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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Forfettario: tasse su fatturato o incassato? Come funziona il principio di cassa

Nel regime forfettario, per calcolare il reddito imponibile non conta semplicemente quanto hai fatturato: la Legge 190/2014 applica il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi percepiti. In pratica, se emetti una fattura a dicembre e il cliente la paga a gennaio, quella somma entra normalmente nel reddito forfettario dell’anno successivo.

La stessa risposta non può però essere estesa in modo automatico a tutti i contributi previdenziali. Per un professionista in Gestione Separata la base contributiva è collegata al reddito professionale dichiarato; per artigiani e commercianti, invece, esiste una contribuzione minima che può essere dovuta anche con reddito basso o incassi molto ridotti. Per le Casse professionali valgono infine i rispettivi regolamenti.

Nel forfettario contano fatture emesse o somme incassate?

Il riferimento fondamentale è il comma 64 dell’articolo 1 della Legge 190/2014: il reddito imponibile si determina applicando il coefficiente di redditività all’ammontare dei ricavi o compensi percepiti. Il momento del pagamento è quindi decisivo per stabilire in quale periodo d’imposta la somma entra nel calcolo del reddito forfettario.

Questo spiega perché fatturato e incassato possono essere diversi. Puoi avere emesso 50.000 euro di fatture durante l’anno ma averne incassati soltanto 42.000 entro il 31 dicembre. In questo caso, se resti nello stesso regime e non intervengono regole particolari di passaggio, il reddito forfettario dell’anno parte normalmente dai 42.000 euro effettivamente percepiti.

Fattura di dicembre pagata a gennaio: quale anno conta?

Se una fattura viene emessa a dicembre ma il cliente la paga a gennaio, la somma rileva normalmente nell’anno di gennaio. L’Agenzia delle Entrate lo conferma anche nelle istruzioni della dichiarazione precompilata: quando la fattura è stata emessa in un anno ma incassata in un altro, il contribuente deve correggere i dati del quadro LM per includere le fatture incassate nell’anno e togliere quelle emesse ma non ancora pagate.

Per il caso specifico del lavoro svolto a fine anno puoi consultare la guida su fattura di dicembre e incasso a gennaio nel forfettario.

Fattura non incassata: non basta averla inviata allo SdI

L’invio della fattura elettronica al Sistema di Interscambio dimostra che il documento è stato emesso, non che il cliente abbia pagato. Una fattura può quindi risultare regolarmente trasmessa e restare insoluta per mesi senza entrare ancora negli incassi fiscalmente rilevanti del forfettario.

Se il cliente paga soltanto una parte, rileva la quota effettivamente percepita. Per esempio, su una fattura di 6.000 euro pagata per 2.000 euro a dicembre e per 4.000 euro a febbraio, i due incassi ricadono normalmente in due periodi d’imposta diversi. Per insoluti, note di credito e cambio di regime trovi l’approfondimento su fattura non incassata nel forfettario.

Acconti e pagamenti rateali: conta ciò che percepisci nell’anno

Il principio di cassa vale anche quando il cliente paga in più momenti. Se ricevi un acconto in un anno e il saldo nell’anno successivo, le somme entrano nel reddito nei rispettivi anni di percezione, ferma restando la corretta gestione della fatturazione e delle eventuali regole IVA applicabili all’operazione.

Lo stesso vale per una vendita o prestazione pagata a rate: non è il valore complessivo del contratto a diventare automaticamente reddito nel primo anno. Se il tuo caso riguarda proprio un piano di pagamento puoi approfondire nella guida sui pagamenti rateali dei clienti nel forfettario.

Bonifico, carta o piattaforme online: conserva la prova dell’incasso

Quando il pagamento avviene tramite bonifico, carta, PayPal, Stripe o altre piattaforme, soprattutto a cavallo del 31 dicembre, è importante conservare la documentazione che consente di ricostruire quando la somma è stata effettivamente percepita. La data di emissione della fattura e quella del pagamento possono infatti non coincidere.

Per questo la contabilità pratica del forfettario non dovrebbe limitarsi all’elenco delle fatture elettroniche: serve anche una riconciliazione con movimenti bancari, estratti conto e report dei sistemi di pagamento.

Il limite di 85.000 euro si controlla allo stesso modo?

La norma sul requisito di accesso usa una formulazione che distingue le due categorie: nell’anno precedente gli esercenti attività d’impresa devono avere conseguito ricavi, mentre arti e professioni devono avere percepito compensi, entro 85.000 euro, ragguagliati ad anno quando necessario. La determinazione del reddito nel regime, invece, al comma 64 fa riferimento ai ricavi o compensi percepiti.

È quindi meglio non ridurre tutte le verifiche alla frase generica “conta sempre l’incassato”. Per il monitoraggio delle soglie durante l’anno e per la cessazione immediata oltre 100.000 euro va applicata la disciplina specifica prevista dalla legge. Se sei vicino al limite consulta la guida su cosa succede superando 85.000 euro nel forfettario.

Come si calcolano le tasse partendo dagli incassi

Per calcolare l’imposta sostitutiva il procedimento, in forma semplificata, è questo:

  1. individui i ricavi o compensi fiscalmente rilevanti del periodo;
  2. applichi il coefficiente di redditività previsto per l’attività;
  3. ottieni il reddito forfettario lordo;
  4. deduci i contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili secondo la legge;
  5. sul reddito imponibile risultante applichi il 15% oppure il 5% se possiedi realmente i requisiti della nuova attività.

