Per lo scenografo freelance il codice ATECO 2025 da valutare è 90.39.09 – Altre attività di supporto alle arti performative e alle rappresentazioni artistiche n.c.a.. La voce comprende espressamente attività di supporto alla produzione di spettacoli e rappresentazioni artistiche e include figure come scenografi e tecnici di scena.
La previdenza richiede una verifica specifica nel Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo (FPLS). Lo scenografo non va inoltre confuso con l’interior designer, lo scenotecnico o il semplice allestitore: il suo lavoro è soprattutto creativo e progettuale e consiste nel trasformare regia, sceneggiatura e concept in uno spazio visivo coerente.
Chi è lo scenografo freelance e cosa fa
Lo scenografo progetta e coordina l’ambiente visivo di una produzione teatrale, cinematografica, televisiva, audiovisiva o di un altro progetto artistico. Può lavorare su bozzetti, piante, prospetti, modelli 3D, palette cromatiche, scelta dei materiali, ricerca delle location, definizione degli arredi e supervisione della costruzione delle scene.
Il lavoro richiede un continuo confronto con regia, fotografia, costumi e reparto tecnico. La scenografia non è quindi un semplice “fondale”: contribuisce alla narrazione e deve essere compatibile con budget, sicurezza, tempi di montaggio e vincoli produttivi.
In molte produzioni il professionista deve trovare un equilibrio tra idea creativa e fattibilità. Una soluzione visivamente efficace può dover essere semplificata per ragioni di costo, sicurezza, trasporto o tempi di montaggio. Questa capacità di adattamento fa parte del valore professionale dello scenografo.
Codice ATECO 90.39.09 e vecchi codici da non usare automaticamente
Con ATECO 2025 il riferimento più diretto è 90.39.09. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono espressamente, tra le attività di supporto alle arti performative, scenografi e costruttori di palcoscenici, oltre a macchinisti e tecnici delle luci. RF ha anche una Card dedicata al codice 90.39.09.
Molte guide precedenti al 2025 riportano il vecchio 90.02.09 o altri codici residuali. Per una nuova apertura è quindi necessario verificare la classificazione aggiornata e non copiare automaticamente il vecchio codice.
Il codice 90.13.00, relativo ad altre attività di creazione artistica, può avere senso in casi differenti, per esempio quando il professionista crea opere artistiche autonome rispetto a una produzione scenica. Per la normale scenografia legata a teatro, cinema, TV o spettacolo il 90.39.09 è il riferimento più specifico da valutare.
Scenografo, scenotecnico e interior designer: differenze
Lo scenografo progetta la scena; lo scenotecnico realizza materialmente, monta e gestisce quinte, fondali, strutture ed elementi scenici. Le due attività possono convivere nella stessa persona, ma se la componente manuale e costruttiva diventa prevalente può cambiare la natura dell’attività.
L’interior designer progetta invece spazi interni destinati a uso abitativo, commerciale o professionale. Lo scenografo progetta ambienti narrativi e temporanei destinati a una rappresentazione.
Per l’interior design RF ha già una guida specifica sulla Partita IVA dell’interior designer.
Come aprire la Partita IVA da scenografo
Il percorso tipico comprende apertura della Partita IVA, scelta del codice ATECO 90.39.09, verifica dell’inquadramento FPLS, scelta del regime fiscale, fatturazione elettronica e predisposizione di contratti chiari con produzioni e committenti. Se si sceglie il forfettario vanno verificati anche i requisiti e le cause ostative del regime.
Prima dell’apertura è utile definire con precisione cosa verrà fatturato: ideazione, bozzetti, progettazione esecutiva, supervisione dell’allestimento, sopralluoghi, coordinamento o eventuali attività tecniche ulteriori.
Per il freelance che vende prevalentemente una prestazione creativa e progettuale non è automatica l’iscrizione alla Camera di Commercio. La valutazione cambia se nasce una struttura organizzata con laboratorio, mezzi, materiali e personale.
È utile anche definire in anticipo come vengono gestite le spese anticipate. Trasferte, stampa di tavole, modellini, noleggi o materiali possono essere a carico del professionista oppure della produzione: il contratto dovrebbe evitare ambiguità su questi costi.
Regime forfettario e coefficiente di redditività del 67%
Lo scenografo può accedere al regime forfettario se opera come persona fisica e rispetta tutti i requisiti previsti. Per il codice 90.39.09 il coefficiente di redditività è normalmente del 67%.
Con 40.000 euro di compensi professionali, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 26.800 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.
L’imposta sostitutiva è ordinariamente del 15% oppure del 5% quando ricorrono le condizioni per una nuova attività. Il 5% non è automatico, soprattutto se il professionista lascia una produzione o una società e continua a fatturare agli stessi soggetti. RF approfondisce le condizioni nella guida sull’imposta sostitutiva al 5% o 15%.
