Aprire una pizzeria con Partita IVA nel 2026 richiede di definire prima di tutto il modello del locale: pizzeria con vero servizio al tavolo, attività prevalentemente da asporto oppure pizzeria a taglio senza servizio in sala. ATECO 2025 distingue questi casi e la scelta incide sulla classificazione dell’attività, anche se il coefficiente del regime forfettario resta normalmente del 40%.
Per una pizzeria con servizio al tavolo il riferimento è 56.11.11; per ristorazione senza servizio al tavolo o da asporto, comprese le pizzerie a taglio senza tavolo, il codice è 56.11.12. Oltre alla Partita IVA vanno poi verificati locale, SCIA/SUAP, requisiti professionali quando applicabili, notifica sanitaria, autocontrollo HACCP, previdenza e organizzazione dei corrispettivi.
Pizzeria: quadro rapido 2026
- 56.11.11: ristoranti e pizzerie con servizio al tavolo.
- 56.11.12: ristorazione senza servizio al tavolo o da asporto, incluse pizzerie a taglio senza servizio al tavolo.
- Coefficiente forfettario: 40%.
- Forma tipica: impresa individuale o società.
- Registro Imprese: sì.
- Avvio: Comunicazione Unica e pratiche SUAP.
- Alimenti: registrazione sanitaria e autocontrollo/HACCP secondo il modello dell’attività.
- INPS: inquadramento Artigiani o Commercianti da definire sulla concreta attività e sulla prevalenza della produzione/somministrazione.
Codice ATECO pizzeria: 56.11.11 o 56.11.12?
Le note ufficiali ATECO 2025 di ISTAT includono nel 56.11.11 le attività di ristoranti e pizzerie con servizio al tavolo, oltre alle pizzerie a taglio che dispongono di servizio al tavolo. Nel 56.11.12 rientrano invece rosticcerie, friggitorie e pizzerie a taglio senza servizio al tavolo o da asporto.
La distinzione non dipende semplicemente dal fatto che nel locale esista una sedia o un piano d’appoggio. Conta il modello di servizio concretamente organizzato: presa della comanda, servizio al cliente seduto, struttura della sala e modalità prevalente di consumo.
Pizzeria da asporto, delivery e ghost kitchen
Il 56.11.12 comprende anche la ristorazione da asporto e le cosiddette ghost kitchen che preparano pasti senza accesso del pubblico. Una pizzeria che lavora prevalentemente con ritiro al banco e consegna può quindi rientrare in questa voce, fermo restando che eventuali attività ulteriori vanno valutate separatamente.
Se la consegna è effettuata direttamente dalla stessa unità che prepara il cibo, resta collegata all’attività di ristorazione. Se invece il trasporto è svolto da un operatore indipendente, la sua attività è classificata separatamente. Le commissioni trattenute dalle piattaforme di delivery sono costi reali ma, nel forfettario, non vengono dedotte analiticamente.
Come aprire una pizzeria
Una pizzeria individuale viene normalmente avviata come impresa. La Comunicazione Unica coordina Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e posizioni previdenziali. La pratica relativa all’esercizio viene presentata al SUAP competente secondo il tipo di attività e le regole comunali.
Prima di firmare un affitto è essenziale controllare destinazione d’uso, compatibilità urbanistica, impianti, canna fumaria quando necessaria, servizi igienici, accessibilità, requisiti acustici, eventuali vincoli e possibilità concreta di svolgere preparazione e somministrazione. Un locale non idoneo può generare costi molto più elevati della pratica di apertura.
SCIA e requisiti professionali per la somministrazione
Quando la pizzeria svolge attività di somministrazione o vendita alimentare soggetta all’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010, occorre verificare il possesso del requisito professionale previsto: corso riconosciuto, esperienza qualificata nel settore o titolo di studio idoneo secondo le condizioni di legge.
La pizzeria artigianale da asporto può essere trattata diversamente dalla somministrazione tradizionale in base all’attività effettiva e alle regole regionali. Per questo non è corretto applicare in automatico lo stesso requisito a qualsiasi laboratorio che produce pizza: la verifica va fatta con il SUAP competente prima dell’avvio.
Notifica sanitaria e HACCP
Una pizzeria è un’impresa alimentare. Il Regolamento CE 852/2004 richiede la registrazione degli stabilimenti alimentari e l’applicazione delle regole di igiene. La notifica sanitaria viene gestita secondo il procedimento territoriale, spesso attraverso il SUAP.
L’impresa deve predisporre un sistema di autocontrollo basato sui principi HACCP adeguato alle lavorazioni: ricevimento delle materie prime, conservazione, impasti, lievitazione, farcitura, cottura, abbattimento o refrigerazione quando utilizzati, pulizia, sanificazione, allergeni e gestione delle temperature.
Pizzeria artigiana o commerciale?
L’inquadramento non si decide con una formula valida per tutte le pizzerie. Una pizzeria da asporto nella quale prevale la produzione con lavoro personale del titolare può avere natura artigiana; una pizzeria organizzata come esercizio di somministrazione può ricadere nella gestione commerciale. Camera di Commercio e INPS valutano organizzazione, attività prevalente e ruolo effettivo del titolare.
