Accertamento fiscale: cos’è, come funziona e cosa contiene
Un accertamento fiscale è l’attività con cui l’Amministrazione finanziaria verifica se quanto dichiarato dal contribuente corrisponde a quanto effettivamente dovuto e, quando ritiene che esista una maggiore imposta, formalizza la propria pretesa con un avviso di accertamento.
È importante distinguere l’accertamento dai controlli automatici o formali sulle dichiarazioni: non ogni errore, comunicazione o richiesta di documenti è già un avviso di accertamento. L’Agenzia delle Entrate distingue infatti i controlli automatici e formali dai controlli sostanziali o “di merito”, che servono a ricostruire una maggiore base imponibile o una maggiore imposta e possono concludersi con un vero atto impositivo.
Accertamento fiscale: definizione semplice
In termini pratici, l’accertamento fiscale è il procedimento con cui l’ufficio verifica una posizione tributaria e, sulla base degli elementi raccolti, può contestare redditi non dichiarati, ricavi o compensi omessi, costi non riconosciuti, IVA non versata, crediti utilizzati senza diritto, cause ostative a un regime agevolato o altre violazioni che incidono sull’imposta dovuta.
L’accertamento può riguardare persone fisiche, professionisti, imprese e società. Per una Partita IVA può interessare, per esempio, imposte sui redditi, IVA, IRAP quando dovuta e altri tributi di competenza dell’ente che effettua il controllo.
Controllo fiscale e avviso di accertamento non sono la stessa cosa
Il controllo è l’attività istruttoria: l’Agenzia può confrontare dati, chiedere documenti, inviare questionari, convocare il contribuente oppure effettuare accessi, ispezioni e verifiche. L’avviso di accertamento è invece l’atto con cui, se l’ufficio ritiene fondata una maggiore pretesa fiscale, questa viene formalmente comunicata al contribuente.
Per questo ricevere una richiesta di documenti non significa automaticamente essere già destinatari di un accertamento. Allo stesso modo, un controllo può chiudersi senza maggiori imposte se i chiarimenti e i documenti confermano la correttezza della posizione.
Come nasce un accertamento
L’Agenzia delle Entrate pianifica controlli sostanziali utilizzando le informazioni disponibili e gli elementi acquisiti durante l’istruttoria. Il procedimento può partire da anomalie tra dati dichiarati e dati presenti nelle banche dati, da una verifica sul campo, da documenti acquisiti, da segnalazioni o da altri elementi fiscalmente rilevanti.
Il tema dei segnali che possono portare a un approfondimento è distinto dalla definizione dell’accertamento ed è trattato nella guida su quando scatta un accertamento fiscale.
Quali strumenti può usare l’Agenzia durante il controllo
Nei controlli sostanziali l’Amministrazione può utilizzare gli strumenti previsti dalla legge per acquisire informazioni e documenti. L’Agenzia indica, tra le modalità utilizzate, accessi, ispezioni e verifiche presso il contribuente, questionari e convocazioni presso l’ufficio. La normativa attribuisce inoltre specifici poteri istruttori per richiedere dati, documenti e informazioni rilevanti ai fini fiscali.
- richieste di documentazione;
- questionari;
- convocazioni e contraddittorio;
- accessi e verifiche;
- confronto con dati fiscali e informazioni presenti nelle banche dati;
- acquisizione di elementi finanziari nei casi e con le modalità previste dalla legge.
Cosa deve contenere un avviso di accertamento
L’avviso non può limitarsi a chiedere genericamente una somma. L’articolo 42 del DPR 600/1973 prevede, per gli accertamenti delle imposte sui redditi, che l’atto rechi tra l’altro l’indicazione dell’imponibile accertato, delle aliquote applicate e delle imposte liquidate, oltre alla motivazione della pretesa.
In concreto, leggendo l’atto devi poter capire almeno quale annualità è contestata, quali fatti o dati vengono utilizzati dall’ufficio, quale maggiore imponibile viene ricostruito, quali imposte, sanzioni e interessi sono richiesti e quali strumenti sono disponibili per reagire.
