• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa al piè di pagina
Regime Forfettario

Regime Forfettario

La guida per la tua partita Iva forfettaria

  • Inizia da qui
  • Tariffe
  • Guide
  • Codici ATECO
  • Consulenze
  • Contattaci

Partita IVA allevatore 2026: ATECO, BDN, INPS e regime fiscale

Aprire una Partita IVA da allevatore nel 2026 richiede di partire dalla specie allevata e dal modo in cui l’attività è organizzata. ATECO 2025 non prevede un unico codice allevatore: distingue bovini da latte, altri bovini e bufalini, equini, ovini e caprini, suini, pollame, conigli e altre specie.

L’allevamento rientra normalmente nel settore agricolo e ha regole fiscali, previdenziali e sanitarie proprie. Per questo non è corretto applicare automaticamente il regime forfettario solo perché le schede ATECO RF associano ai principali codici un coefficiente del 67%. Prima occorre verificare il regime IVA agricolo, la natura del reddito, l’eventuale attività commerciale separata, l’inquadramento come coltivatore diretto o IAP e gli obblighi di registrazione in BDN.

Allevatore 2026: quadro rapido

  • Bovini da latte: ATECO 01.41.00.
  • Altri bovini e bufalini: 01.42.00.
  • Equini: 01.43.00.
  • Ovini e caprini: 01.45.00.
  • Suini: 01.46.00.
  • Pollame: 01.47.00.
  • Conigli: 01.48.10.
  • Coefficiente RF: 67% per i principali codici, ma non significa accesso automatico al forfettario.
  • Previdenza: possibili coltivatore diretto e IAP; nel 2026 aliquota di finanziamento 24%.
  • Sanità animale: registrazione secondo sistema I&R/BDN e regole della specie.

Qual è il codice ATECO dell’allevatore?

Non esiste un codice unico. La classificazione ATECO 2025 divide l’allevamento per specie e, in alcuni casi, per orientamento produttivo. La scelta deve descrivere l’attività realmente prevalente.

Bovini da latte: ATECO 01.41.00

Per allevamento e riproduzione di bovini e bufale da latte il riferimento è 01.41.00 – Allevamento di bovini da latte. Le note ISTAT comprendono anche la produzione di latte crudo e, quando connessa all’allevamento, la produzione di derivati del latte.

Bovini da carne e bufalini: ATECO 01.42.00

Per bovini e bufalini destinati prevalentemente alla carne o ad altri impieghi diversi dalla produzione lattiera va verificato 01.42.00. ATECO 2025 include allevamento e riproduzione di bovini e bufalini da carne e da tiro.

Cavalli e altri equini: ATECO 01.43.00

Per allevamento e riproduzione di cavalli, asini, muli e bardotti il riferimento è 01.43.00. Non va confuso con maneggio, pensione cavalli, addestramento o attività sportive.

Ovini e caprini: ATECO 01.45.00

Per pecore e capre il codice è 01.45.00. La voce copre allevamento e riproduzione, produzione di latte crudo e lana; le note ATECO includono anche derivati del latte connessi all’allevamento.

Suini: ATECO 01.46.00

Per allevamento e riproduzione di maiali il codice è 01.46.00. L’allevamento suinicolo richiede particolare attenzione a registrazione sanitaria, movimentazioni e biosicurezza.

Pollame e uova: ATECO 01.47.00

Per polli, galline, tacchini, anatre, oche, quaglie, struzzi e altro pollame il riferimento è 01.47.00. Comprende anche produzione di uova e gestione di incubatoi per pollame.

Conigli e altri animali

Per i conigli esiste 01.48.10. Per specie meno comuni va verificata la sottoclasse del gruppo 01.48; 01.48.99 riguarda diverse specie non classificate altrove.

L’apicoltura ha voce propria, 01.48.30, ed è già trattata nella guida RF dedicata all’apicoltore.

Allevamento misto e codice 01.50.00

Se l’azienda combina coltivazioni agricole e allevamento senza che una delle due attività prevalga nettamente, può diventare rilevante 01.50.00. Non va usato automaticamente solo perché l’allevatore coltiva anche foraggi.

Allevamento agricolo o attività commerciale?