La distinzione incide sulla gestione previdenziale. Nel 2026 il reddito minimale è pari a 18.808 euro. Per il titolare il contributo minimo annuo è circa 4.521,36 euro nella Gestione Artigiani e 4.611,64 euro nella Gestione Commercianti; le aliquote ordinarie fino alla prima fascia sono rispettivamente 24% e 24,48%.
Regime forfettario pizzeria: coefficiente 40%
Le attività di ristorazione dei codici 56.11.11 e 56.11.12 hanno coefficiente di redditività del 40%. Con 50.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è quindi 20.000 euro. I contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili riducono poi la base sulla quale si applica l’imposta sostitutiva.
Per utilizzare il regime bisogna rispettare tutti i requisiti del forfettario. L’imposta è normalmente del 15% oppure del 5% per le nuove attività che soddisfano le condizioni previste dalla legge.
Esempio con 50.000 euro di ricavi
Ipotizziamo una pizzeria con 50.000 euro di ricavi e coefficiente del 40%. Il reddito forfettario lordo è 20.000 euro. Se, solo per rendere l’esempio leggibile, assumiamo un inquadramento nella Gestione Commercianti e contributi deducibili nell’ordine di 4.612 euro, la base dell’imposta sostitutiva scende a circa 15.388 euro.
L’imposta sarebbe quindi circa 2.308 euro al 15% oppure circa 769 euro al 5%. Il calcolo reale deve considerare l’inquadramento previdenziale corretto, eventuale quota eccedente il minimale e agevolazioni contributive.
Quando il forfettario può non convenire a una pizzeria
Una pizzeria può avere costi reali molto elevati: forno, impastatrice, celle frigorifere, aspirazione, adeguamento impianti, arredi, affitto, energia, materie prime, personale, packaging e commissioni delle piattaforme. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente e l’IVA sugli investimenti non viene recuperata come nel regime IVA ordinario.
Il coefficiente del 40% presume fiscalmente costi pari al 60% dei ricavi, ma non garantisce che quella percentuale corrisponda alla realtà del locale. Prima di scegliere il regime conviene costruire un conto economico realistico e confrontare margine effettivo, investimenti e IVA sugli acquisti.
Riduzione INPS del 35%
Se il titolare è iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti e applica il forfettario può verificare la riduzione contributiva del 35%. L’agevolazione può diminuire sensibilmente i versamenti, ma deve essere valutata anche per l’effetto sull’accredito contributivo utile alla pensione.
Corrispettivi, fatture e registratore telematico
La pizzeria vende prevalentemente a consumatori finali e deve organizzare correttamente la certificazione dei corrispettivi e il registratore telematico. La fattura viene emessa quando prevista o richiesta dal cliente nei termini di legge. Il regime forfettario non elimina gli obblighi relativi ai corrispettivi del punto vendita.
Per ordini tramite app e marketplace è importante riconciliare il ricavo lordo con le commissioni trattenute dalla piattaforma. Nel forfettario la commissione è un costo reale ma non riduce analiticamente il reddito imponibile.
Allergeni e informazioni al cliente
Glutine, latte, uova, frutta a guscio e altri allergeni sono frequenti negli ingredienti utilizzati in pizzeria. Le informazioni obbligatorie devono essere rese disponibili secondo la normativa alimentare e integrate nel sistema di autocontrollo. Ricette, ingredienti e semilavorati vanno gestiti con documentazione aggiornata.
Checklist prima dell’apertura
- definire se il modello sarà con tavolo o prevalentemente asporto;
- scegliere 56.11.11 o 56.11.12 in base al servizio reale;
- verificare il locale prima di sottoscrivere l’affitto;
- presentare Comunicazione Unica e pratiche SUAP;
- verificare requisito professionale quando applicabile;
- predisporre notifica sanitaria e autocontrollo HACCP;
- definire con Camera di Commercio e INPS l’inquadramento Artigiani o Commercianti;
- confrontare forfettario e ordinario considerando investimenti e IVA;
- organizzare corrispettivi, POS, delivery e fatture.
Errori da evitare
- usare un codice generico di ristorazione senza distinguere tavolo e asporto;
- firmare un contratto di affitto prima di verificare l’idoneità del locale;
- confondere automaticamente pizzeria da asporto e pizzeria con somministrazione;
- ignorare notifica sanitaria, HACCP e gestione allergeni;
- presumere che ogni pizzeria sia sempre Artigiani o sempre Commercianti;
- scegliere il forfettario guardando solo l’aliquota del 5% o 15%;
- dimenticare che IVA sugli investimenti e costi reali non sono dedotti analiticamente nel forfettario.
Domande frequenti
ATECO 2025 usa 56.11.11 per pizzerie con servizio al tavolo e 56.11.12 per ristorazione senza servizio al tavolo o da asporto, incluse le pizzerie a taglio senza tavolo.
Per i principali codici di ristorazione 56.11.11 e 56.11.12 il coefficiente di redditività è del 40%.
Sì, se è esercitata da una persona fisica e sono rispettati requisiti e limiti del regime. La convenienza va però confrontata con costi reali e IVA sugli investimenti.
Dipende dall’organizzazione e dall’attività prevalente. Produzione artigianale da asporto e somministrazione organizzata possono portare a inquadramenti diversi, da verificare con Camera di Commercio e INPS.
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