Accertamento analitico, induttivo e altri metodi
La parola “accertamento” non identifica un unico metodo di calcolo. A seconda del contribuente, della qualità delle scritture e degli elementi disponibili, l’ufficio può utilizzare metodi diversi per ricostruire reddito o imponibile. Tra questi rientrano, in termini generali, accertamento analitico, analitico-induttivo, induttivo, sintetico e accertamenti parziali.
Per evitare sovrapposizioni, le differenze tra i singoli metodi sono approfondite nella guida sui tipi di accertamento fiscale.
Avviso bonario e accertamento: perché non vanno confusi
Un controllo automatico o formale può generare una comunicazione di irregolarità prima dell’iscrizione a ruolo. Questo documento viene spesso chiamato “avviso bonario” e non è la stessa cosa di un avviso di accertamento sostanziale. Cambiano natura dell’atto, termini, strumenti di difesa e modalità di pagamento.
La differenza è spiegata nella pagina dedicata ad avviso bonario, accertamento e cartella esattoriale.
Che cos’è l’accertamento esecutivo
Dal 2011 gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate relativi alle imposte sui redditi, IVA e IRAP sono, nei casi previsti, esecutivi. Significa che l’atto contiene anche l’intimazione a pagare e che, decorso il termine utile, la riscossione delle somme può essere affidata ad Agenzia delle entrate-Riscossione senza la necessità di notificare una successiva cartella di pagamento.
Questa caratteristica rende particolarmente importante non confondere un vero avviso di accertamento con una semplice comunicazione preliminare.
Quanto tempo ha l’Agenzia per notificare l’accertamento
La definizione di accertamento non va confusa con i termini di decadenza. Per le annualità soggette alla disciplina attuale, il termine ordinario è generalmente diverso a seconda che la dichiarazione sia stata presentata oppure omessa. Per esempi e conteggio corretto dei cinque o sette anni puoi consultare la guida sui termini di notifica dell’accertamento fiscale.
Cosa può fare il contribuente dopo la notifica
Una volta ricevuto l’avviso, il contribuente non ha una sola strada. A seconda del contenuto dell’atto può verificare la correttezza della notifica e dei calcoli, valutare l’acquiescenza, l’accertamento con adesione, l’autotutela nei casi previsti oppure il ricorso tributario.
Questa pagina resta volutamente definitoria; le scelte operative sono trattate nella guida su cosa fare dopo aver ricevuto un avviso di accertamento.
Accertamento fiscale e regime forfettario
Essere in regime forfettario non esclude i controlli. L’Agenzia può verificare ricavi e compensi, correttezza delle dichiarazioni, requisiti di accesso e permanenza nel regime, cause ostative, fatture, operazioni con l’estero e altri elementi rilevanti. Il fatto che il reddito sia determinato applicando un coefficiente di redditività non rende la posizione “non accertabile”.
Anche nel forfettario, tuttavia, un controllo deve essere distinto dall’atto finale: l’esistenza di un’anomalia non prova automaticamente una maggiore imposta dovuta.
Domande frequenti
È l’attività con cui l’Amministrazione finanziaria verifica una posizione tributaria e, se ritiene dovute maggiori imposte, formalizza la pretesa con un avviso di accertamento.
No. Richieste di documenti, questionari, accessi e altri controlli sono attività istruttorie. L’avviso di accertamento è l’atto che formalizza l’eventuale maggiore pretesa fiscale.
No. La comunicazione di irregolarità derivante da controlli automatici o formali ha natura e conseguenze diverse da un avviso di accertamento sostanziale.
Sì. L’atto deve essere motivato e deve permettere al contribuente di comprendere la ricostruzione effettuata dall’ufficio e le somme richieste.
No. Gli accertamenti esecutivi possono essere affidati direttamente ad Agenzia delle entrate-Riscossione dopo i termini previsti senza una successiva cartella di pagamento.
Sì. Possono essere controllati ricavi o compensi, requisiti del regime, cause ostative, dichiarazioni, fatture e altri elementi fiscalmente rilevanti.
Fonti ufficiali
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