Allevare e riprodurre animali è attività agricola. Comprare animali o prodotti da terzi per rivenderli stabilmente può invece generare un’attività commerciale distinta. Lo stesso vale quando trasformazione o vendita eccedono i limiti delle attività agricole connesse previste dall’articolo 2135 del Codice civile.

La distinzione incide su ATECO, IVA, reddito, previdenza e possibilità di utilizzare il forfettario. Per il quadro generale consulta la Partita IVA agricola 2026.

Regime forfettario allevatore: perché il 67% non basta

Le schede ATECO RF associano ai principali codici di allevamento un coefficiente di redditività del 67%. Il dato è corretto quando il regime forfettario è applicabile, ma non significa che un allevatore agricolo possa automaticamente usare il forfettario.

L’agricoltura dispone del regime speciale IVA dell’articolo 34 del DPR 633/1972 e di proprie regole di determinazione del reddito. La legge 190/2014 esclude dal forfettario chi si avvale di regimi speciali IVA o di regimi forfetari di determinazione del reddito. Prima di applicare il 67% occorre quindi verificare il regime fiscale concretamente utilizzato.

Quando il forfettario può diventare rilevante

Il forfettario può essere valutato quando esiste un’attività d’impresa separata non assorbita nella normale disciplina agricola e sono rispettati tutti i requisiti e le cause di esclusione. Non basta aggiungere un secondo ATECO: bisogna verificare compatibilità tra attività, IVA e modalità di determinazione del reddito.

BDN: registrazione di operatore, stabilimento e animali

Un allevamento non nasce con la sola apertura della Partita IVA. Il sistema nazionale di identificazione e registrazione utilizza la Banca Dati Nazionale (BDN). Devono essere registrati, secondo le regole della specie, operatori, stabilimenti e animali o gruppi di animali, insieme agli eventi che li riguardano.

Il manuale operativo I&R prevede che l’operatore, prima di iniziare l’attività, richieda la registrazione dello stabilimento tramite il SUAP del Comune in cui si trova la struttura.

Movimentazioni e documento di accompagnamento

Nel sistema I&R vengono registrati nascite, morti, ingressi, uscite e altri eventi. Prima delle movimentazioni degli animali deve essere predisposta la documentazione di accompagnamento informatizzata prevista per la specie e il caso concreto.

Soccida: proprietario degli animali e operatore non coincidono sempre

Negli allevamenti può esserci un contratto di soccida, nel quale il proprietario degli animali e il soggetto che gestisce concretamente l’allevamento non coincidono. Il manuale I&R prevede che, quando operatore e proprietario sono diversi, nella richiesta di registrazione siano indicati gli estremi del proprietario; nei contratti di soccida il soccidante è il proprietario e il soccidario è l’operatore.

Questa distinzione è importante anche fuori dalla BDN: prima di scegliere ATECO, forma d’impresa e trattamento fiscale bisogna capire chi sostiene i costi, chi possiede i capi, chi vende il prodotto e chi assume il rischio economico.

INPS allevatore: coltivatore diretto o IAP?

Per l’allevatore agricolo la previdenza non va ricondotta automaticamente a Gestione Artigiani, Commercianti o Gestione Separata. Se ricorrono i requisiti può applicarsi la gestione degli autonomi agricoli come coltivatore diretto (CD) o imprenditore agricolo professionale (IAP).

CD e IAP non sono sinonimi. Lo IAP richiede professionalità agricola, tempo di lavoro e reddito secondo il D.Lgs. 99/2004. La qualifica IAP non è obbligatoria per aprire qualunque allevamento.

Contributi agricoli 2026

Per il 2026 l’INPS conferma per coltivatori diretti, coloni, mezzadri e IAP un’aliquota di finanziamento del 24%. La contribuzione è calcolata sui redditi convenzionali delle fasce agricole, non sul fatturato come nella Gestione Separata.

Le scadenze 2026 indicate dall’INPS sono 16 luglio, 16 settembre, 16 novembre 2026 e 18 gennaio 2027. Alla contribuzione IVS si aggiungono maternità e, nei casi interessati, INAIL.

ASL, sanità animale e biosicurezza

L’allevatore opera dentro un sistema che coinvolge Servizi veterinari ASL, Regioni e Ministero della Salute. Registrazione in BDN, identificazione, movimentazioni, controlli sanitari, profilassi e biosicurezza dipendono dalla specie e dall’orientamento produttivo.

