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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Fatture passive nel forfettario: rivendita e tasse

Le fatture passive nel regime forfettario vanno conservate, ma i costi dei fornitori non si sottraggono uno per uno dal reddito imponibile. Esempio: se paghi 5.000 € IVA inclusa per stampati acquistati a tuo nome e poi incassi 6.000 € dal cliente, non paghi automaticamente le tasse sui soli 1.000 € di margine. Ai ricavi o compensi rilevanti si applica il coefficiente di redditività previsto per l'attività effettiva; l'IVA sugli acquisti, nel normale forfettario, non è detraibile.

Su quanto si calcolano le tasse, allora? Se i 6.000 € riguardano una prestazione professionale di grafica correttamente inquadrata al 78%, il reddito convenzionale lordo è 4.680 €; se rappresentano una vera attività autonoma di commercio correttamente inquadrata al 40%, è 2.400 €. Sono due ipotesi alternative, non percentuali da scegliere liberamente: dopo il coefficiente si considerano gli eventuali contributi obbligatori già versati e deducibili, quindi l'imposta del 15% o del 5% solo se spettante.

Partiamo dal caso reale di Elio, titolare di uno studio grafico: distinguiamo fattura passiva e fattura attiva, acquisto proprio e vera anticipazione in nome e per conto del cliente, rivendita di beni e prestazione grafica. Trovi tabelle con imposta, IVA e margine economico; per codice destinatario, SdI e conservazione degli XML utilizza invece la guida separata ricevere e conservare fatture passive nel forfettario.

Fattura attiva e fattura passiva: qual è la differenza?

La fattura attiva è quella che emetti verso il cliente per un servizio o una vendita; documenta ciò che hai fatturato. La fattura passiva è quella che ricevi da un fornitore per ciò che hai comprato. Nel caso dello studio grafico, la tipografia emette allo studio una fattura passiva per la stampa dei materiali e lo studio emette al proprio cliente una fattura attiva per ciò che gli vende o per il servizio complessivo.

Nel regime ordinario, con presupposti e limiti applicabili, il reddito d'impresa o professionale è influenzato dai costi deducibili e l'IVA sugli acquisti segue le regole della detrazione. Nel regime forfettario le spese correnti dell'attività non sono normalmente dedotte singolarmente: il reddito convenzionale è calcolato con il coefficiente. Avere la fattura intestata alla Partita IVA non cambia da solo questo metodo.

La risposta al caso: acquisto 5.000 euro, fatturo 6.000 euro

Se Elio acquista gli stampati in nome proprio per 5.000 euro IVA compresa e poi addebita al suo cliente 6.000 euro come prezzo della prestazione o dei beni ceduti, quei 5.000 euro sono un costo proprio, non una anticipazione automaticamente esclusa dai compensi. Se il pagamento di 6.000 euro è incassato nel periodo fiscale considerato, il ricavo/compenso da classificare nell'attività pertinente è normalmente l'intero corrispettivo rilevante di 6.000 euro, non il solo margine aritmetico di 1.000 euro.

ElementoImportoTrattamento
Fattura della tipografia allo studio5.000 € IVA inclusaCosto economico proprio, non dedotto analiticamente nel forfettario
Fattura dello studio al cliente6.000 €Ricavo o compenso da classificare in base alla prestazione o vendita effettiva
Margine economico prima di altri costi1.000 €Non è automaticamente il reddito fiscale imponibile
Reddito fiscale lordoDipende dal coefficiente pertinenteSi calcola sul ricavo o compenso rilevante, non sul solo margine

Il «ricavo» di 6.000 euro non equivale automaticamente al netto dopo le imposte: il coefficiente determina la base fiscale convenzionale, poi devono essere valutati contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e deducibili, imposta sostitutiva e tutti gli altri costi economici dello studio.

