Codice ATECO hosting: 63.10.10, forfettario e INPS
Il codice ATECO per un’attività che fornisce hosting, server, spazio web, infrastrutture cloud o servizi collegati è normalmente 63.10.10 – Fornitura di infrastrutture informatiche, hosting e attività connesse. È il codice ATECO 2025 che comprende web hosting, application hosting, IaaS, PaaS, colocation nei data center e servizi digitali di memorizzazione dati.
Non va però usato automaticamente per qualsiasi attività online: se vendi un software sviluppato da te, fai programmazione su commissione o offri consulenza informatica, il codice può essere diverso. Anche l’inquadramento INPS non dipende dal solo ATECO, ma da come l’attività è realmente organizzata.
Cosa comprende ATECO 63.10.10
Le note ufficiali ATECO 2025 dell’ISTAT inseriscono nel codice 63.10.10 la fornitura di infrastrutture informatiche, hosting e attività connesse.
Tra gli esempi indicati da ISTAT rientrano:
- web hosting;
- hosting di applicazioni;
- infrastrutture cloud IaaS e piattaforme PaaS;
- cloud computing quando non consiste nella pubblicazione di software o nella progettazione di sistemi informatici;
- colocation nei data center;
- noleggio di server e spazio di rete nei data center, con monitoraggio ordinario;
- servizi digitali di memorizzazione dei dati;
- infrastrutture tecniche collegate ai servizi di streaming.
Hosting, VPS e server dedicati: quando 63.10.10 è coerente
Se acquisti o gestisci risorse server e le metti a disposizione dei clienti sotto forma di hosting condiviso, VPS, server dedicato, spazio cloud o servizio analogo, 63.10.10 è il riferimento naturale.
Lo stesso vale quando il servizio principale è l’infrastruttura: spazio disco, capacità di elaborazione, rete, disponibilità del server, backup o storage. L’elemento centrale non è la creazione di software personalizzato, ma la messa a disposizione dell’infrastruttura informatica.
Reseller hosting: il codice dipende da cosa vendi davvero
Nel reseller hosting non possiedi necessariamente il data center: puoi acquistare capacità da un provider e rivenderla ai clienti con un tuo pacchetto commerciale. Anche in questo caso 63.10.10 può essere coerente quando ciò che vendi al cliente resta un servizio di hosting o infrastruttura.
La modalità tecnica con cui ottieni lo spazio server non cambia da sola la natura del servizio. Va però distinto il vero hosting dalla mera intermediazione commerciale o dalla rivendita di altri prodotti informatici, perché in questi casi l’inquadramento può cambiare.
Hosting e vendita di domini non sono sempre la stessa attività
Molti provider vendono insieme hosting e registrazione o rinnovo di domini. Se il dominio è un servizio accessorio del pacchetto hosting, non è detto che serva automaticamente un secondo ATECO: bisogna guardare all’attività effettivamente svolta e alla rilevanza autonoma dei diversi ricavi.
Quando invece la rivendita di domini costituisce una linea di business autonoma, va valutato un eventuale codice aggiuntivo. Per il caso specifico hosting + domini esiste già l’approfondimento hosting e domini nel regime forfettario.
Hosting e SaaS: perché il codice può cambiare
Un SaaS non è automaticamente “hosting” solo perché funziona sul cloud. Se il cliente paga principalmente per utilizzare un software standardizzato sviluppato o pubblicato dall’impresa, l’attività può ricadere nell’area dell’edizione o della fornitura di software, da verificare in base al modello concreto.
Se invece fornisci soprattutto infrastruttura o piattaforma tecnica sulla quale il cliente esegue propri applicativi, 63.10.10 è più coerente. La distinzione pratica è quindi tra vendere capacità/infrastruttura e vendere un prodotto software.
Hosting e sviluppo software su commissione
Se realizzi software personalizzato per i clienti, il riferimento tipico dell’ATECO 2025 è invece 62.10.00 – Attività di programmazione informatica. Se affianchi hosting e sviluppo, possono essere necessarie due attività distinte quando entrambe sono svolte stabilmente.
Non conviene scegliere 63.10.10 solo perché il software viene poi installato su un server: conta ciò che fatturi realmente al cliente e qual è la prestazione economicamente prevalente.
Serve l’iscrizione alla Camera di Commercio?
La fornitura organizzata e abituale di servizi di hosting è normalmente un’attività d’impresa. Per una ditta individuale ciò comporta, in linea generale, l’iscrizione al Registro Imprese tramite Comunicazione Unica, oltre all’apertura della Partita IVA e alla posizione previdenziale corretta.
Questo distingue l’attività dal libero professionista informatico che presta esclusivamente consulenza personale. La forma concreta dell’attività, l’organizzazione dei mezzi e i servizi venduti devono essere verificati prima dell’apertura.
INPS hosting: Artigiani o Commercianti?
Il codice 63.10.10 non permette, da solo, di dire che ogni attività di hosting debba essere iscritta sempre alla stessa Gestione INPS. L’inquadramento dipende da come viene svolta l’impresa.