Gli adempimenti non sono identici per bovini, suini, avicoli o equini. Per gli equini devono essere registrati in BDN gli stabilimenti che detengono uno o più equini; per i suini la registrazione riguarda anche strutture con un solo capo da ingrasso per autoconsumo; per gli avicoli esistono regole specifiche per gruppi e capannoni.

Allevamento intensivo o estensivo: cosa cambia

La stessa specie può essere allevata con modelli produttivi molto diversi. Un allevamento estensivo basato su pascolo e superfici agricole ha costi, strutture e gestione differenti da un allevamento intensivo con capannoni, stabulazione, impianti automatici e maggiore concentrazione di capi.

Questa differenza non cambia necessariamente il codice ATECO, ma incide fortemente su investimenti, personale, mangimi, energia, biosicurezza, gestione delle deiezioni e autorizzazioni. È quindi decisiva quando si valuta la sostenibilità economica e fiscale dell’attività.

Deiezioni, nitrati e adempimenti ambientali

La gestione di letame, liquami e altri effluenti non è un dettaglio amministrativo. Dimensione dell’allevamento, numero e specie dei capi, disponibilità di terreni, modalità di stoccaggio e ubicazione in eventuali zone vulnerabili ai nitrati possono determinare obblighi diversi.

Prima di dimensionare stalle, vasche o platee occorre quindi verificare la disciplina regionale e ambientale applicabile. Gli allevamenti di maggiori dimensioni possono essere soggetti a procedure autorizzative ulteriori: non esiste una regola unica valida per ogni azienda.

Vendita di latte, uova, animali e prodotti aziendali

La vendita dei prodotti ottenuti prevalentemente dal proprio allevamento può rientrare nell’attività agricola e nelle attività connesse. Diversa è la rivendita stabile di prodotti acquistati da terzi, che può richiedere attività commerciale autonoma.

Per latte, uova, carne, prodotti trasformati e vendita diretta vanno inoltre verificati gli adempimenti igienico-sanitari specifici. Il fatto che ATECO includa una trasformazione connessa non significa che siano automaticamente assolti registrazione sanitaria, autocontrollo, etichettatura o requisiti dei locali.

Trasformare latte e prodotti dell’allevamento

ATECO 2025 considera connesse all’allevamento, in alcune voci, anche produzioni come formaggio, yogurt o altri derivati ottenuti dal latte proprio. Il punto però è la connessione reale con la produzione aziendale. Se l’attività di trasformazione assume autonomia, utilizza in misura rilevante materie prime acquistate o diventa il centro economico dell’impresa, può rendersi necessario un diverso inquadramento.

Mangimi, veterinario ed energia: perché i costi reali contano

Il costo di un allevamento può essere molto più volatile di quello di altre attività: mangimi, foraggi, energia, farmaci, veterinario, lettiere, manutenzione, personale e acquisto o rimonta dei capi incidono direttamente sul margine. Anche per questo il coefficiente teorico del 67% non va letto come una stima universale della redditività reale.

Un allevamento che sostiene costi elevati deve valutare il proprio regime fiscale partendo dalla disciplina agricola effettivamente applicabile e dai dati economici aziendali, non da una semplice simulazione standard.

Dimensione dell’allevamento e autorizzazioni

La scala dell’attività cambia radicalmente gli adempimenti. Pochi capi allevati in un’azienda agricola familiare e un allevamento specializzato con migliaia di animali non hanno lo stesso impatto sanitario, ambientale e organizzativo. Al crescere della dimensione possono aumentare gli obblighi relativi a emissioni, effluenti, strutture, benessere animale, prevenzione incendi, autorizzazioni ambientali e controlli.

Per questo è utile definire fin dall’inizio numero di capi, superfici, sistema di stabulazione, fabbisogno idrico ed energetico e destinazione delle deiezioni. Questi dati servono non soltanto al business plan ma anche per capire quali procedimenti amministrativi attivare prima degli investimenti.

Quanto costa aprire un allevamento?

Non esiste un costo standard. Pesano terreni e strutture, stalle o capannoni, recinzioni, impianti, acquisto animali, mangimi, veterinario, energia, lettiere, attrezzature, assicurazioni, gestione delle deiezioni, personale e adeguamenti sanitari. Per questo la convenienza fiscale non può essere valutata guardando solo al 67%.

