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CONSULENZE FORFETTARIO

Nota di credito per fattura non pagata nel forfettario: quando si può emettere

Una fattura non pagata non va annullata automaticamente con una nota di credito. Nel regime forfettario il punto decisivo è il principio di cassa: il ricavo o compenso concorre al reddito quando viene effettivamente incassato. Se il cliente non paga, quindi, l'importo non entra nel reddito forfettario fino all'incasso. La nota di credito serve invece quando esiste una ragione reale per ridurre o annullare, in tutto o in parte, la fattura originaria.

Nota di credito per fattura non pagata: risposta in breve

Bisogna distinguere due situazioni:

  • il cliente deve ancora pagare: il credito esiste e la fattura resta valida; il semplice ritardo o mancato pagamento non è, da solo, un motivo per cancellarla;
  • l'operazione viene realmente annullata, ridotta o corretta: in questo caso può essere necessario emettere una nota di credito collegata alla fattura originaria.

Per il forfettario questa distinzione è importante perché la mancata riscossione non comporta, da sola, tassazione del compenso. L'Agenzia delle Entrate conferma espressamente che, per i contribuenti forfettari, si applica il principio di cassa e che le fatture emesse nell'anno ma non incassate devono essere escluse dai componenti positivi del quadro LM.

Nel forfettario una fattura non incassata si tassa?

In linea generale, no. Nel regime forfettario ricavi e compensi sono determinati secondo il principio di cassa: conta ciò che è stato effettivamente percepito nel periodo d'imposta.

Una fattura emessa a dicembre 2026 e pagata a febbraio 2027, per esempio, rileverà fiscalmente nel 2027. Non occorre quindi emettere una nota di credito soltanto per evitare di pagare imposte su una fattura rimasta insoluta.

Questo tema è trattato in modo specifico nella guida sulle fatture non incassate nel regime forfettario, che resta distinta da questa pagina: lì spieghiamo quando il compenso si tassa; qui spieghiamo quando è corretto emettere una nota di credito.

Quando si può emettere una nota di credito

La nota di credito documenta una variazione reale dell'operazione originaria. Il quadro generale delle variazioni in diminuzione è disciplinato dall'articolo 26 del DPR 633/1972. Nel caso concreto, la possibilità e la modalità di rettifica dipendono dalla ragione per cui la fattura deve essere ridotta o annullata.

Tra i casi che possono giustificare una rettifica rientrano, a seconda della situazione:

  • annullamento totale o parziale dell'operazione;
  • riduzione del corrispettivo concordata con il cliente;
  • reso o rimborso;
  • errore nell'importo della fattura;
  • sconto o abbuono intervenuto successivamente;
  • risoluzione o venir meno, in tutto o in parte, dell'operazione originaria;
  • altre ipotesi previste dalla disciplina delle variazioni.

La nota di credito non dovrebbe quindi essere usata come semplice strumento per “far sparire” una fattura che il cliente continua a dover pagare.

Se il cliente non paga ma vuoi ancora recuperare il credito

Se continui a pretendere il pagamento, la fattura deve normalmente restare coerente con il credito che stai cercando di recuperare. Emettere una nota di credito per annullare integralmente il documento mentre, nello stesso momento, sostieni che il cliente ti debba ancora l'intera somma crea una contraddizione documentale che è meglio evitare.

In questa situazione è più corretto conservare fattura, contratto, preventivo accettato, corrispondenza, eventuali solleciti e prova dell'esecuzione della prestazione. Il mancato incasso resta fiscalmente irrilevante nel forfettario fino al momento in cui il pagamento avviene.

Se rinunci al credito o raggiungi un accordo con il cliente

La situazione cambia quando non si tratta più di un semplice ritardo. Se, per esempio, raggiungi un accordo con il cliente per ridurre il compenso, annulli la prestazione o definisci formalmente una diversa somma dovuta, può esserci una reale variazione dell'operazione da documentare.

Esempio: fattura originaria di 2.000 euro. Dopo una contestazione, le parti concordano definitivamente che il cliente pagherà 1.500 euro. Se la rettifica è fiscalmente e documentalmente corretta, la nota di credito può servire a ridurre di 500 euro la fattura originaria. Non è il mancato pagamento in sé a giustificare la nota: è la modifica effettiva del corrispettivo.

Nota di credito elettronica: quale tipo documento usare

Quando la rettifica deve essere trasmessa tramite Sistema di Interscambio, la nota di credito elettronica ordinaria utilizza normalmente il tipo documento TD04. La Guida alla compilazione delle fatture elettroniche dell'Agenzia delle Entrate indica, per TD04, il collegamento alla fattura precedente da rettificare.

