Riduzione INPS 35% nel forfettario 2026: come si calcola
La riduzione del 35% sui contributi INPS nel forfettario si calcola applicando il 65% alla contribuzione previdenziale dovuta da artigiani e commercianti, sia sul minimale sia sull’eventuale reddito eccedente. Il contributo di maternità resta invece dovuto per intero.
Nel 2026 il minimale di reddito è pari a 18.808 euro. Il contributo minimo ordinario è 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti. Con il regime previdenziale agevolato, però, il calcolo corretto non consiste semplicemente nel moltiplicare l’intero importo per 65%, perché la quota maternità di 7,44 euro annui non viene ridotta.
Chi può usare la riduzione INPS del 35%
La riduzione è riservata ai contribuenti in regime forfettario che svolgono attività d’impresa e sono iscritti alla Gestione Artigiani o alla Gestione Commercianti INPS. Non si applica ai professionisti iscritti alla Gestione Separata e non si applica alle casse professionali private.
L’agevolazione è facoltativa e richiede un’adesione specifica. Per chi apre una nuova attività nel 2026, l’INPS indica di comunicare la volontà di aderire con la massima tempestività dopo la ricezione del provvedimento di iscrizione. Per requisiti, domanda e permanenza resta la guida generale sulla riduzione contributi INPS del 35%.
La formula di calcolo
La logica è questa:
- si determina la contribuzione ordinaria dovuta;
- si applica la riduzione del 35% alla parte previdenziale riducibile;
- si mantiene per intero il contributo maternità;
- se il reddito supera il minimale, si riduce del 35% anche la contribuzione sulla parte eccedente.
In formula semplificata:
contributi agevolati = contributi previdenziali ordinari × 65% + quota maternità non ridotta.
La circolare INPS n. 35/2016 chiarisce che la riduzione riguarda sia la contribuzione entro il minimale sia quella eventualmente eccedente e che il contributo maternità resta comunque dovuto.
Artigiani: contributo minimo 2026 con riduzione del 35%
Nel 2026 il contributo minimo ordinario dell’artigiano è composto da:
- 4.513,92 euro di contribuzione IVS;
- 7,44 euro di contributo maternità;
- totale ordinario: 4.521,36 euro.
La parte IVS si riduce del 35%:
4.513,92 × 65% = 2.934,05 euro.
Aggiungendo la maternità intera:
2.934,05 + 7,44 = circa 2.941,49 euro.
Quindi, per un artigiano iscritto per tutto l’anno e con reddito non superiore al minimale, il contributo agevolato 2026 è indicativamente di circa 2.941,49 euro.
Commercianti: contributo minimo 2026 con riduzione del 35%
Per i commercianti il contributo minimo ordinario 2026 è:
- 4.604,20 euro di contribuzione previdenziale, comprensiva dell’aliquota aggiuntiva per la cessazione dell’attività commerciale;
- 7,44 euro di maternità;
- totale ordinario: 4.611,64 euro.
Applicando il 65% alla parte riducibile:
4.604,20 × 65% = 2.992,73 euro.
Con la maternità:
2.992,73 + 7,44 = circa 3.000,17 euro.
Il valore agevolato indicativo per un commerciante sotto il minimale è quindi di circa 3.000,17 euro.
Perché online si trovano importi leggermente più bassi
Molti calcoli divulgativi moltiplicano direttamente 4.521,36 o 4.611,64 per il 65%. Il risultato è rispettivamente circa 2.938,88 e 2.997,57 euro. È una scorciatoia molto vicina all’importo effettivo, ma riduce matematicamente anche i 7,44 euro di maternità.
La fonte INPS precisa invece che il contributo maternità resta dovuto. Per questo, se si vuole mostrare il calcolo in modo rigoroso, è preferibile separare la quota previdenziale riducibile dalla maternità.
Cosa succede se il reddito supera 18.808 euro
Sopra il minimale, al contributo fisso si aggiunge una quota percentuale sulla parte eccedente. Nel 2026 l’aliquota ordinaria è del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti fino alla prima fascia prevista dall’INPS.
Con l’agevolazione, anche questa contribuzione eccedente viene ridotta del 35%.
Esempio artigiano con reddito di 25.000 euro
Reddito previdenziale: 25.000 euro.
Eccedenza rispetto al minimale:
25.000 − 18.808 = 6.192 euro.
Contributo ordinario sull’eccedenza:
6.192 × 24% = 1.486,08 euro.
Con riduzione del 35%:
1.486,08 × 65% = 965,95 euro.
Sommandolo al minimale agevolato:
2.941,49 + 965,95 = circa 3.907,44 euro.
Senza agevolazione, nello stesso esempio, il totale ordinario sarebbe circa 6.007,44 euro.
Esempio commerciante con reddito di 25.000 euro
L’eccedenza è sempre 6.192 euro, ma l’aliquota ordinaria è 24,48%:
6.192 × 24,48% = circa 1.515,80 euro.
Applicando il 65%:
1.515,80 × 65% = circa 985,27 euro.
Sommandolo al minimale agevolato:
3.000,17 + 985,27 = circa 3.985,44 euro.
Il reddito da usare non è il fatturato
Per calcolare l’INPS non si applica il 24% o il 24,48% direttamente ai ricavi. Nel forfettario si parte dal reddito d’impresa determinato con il coefficiente di redditività previsto per l’attività.