FPLS, contributi e agibilità
Per le prestazioni artistiche o tecniche direttamente connesse alla produzione e realizzazione di spettacoli va verificato il Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo (FPLS). L’INPS dedica un’area specifica ai lavoratori iscritti al Fondo. Per questo non è corretto applicare automaticamente la Gestione Separata soltanto perché lo scenografo lavora con Partita IVA.
Nel settore spettacolo gli adempimenti contributivi possono ricadere anche sul committente che utilizza la prestazione. Fattura, contratto e contribuzione devono quindi essere coerenti con qualifica, attività concretamente svolta e rapporto con la produzione.
Per alcune professionalità artistiche e tecniche con rapporto autonomo o parasubordinato può inoltre essere necessario il certificato di agibilità INPS. La richiesta è collegata al soggetto che utilizza la prestazione e all’evento o produzione concreta: non è quindi un adempimento da attribuire in modo automatico a qualunque incarico di scenografia.
Quanto paga di tasse uno scenografo
Supponiamo uno scenografo in regime forfettario con 35.000 euro di compensi. Con coefficiente del 67%, il reddito forfettario iniziale è pari a 23.450 euro.
Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati. Sul reddito residuo si applica poi l’imposta sostitutiva.
Il risultato fiscale non coincide però con il netto reale. Workstation, software CAD e 3D, rendering, plotter, materiali per modellini, trasferte, sopralluoghi e consulenze tecniche restano costi economici effettivi e nel forfettario non vengono dedotti analiticamente.
Per questo è utile monitorare il margine reale per progetto. Un incarico apparentemente ben pagato può diventare poco conveniente se richiede numerosi sopralluoghi, rendering complessi, revisioni continue o trasferte non rimborsate.
Per confrontare più scenari puoi usare il calcolatore delle tasse nel regime forfettario.
Per la gestione fiscale continuativa puoi consultare anche la guida RF sul commercialista per scenografo, con focus su FPLS, agibilità, produzioni, budget, materiali e costi.
Bozzetti, rendering e progettazione esecutiva
Il progetto scenografico può essere presentato attraverso bozzetti tradizionali, tavole tecniche, rendering, modelli 3D o modellini fisici. Questi strumenti fanno parte della prestazione di progettazione e non richiedono codici ATECO distinti.
La parte creativa deve però dialogare con la fattibilità tecnica. Dimensioni, materiali, pesi, tempi di montaggio, accessi e vincoli della location possono modificare profondamente una proposta iniziale.
Per questo è utile distinguere nei preventivi ideazione, sviluppo esecutivo e supervisione: sono fasi diverse e possono richiedere tempi e responsabilità differenti.
La stessa distinzione aiuta quando il cliente chiede varianti: modificare un colore o un materiale non equivale necessariamente a riprogettare una scena intera. Separare le fasi rende più facile definire cosa è incluso e cosa richiede un compenso aggiuntivo.
Rapporto con regia, fotografia, costumi e reparto tecnico
Lo scenografo lavora a stretto contatto con il regista e, nelle produzioni audiovisive, con il direttore della fotografia. Colori, materiali, superfici e volumi influenzano direttamente il risultato visivo delle riprese.
Scenografia e costumi devono dialogare tra loro, così come scenografia e luci. Il professionista può coordinarsi con costumista, attrezzisti, scenotecnici, falegnami, pittori di scena e tecnici luci senza diventare automaticamente un’impresa organizzatrice.
Il contratto dovrebbe chiarire il perimetro decisionale dello scenografo e quali modifiche possono essere richieste da regia, produzione o cliente finale.
Nei progetti con molti interlocutori è utile individuare anche chi approva in via definitiva. Senza un referente decisionale chiaro, il professionista rischia di ricevere indicazioni contrastanti e di moltiplicare inutilmente le revisioni.
Teatro, cinema, TV, pubblicità ed eventi
Nel teatro lo scenografo deve tenere conto di spazio scenico, cambi scena, movimentazioni, quinte, fondali, sicurezza, visibilità del pubblico e tempi di montaggio.
Nel cinema e nella TV la scena viene invece progettata anche in funzione della camera. Prospettive, profondità, riflessi e colori possono essere scelti in base a inquadrature e illuminazione.
La stessa professione assume quindi caratteristiche diverse a seconda del mezzo. Questo non cambia necessariamente il codice ATECO, ma cambia organizzazione del lavoro, budget e rapporto con la produzione.
Nel cinema e nella televisione possono diventare centrali anche continuità visiva tra scene, compatibilità con effetti speciali e necessità di ricostruire ambienti in studio. Nel teatro, invece, pesano maggiormente cambi scena, resistenza dei materiali e rapidità di montaggio e smontaggio.
Scenografia per pubblicità, eventi e produzioni promozionali
Lo scenografo può lavorare anche per spot, shooting, sfilate, concerti, installazioni temporanee ed eventi artistici. Se il lavoro mantiene natura progettuale e scenografica, il 90.39.09 può restare coerente.
