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Regime Forfettario

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Negozio di abbigliamento: ATECO, forfettario, INPS e requisiti

Aprire un negozio di abbigliamento in regime forfettario nel 2026 richiede di scegliere il codice ATECO in base a ciò che vendi davvero, non semplicemente alla parola “abbigliamento”. ATECO 2025 distingue infatti abiti per adulti, articoli per bambini, biancheria intima, pelle e pelliccia, accessori e negozi non specializzati che vendono insieme più categorie di prodotti.

Per un negozio specializzato in abbigliamento per adulti il riferimento principale è 47.71.10; per neonati e bambini è 47.71.20. Nel regime forfettario le attività di commercio al dettaglio utilizzano normalmente un coefficiente di redditività del 40%: con 50.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è quindi 20.000 euro, non 30.000. Da questo reddito si deducono poi i contributi previdenziali obbligatori prima di applicare l’imposta sostitutiva.

Negozio di abbigliamento: dati principali

  • ATECO adulti: 47.71.10 – Commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento per adulti.
  • ATECO neonati e bambini: 47.71.20.
  • Biancheria intima: 47.71.30.
  • Pelle e pelliccia: 47.71.40.
  • Accessori: 47.71.50.
  • Negozio non specializzato con prevalenza di abbigliamento e calzature: 47.12.50, quando ricorrono le condizioni della classificazione.
  • Coefficiente forfettario: 40% per le attività commerciali considerate.
  • Previdenza: INPS Gestione Commercianti.
  • Avvio: normalmente impresa individuale con Registro Imprese/Comunicazione Unica e adempimenti SUAP/SCIA secondo attività e Comune.

Quale codice ATECO scegliere nel 2026

Le note ufficiali ATECO 2025 dell’ISTAT distinguono chiaramente le diverse specializzazioni. Il codice 47.71.10 comprende il commercio al dettaglio di abbigliamento per adulti, compresi abiti da cerimonia, camicie, pullover e maglieria. La scheda dedicata al codice ATECO 47.71.10 approfondisce il perimetro specifico.

Per un negozio rivolto a neonati e bambini il riferimento è invece 47.71.20, che comprende anche l’abbigliamento da cerimonia per queste fasce di età. Se il core business è la biancheria intima va verificato 47.71.30; per articoli in pelle e pelliccia 47.71.40; per guanti, cravatte, bretelle, cappelli, ombrelli e altri accessori 47.71.50. Anche la scheda del 47.71.20 resta separata dalla guida generale.

Negozio misto di abbigliamento e calzature

Se il punto vendita non è specializzato in una sola categoria e commercializza un assortimento ampio con prevalenza di abbigliamento e calzature, può diventare pertinente 47.12.50 – Commercio al dettaglio non specializzato con prevalenza di articoli di abbigliamento e calzature. Non va però scelto solo perché nello stesso negozio vendi qualche paio di scarpe insieme ai vestiti: conta la struttura reale dell’assortimento e la prevalenza economica dell’attività.

Allo stesso modo, abbigliamento sportivo specializzato, articoli di seconda mano e altre categorie escluse dal 47.71 hanno classificazioni proprie. Prima dell’apertura conviene quindi costruire un elenco concreto dei prodotti che genereranno la parte principale dei ricavi.

Come aprire il negozio

Un negozio di abbigliamento è normalmente un’attività d’impresa. L’avvio della ditta individuale passa quindi attraverso gli adempimenti fiscali e amministrativi collegati alla Comunicazione Unica: Partita IVA, Registro Imprese e posizione INPS. Per il locale commerciale vanno inoltre verificati gli adempimenti presso il SUAP del Comune, compresa la SCIA quando richiesta, oltre a destinazione d’uso, requisiti dei locali, insegna e regole locali applicabili.

Se assumi personale entrano in gioco anche gli obblighi da datore di lavoro e la sicurezza. Se vendi esclusivamente online, l’organizzazione amministrativa cambia ma resta necessario classificare correttamente l’attività di commercio esercitata e verificare gli adempimenti specifici dell’e-commerce.

Regime forfettario: coefficiente del 40%

Per il commercio al dettaglio di abbigliamento il coefficiente di redditività del forfettario è 40%. Significa che il fisco considera imponibile, prima della deduzione dei contributi, il 40% dei ricavi; il restante 60% rappresenta in modo forfettario i costi dell’attività.

Questo punto viene spesso spiegato al contrario. Con 50.000 euro di ricavi non si calcolano imposta e contributi su 30.000 euro perché “i costi sono il 40%”: il coefficiente di redditività è il 40%, quindi il reddito forfettario lordo è 20.000 euro. I contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili riducono poi la base su cui applicare il 5% o il 15%.

