Pensione e regime forfettario 2026: cumulo redditi e limite 35.000 €
Un pensionato può aprire o mantenere una Partita IVA in regime forfettario nel 2026, ma deve superare due verifiche diverse: la prima riguarda il limite fiscale di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente e pensione percepiti nell’anno precedente; la seconda riguarda la cumulabilità della propria pensione con i redditi da lavoro autonomo.
Le due regole non vanno confuse. Il reddito prodotto dalla Partita IVA forfettaria è assoggettato a imposta sostitutiva, mentre la pensione continua a essere tassata con l’IRPEF ordinaria. Tuttavia, il reddito di pensione può impedire l’accesso al forfettario se supera la soglia prevista dalla legge.
Pensione e regime forfettario 2026: la risposta in breve
| Domanda | Regola generale 2026 |
|---|---|
| Un pensionato può usare il forfettario? | Sì, se rispetta tutti i requisiti e le cause di esclusione. |
| Quanto può essere la pensione dell’anno precedente? | Nel 2026 il reddito da pensione rilevante non deve superare 35.000 euro. |
| Pensione e reddito forfettario si sommano per calcolare l’IRPEF? | Il reddito forfettario è soggetto a imposta sostitutiva; la pensione resta soggetta a IRPEF. |
| La pensione può essere ridotta perché apro la Partita IVA? | Dipende dal tipo di pensione. Molte pensioni sono pienamente cumulabili, altre hanno limiti o incompatibilità. |
| Un pensionato professionista paga la Gestione Separata? | Se l’attività vi rientra, nel 2026 l’aliquota per i pensionati è il 24%. |
Per il quadro generale puoi consultare la guida completa al regime forfettario 2026.
Il limite di 35.000 euro vale anche per la pensione
Per il 2026 è stato prorogato l’innalzamento da 30.000 a 35.000 euro della soglia prevista dalla causa ostativa dell’articolo 1, comma 57, lettera d-ter), della Legge 190/2014.
La verifica riguarda i redditi percepiti nell’anno precedente. Per applicare il forfettario nel 2026 bisogna quindi guardare ai redditi del 2025.
Le pensioni rientrano tra i redditi di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 49 del TUIR. Per questo il pensionato deve considerare il reddito di pensione risultante dalla propria Certificazione Unica.
Approfondisci anche la regola generale sul limite di 35.000 euro nel regime forfettario.
Esempio: pensione di 30.000 euro
Un contribuente ha percepito nel 2025 una pensione imponibile pari a 30.000 euro e vuole aprire una Partita IVA nel 2026.
Per quanto riguarda questa specifica causa di esclusione, il limite è rispettato perché 30.000 euro non superano la soglia di 35.000 euro. Il contribuente dovrà comunque verificare tutti gli altri requisiti del regime: limite di ricavi o compensi, partecipazioni societarie, eventuali regimi IVA speciali, spese per personale e altre cause ostative.
Esempio: pensione di 36.000 euro
Se nel 2025 il reddito di pensione è invece pari a 36.000 euro, nel 2026 il limite di 35.000 euro risulta superato. In questo caso il contribuente non può applicare il regime forfettario per il 2026, anche se la nuova attività produce ricavi molto bassi.
Il limite di 35.000 euro non è infatti un limite sul fatturato della Partita IVA: è una causa autonoma di esclusione legata ai redditi da lavoro dipendente, pensione e assimilati dell’anno precedente.
Pensione e reddito forfettario fanno cumulo ai fini fiscali?
La risposta richiede una distinzione. La pensione è normalmente tassata con l’IRPEF ordinaria. Il reddito prodotto dall’attività in regime forfettario è invece assoggettato all’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% quando ricorrono i requisiti per la nuova attività.
Di conseguenza, il reddito forfettario non viene sommato alla pensione per applicare gli scaglioni IRPEF a quel reddito d’impresa o professionale. Questo però non significa che pensione e Partita IVA siano sempre indipendenti: la pensione conta per la soglia di accesso al forfettario e può avere proprie regole previdenziali di cumulabilità con il lavoro.
Se hai sia pensione sia Partita IVA forfettaria, la dichiarazione viene normalmente presentata con il Modello Redditi Persone Fisiche e quadro LM.
La pensione viene ridotta se apro una Partita IVA?
Non esiste una risposta unica per tutte le pensioni. Secondo l’INPS, le pensioni di vecchiaia e, in via generale, le pensioni di anzianità e diversi trattamenti pensionistici ordinari sono cumulabili con i redditi da lavoro autonomo.