Come aprire la Partita IVA da allevatore

  1. definire specie, orientamento produttivo e dimensione;
  2. scegliere il codice ATECO 2025 corretto;
  3. valutare attività miste, trasformazione e vendita;
  4. aprire la posizione fiscale e coordinare Registro Imprese e Comunicazione Unica quando dovuti;
  5. registrare operatore e stabilimento nel sistema I&R/BDN;
  6. coordinarsi con il Servizio veterinario ASL;
  7. verificare inquadramento previdenziale CD, IAP o altra posizione;
  8. definire IVA e reddito prima di valutare il forfettario;
  9. verificare movimentazioni, biosicurezza, sottoprodotti e vendita;
  10. controllare eventuali autorizzazioni ambientali o territoriali.

Errori da evitare

  • usare un generico codice allevatore;
  • confondere bovini da latte e da carne;
  • usare 01.50.00 solo perché si producono foraggi;
  • applicare automaticamente 67% e forfettario;
  • attribuire automaticamente INPS Artigiani, Commercianti o Gestione Separata;
  • considerare obbligatorio essere IAP;
  • aprire la sola Partita IVA senza BDN;
  • trascurare movimentazioni e biosicurezza;
  • trattare come produzione propria una rivendita commerciale.

Fonti ufficiali

  • ISTAT – ATECO 2025
  • Ministero della Salute – Sistema I&R e BDN
  • Ministero della Salute – Manuale operativo I&R
  • INPS – Circolare 67/2026
  • Normattiva – DPR 633/1972, art. 34

Per le altre attività consulta l’hub Professioni e attività.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO di un allevatore?

Non esiste un unico codice. ATECO 2025 distingue le specie: 01.41.00 per bovini da latte, 01.42.00 per altri bovini e bufalini, 01.43.00 per equini, 01.45.00 per ovini e caprini, 01.46.00 per suini, 01.47.00 per pollame e 01.48.10 per conigli.

Un allevatore può usare il regime forfettario?

Non automaticamente. L’allevamento è normalmente attività agricola e può utilizzare regole IVA e reddituali specifiche. Il coefficiente del 67% si usa soltanto quando il regime forfettario è effettivamente applicabile alla posizione concreta.

Quale INPS paga un allevatore?

Quando ricorrono i requisiti, l’allevatore agricolo può essere inquadrato tra gli autonomi agricoli come coltivatore diretto o IAP. Nel 2026 l’aliquota di finanziamento indicata dall’INPS è del 24% sui redditi convenzionali previsti.

Un allevamento deve essere registrato in BDN?

Il sistema nazionale di identificazione e registrazione prevede la registrazione di operatori, stabilimenti e animali o gruppi di animali secondo le regole applicabili alla specie e al tipo di allevamento. La pratica va coordinata con il Servizio veterinario competente.

Serve essere IAP per aprire un allevamento?

No. IAP è una qualifica specifica con requisiti professionali, di tempo di lavoro e di reddito. Non è un requisito generale per ogni allevamento e va distinta dalla qualifica di coltivatore diretto.

Parla con un consulente
Serve assistenza per la tua Partita IVA?

Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.

Invia una richiesta Prenota una call
Supporto umano 1:1
Consulente dedicato Un professionista che conosce la tua posizione.
Parti subito →
Apertura in 24 ore Dopo la verifica dell'inquadramento corretto.
RegimeForfettario.it

Guide fiscali e assistenza per aprire e gestire la Partita IVA in regime forfettario.

The Loft Srls P.IVA 01843800473 REA PT-184294

Inizia

Aprire la Partita IVACome funzionaTariffeParla con noi →

Regime forfettario

Guida completaRequisitiImposta 5% o 15%Tasse e contributiFatturazione elettronica

Professioni e attività

Tutte le attività →InfermieriFisioterapistiPsicologiAvvocatiArchitetti

Strumenti e previdenza

Codici ATECO →Gestione Separata INPSINPS artigiani e commerciantiScadenze fiscaliTutte le guide
© 2026 RegimeForfettario.it
Termini e condizioniPrivacy PolicyCookie Policy