• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa al piè di pagina
Regime Forfettario

Regime Forfettario

La guida per la tua partita Iva forfettaria

  • Inizia da qui
  • Tariffe
  • Guide
  • Codici ATECO
  • Consulenze
  • Contattaci

Crowdfunding e regime forfettario: come trattare raccolte fondi, reward e finanziamenti

Il crowdfunding non ha un unico trattamento fiscale. Per chi applica il regime forfettario cambia tutto a seconda che la campagna sia una raccolta senza controprestazione, una prevendita con reward, un prestito oppure una raccolta di capitale societario. Il nome della piattaforma conta meno della sostanza economica dell’operazione.

La distinzione è anche normativa: il Regolamento UE 2020/1503 disciplina i servizi di crowdfunding per le imprese basati su prestiti e investimenti; le campagne donation e reward restano fuori da quel perimetro finanziario e devono essere valutate secondo le regole fiscali e civilistiche applicabili alla raccolta concreta.

Crowdfunding e forfettario: le quattro forme da distinguere

  • Donation crowdfunding: chi versa non riceve un bene, servizio o rendimento finanziario.
  • Reward crowdfunding: il sostenitore riceve un prodotto, servizio, accesso anticipato o altra ricompensa.
  • Lending crowdfunding: gli investitori concedono un prestito che dovrà essere rimborsato secondo il contratto.
  • Equity crowdfunding: gli investitori sottoscrivono capitale o strumenti societari.

Usare la stessa parola “crowdfunding” per tutte queste operazioni è la principale fonte di errori.

Donation crowdfunding: non chiamare donazione ciò che è una vendita

Una raccolta realmente donativa presuppone che il sostenitore non riceva una controprestazione economicamente rilevante. Tuttavia, per un titolare di Partita IVA, non basta etichettare il pagamento come “donazione” per escluderlo automaticamente dall’attività.

Se la campagna finanzia direttamente un progetto professionale o imprenditoriale, bisogna verificare perché le somme vengono corrisposte, quale rapporto esiste con l’attività e se vi sia una controprestazione diretta o indiretta. Il trattamento fiscale va quindi definito sulla sostanza della raccolta.

Reward crowdfunding: spesso è una prevendita

Nel reward crowdfunding il sostenitore riceve qualcosa in cambio: un libro, un prodotto, un corso, un gadget, un abbonamento o un accesso anticipato. Quando la ricompensa ha natura commerciale, la raccolta può assumere la sostanza di una vendita o di una prestazione di servizi.

Per un forfettario questo significa che gli incassi collegati alla propria attività devono essere trattati secondo le regole fiscali applicabili ai ricavi o compensi e documentati correttamente. Il fatto che il denaro arrivi tramite Kickstarter, Produzioni dal Basso, Indiegogo o altra piattaforma non cambia da solo la natura del corrispettivo.

Quando emettere fattura o altro documento

Se il contributo rappresenta il prezzo di un bene o servizio, bisogna verificare quando nasce l’obbligo di documentazione fiscale e chi è il cliente. Nelle campagne con molte ricompense può essere necessario organizzare fin dall’inizio anagrafica, importi, eventuali spedizioni e dati utili alla fatturazione o certificazione dei corrispettivi.

Non è prudente aspettare la chiusura della campagna per decidere come documentare centinaia di pagamenti già incassati.

Reward spedite all’estero: attenzione all’IVA

Il regime forfettario italiano non elimina automaticamente gli obblighi IVA delle operazioni transfrontaliere. Se la reward consiste in un prodotto spedito a sostenitori di altri Paesi, possono entrare in gioco le regole delle vendite a distanza, l’OSS o le regole doganali extra-UE.

Per il quadro generale consulta regime forfettario e operazioni con l’estero.

Lending crowdfunding: il capitale ricevuto è un finanziamento

Nel lending crowdfunding il titolare del progetto riceve somme con obbligo di rimborso. Il Regolamento europeo sul crowdfunding include tra i servizi regolamentati proprio l’intermediazione nella concessione di prestiti alle imprese.