Esempio: un professionista con coefficiente del 78% ha emesso fatture per 40.000 euro, ma entro il 31 dicembre ne ha incassati 35.000. Il reddito forfettario lordo parte da 35.000 × 78% = 27.300 euro. Successivamente vanno gestiti contributi e imposta secondo la sua posizione previdenziale.

Gestione Separata: i contributi seguono il reddito dichiarato

Per il libero professionista senza Cassa iscritto alla Gestione Separata INPS, il contributo è collegato al reddito di lavoro autonomo risultante dalla dichiarazione. Nel 2026, per il professionista non pensionato e non assicurato presso un’altra forma previdenziale obbligatoria, l’aliquota complessiva è del 26,07%.

In questo caso una fattura non incassata, non entrando nel reddito forfettario dell’anno, non aumenta neppure la base contributiva dello stesso periodo. Chi è pensionato o già assicurato presso altra previdenza obbligatoria può avere un’aliquota diversa. Per i dettagli consulta la guida sulla Gestione Separata INPS nel forfettario.

Artigiani e commercianti: non paghi contributi soltanto sugli incassi

Per artigiani e commercianti la previdenza funziona diversamente. Nel 2026 l’INPS prevede un reddito minimale di 18.808 euro e una contribuzione minima annua che, per il titolare, è pari a 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, prima di eventuali agevolazioni spettanti.

Questo significa che anche un’attività con incassi bassi o reddito inferiore al minimale può dover versare i contributi fissi. Solo sulla parte di reddito eccedente il minimale entra poi in gioco la contribuzione percentuale. Perciò la vecchia frase “tasse e contributi si pagano tutti sull’incassato” è troppo generica.

Per importi, riduzione del 35% e scadenze puoi consultare la guida sui contributi INPS Artigiani e Commercianti.

Professionisti con Cassa: le regole possono essere diverse

Avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, medici e altri professionisti iscritti a una Cassa autonoma non devono applicare automaticamente le regole della Gestione Separata. Contributi minimi, soggettivi, integrativi e base di calcolo dipendono dal regolamento della singola Cassa.

Il principio di cassa determina il reddito fiscale del forfettario, ma non rende identiche tutte le discipline previdenziali. È quindi corretto distinguere sempre tassazione fiscale e contribuzione previdenziale.

Esempio completo: fatture di dicembre incassate a gennaio

Un consulente in Gestione Separata emette nel 2026 fatture per 48.000 euro. Al 31 dicembre ne ha incassati 42.000; gli ultimi 6.000 euro vengono pagati il 15 gennaio 2027.

  • fatture emesse nel 2026: 48.000 euro;
  • incassi rilevanti nel 2026: 42.000 euro;
  • i 6.000 euro incassati a gennaio entrano normalmente nel reddito 2027;
  • con coefficiente 78%, il reddito forfettario lordo 2026 parte da 32.760 euro;
  • la Gestione Separata viene calcolata sulla base previdenziale risultante secondo le regole della dichiarazione;
  • l’imposta sostitutiva viene calcolata dopo la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili.

Se lo stesso contribuente fosse un artigiano o commerciante, non potremmo trasportare meccanicamente questo calcolo contributivo: resterebbe da considerare il minimale previdenziale della relativa gestione.

Checklist di fine anno

  1. scarica l’elenco delle fatture emesse nell’anno;
  2. abbina ogni fattura ai pagamenti effettivamente ricevuti;
  3. separa le fatture ancora non incassate al 31 dicembre;
  4. controlla eventuali pagamenti parziali e rate;
  5. verifica acconti ricevuti durante l’anno;
  6. riconcilia bonifici, carte e piattaforme di pagamento;
  7. controlla separatamente il limite del regime e il reddito imponibile;
  8. individua la tua gestione previdenziale prima di stimare i contributi;
  9. non usare il solo totale delle fatture elettroniche come dato automatico per il quadro LM;
  10. conserva la documentazione degli incassi, soprattutto per i pagamenti a cavallo d’anno.

Domande frequenti

Nel forfettario pago le tasse sulle fatture emesse o sugli incassi?

Il reddito forfettario viene determinato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi percepiti. Una fattura emessa ma non ancora pagata, in linea generale, non entra nel reddito dell’anno finché non viene incassata.

Una fattura di dicembre pagata a gennaio in quale anno si dichiara?

Normalmente nell’anno di gennaio, cioè nell’anno dell’effettiva percezione, se resti nel medesimo regime fiscale e non intervengono regole transitorie particolari.

I contributi INPS si calcolano sempre sull’incassato?

No. Per la Gestione Separata la base è collegata al reddito professionale dichiarato; artigiani e commercianti hanno invece contributi sul minimale che possono essere dovuti anche con reddito basso. Le Casse professionali hanno regole proprie.

La precompilata conosce automaticamente la data in cui ho incassato?

Non sempre. L’Agenzia delle Entrate precisa che, non potendo conoscere dalle fatture la data esatta del pagamento, può presumere l’incasso alla data di emissione. Se il pagamento è avvenuto in un altro anno, il contribuente deve correggere i componenti positivi del quadro LM.

Fonti ufficiali

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