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Regime Forfettario

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Partita IVA counselor: ATECO, forfettario, INPS e requisiti

Aprire la Partita IVA come counselor nel 2026 richiede di coordinare attività effettivamente svolta, codice ATECO, limiti professionali, regime fiscale e previdenza. Con ATECO 2025 esiste oggi un riferimento specifico per i servizi di counselling: il codice 88.99.01.

Il codice fiscale, però, non attribuisce competenze professionali ulteriori. Il counselor deve definire con precisione il proprio perimetro di intervento e rispettare la normativa sulle professioni non organizzate, senza svolgere attività sanitarie, diagnostiche o comunque riservate per legge ad altri professionisti.

Partita IVA counselor: dati principali

Per i servizi di counselling il riferimento ATECO 2025 è il 88.99.01 – Servizi di counselling. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività associato è del 78%. Nella posizione tipica di libero professionista senza una Cassa previdenziale autonoma va verificata la Gestione Separata INPS. L’attività professionale deve inoltre rispettare i limiti della Legge 14 gennaio 2013, n. 4.

Quando serve la Partita IVA

La Partita IVA serve quando il counselling viene esercitato in modo abituale e professionale. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che permetta di svolgere stabilmente l’attività senza Partita IVA. Se vengono offerti servizi con continuità, con clienti, appuntamenti, promozione e organizzazione professionale, bisogna verificare l’apertura anche con compensi inizialmente contenuti.

Codice ATECO counselor 88.99.01

ATECO 2025 ha introdotto il codice specifico 88.99.01 – Servizi di counselling. Le note ufficiali comprendono servizi sociali e di counselling rivolti a individui e famiglie e distinguono espressamente alcune attività che devono essere classificate altrove. Questo rende superate molte vecchie indicazioni che utilizzavano codici generici di assistenza sociale.

La classificazione economica non basta comunque a definire cosa il professionista può fare. Prima di aprire la Partita IVA occorre descrivere in modo chiaro i servizi offerti, evitando sovrapposizioni con prestazioni riservate.

Counselling, orientamento professionale e attività diverse

ATECO 2025 esclude dal 88.99.01 la consulenza relativa a percorsi professionali e di carriera e l’orientamento scolastico, che rinviano ad altri codici. Anche il counselling rivolto ad anziani e persone con disabilità in specifici contesti di assistenza sociale può avere una classificazione diversa. Se il servizio principale non coincide con il counselling descritto dal codice 88.99.01, la scelta va quindi rivalutata.

Counselor e Legge 4/2013

La Legge 4/2013 disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi e definisce il relativo perimetro. La legge esclude espressamente le attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi, le professioni sanitarie e le relative attività tipiche o riservate. Per il counselor questo significa che l’inquadramento fiscale non autorizza attività che appartengono a professioni regolamentate o sanitarie.

Cosa indicare nei documenti con il cliente

L’articolo 1, comma 3, della Legge 4/2013 prevede che chi svolge una professione rientrante nella norma contraddistingua la propria attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con espresso riferimento agli estremi della legge. Questo elemento va quindi considerato nella documentazione professionale, insieme a incarico, compenso, privacy e descrizione del servizio.

Associazioni professionali e attestazioni

Le associazioni professionali possono offrire standard, formazione e attestazioni, ma l’eventuale appartenenza associativa non trasforma il counselor in professionista sanitario e non amplia il perimetro delle attività consentite dalla legge. Titoli, qualifiche e comunicazione commerciale devono essere presentati in modo trasparente e non ingannevole.

Come aprire la Partita IVA da counselor

Per il professionista persona fisica l’apertura fiscale avviene comunicando all’Agenzia delle Entrate l’inizio dell’attività, il codice ATECO, la data di decorrenza e il regime fiscale. Prima dell’invio conviene verificare che il 88.99.01 descriva davvero i servizi offerti e definire l’eventuale presenza di attività secondarie. Dopo l’apertura vanno coordinati previdenza, fatturazione elettronica e documentazione con il cliente.

Regime forfettario per counselor

Il counselor persona fisica può applicare il regime forfettario se rispetta i requisiti generali e non ricade nelle cause di esclusione. Nel 2026 il limite ordinario resta di 85.000 euro di ricavi o compensi; il superamento di 100.000 euro produce gli effetti immediati previsti dalla disciplina. La situazione personale va controllata nella guida aggiornata ai requisiti e alle cause ostative del regime forfettario.