Se vendo una prestazione grafica con stampa inclusa: esempio al 78%

Un graphic designer che svolge attività di progettazione grafica e comunicazione visiva può ricadere nella classificazione ATECO 2025 74.12.09, la cui attività professionale è normalmente inquadrata nel gruppo fiscale con coefficiente 78%, dopo la verifica del raccordo con la classificazione precedente. L'ISTAT nelle note ATECO 2025 include nel 74.12.09 disegno grafico, identità visiva e progetti per comunicazione, ma distingue grafica, stampa materiale e altre attività.

Se i 6.000 euro rappresentano il corrispettivo di una prestazione professionale di progettazione grafica effettivamente classificata al 78%, anche quando il professionista acquista stampati come costo strumentale, il reddito fiscale lordo teorico sarà 6.000 × 78% = 4.680 euro. Con nessun contributo obbligatorio già pagato e deducibile nel periodo, l'imposta sostitutiva teorica al 15% sarebbe 702 euro, oppure al 5% 234 euro soltanto se il beneficio spetta realmente.

La tipografia ti ha comunque incassato 5.000 euro: la differenza economica fra i 6.000 euro del cliente e i 5.000 pagati al fornitore è 1.000 euro prima di altri costi, imposte e contributi. In questo scenario la base fiscale convenzionale di 4.680 euro è molto più alta del margine reale; lo scarto può rendere economicamente sfavorevole un lavoro con molto materiale di stampa acquistato da terzi.

Se invece rivendo realmente prodotti stampati: esempio al 40%

Se lo studio esercita anche una distinta e reale attività di commercio di beni stampati, con i relativi requisiti, obblighi amministrativi e previdenziali, i ricavi di questa attività potrebbero essere riconducibili al gruppo fiscale commerciale con coefficiente del 40%. La classificazione ATECO e il coefficiente vanno verificati sulla natura dell'attività e sulle regole del raccordo ATECO 2025, non scelti perché sono più vantaggiosi.

Soltanto nell'ipotesi in cui gli stessi 6.000 euro rappresentino ricavi di una vera vendita commerciale correttamente classificata al 40%, il reddito fiscale lordo teorico sarebbe 6.000 × 40% = 2.400 euro, prima delle deduzioni previdenziali consentite. L'imposta al 15% sarebbe 360 euro, oppure al 5% 120 euro se spettante e ipotizzando nessun contributo già pagato e deducibile. Il costo di 5.000 euro della tipografia resta comunque non deducibile analiticamente, anche se per il gruppo commerciale la quota teorica dei costi è più alta.

Non si può applicare il 40% a tutta una fattura professionale soltanto perché contiene stampe. Se il prezzo remunera un servizio grafico unitario, l'analisi deve partire da quello; se ci sono vendite e prestazioni autonome, si devono separare correttamente le attività. Consulta due codici ATECO con differenti coefficienti.

Tabella di confronto: stessi importi, attività fiscali differenti

Per chiarire la differenza, confrontiamo le due ipotesi alternative sullo stesso incasso di 6.000 euro. Non sono due aliquote tra cui scegliere liberamente: ogni colonna vale esclusivamente se l'attività reale appartiene al gruppo fiscale indicato. I calcoli sono prima dei contributi previdenziali effettivamente pagati e deducibili e ignorano eventuali altre somme o voci in fattura.

PassaggioPrestazione grafica 78%Vera vendita commerciale 40%
Ricavi/compensi incassati6.000 €6.000 €
Spesa per stampa acquistata5.000 €5.000 €
Margine economico preliminare1.000 €1.000 €
Reddito fiscale lordo convenzionale4.680 €2.400 €
Imposta teorica 15%702 €360 €
Imposta teorica 5% se spettante234 €120 €

Il margine economico preliminare resta 1.000 euro in entrambi i casi, mentre la base fiscale varia in funzione dell'attività. Se ci sono altre spese reali dello studio, contributi previdenziali e imposte, il guadagno effettivo sarà inferiore al margine indicato. Il 5% è previsto solo per specifiche nuove attività che soddisfano i requisiti del comma 65 della legge 190/2014; non è un'aliquota automatica.

