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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Tatuatore in regime forfettario: tasse e contributi INPS

Le tasse e i contributi INPS di un tatuatore in regime forfettario si calcolano partendo dagli incassi e applicando il coefficiente di redditività del 67%. Il tatuatore, se svolge l’attività come impresa artigiana, versa i contributi alla Gestione Artigiani INPS e paga un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% quando ricorrono i requisiti per le nuove attività.

Per sapere quanto mettere da parte non basta applicare una percentuale agli incassi: bisogna considerare il minimale contributivo INPS, l’eventuale riduzione del 35% e i contributi obbligatori effettivamente versati e deducibili. Il riferimento ATECO 2025 per gli studi di tatuaggi e piercing è 96.99.91. Qui trovi il calcolo di imposte e contributi; per gli adempimenti iniziali consulta la guida al codice ATECO del tatuatore.

Come si calcolano le tasse di un tatuatore forfettario

Il primo passaggio consiste nel partire dai ricavi effettivamente incassati nell’anno e applicare il coefficiente del 67%. Se, per esempio, un tatuatore incassa 30.000 euro, il reddito forfettario prima dei contributi previdenziali è pari a 20.100 euro:

  • ricavi incassati: 30.000 €;
  • coefficiente di redditività: 67%;
  • reddito forfettario: 30.000 × 67% = 20.100 €.

Il restante 33% rappresenta la quota di costi riconosciuta forfettariamente dal sistema. Non è quindi necessario dimostrare fiscalmente 9.900 euro di spese per ottenere quella riduzione del reddito imponibile, ma allo stesso tempo le normali spese dell’attività – aghi, pigmenti, guanti, sterilizzazione, affitto, energia, attrezzature, software o pubblicità – non si deducono una per una come avviene nel regime ordinario.

Contributi INPS del tatuatore nel 2026

Per il normale esercizio dell’attività come impresa artigiana, il tatuatore è soggetto alla Gestione Artigiani INPS. Nel 2026 l’aliquota IVS per gli artigiani è pari al 24%. L’INPS ha fissato per il 2026 un reddito minimale di 18.808 euro e un contributo minimo annuo di 4.521,36 euro, comprensivo della quota maternità.

Il contributo minimo è dovuto anche quando il reddito d’impresa è inferiore al minimale, salvo situazioni particolari che devono essere verificate sul singolo caso. Per la quota di reddito che supera 18.808 euro si aggiunge il contributo percentuale: il 24% fino alla prima fascia pensionabile di 56.224 euro e il 25% sulla parte superiore, entro i massimali previdenziali previsti.

Le regole e gli importi 2026 sono riportati nella circolare INPS sui contributi artigiani e commercianti 2026. Per il funzionamento generale puoi leggere anche la nostra guida alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS.

Riduzione del 35% dei contributi INPS

Chi applica il regime forfettario e possiede i requisiti può chiedere il regime previdenziale agevolato, che riduce del 35% i contributi dovuti alla Gestione Artigiani e Commercianti. La riduzione non è automatica: richiede l’adesione secondo le modalità INPS e continua ad applicarsi negli anni successivi finché restano i requisiti e non viene presentata rinuncia.

La riduzione può alleggerire in modo importante il costo previdenziale, ma comporta anche una contribuzione accreditata in misura ridotta. Per questo non va valutata soltanto come risparmio immediato. Prima di scegliere conviene verificare sia il beneficio annuale sia l’effetto sulla posizione previdenziale. Puoi approfondire nella guida alle agevolazioni INPS per i forfettari.

Come si calcola l’imposta sostitutiva

Dopo aver determinato il reddito con il coefficiente del 67%, dal reddito forfettario si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno. Sul risultato si applica l’imposta sostitutiva.

  • 15%: aliquota ordinaria del regime forfettario;
  • 5%: aliquota prevista per i primi cinque periodi d’imposta se l’attività possiede tutti i requisiti per l’agevolazione startup.

L’aliquota del 5% non spetta semplicemente perché la Partita IVA è nuova. Occorre verificare, tra gli altri elementi, che l’attività non costituisca mera prosecuzione di un lavoro autonomo o dipendente svolto in precedenza e che siano rispettate le altre condizioni della legge. Per il quadro generale consulta la guida al regime forfettario.

Esempio pratico con 30.000 euro di ricavi

Consideriamo un tatuatore che nel 2026 incassa 30.000 euro e applica il coefficiente del 67%. Il reddito forfettario iniziale è 20.100 euro. Ai fini previdenziali l’importo supera il minimale INPS di 18.808 euro: oltre al contributo minimo sarà quindi dovuta anche la contribuzione percentuale sulla quota eccedente.