Coefficiente di redditività: 78%

Per il codice 88.99.01 il coefficiente di redditività del regime forfettario è del 78%. Con 20.000 euro di compensi, il reddito forfettario lordo è quindi di 15.600 euro. I costi ordinari dell’attività non vengono dedotti analiticamente: sono considerati attraverso la quota complementare al coefficiente, mentre i contributi previdenziali obbligatori deducibili seguono una regola distinta.

Imposta sostitutiva al 5% o al 15%

L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Può essere ridotta al 5% per l’anno di inizio e i quattro successivi quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività. L’aliquota ridotta non spetta automaticamente per il solo fatto di aprire una nuova Partita IVA. La guida all’imposta sostitutiva al 5% o al 15% approfondisce i requisiti.

Gestione Separata INPS nel 2026

Nella posizione tipica di counselor libero professionista senza una Cassa autonoma va verificata l’iscrizione alla Gestione Separata INPS. Per il 2026 la circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 indica l’aliquota complessiva del 26,07% per i professionisti non assicurati presso altra previdenza obbligatoria. Per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria è indicata l’aliquota del 24%, salvo il corretto inquadramento individuale.

Rivalsa INPS del 4%

Il professionista iscritto alla Gestione Separata può addebitare al cliente la rivalsa del 4% nei casi previsti. La rivalsa non sostituisce i contributi previdenziali dovuti: è una componente del compenso e il professionista resta responsabile del versamento della propria contribuzione.

Esempio con 20.000 euro di compensi

Con 20.000 euro di compensi e coefficiente del 78%, il reddito forfettario lordo è di 15.600 euro. Ipotizzando Gestione Separata al 26,07%, i contributi dell’esempio sono circa 4.066,92 euro. Dopo la deduzione dei contributi, la base per l’imposta è circa 11.533,08 euro: l’imposta sarebbe circa 576,65 euro al 5% oppure circa 1.729,96 euro al 15%.

L’esempio mostra il metodo e non sostituisce il calcolo individuale, che dipende da contributi effettivamente versati, altre coperture previdenziali e situazione personale.

Fattura elettronica e bollo

Il counselor in regime forfettario emette fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio. La fattura non espone normalmente l’IVA e va gestito il bollo quando dovuto. Oltre agli elementi fiscali, è importante mantenere coerente la descrizione della prestazione con il perimetro professionale dichiarato. La guida alla fatturazione elettronica dei forfettari riepiloga gli aspetti operativi.

Privacy, incarico e informazioni sensibili

Il rapporto con il cliente può comportare il trattamento di informazioni personali delicate. Occorre quindi definire correttamente informativa privacy, basi del trattamento, conservazione dei dati e misure di sicurezza. È utile utilizzare un incarico scritto che descriva obiettivi, limiti del servizio, compenso e modalità di interruzione del rapporto, evitando formulazioni che facciano apparire l’attività come sanitaria o psicoterapeutica.

Costi dell’attività

I costi possono comprendere formazione, supervisione, assicurazione, studio o coworking, software, promozione, sito web e consulenza fiscale. Nel forfettario questi costi ordinari non vengono dedotti uno per uno. Se le spese effettive diventano elevate, il confronto con il regime ordinario va fatto sul carico complessivo e non soltanto sull’aliquota nominale dell’imposta.

Errori da evitare

Gli errori più frequenti sono usare un vecchio codice generico invece del 88.99.01; credere che il codice ATECO attribuisca competenze sanitarie; omettere il riferimento alla Legge 4/2013 nei documenti scritti quando applicabile; considerare automatico il 5%; confondere la soglia di 5.000 euro con un’esenzione dalla Partita IVA; non verificare la Gestione Separata e la documentazione professionale.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO counselor nel 2026?

Per i servizi di counselling ATECO 2025 prevede il codice 88.99.01. Va comunque verificato che le prestazioni effettive rientrino nel suo perimetro.

Il counselor è una professione sanitaria?

Il codice ATECO non attribuisce competenze sanitarie. La Legge 4/2013 esclude dal proprio ambito le professioni sanitarie e le relative attività tipiche o riservate per legge.

Qual è il coefficiente di redditività?

Per il codice 88.99.01 il coefficiente di redditività del regime forfettario è il 78%.

Quanto paga di INPS un counselor nel 2026?

Nella posizione tipica di libero professionista senza altra previdenza obbligatoria va verificata la Gestione Separata INPS, che nel 2026 prevede l’aliquota del 26,07%.

Un counselor può usare il regime forfettario?

Sì, se rispetta i requisiti generali e non ricade in una causa di esclusione. Il limite ordinario di ricavi o compensi è 85.000 euro.

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