La nota deve quindi essere costruita in modo coerente con la fattura originaria, riportando i riferimenti necessari e gli importi da stornare. Per gli errori di importo abbiamo una guida separata su come correggere una fattura elettronica con importo sbagliato.

Il fatto di essere forfettario cambia la nota di credito?

Il forfettario normalmente emette fatture senza addebito dell'IVA, ma questo non rende inutile la nota di credito. Il documento serve comunque a rappresentare correttamente la rettifica della fattura originaria.

La fattura elettronica del forfettario utilizza in genere il regime fiscale RF19 e, nelle operazioni nazionali ordinarie escluse dall'IVA per effetto del regime, la corretta natura dell'operazione. Per il quadro completo puoi consultare la guida sulla fatturazione elettronica nel regime forfettario.

Cosa succede se il cliente paga dopo mesi o nell'anno successivo

Se la fattura è rimasta valida e il cliente paga successivamente, il compenso entra nel reddito dell'anno dell'incasso. Non serve emettere una nota di credito soltanto perché tra emissione e pagamento sono trascorsi diversi mesi.

Esempio: fattura emessa il 20 novembre 2026 e incassata il 15 marzo 2027. Se non è intervenuta alcuna rettifica dell'operazione, la fattura resta valida e il compenso rileva nel 2027 secondo il principio di cassa.

E se il cliente paga solo una parte?

Un pagamento parziale non significa automaticamente che la parte restante della fattura debba essere stornata. Se il cliente versa 700 euro su una fattura di 1.000 euro e continua a doverne 300, nel forfettario rilevano i 700 euro effettivamente incassati; i 300 euro residui resteranno fuori dal reddito fino all'eventuale pagamento.

La nota di credito sulla parte residua diventa pertinente soltanto se quei 300 euro vengono realmente ridotti o annullati per una causa che giustifica la rettifica.

Nota di credito e bollo nel forfettario

Il tema del bollo va valutato sul singolo documento elettronico. Non bisogna dare per scontato che una nota di credito cancelli automaticamente gli effetti documentali del bollo relativo alla fattura originaria. La gestione dipende dalle caratteristiche dei documenti trasmessi e dai dati comunicati allo SdI.

Per evitare errori è quindi preferibile non emettere note di credito inutili soltanto per “chiudere” fatture non riscosse: nel forfettario il principio di cassa rende già irrilevante ai fini del reddito la parte non incassata.

Fattura non pagata o fattura sbagliata: non sono la stessa cosa

Una fattura corretta ma non pagata è un problema di incasso e recupero del credito. Una fattura sbagliata è invece un problema documentale e può richiedere una rettifica.

Questa distinzione evita uno degli errori più comuni: utilizzare una nota di credito per un problema che non riguarda la correttezza della fattura. Se il documento è esatto e il cliente è ancora debitore, la mancata riscossione non rende automaticamente errata la fattura.

Cosa fare in pratica

  • Fattura corretta, cliente in ritardo: non emettere automaticamente nota di credito; continua a gestire il credito.
  • Fattura corretta, nessun incasso: nel forfettario l'importo non concorre al reddito finché non viene incassato.
  • Importo ridotto con accordo reale: valuta la nota di credito per la parte stornata.
  • Operazione annullata o fattura da correggere: emetti la rettifica corretta, normalmente TD04 se elettronica.
  • Pagamento futuro: tassa il compenso nell'anno dell'effettivo incasso.

Per i principi generali di determinazione del reddito, limiti e imposta sostitutiva puoi consultare anche la nostra guida completa al regime forfettario.

Domande frequenti

Posso fare una nota di credito solo perché il cliente non paga?

Non automaticamente. Se il credito esiste ancora e continui a richiederne il pagamento, la fattura resta valida. Nel forfettario la mancata riscossione non genera reddito fino all'incasso.

Una fattura non pagata conta nel reddito forfettario?

No, finché non viene incassata. Il regime forfettario applica il principio di cassa: il compenso rileva nell'anno in cui viene percepito.

Se il cliente paga l'anno dopo devo rifare la fattura?

No, se la fattura originaria è corretta e non è stata annullata. Il pagamento sarà semplicemente attribuito fiscalmente all'anno dell'incasso.

Se rinuncio a una parte del credito posso fare la nota di credito?

Se esiste una reale riduzione del corrispettivo o un'altra causa che giustifica la rettifica, la nota di credito può essere lo strumento corretto per documentare la variazione. Va però verificata la situazione concreta.

Che codice si usa per la nota di credito elettronica?

Per una nota di credito elettronica ordinaria si utilizza normalmente il tipo documento TD04, collegandola alla fattura originaria secondo le specifiche dell'Agenzia delle Entrate.

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