Per il 2026, ipotizzando l’applicazione ordinaria della Gestione Artigiani INPS per l’intero anno, senza riduzione del 35% e senza condizioni previdenziali particolari, il calcolo indicativo è questo:

Ricavi incassati30.000 €
Coefficiente di redditività67%
Reddito forfettario iniziale20.100 €
Minimale di reddito INPS 202618.808 €
Contributo minimo annuo 2026 (inclusa maternità)4.521,36 €
Reddito oltre il minimale1.292 €
Contributi sulla quota eccedente (1.292 € × 24%)310,08 €
Contributi INPS annui stimati4.831,44 €

Per calcolare l’imposta, però, si deducono dal reddito forfettario i contributi obbligatori effettivamente versati nell’anno, non automaticamente tutti quelli maturati. Supponiamo, solo per mostrare il meccanismo, che nello stesso periodo d’imposta siano stati pagati contributi deducibili per 4.521,36 €. La base imponibile dell’imposta sostitutiva diventa allora 20.100 − 4.521,36 = 15.578,64 €.

Imposta sostitutiva al 15% sulla base ipotizzata2.336,80 €
Imposta sostitutiva al 5% se spettante778,93 €

Il totale contributivo di 4.831,44 € è una stima della competenza annuale; gli importi realmente versati possono differire per scadenze, acconti, saldo e agevolazioni. Analogamente l’imposta effettiva dipende dai contributi pagati e deducibili nel periodo. Il calcolo non sottrae le spese reali dello studio e non equivale al denaro netto disponibile dopo affitto, materiali e altre uscite. Se è stata richiesta e ottenuta la riduzione contributiva del 35%, l’esempio va ricalcolato, perché non si applicano più questi importi ordinari.

Quanto incidono le spese reali dello studio

Nel forfettario il 33% dei ricavi viene considerato implicitamente come quota di costi. Questa caratteristica può essere favorevole quando le spese reali sono inferiori a quella percentuale, ma può diventare meno conveniente se lo studio sostiene costi elevati per locale, collaboratori, materiali, sterilizzazione, attrezzature, utenze e promozione.

Prima di scegliere o mantenere il regime conviene quindi confrontare la propria struttura reale dei costi con il 33% riconosciuto forfettariamente. Un tatuatore che sostiene spese molto elevate può avere un risultato economico differente da chi lavora con costi contenuti, anche a parità di ricavi.

Scadenze e accantonamento: quanto mettere da parte

Uno degli errori più frequenti è considerare tutto ciò che entra sul conto come denaro disponibile. Imposta sostitutiva e contributi seguono scadenze diverse e possono comprendere saldo e acconti. È quindi utile separare periodicamente una quota degli incassi destinata a fisco e previdenza.

La percentuale da accantonare non può essere identica per tutti: cambia in base all’aliquota del 5% o 15%, alla riduzione contributiva del 35%, al livello di reddito e agli acconti già versati. L’INPS mette inoltre a disposizione un simulatore dei contributi per artigiani e commercianti, utile per una prima stima orientativa.

Tatuatore forfettario: gli errori da evitare

  • calcolare l’imposta sul totale degli incassi senza applicare il coefficiente del 67%;
  • pensare che i contributi INPS siano dovuti soltanto se si supera il minimale;
  • dare per automatica la riduzione contributiva del 35%;
  • considerare deducibili singolarmente nel forfettario tutte le spese dello studio;
  • applicare il 5% solo perché l’attività è appena iniziata;
  • confondere la pagina dedicata al calcolo delle tasse con quella relativa ad ATECO, SCIA e requisiti sanitari.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del tatuatore nel 2026?

Con ATECO 2025 il codice specifico è 96.99.91 – Attività di studi di tatuaggi e piercing. È il codice che ha sostituito il precedente riferimento della classificazione ATECO 2007 aggiornamento 2022.

Qual è il coefficiente di redditività?

Per questa attività il coefficiente utilizzato nel regime forfettario è il 67%. Su 40.000 euro di ricavi, prima della deduzione dei contributi previdenziali, il reddito forfettario è quindi 26.800 euro.

I contributi INPS sono fissi?

Esiste un contributo calcolato sul minimale e, quando il reddito supera il minimale, una quota percentuale aggiuntiva. Nel 2026 il contributo minimo degli artigiani è 4.521,36 euro e il minimale di reddito è 18.808 euro.

Posso ridurre i contributi del 35%?

Sì, se applichi il regime forfettario, possiedi i requisiti e aderisci al regime previdenziale agevolato INPS. La riduzione non va però confusa con l’aliquota fiscale del 5%: sono due agevolazioni diverse.

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