Se, per esempio, un artigiano ha 30.000 euro di ricavi e coefficiente 67%, il reddito forfettario lordo è:
30.000 × 67% = 20.100 euro.
La quota eccedente il minimale sarà quindi 1.292 euro, non 11.192 euro. Questo passaggio è essenziale per evitare di sovrastimare i contributi.
La riduzione del 35% abbassa anche i contributi sull’eccedenza
Sì. È uno dei punti più importanti della disciplina: l’agevolazione non riguarda soltanto i contributi fissi. L’INPS specifica che il 35% si applica anche alla contribuzione dovuta sul reddito che supera il minimale.
Per questo il vantaggio economico cresce quando aumenta il reddito previdenziale. Non cresce però in modo lineare all’infinito, perché oltre determinate soglie cambiano aliquote e massimali contributivi.
Quanto si risparmia realmente
Sotto il minimale, il risparmio è sostanzialmente il 35% della parte previdenziale riducibile. Per un artigiano, rispetto ai 4.521,36 euro ordinari, il versamento scende a circa 2.941,49 euro: il risparmio è quindi vicino a 1.580 euro.
Per un commerciante, da 4.611,64 euro si passa a circa 3.000,17 euro, con un risparmio vicino a 1.611 euro.
Se il reddito supera 18.808 euro, al risparmio sul minimale si aggiunge il 35% dei contributi calcolati sull’eccedenza.
I contributi ridotti restano deducibili fiscalmente
Nel regime forfettario i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati sono deducibili dal reddito prima del calcolo dell’imposta sostitutiva. Se versi meno INPS grazie alla riduzione del 35%, dedurrai però un importo inferiore.
Questo significa che una parte del risparmio contributivo viene controbilanciata da una base imponibile fiscale leggermente più alta. Il beneficio resta normalmente rilevante, ma il confronto corretto non deve guardare soltanto alla differenza degli F24 INPS.
Effetto sui mesi accreditati per la pensione
La riduzione non comporta automaticamente dodici mesi pieni di anzianità contributiva. L’INPS stabilisce che, quando l’importo versato è inferiore al contributo ordinario dovuto sul minimale, i mesi vengono accreditati in proporzione ai versamenti effettuati.
Il tema pensionistico merita però una valutazione separata. Per questo è meglio approfondirlo nella pagina dedicata a riduzione INPS del 35% e pensione, invece di confondere il calcolo dell’agevolazione con la convenienza previdenziale.
Riduzione 35% e riduzione 50% non sono la stessa agevolazione
La riduzione del 35% del regime forfettario previdenziale non va confusa con la riduzione del 50% prevista per alcune categorie, come gli over 65 già pensionati presso gestioni INPS, né con l’agevolazione introdotta per i nuovi iscritti alle Gestioni artigiani e commercianti nel 2025.
Le agevolazioni non sono automaticamente cumulabili. Se la tua situazione rientra in più fattispecie, va verificata la misura applicabile prima di fare simulazioni.
Come verificare il calcolo con il simulatore INPS
Dal luglio 2026 l’INPS mette a disposizione un Simulatore calcolo contributi Artigiani e Commercianti. Lo strumento consente di inserire reddito, mesi di attività e regime contributivo, compresa l’opzione forfettaria.
È utile soprattutto quando l’attività non copre tutti i dodici mesi, sono presenti collaboratori o il reddito supera il minimale. Il risultato resta indicativo, mentre gli importi effettivi da pagare sono quelli presenti nel Cassetto previdenziale.
Errori da evitare
- applicare il 35% ai contributi della Gestione Separata;
- ridurre direttamente tutto il contributo minimo senza separare la maternità;
- calcolare il 24% o il 24,48% direttamente sul fatturato;
- applicare l’aliquota percentuale a tutto il reddito invece che alla sola eccedenza;
- dimenticare che la riduzione riguarda anche la quota eccedente il minimale;
- confondere la riduzione del 35% con quella del 50% prevista da altre norme;
- valutare l’agevolazione senza considerare l’effetto sull’accredito previdenziale;
- dedurre fiscalmente contributi teorici invece di quelli effettivamente versati.
Domande frequenti
Come si calcola la riduzione INPS del 35%?
Si determina prima la contribuzione ordinaria e si applica il 65% alla parte previdenziale riducibile. La maternità resta dovuta per intero.
La riduzione vale anche sopra il minimale?
Sì. Il 35% si applica anche ai contributi calcolati sulla quota di reddito eccedente 18.808 euro.
Quanto paga un artigiano sotto il minimale nel 2026?
Con l’agevolazione, circa 2.941,49 euro nell’ipotesi di iscrizione per l’intero anno, considerando la maternità non ridotta.
Quanto paga un commerciante sotto il minimale nel 2026?
Circa 3.000,17 euro nell’ipotesi di iscrizione per l’intero anno, sempre tenendo la maternità fuori dalla riduzione.
In sintesi
La riduzione INPS del 35% nel forfettario non è un importo fisso: si applica alla contribuzione dovuta e quindi cambia con gestione, reddito e mesi di attività. Nel 2026, sotto il minimale, il calcolo porta indicativamente a circa 2.941,49 euro per un artigiano e 3.000,17 euro per un commerciante, considerando il contributo maternità dovuto per intero. Se il reddito supera 18.808 euro, anche i contributi sull’eccedenza vengono ridotti del 35%.
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