INPS Commercianti 2026

Il titolare di un negozio individuale è normalmente iscritto alla Gestione Commercianti INPS. La circolare INPS n. 14/2026 fissa il minimale di reddito a 18.808 euro e l’aliquota commercianti al 24,48% fino alla prima fascia. Il contributo minimo annuale del titolare è circa 4.611,64 euro prima di eventuali agevolazioni.

Per chi applica il regime forfettario può essere disponibile, se ne ricorrono le condizioni, la riduzione contributiva INPS del 35%. La riduzione incide anche sull’accredito contributivo e va quindi valutata, non scelta automaticamente solo per abbassare il versamento dell’anno.

Esempio con 50.000 euro di ricavi

Con 50.000 euro di ricavi e coefficiente del 40%, il reddito forfettario lordo è 20.000 euro. Senza considerare agevolazioni contributive, una stima semplificata dei contributi commercianti parte dal minimo annuo di 4.611,64 euro e aggiunge il 24,48% sulla quota di reddito che supera 18.808 euro: nell’esempio il totale è circa 4.903 euro.

Deducendo circa 4.903 euro di contributi dal reddito forfettario di 20.000 euro, la base fiscale si colloca intorno a 15.097 euro. L’imposta sostitutiva sarebbe quindi circa 755 euro al 5% oppure 2.265 euro al 15%. È un esempio orientativo: contributi, eventuali riduzioni e situazione personale possono cambiare il risultato.

Il vero punto critico: margine e costo della merce

Per un negozio di abbigliamento il forfettario può essere interessante, ma non va valutato soltanto guardando l’aliquota del 5% o del 15%. Acquisto della merce, rimanenze, affitto, personale, commissioni POS, resi, saldi, packaging, pubblicità e costi del locale possono essere elevati. Nel forfettario queste spese non vengono dedotte una per una.

Il coefficiente del 40% presume implicitamente costi pari al 60% dei ricavi. Se il tuo costo reale complessivo è stabilmente superiore a quella quota, oppure se hai investimenti e personale importanti, è necessario confrontare il risultato con il regime ordinario. Un negozio con 50.000 euro di ricavi e 35.000 euro di costi reali ha una struttura molto diversa da uno che raggiunge lo stesso fatturato con 20.000 euro di costi.

Vendita online, marketplace e negozio fisico

Vendere attraverso un sito, un marketplace o i social non rende automaticamente l’attività diversa dalla vendita di abbigliamento: la classificazione ATECO 2025 va letta soprattutto in base ai beni e alla funzione economica svolta. Restano però specifici adempimenti per commercio elettronico, condizioni di vendita, diritto di recesso, privacy, pagamenti e operazioni con clienti o piattaforme estere.

Se il negozio fisico e l’e-commerce appartengono alla stessa impresa, conviene impostare fin dall’inizio una gestione coerente di corrispettivi, fatture, magazzino, resi e vendite su marketplace. Se invece svolgi anche attività di intermediazione per altri venditori, quella prestazione può avere una classificazione distinta dalla vendita di merce propria.

Errori da evitare

  • usare 47.71.10 per qualsiasi negozio senza distinguere adulti, bambini, intimo, pelle o accessori;
  • confondere il coefficiente di redditività del 40% con una tassazione sul 60% dei ricavi;
  • ignorare i contributi minimi INPS nei primi anni;
  • scegliere il forfettario senza confrontare costo della merce e margine reale;
  • pensare che la vendita online elimini gli adempimenti dell’attività commerciale;
  • calcolare il 5% o il 15% prima della deduzione dei contributi obbligatori;
  • trascurare SUAP, locale e requisiti amministrativi prima di firmare un contratto di affitto.

Prima di scegliere il regime fiscale verifica anche tutti i requisiti e le cause di esclusione del forfettario.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO per un negozio di abbigliamento?

Per un negozio specializzato in abbigliamento per adulti il riferimento ATECO 2025 è 47.71.10. Per neonati e bambini è 47.71.20; altre specializzazioni hanno codici dedicati.

Qual è il coefficiente di redditività?

Per il commercio al dettaglio considerato il coefficiente del regime forfettario è del 40%. Con 50.000 euro di ricavi il reddito forfettario lordo è quindi 20.000 euro.

Quanto paga di INPS un negozio di abbigliamento nel 2026?

Il titolare è normalmente iscritto alla Gestione Commercianti. Nel 2026 il minimale è 18.808 euro, l’aliquota è 24,48% fino alla prima fascia e il contributo minimo annuo del titolare è circa 4.611,64 euro.

Posso usare il forfettario se vendo anche online?

Sì, se la persona fisica rispetta requisiti e cause di esclusione. Il canale online non elimina gli adempimenti commerciali e va classificata correttamente l’attività esercitata.

Quando il forfettario può essere poco conveniente per un negozio?

Quando costo della merce, affitto, personale e altri costi reali sono molto elevati rispetto alla quota di costi riconosciuta implicitamente dal coefficiente, conviene confrontare il risultato con il regime ordinario.

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