Il forfettario può recuperare l'IVA inclusa nella fattura passiva?

In via generale no. Il regime forfettario non permette la normale detrazione dell'IVA sugli acquisti relativi all'attività, anche se la fattura proviene da un fornitore italiano ed è intestata alla Partita IVA. Il costo economico per acquistare gli stampati comprende quindi anche l'IVA pagata al fornitore. Non devi trattare tale IVA come un credito recuperabile con le periodiche liquidazioni del regime ordinario.

Se la fattura passiva è di 5.000 euro IVA inclusa al 22% e tutta l'operazione è effettivamente soggetta a quella aliquota, la base senza IVA è circa 4.098,36 euro e l'IVA compresa nel totale è circa 901,64 euro. Per lo studio forfettario la somma effettivamente uscita è 5.000 euro. Non puoi né detrarre l'IVA di 901,64 euro come normale credito, né dedurre separatamente i 4.098,36 euro di costo imponibile dal reddito determinato forfettariamente.

Questo non significa che un forfettario non debba mai pagare IVA: operazioni con fornitori esteri o alcuni acquisti con regimi speciali possono richiedere integrazione, reverse charge e versamento dell'imposta senza diritto alla detrazione. Il punto va valutato distintamente dalla normale fattura di acquisto italiana della tipografia.

Se gli stampati sono «per conto del cliente», sono un'anticipazione?

Non basta scrivere «rimborso spese» nella tua fattura. Nel caso di Elio, la tipografia emette il documento allo studio grafico e lo studio rivende o utilizza quei materiali per la propria prestazione. Questo è normalmente un costo proprio. Se lo studio compra un bene a suo nome e poi addebita al cliente il prezzo sostenuto più una maggiorazione, non può presumere che il costo venga escluso dai compensi per la sola circostanza di essere riaddebitato.

Le vere anticipazioni sostenute in nome e per conto del cliente seguono, alle condizioni previste, l'articolo 15, comma 1, numero 3, DPR 633/1972: occorrono la corretta titolarità dell'operazione e la relativa documentazione, non una dicitura scelta a posteriori. In un caso tipico, la fattura originale della tipografia è intestata direttamente al cliente finale, mentre lo studio si limita ad anticipare l'importo in forza di un mandato e riceve il rimborso esatto delle somme anticipate.

Se la tipografia fattura a Elio, non può automaticamente trattare la fattura passiva come documento intestato al committente. Il rapporto va valutato prima dell'operazione: cambiarne la dicitura nella fattura attiva non cambia chi ha effettivamente acquistato gli stampati. Per i requisiti documentali leggi rimborsi spese nel regime forfettario e spese sostenute in nome e per conto del cliente.

Quando una rivendita di stampati diventa una seconda attività?

Se lo studio progetta un marchio e inserisce incidentalmente il costo degli stampati nella prestazione, la vendita di materiali potrebbe essere accessoria al servizio grafico. Se invece compra e vende abitualmente beni stampati come prodotti autonomi, anche senza realizzare il progetto grafico, può esistere una attività di commercio distinta. È necessario esaminare oggetto del contratto, catalogo, ordini, rischio economico sulla merce, fatture e organizzazione.

Il codice ATECO 2025 74.12.09 riguarda progettazione grafica e comunicazione visiva, come chiarito dall'ISTAT; il solo fatto che su una fattura compaiano volantini o brochure non risolve la classificazione di una attività che rivende merce di terzi. Quando la vendita commerciale è effettiva, possono cambiare adempimenti camerali, classificazione, coefficiente, imposte e previdenza. Se sono dichiarate due attività nella stessa Partita IVA, la soglia ordinaria di 85.000 euro si verifica sui ricavi o compensi fiscalmente rilevanti complessivi, non separatamente per ciascun codice.

