Vai al contenuto principale Vai alla navigazione
Regime Forfettario
Menu
CONSULENZE FORFETTARIO

Collaboratori nel forfettario: costi, limite 20.000 euro e deducibilità

Nel regime forfettario puoi avere dipendenti e collaboratori, ma i relativi costi non si deducono analiticamente dal reddito imponibile. C’è però un secondo effetto, spesso più importante: alcune spese di lavoro concorrono al limite di 20.000 euro lordi annui previsto per poter applicare il forfettario nell’anno successivo.

Quindi una spesa per personale può essere fiscalmente indeducibile e, nello stesso tempo, rilevare per un requisito di permanenza nel regime. È proprio questa doppia regola che genera gran parte della confusione.

I compensi ai collaboratori si deducono nel forfettario?

No, non come costo analitico. Il reddito forfettario si determina applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi percepiti. Non sottrai quindi uno per uno stipendi, compensi, software, affitto, carburante o altre normali spese dell’attività.

La disciplina prevede invece la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati secondo le condizioni di legge. Per una panoramica generale puoi vedere anche la guida sulle spese deducibili nel regime forfettario.

Il limite di 20.000 euro riguarda le spese per il personale

L’articolo 1, comma 54, lettera b), della legge 190/2014 richiede che nell’anno precedente siano state sostenute spese per un ammontare complessivamente non superiore a 20.000 euro lordi per le categorie di lavoro indicate dalla norma.

Tra queste rientrano il lavoro dipendente, il lavoro accessorio nelle fattispecie richiamate dalla legge, i collaboratori che producono i redditi assimilati individuati dall’articolo 50, comma 1, lettere c) e c-bis) del TUIR, oltre alle ulteriori somme espressamente elencate dal comma 54.

Il punto da ricordare è semplice: 20.000 euro è un limite di accesso/permanenza, non una franchigia di costi deducibili.

20.000 euro esatti o 20.001 euro: cosa cambia?

La legge parla di spese “non superiori” a 20.000 euro. In linea generale, quindi, 20.000 euro esatti rispettano il requisito; il superamento della soglia impedisce l’applicazione del regime nel periodo successivo, salvo che nel frattempo cambino le condizioni o la normativa.

La verifica si fa guardando alle spese sostenute nell’anno precedente. Non è una soglia che fa uscire dal forfettario nello stesso istante in cui viene superata, a differenza del diverso meccanismo previsto per ricavi o compensi oltre 100.000 euro.

Non ogni fattura di un professionista con Partita IVA entra automaticamente nei 20.000 euro

Qui molti contenuti online semplificano troppo la parola “collaboratore”. La norma non dice che qualunque fornitore o professionista esterno chiamato a collaborare con l’attività debba essere sommato automaticamente al tetto di 20.000 euro: richiama specifiche categorie di rapporti e redditi.

Per esempio, una normale fattura ricevuta da un consulente autonomo con propria Partita IVA è, di regola, un costo per un servizio acquistato e non diventa solo per questo una spesa di lavoro dipendente o assimilato prevista dalla lettera b). Se però il rapporto concreto ha caratteristiche diverse, la qualificazione va verificata sulla sua reale natura e non sull’etichetta usata nel contratto.

Per il dubbio più generale sulla possibilità di lavorare con altre persone abbiamo una pagina distinta su collaboratori e regime forfettario. Questa pagina resta invece focalizzata su deducibilità e limite dei costi.

Esempio: dipendente da 15.000 euro e collaborazione da 4.000 euro

Supponiamo che nell’anno tu sostenga 15.000 euro lordi per un dipendente e 4.000 euro per una collaborazione che rientra tra quelle considerate dal comma 54. Il totale rilevante è 19.000 euro: il requisito dei 20.000 euro è rispettato.

Quei 19.000 euro, però, non vengono sottratti dal reddito forfettario. Se l’attività ha un coefficiente del 78%, il reddito di partenza continua a essere determinato applicando il 78% agli incassi, prima delle deduzioni specificamente ammesse.

Esempio: 22.000 euro di spese rilevanti per il personale

Se invece le spese che rientrano nelle categorie previste dalla norma arrivano a 22.000 euro, il limite viene superato. Il problema non è che la parte oltre 20.000 euro “non si deduce”: nessuna di quelle spese era analiticamente deducibile dal reddito forfettario. Il problema è la perdita del requisito per applicare il regime nell’anno successivo.

Se assumi un dipendente resti sostituto d’imposta per le ritenute di lavoro

Il forfettario non elimina gli adempimenti da datore di lavoro. La disciplina oggi esonera in generale dalle ritenute alla fonte previste dal titolo III del DPR 600/1973, ma fa espressamente eccezione per le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati degli articoli 23 e 24.

Se assumi personale devi quindi considerare buste paga, ritenute, contributi, eventuale INAIL e gli altri adempimenti del rapporto. Per il lato operativo puoi approfondire il costo di un dipendente nella ditta individuale.

Perché conviene controllare il limite prima di assumere

Con personale stabile il forfettario può diventare meno conveniente anche prima di oltrepassare formalmente i 20.000 euro, perché il coefficiente di redditività presume una quota di costi che potrebbe essere inferiore alle spese effettive. Se il costo del lavoro pesa molto sul fatturato, conviene confrontare il risultato con un regime che determina il reddito analiticamente.

Fonti ufficiali

Domande frequenti

Posso dedurre il compenso di un collaboratore nel forfettario?

No, il compenso non si sottrae analiticamente dal reddito forfettario. Il reddito si determina applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi percepiti, salvo le deduzioni specificamente ammesse come i contributi previdenziali obbligatori.

Quanto posso spendere per dipendenti e collaboratori restando forfettario?

Il comma 54 della legge 190/2014 prevede un limite di 20.000 euro lordi annui per le specifiche spese di lavoro indicate dalla norma, verificato con riferimento all’anno precedente.

20.000 euro esatti fanno uscire dal forfettario?

No. La norma richiede spese non superiori a 20.000 euro; il requisito viene meno quando le spese rilevanti superano la soglia.

La fattura di qualsiasi professionista esterno entra nel limite di 20.000 euro?

Non automaticamente. Il comma 54 richiama precise categorie di lavoro dipendente, assimilato e altre fattispecie indicate dalla legge. La natura effettiva del rapporto va quindi verificata caso per caso.

Un forfettario con dipendenti deve applicare le ritenute in busta paga?

Sì. L’esonero generale dalle ritenute previsto per i forfettari non comprende le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati previste dagli articoli 23 e 24 del DPR 600/1973.

Parla con un consulente
Serve assistenza per la tua Partita IVA?

Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.

Supporto umano 1:1
Consulente dedicato Un professionista che conosce la tua posizione.
Parti subito
Apertura in 24 ore Dopo la verifica dell'inquadramento corretto.