’attività è soggetta alla Gestione Commercianti, è spesso la previdenza. Nel 2026 il minimale di reddito è pari a 18.808 euro. L’aliquota ordinaria è del 24,48% e il contributo minimo annuo per il titolare è circa 4.611,64 euro, comprensivo del contributo maternità, prima di eventuali agevolazioni applicabili.

Quindi un commerciante con 5.000 o 10.000 euro di reddito non paga semplicemente il 24,48% di quell’importo: opera il minimale. Per chi apre con ricavi molto bassi questa differenza è decisiva.

E per un artigiano?

La logica è simile. Nel 2026 l’aliquota ordinaria degli artigiani è del 24% sul minimale di 18.808 euro e il contributo minimo annuo è circa 4.521,36 euro. A questo si possono aggiungere costi e requisiti specifici dell’attività: qualifiche professionali, SCIA, iscrizioni, attrezzature, assicurazione INAIL quando prevista e adempimenti locali.

Non avrebbe quindi senso qualificare come “consulenza professionale” un’attività che, nei fatti, è artigianale solo per evitare i contributi fissi. L’inquadramento deve seguire il lavoro effettivamente svolto.

Il forfettario è sempre il regime fiscale più economico?

No. Il regime forfettario può essere molto conveniente quando i costi reali sono contenuti, non hai molta IVA sugli acquisti da recuperare e rispetti i requisiti. Ma il reddito viene determinato applicando un coefficiente prestabilito: le spese reali, salvo le eccezioni previste, non vengono dedotte analiticamente.

Un professionista che incassa 40.000 euro e sostiene 3.000 euro di costi può trovare il forfettario molto efficiente. Un’attività con gli stessi ricavi ma 25.000 euro di costi reali e molta IVA sugli acquisti può invece avere interesse a confrontare seriamente il regime ordinario. La scelta non va fatta guardando soltanto al 5% o 15%.

Il 5% non spetta automaticamente per i primi cinque anni

L’imposta sostitutiva ordinaria del forfettario è del 15%. L’aliquota del 5% è prevista per una nuova attività quando sono rispettate le condizioni richieste dalla legge, tra cui l’assenza di una mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta e gli altri requisiti specifici.

Dire “apro oggi, quindi pagherò sicuramente il 5% per cinque anni” è sbagliato. Prima va verificato il diritto all’agevolazione. Se non ricorrono i requisiti, il forfettario resta possibile ma con aliquota del 15%, se sono rispettate le altre condizioni del regime.

La riduzione INPS del 35% per artigiani e commercianti

Gli artigiani e commercianti che applicano il regime forfettario possono, in presenza dei requisiti e seguendo la procedura INPS, chiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. È una leva importante sui costi fissi, ma non va considerata una riduzione automatica e senza effetti: versare meno può incidere sull’accredito contributivo utile alla pensione.

Prima di sceglierla valuta quindi il risparmio immediato e l’effetto previdenziale. La guida sulle agevolazioni INPS nel forfettario spiega requisiti e conseguenze.

Partita IVA “gratis”: cosa significa davvero

Una ricerca frequente è “aprire Partita IVA gratis”. Per un libero professionista l’attribuzione del numero di Partita IVA può effettivamente non comportare diritti amministrativi di apertura presso l’Agenzia delle Entrate. Ma gratuita non significa a costo zero durante l’anno.

  • potresti dover pagare contributi previdenziali;
  • potresti sostenere il costo del commercialista o di un software fiscale;
  • la fatturazione elettronica e la conservazione vanno gestite correttamente;
  • alcune professioni richiedono albo, Cassa o assicurazione;
  • le imprese hanno Registro Imprese, diritto camerale e pratiche amministrative;
  • l’attività può richiedere autorizzazioni, locali, attrezzature o coperture assicurative.

Per una panoramica più ampia dei costi consulta quanto costa aprire una Partita IVA.

Esempio: stessa previsione di 12.000 euro, costi molto diversi

Immaginiamo due persone che prevedono 12.000 euro di ricavi annui.

Caso A: consulente professionale. Coefficiente 78%, Gestione Separata 26,07%. Il reddito forfettario è 9.360 euro e i contributi proporzionali sono circa 2.440 euro. Non esiste un minimale contributivo da 4.500 euro solo perché ha aperto la Partita IVA.

Caso B: commerciante. L’attività è impresa commerciale e richiede Gestione Commercianti. Anche con un reddito forfettario inferiore a 18.808 euro, il contributo minimo 2026 resta nell’ordine di 4.611,64 euro, salvo agevolazioni o situazioni particolari.

Non significa che il Caso A possa essere scelto liberamente dal commerciante. Significa che la natura dell’attività determina la struttura dei costi e deve essere il primo elemento da verificare quando si pianifica l’apertura.

Come scegliere senza sbagliare

  1. definisci esattamente cosa venderai o quale servizio presterai;
  2. individua il corretto codice ATECO e se l’attività è professionale, commerciale o artigiana;
  3. verifica la previdenza obbligatoria: Gestione Separata, Artigiani, Commercianti o Cassa;
  4. calcola i costi amministrativi legati all’attività;
  5. confronta forfettario e ordinario usando costi reali e IVA sugli acquisti;
  6. verifica separatamente se hai diritto al 5%;
  7. considera non solo il primo mese, ma almeno un anno completo di contributi, tasse e gestione.

Domande frequenti

Qual è la Partita IVA più economica per iniziare?

Non esiste una Partita IVA universalmente più economica. Se l’attività è realmente professionale e non ha una Cassa, la Gestione Separata senza contributo minimo fisso può rendere l’avvio meno oneroso con ricavi bassi. Commercio e artigianato seguono invece i propri obblighi e contributi minimi.

Aprire Partita IVA come libero professionista è gratis?

L’attribuzione della Partita IVA tramite dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate non comporta di per sé una tassa di apertura. Restano però previdenza, eventuale consulenza, albo, Cassa, assicurazione e altri costi richiesti dall’attività.

Un commerciante può iscriversi alla Gestione Separata per spendere meno?

Non per scelta. L’inquadramento previdenziale dipende dall’attività realmente svolta. Un’attività commerciale soggetta alla Gestione Commercianti non può essere trasformata formalmente in professionale solo per evitare il minimale contributivo.

Il regime forfettario è sempre il più economico?

No. Può essere conveniente con costi reali contenuti, ma chi sostiene molte spese o molta IVA sugli acquisti deve confrontarlo con il regime ordinario.

Il 5% spetta automaticamente a chi apre una nuova Partita IVA?

No. L’aliquota ridotta richiede i requisiti previsti per le nuove attività. Se non spettano, il forfettario applica normalmente il 15%, se sono rispettate le altre condizioni del regime.

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