Per il titolare del progetto è quindi essenziale distinguere il capitale preso a prestito dai ricavi prodotti dall’attività. L’ingresso di denaro sul conto non è, da solo, sufficiente per qualificarlo come fatturato: esiste un debito da rimborsare e il rapporto segue il contratto di finanziamento.

Equity crowdfunding: perché è diverso dal forfettario individuale

L’equity crowdfunding consente di raccogliere capitale attraverso l’emissione di azioni, quote o altri strumenti ammessi. Questo presuppone un soggetto societario che possa emettere capitale.

Una Partita IVA individuale in regime forfettario non può raccogliere “equity” della propria attività come se avesse quote societarie. Se il progetto viene trasferito a una società, la fiscalità cambia: il regime forfettario riguarda la persona fisica e non si applica alla società di capitali che raccoglie equity.

Questo è un punto che distingue l’equity crowdfunding dalle campagne reward di freelance, creatori e artigiani individuali.

Chi investe in equity crowdfunding e ha anche una Partita IVA forfettaria

Un titolare di Partita IVA può anche investire personalmente in società tramite equity crowdfunding. In questo caso l’investimento non diventa automaticamente ricavo della sua attività forfettaria: occorre distinguere il patrimonio e i redditi finanziari personali dai ricavi professionali o d’impresa.

Se possiedi partecipazioni societarie, verifica anche le cause ostative del regime forfettario perché il rapporto tra partecipazione e attività esercitata può assumere rilevanza in specifiche situazioni.

Piattaforme autorizzate per lending e investment crowdfunding

Per lending e investment crowdfunding rivolti alle imprese opera il quadro europeo del Regolamento UE 2020/1503. CONSOB ricorda che i fornitori di servizi di crowdfunding devono essere autorizzati e che il registro è centralizzato a livello europeo presso ESMA.

Prima di utilizzare una piattaforma finanziaria, verifica quindi che il provider sia autorizzato. Donation e reward crowdfunding, invece, non ricadono automaticamente nello stesso regime autorizzativo perché non sono servizi finanziari di crowdfunding ai sensi del regolamento europeo.

Commissioni della piattaforma nel forfettario

Le piattaforme possono trattenere commissioni, costi di pagamento e servizi aggiuntivi. Nel regime forfettario questi costi incidono sul margine reale ma non vengono normalmente dedotti analiticamente euro per euro dal reddito determinato con il coefficiente.

Se raccogli 20.000 euro ma tra commissioni, produzione e spedizione spendi 12.000 euro, il progetto può avere un margine economico molto diverso da quello che il coefficiente fiscale presume. Per questo una campagna reward va pianificata come una vera operazione commerciale.

Il payout netto non è sempre il dato fiscale da usare

La piattaforma può accreditare un importo già ridotto di commissioni e costi di pagamento. Non assumere automaticamente il payout bancario come unico valore rilevante: devi ricostruire quanto hanno pagato i sostenitori, quali somme sono state trattenute e perché.

La stessa logica vale per i marketplace: ricavo lordo, fee e accredito netto sono grandezze diverse.

La campagna può far superare gli 85.000 euro?

Se le somme raccolte costituiscono ricavi o compensi della tua attività, possono incidere sui limiti del regime secondo le regole applicabili. Se invece si tratta di un vero finanziamento da rimborsare o di un apporto di capitale a una società, la natura è diversa.

La classificazione viene quindi prima del conteggio. Per le soglie consulta limiti del regime forfettario.

Crowdfunding e business plan

Anche una campagna crowdfunding dovrebbe partire da un piano economico. Devi stimare obiettivo minimo, commissioni, costo delle reward, spedizioni, resi, imposte, contributi e capitale necessario per produrre quanto promesso.

Per impostarlo puoi partire dalla guida al business plan nel regime forfettario.