Un’attività con prevalente apporto personale tecnico e requisiti artigiani può essere valutata nell’area Artigiani; una struttura principalmente commerciale o di rivendita può invece portare a un diverso inquadramento. È quindi più corretto verificare la posizione con Camera di Commercio e INPS, anziché applicare automaticamente il minimale dei commercianti come faceva il vecchio articolo.
Contributi INPS 2026: i valori da conoscere
Per il 2026 l’INPS indica un reddito minimale di 18.808 euro. Le aliquote ordinarie sono del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti, oltre al contributo maternità.
Il contributo minimo annuo per il titolare iscritto per tutto l’anno è circa 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti. Il riferimento è la circolare INPS n. 14/2026.
Regime forfettario per hosting: coefficiente del 67%
Per l’attività 63.10.10 il coefficiente di redditività utilizzato nel regime forfettario è del 67%. Con 30.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è quindi:
30.000 × 67% = 20.100 euro.
Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e soltanto sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15% o, se spettante, del 5%.
Esempio con 30.000 euro: ipotesi Gestione Commercianti
Se, dopo la verifica dell’inquadramento, l’attività è iscritta alla Gestione Commercianti:
- reddito forfettario: 20.100 euro;
- eccedenza sul minimale: 20.100 − 18.808 = 1.292 euro;
- 24,48% sull’eccedenza: circa 316,28 euro;
- contributi complessivi indicativi: 4.611,64 + 316,28 = 4.927,92 euro;
- base fiscale dopo la deduzione dei contributi: circa 15.172,08 euro;
- imposta al 15%: circa 2.275,81 euro;
- imposta al 5%, se spettante: circa 758,60 euro.
Il vecchio calcolo applicava il 15% direttamente ai 20.100 euro e sovrastimava quindi l’imposta: i contributi obbligatori pagati vanno dedotti prima.
Esempio con 30.000 euro: ipotesi Gestione Artigiani
Se invece l’inquadramento corretto è artigiano:
- eccedenza: 1.292 euro;
- 24% sull’eccedenza: 310,08 euro;
- contributi complessivi indicativi: 4.831,44 euro;
- base fiscale dopo i contributi: circa 15.268,56 euro;
- imposta al 15%: circa 2.290,28 euro.
Gli esempi servono a mostrare perché l’inquadramento previdenziale va deciso prima di stimare il netto.
Riduzione INPS del 35%
Se l’attività è iscritta alla Gestione Artigiani o Commercianti e il titolare applica il regime forfettario, può essere possibile richiedere il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35%, se ne ricorrono i requisiti.
La riduzione non è automatica e può incidere sull’accredito previdenziale. Per il calcolo preciso puoi usare l’approfondimento sulla riduzione INPS del 35%.
Quando servono più codici ATECO
Puoi avere più codici ATECO con la stessa Partita IVA quando svolgi in modo stabile attività realmente differenti. Per esempio:
- 63.10.10 per hosting e infrastrutture;
- 62.10.00 per sviluppo software personalizzato;
- un codice ulteriore se esiste una distinta attività commerciale o di pubblicazione software.
Nel forfettario i ricavi delle diverse attività vanno separati quando hanno coefficienti di redditività differenti, pur restando unico il limite complessivo previsto per l’accesso al regime.
Errori da evitare
- usare 63.10.10 per qualsiasi servizio informatico;
- considerare SaaS e hosting automaticamente la stessa attività;
- confondere hosting con sviluppo software personalizzato;
- scegliere l’INPS soltanto leggendo il codice ATECO;
- applicare automaticamente il contributo minimo Commercianti a ogni provider hosting;
- calcolare l’imposta sostitutiva prima di dedurre i contributi obbligatori versati;
- aggiungere molti codici ATECO per servizi che sono soltanto accessori dell’attività principale.
Domande frequenti
Qual è il codice ATECO per web hosting?
ATECO 2025 indica 63.10.10 – Fornitura di infrastrutture informatiche, hosting e attività connesse.
63.10.10 comprende VPS e server dedicati?
Sì, quando l’attività consiste nella fornitura di infrastruttura, server, spazio di rete, colocation o servizi equivalenti.
Un SaaS usa sempre 63.10.10?
No. Se il valore venduto è soprattutto il software e non l’infrastruttura, va verificato un codice dell’area software coerente con il modello effettivo.
Chi fa hosting paga sempre INPS Commercianti?
No. L’inquadramento previdenziale dipende dall’organizzazione e dalle caratteristiche concrete dell’impresa; non si determina in automatico dal solo ATECO.
In sintesi
Per hosting, VPS, server, IaaS, PaaS, colocation e storage il codice ATECO 2025 di riferimento è 63.10.10. Se invece vendi principalmente software o programmazione, il codice può cambiare. Nel forfettario il coefficiente è del 67%; per l’INPS occorre prima stabilire il corretto inquadramento Artigiani o Commercianti in base all’attività realmente esercitata. Solo dopo ha senso calcolare contributi, imposta e netto.
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