Prima di aprire una seconda attività consulta ATECO graphic designer 2026: grafica web o grafica pubblicitaria e doppio ATECO nel forfettario: attività, coefficienti e INPS. Non adottare il coefficiente del commercio senza verificare se la prestazione sia davvero una vendita di beni.

Se grafica e vendita hanno coefficienti diversi, come le dichiaro?

Quando un contribuente svolge due attività effettivamente distinte, i ricavi e compensi devono essere attribuiti all'attività cui si riferiscono. Supponiamo che vengano incassati 10.000 euro per prestazioni grafiche correttamente al 78% e 8.000 euro per vendite commerciali correttamente al 40%. Il reddito convenzionale lordo si calcola separatamente: 10.000 ×78%=7.800 euro e 8.000 ×40%=3.200 euro, per un totale di 11.000 euro prima dei contributi previdenziali obbligatori eventualmente deducibili.

Non utilizzare il coefficiente più basso sull'intero incasso e non tassare soltanto il guadagno dopo gli acquisti. Il rapporto con i fornitori, la fatturazione elettronica e la corretta registrazione delle attività sono importanti soprattutto se lo studio alterna progettazione, consulenza e vendita di prodotti fisici.

Devo conservare la fattura passiva anche se non la posso dedurre?

Sì, il fatto che un costo non sia deducibile analiticamente non rende inutile o superflua la relativa fattura. Il forfettario ha semplificazioni nei registri e nelle liquidazioni IVA ordinarie, ma mantiene obblighi relativi ai documenti di acquisto e alle bollette doganali. La circolare 9/E del 10 aprile 2019 dell'Agenzia delle Entrate richiama la numerazione e conservazione delle fatture di acquisto, distinguendo il regime semplificato dagli obblighi documentali.

Nel 2026 la fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio è in via generale obbligatoria anche per i forfettari; le fatture passive italiane emesse in XML devono essere recuperabili e gestite in modo conforme alle regole di conservazione applicabili. Un PDF del fornitore può essere utile da leggere, ma non equivale sempre al documento elettronico originale trasmesso tramite SdI. Usa un sistema di archiviazione organizzato, conserva originali e dati di recapito, e verifica gli obblighi di conservazione a norma in base alla tipologia di documento e alle norme vigenti.

La procedura passo passo per codice destinatario, PEC, area Fatture e Corrispettivi, documenti XML e conservazione è già spiegata nella guida ricevere le fatture passive nel forfettario. Qui il punto è che un documento non deducibile può comunque essere fiscalmente e gestionalmente rilevante, soprattutto per chiarire quale soggetto abbia acquistato i beni.

Come ricevere le fatture d'acquisto dal fornitore italiano

Puoi comunicare al fornitore la Partita IVA, la denominazione o il nome corretto e un codice destinatario collegato al servizio di ricezione o, quando previsto, una PEC. Se non comunichi un indirizzo telematico, il fornitore può usare il codice 0000000 nei casi previsti e il documento sarà disponibile nell'area riservata dell'Agenzia. La guida ufficiale alla fatturazione elettronica illustra codice, PEC e recapito attraverso lo SdI.

Controlla il nome del destinatario e la tua Partita IVA prima di pagare la stampa: se la tipografia deve vendere direttamente al tuo cliente, la fattura non deve essere intestata per errore allo studio. Un indirizzo telematico errato può impedire il recapito nel gestionale senza che necessariamente manchi la fattura nello SdI. In caso di dubbio, verifica prima l'originale nell'area riservata e chiedi eventuale correzione al fornitore.

E se ricevo soltanto una fattura PDF, senza XML?

Nel normale rapporto con un fornitore italiano obbligato alla fattura elettronica, il solo PDF inviato per email è di regola una copia di cortesia, non il documento che sostituisce il file XML transitato via SdI. Prima di considerare il fornitore inadempiente controlla l'area Fatture e Corrispettivi: la fattura potrebbe essere stata trasmessa correttamente, ma non consegnata al codice destinatario impostato.