Restano però trattamenti per i quali la legge mantiene limiti, riduzioni o incompatibilità. Prima di aprire la Partita IVA bisogna quindi identificare esattamente il tipo di pensione percepita.
| Tipo di trattamento | Rapporto con il lavoro autonomo |
|---|---|
| Pensione di vecchiaia | In linea generale pienamente cumulabile con i redditi da lavoro. |
| Pensioni di anzianità / trattamenti ordinari cumulabili | In linea generale cumulabili secondo le regole INPS. |
| Quota 100, Quota 102 e pensione anticipata flessibile | Non cumulabili con redditi da lavoro fino alla maturazione dell’età per la pensione di vecchiaia, salvo lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui. |
| Pensione anticipata precoci | Non cumulabile con redditi da lavoro durante il periodo di anticipo rispetto ai requisiti ordinari. |
| Assegno ordinario di invalidità | Possono operare riduzioni o trattenute in funzione del reddito e dei contributi. |
| Pensione di inabilità | Incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa nei casi indicati dall’INPS. |
Quota 100, Quota 102 e pensione anticipata flessibile
Per questi trattamenti la regola è particolarmente importante: fino alla maturazione del requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia, la pensione non è cumulabile con redditi derivanti da attività lavorativa dipendente o autonoma.
L’eccezione riguarda soltanto il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui. Una Partita IVA utilizzata per svolgere attività abituale non coincide con il lavoro autonomo occasionale. L’avvio di un’attività abituale può quindi comportare la sospensione della pensione per l’anno interessato e il recupero delle rate indebitamente percepite.
Contributi INPS del pensionato con Partita IVA
Essere già pensionati non elimina automaticamente i contributi previdenziali dovuti sulla nuova attività. La gestione dipende dal tipo di lavoro svolto.
Professionista in Gestione Separata
Per i professionisti pensionati obbligati alla Gestione Separata, l’INPS ha confermato per il 2026 l’aliquota del 24%, inferiore al 26,07% previsto per i professionisti senza altra copertura previdenziale.
Consulta la guida sulla Gestione Separata INPS nel regime forfettario.
Artigiani e commercianti pensionati
Chi svolge un’attività artigiana o commerciale può essere tenuto all’iscrizione nelle relative Gestioni INPS. Nel 2026 gli artigiani e commercianti con più di 65 anni già pensionati presso le gestioni INPS continuano a beneficiare della riduzione del 50% dei contributi dovuti, quando ricorrono le condizioni previste.
Per importi, minimale e scadenze consulta la guida sui contributi INPS artigiani e commercianti 2026.
Professionista con Cassa
Se l’attività professionale prevede una Cassa previdenziale autonoma, occorre applicare il relativo regolamento. Età, pensione già liquidata, prosecuzione dell’attività e contributi minimi possono essere disciplinati in modo diverso da una Cassa all’altra.
Cosa controllare prima di aprire la Partita IVA da pensionato
- Reddito di pensione dell’anno precedente: nel 2026 verifica che non superi 35.000 euro.
- Tipo di pensione: controlla se è pienamente cumulabile, parzialmente cumulabile o incompatibile con redditi da lavoro.
- Attività svolta: individua il codice ATECO e la gestione previdenziale corretta.
- Altri requisiti del forfettario: verifica limiti di ricavi, spese per personale, partecipazioni societarie e altre cause ostative.
- Contributi: stima Gestione Separata, Artigiani/Commercianti o Cassa professionale prima di valutare la convenienza.
Domande frequenti su pensione e regime forfettario
Sì, se rispetta tutti i requisiti del regime e il reddito da pensione e da lavoro dipendente rilevante dell’anno precedente non supera 35.000 euro. Va inoltre verificata la cumulabilità dello specifico trattamento pensionistico con il reddito da lavoro autonomo.
Sì. Le pensioni rientrano tra i redditi di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 49 del TUIR. Per applicare il forfettario nel 2026 si guarda al reddito percepito nel 2025.
La pensione resta soggetta a IRPEF, mentre il reddito prodotto dall’attività forfettaria è assoggettato all’imposta sostitutiva del 5% o 15%. La pensione può però incidere sull’accesso al regime attraverso il limite di 35.000 euro.
Durante il periodo di incumulabilità previsto per Quota 100, Quota 102 e pensione anticipata flessibile, i redditi da lavoro non sono normalmente cumulabili con la pensione. L’eccezione riguarda il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui, che non equivale a un’attività abituale svolta con Partita IVA.
Per i professionisti pensionati obbligati alla Gestione Separata INPS, l’aliquota 2026 è pari al 24%. La base contributiva dipende dal reddito dell’attività determinato secondo le regole applicabili.
Nel 2026 gli artigiani e commercianti con più di 65 anni già pensionati presso le gestioni INPS continuano a beneficiare della riduzione del 50% dei contributi dovuti, se ricorrono le condizioni previste dalla legge.
Fonti ufficiali
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190 – regime forfettario
- Senato della Repubblica – Legge di Bilancio 2026, soglia 35.000 euro
- INPS – Cumulo pensione e reddito da lavoro
- INPS – Gestione Separata, aliquote 2026
- INPS – Artigiani e commercianti, contributi 2026
Consulente Regime Forfettario
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