Se invece l’attività diventa organizzazione di eventi, interior design, allestimento commerciale stabile o fornitura completa di strutture, va rivalutato il codice perché può emergere un’attività diversa.
Supervisione dell’allestimento e quando l’attività diventa impresa
Molti scenografi non si limitano alla progettazione ma supervisionano anche la costruzione materiale delle scene. Questa supervisione può rientrare pienamente nella prestazione professionale.
La situazione cambia se il professionista organizza direttamente un laboratorio, acquista materiali in modo strutturale, assume maestranze e vende l’allestimento completo. In quel caso può nascere una componente imprenditoriale autonoma.
Registro Imprese, INPS, INAIL e codici aggiuntivi vanno quindi rivalutati quando la struttura organizzativa cresce rispetto alla semplice prestazione creativa.
Il passaggio da freelance a struttura organizzata non dipende da un solo elemento. Contano continuità dell’organizzazione, assunzione di personale, gestione di mezzi e materiali, responsabilità diretta sulla costruzione e modalità con cui viene venduto il servizio al cliente.
Contratto di scenografia, revisioni e budget
Un contratto dovrebbe specificare concept, attività richieste, numero di proposte, bozzetti e tavole incluse, revisioni, sopralluoghi, supervisione dell’allestimento, trasferte, tempi di consegna e compenso.
Le produzioni possono richiedere molte varianti per motivi creativi, tecnici o di budget. È quindi utile indicare quante revisioni sono comprese e quando una modifica costituisce un nuovo incarico.
Quando lo scenografo deve progettare entro un budget preciso, conviene distinguere il proprio compenso professionale dal budget destinato a materiali, costruzione, noleggi e maestranze. Se anticipa spese per conto della produzione, le modalità di rimborso devono essere definite contrattualmente.
Diritti sui bozzetti, portfolio e utilizzo dei progetti
I bozzetti e gli elaborati scenografici possono avere una componente creativa tutelabile. La legge n. 633/1941 sul diritto d’autore tutela le opere dell’ingegno di carattere creativo. È quindi utile distinguere tra compenso per la prestazione professionale e cessione o licenza degli eventuali diritti di utilizzazione sui bozzetti e sugli elaborati creativi.
Il portfolio è uno strumento commerciale centrale per lo scenografo. Quando possibile, dovrebbe mostrare bozzetti, rendering, fotografie dell’allestimento finale e il passaggio dal concept alla scena realizzata.
Il contratto può chiarire anche se e quando il professionista può utilizzare immagini del progetto nel proprio portfolio, soprattutto quando la produzione è soggetta a riservatezza.
Questo aspetto è importante perché il portfolio è spesso il principale strumento per ottenere nuovi incarichi. Se una produzione non consente la pubblicazione immediata delle immagini, può essere utile prevedere la possibilità di mostrarle dopo l’uscita dell’opera o previa autorizzazione.
Clienti esteri e produzioni internazionali
Lo scenografo può lavorare per produzioni, agenzie o società con sede all’estero. In questi casi vanno verificati territorialità IVA, natura B2B o B2C, eventuale VIES e corretta fatturazione.
Nei contratti internazionali è utile controllare valuta, termini di pagamento, rimborso trasferte, diritti sui materiali creativi e responsabilità organizzative.
Per gli aspetti IVA puoi consultare la guida RF sulle operazioni con l’estero nel regime forfettario.
Errori da evitare e FAQ
- usare vecchi codici ATECO senza verificare ATECO 2025;
- confondere scenografo e scenotecnico;
- confondere scenografo e interior designer;
- applicare automaticamente la Gestione Separata ignorando il FPLS;
- non separare compenso professionale e budget di produzione;
- non definire revisioni e varianti;
- non chiarire i diritti sui bozzetti;
- non rivalutare l’inquadramento quando nasce un laboratorio strutturato.
Domande frequenti sullo scenografo con Partita IVA
Qual è il codice ATECO dello scenografo?
Il riferimento ATECO 2025 più diretto è 90.39.09 – Altre attività di supporto alle arti performative e alle rappresentazioni artistiche n.c.a.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per il 90.39.09 il coefficiente di redditività è normalmente del 67%.
Lo scenografo paga la Gestione Separata?
Non automaticamente. La figura rientra nel perimetro previdenziale del Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo e il caso concreto va verificato in base alla prestazione e al committente.
Scenografo e scenotecnico sono la stessa cosa?
No. Lo scenografo progetta e coordina la scena; lo scenotecnico realizza e monta materialmente elementi scenici e attrezzature.
Serve la Camera di Commercio?
Non automaticamente per il freelance che vende prevalentemente una prestazione creativa e progettuale. La valutazione cambia se l’attività assume struttura imprenditoriale.
Può usare il regime forfettario?
Sì, se opera come persona fisica e rispetta tutti i requisiti previsti dal regime.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