Se l'XML manca effettivamente e il fornitore aveva l'obbligo di emetterlo, possono entrare in gioco procedure di richiesta e comunicazione dell'omissione. La guida distinta PDF ricevuto senza SdI: controlli e documento TD29 tratta termini e adempimenti. Non trasformare automaticamente un semplice PDF in una falsa registrazione di fattura elettronica.

Posso registrare la spesa per capire il guadagno effettivo?

Assolutamente sì: il controllo gestionale dei costi è diverso dalla deduzione fiscale. Lo studio di Elio può annotare 6.000 euro di incasso cliente, 5.000 euro di pagamento alla tipografia e altri costi di progetto, trasporto o software. Il prospetto servirà a misurare il guadagno economico e a valutare il prezzo da proporre in futuro. Non serve però a sostituire il reddito fiscale forfettario con la differenza aritmetica ricavi meno spese.

Per un'attività grafica che acquista spesso materiale stampato da terzi, calcola un margine per commessa che includa il tempo di progettazione, il costo della tipografia, gli eventuali resi, gli imprevisti e il costo del lavoro. Su una commessa da 6.000 euro con costo di stampa di 5.000, il margine di 1.000 euro potrebbe non coprire nemmeno il tempo del grafico e le altre spese di lavoro. Vedi anche come registrare le spese nel forfettario senza confonderle con le deduzioni.

Quando il regime ordinario può diventare più conveniente?

Se acquisti stampati, carta, materiali o beni per rivenderli con margini molto bassi, il coefficiente forfettario potrebbe determinare un reddito fiscale più alto del margine economico effettivo. Questo non rende il forfettario automaticamente svantaggioso: le alternative devono essere confrontate includendo imposte, IVA, contributi, adempimenti e le reali limitazioni di deduzione dei diversi costi. Un'attività di grafica pura, con pochi acquisti di materiale, può invece avere un profilo molto differente da una rivendita abituale.

Per esempio, il caso dei 6.000 euro di incasso e 5.000 di costo proprio di stampa mostra una quota di spesa reale di oltre l'80% dei ricavi. Se questo modello si ripete spesso, occorre stimare il reddito convenzionale rispetto al risultato economico e verificare con il consulente se un regime analitico sia più adatto. Prima di cambiare regime valuta anche il trattamento IVA delle scorte, le tempistiche e gli obblighi fiscali, non soltanto la promessa di «scaricare le fatture».

Una fattura passiva di 5.000 euro fa diminuire il limite degli 85.000 euro?

No. La soglia ordinaria di 85.000 euro del regime forfettario si verifica sui ricavi e compensi fiscalmente rilevanti, non sulla differenza fra fatture emesse e fatture passive pagate. Se incassi 60.000 euro dai clienti e spendi 35.000 euro in tipografia, fornitori e attrezzature, non puoi affermare di aver «fatturato» soltanto 25.000 euro ai fini della soglia. È un controllo diverso dalla determinazione del reddito convenzionale con il coefficiente di redditività.

Inoltre, in generale conta il principio di cassa: la fattura attiva emessa a dicembre ma incassata a gennaio può ricadere nell'anno successivo ai fini dei compensi pertinenti. Per comprendere i pagamenti a cavallo d'anno consulta limite degli 85.000 euro: fatture emesse o incassate?. Nel caso dello studio grafico, il documento di acquisto non riduce da sé né la soglia dei ricavi né l'imponibile calcolato con il coefficiente.

Quali documenti preparare prima di preventivare una commessa di stampa?