Esempio: campagna reward per un prodotto

Un artigiano lancia una campagna per produrre un nuovo oggetto. I sostenitori versano 120 euro e ricevono il prodotto a campagna conclusa. L’operazione non è una donazione pura: esiste una controprestazione. Il titolare deve quindi organizzare correttamente documentazione fiscale, incassi, produzione e consegna.

Se la piattaforma accredita 114 euro dopo aver trattenuto 6 euro di fee, il costo della piattaforma incide sul margine ma non va confuso con il valore economico dell’operazione verso il sostenitore.

Esempio: raccolta lending per acquistare attrezzatura

Un’impresa individuale raccoglie 30.000 euro tramite una piattaforma lending autorizzata per acquistare attrezzature. La somma è un finanziamento da rimborsare secondo il contratto e non va trattata come se fosse il prezzo di servizi venduti a clienti.

Le rate e il costo del finanziamento devono però entrare nel cash flow del progetto. Nel forfettario gli interessi passivi non vengono normalmente dedotti analiticamente dal reddito.

Errori da evitare

  • chiamare “donazione” qualsiasi pagamento ricevuto;
  • confondere reward crowdfunding e raccolta finanziaria;
  • pensare che una ditta individuale possa emettere equity;
  • usare il payout netto come unico dato degli incassi;
  • ignorare commissioni e costi reali della campagna;
  • spedire reward all’estero senza verificare IVA e dogana;
  • utilizzare piattaforme finanziarie senza controllarne l’autorizzazione;
  • lanciare la campagna senza pianificare liquidità per produzione e consegne.

Checklist prima di lanciare una campagna

  1. Definisci se la raccolta è donation, reward, lending o equity.
  2. Individua chi riceve giuridicamente il denaro.
  3. Stabilisci se esiste una controprestazione.
  4. Verifica documentazione fiscale e momento dell’incasso.
  5. Calcola commissioni della piattaforma e gateway.
  6. Stima costo reale delle reward.
  7. Verifica vendite e spedizioni estere.
  8. Controlla l’impatto sui limiti del forfettario se le somme sono ricavi.
  9. Per lending/equity verifica l’autorizzazione della piattaforma.
  10. Prepara un cash flow per produzione, consegne e rimborsi.

Fonti ufficiali

  • Regolamento UE 2020/1503 – crowdfunding per le imprese
  • CONSOB – fornitori di servizi di crowdfunding
  • ESMA – registro dei crowdfunding service providers
  • Legge 190/2014 – regime forfettario

Domande frequenti su crowdfunding e forfettario

Il crowdfunding è sempre reddito?

No, dipende dalla natura della raccolta.

Le reward vanno fatturate?

Va verificato quando rappresentano corrispettivi di beni o servizi.

Una ditta individuale può fare equity crowdfunding?

Non può emettere quote societarie della propria attività.

Il lending ricevuto è fatturato?

È un finanziamento da distinguere dai ricavi.

Le fee si deducono?

Non analiticamente nel forfettario.

Donation e reward sono regolati come lending/equity?

No.

Parla con un consulente
Serve assistenza per la tua Partita IVA?

Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.

Invia una richiesta Prenota una call
Supporto umano 1:1
Consulente dedicato Un professionista che conosce la tua posizione.
Parti subito →
Apertura in 24 ore Dopo la verifica dell'inquadramento corretto.
RegimeForfettario.it

Guide fiscali e assistenza per aprire e gestire la Partita IVA in regime forfettario.

The Loft Srls P.IVA 01843800473 REA PT-184294

Inizia

Aprire la Partita IVACome funzionaTariffeParla con noi →

Regime forfettario

Guida completaRequisitiImposta 5% o 15%Tasse e contributiFatturazione elettronica

Professioni e attività

Tutte le attività →InfermieriFisioterapistiPsicologiAvvocatiArchitetti

Strumenti e previdenza

Codici ATECO →Gestione Separata INPSINPS artigiani e commerciantiScadenze fiscaliTutte le guide
© 2026 RegimeForfettario.it
Termini e condizioniPrivacy PolicyCookie Policy