  1. Chiarisci al cliente se vendi un progetto grafico completo con stampa inclusa oppure beni stampati come vendita autonoma.
  2. Definisci chi è il vero acquirente della tipografia e a chi sarà intestata la sua fattura.
  3. Se è una vera anticipazione in nome e per conto del cliente, verifica mandato e documentazione prima di effettuare il pagamento.
  4. Se compri a nome dello studio, calcola il costo economico lordo, compresa l'IVA non recuperabile.
  5. Controlla il codice ATECO 2025 della prestazione e il coefficiente fiscale realmente applicabile.
  6. Con attività separate, registra distintamente compensi grafici e ricavi commerciali ai fini dei rispettivi coefficienti.
  7. Prepara un preventivo che copra tempo di lavoro, stampa, spedizione, contributi e imposte.
  8. Riconcilia pagamenti dei clienti, fatture attive, costi e fatture passive del fornitore.
  9. Conserva la documentazione fiscale nel formato richiesto e rendila recuperabile.
  10. Valuta il regime contabile più conveniente se la rivendita con margini bassi diventa abituale.

FAQ sulle fatture passive nel regime forfettario

Se compro stampati a 5.000 euro e li rivendo a 6.000, pago le tasse su 1.000?

No, non automaticamente. Nel forfettario il reddito fiscale è determinato applicando il coefficiente dell'attività realmente svolta ai ricavi o compensi rilevanti. Se i 6.000 euro sono incassati e rappresentano il corrispettivo della tua vendita o prestazione, non puoi sottrarre i 5.000 euro come nel calcolo analitico del margine.

Quanto cambia se faccio grafica professionale oppure vendo prodotti stampati?

Una vera prestazione professionale di progettazione grafica appartenente al gruppo al 78% genera nell'esempio 4.680 euro di reddito lordo su 6.000 euro. Una distinta attività commerciale effettivamente riconducibile al gruppo al 40% ne genera 2.400. Non si può scegliere il coefficiente più basso senza che corrisponda all'attività reale.

Posso detrarre l'IVA sulla fattura passiva della tipografia?

In generale no, nel regime forfettario non è prevista la normale detrazione dell'IVA sugli acquisti. La spesa totale sostenuta resta un costo economico, ma il reddito fiscale viene determinato con il coefficiente.

Le fatture passive ricevute vanno ancora conservate?

Sì. Le semplificazioni fiscali non eliminano gli obblighi documentali pertinenti. Per le fatture elettroniche ricevute consulta le regole sulla conservazione e sui documenti originali, senza confondere il PDF di cortesia con l'XML.

Se la tipografia fattura direttamente al cliente, posso chiedere soltanto il rimborso?

La fatturazione diretta al cliente può essere un elemento di una vera anticipazione per conto altrui, ma devono sussistere i requisiti dell'articolo 15, incluso il rapporto di mandato e la documentazione pertinente. Non basta una diversa intestazione formale o una dicitura nella fattura per cambiare il trattamento di un acquisto dello studio.

Posso avere due codici ATECO nella stessa Partita IVA per grafica e commercio?

Sì, se svolgi due attività effettive e provvedi agli adempimenti pertinenti. I ricavi e compensi delle attività con coefficienti differenti vanno separati ai fini del calcolo, ma concorrono complessivamente al limite del forfettario.

Che cosa succede se ricevo la fattura della tipografia solo in PDF?

Se la tipografia italiana è obbligata all'e-fattura, verifica nell'area Fatture e Corrispettivi se sia presente l'XML transitato tramite SdI. Il PDF potrebbe essere solo una copia leggibile, e in caso di omissione si applicano procedure differenti.

Conclusione: le fatture passive contano, ma non si sottraggono una per una

La fattura da 5.000 euro della tipografia serve a documentare e misurare il costo reale degli stampati, ma non riduce direttamente il reddito fiscale del forfettario. Sui 6.000 euro ricevuti dal cliente va determinato il corretto ricavo/compenso e applicato il coefficiente dell'attività effettiva. Per lo studio grafico la distinzione decisiva è fra progetto professionale che utilizza stampa di terzi, vera vendita autonoma di prodotti e autentica anticipazione in nome e per conto del cliente. Solo dopo questa classificazione è possibile stimare imposta sostitutiva e contributi senza confondere l'incasso, il costo e il reddito imponibile.

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