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Regime Forfettario

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Commercialista per videomaker: ATECO, INPS, attrezzatura e forfettario

Un commercialista per videomaker deve saper distinguere produzione audiovisiva, post-produzione, fotografia, regia e content creation. Sono attività vicine ma non sempre fiscalmente equivalenti: possono cambiare codice ATECO, coefficiente di redditività, previdenza e adempimenti.

Per chi produce video completi il riferimento principale da verificare è 59.11.00 – Attività di produzione cinematografica, di video e programmi televisivi; per montaggio e lavorazioni successive alle riprese è invece 59.12.00 – Attività di post-produzione cinematografica, di video e programmi televisivi. Nel regime forfettario entrambi utilizzano normalmente il coefficiente di redditività del 67%.

Cosa deve controllare un commercialista per videomaker

  • attività realmente svolta e codice ATECO;
  • produzione 59.11.00 o post-produzione 59.12.00;
  • eventuali attività fotografiche o di regia;
  • forma professionale o imprenditoriale;
  • Gestione Separata, Artigiani o altri inquadramenti da verificare;
  • regime forfettario o ordinario;
  • attrezzatura e investimenti;
  • software, cloud e servizi esteri;
  • contratti, licensing e diritti d’uso;
  • clienti italiani, UE ed extra-UE;
  • collaboratori, troupe e subfornitori;
  • eventuali prestazioni collegate allo spettacolo.

ATECO videomaker: 59.11.00 o 59.12.00?

ATECO 2025 distingue chiaramente la produzione audiovisiva dalla post-produzione. Il codice 59.11.00 comprende la produzione di film, video, contenuti audiovisivi, elementi di programmi televisivi e video destinati anche ai social network. Il codice 59.12.00 comprende invece montaggio, titolazione, sottotitolazione, conversione per streaming, doppiaggio e altre lavorazioni successive alle riprese.

La fonte ufficiale è la classificazione ATECO 2025 di ISTAT. RF ha già una guida specifica sul codice ATECO videomaker.

Produzione video e post-produzione: intenti distinti

Un videomaker che realizza il prodotto audiovisivo completo, coordinando riprese, produzione e consegna finale, può rientrare nel 59.11.00. Chi invece riceve materiale girato da altri e vende soprattutto montaggio, color correction, titolazione, sottotitoli o adattamento per piattaforme può essere più vicino al 59.12.00.

Quando entrambe le attività sono autonome e fatturate separatamente, può essere necessario utilizzare più codici sulla stessa Partita IVA. Se invece la post-produzione è solo una fase interna del video prodotto per il cliente, il perimetro può restare quello dell’attività principale.

Regista, producer e videomaker non sono sempre la stessa attività

ATECO 2025 separa anche la regia indipendente dalla produzione audiovisiva. Per chi vende propriamente la prestazione di regia può diventare rilevante il codice 90.39.01, mentre per il producer che assume la responsabilità della produzione audiovisiva resta centrale il 59.11.00.

RF ha già approfondito il tema nella guida su videomaker, producer e regista. Il commercialista deve quindi leggere contratto e fattura, non fermarsi alla job title usata sui social o sul sito.

Regime forfettario videomaker: coefficiente 67%

Per 59.11.00 e 59.12.00 il coefficiente di redditività normalmente applicato nel regime forfettario è del 67%. Con 40.000 euro di ricavi incassati, il reddito forfettario lordo è quindi pari a 26.800 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.

Il restante 33% rappresenta i costi riconosciuti in via forfettaria. Videocamere, obiettivi, luci, microfoni, computer, storage, software, cloud, noleggi e trasferte non vengono dedotti analiticamente.

Quando il forfettario può essere poco conveniente

Il videomaker può avere una struttura di costi molto pesante. Attrezzatura professionale, workstation, dischi, backup, assicurazione, licenze Adobe, DaVinci, plugin, musiche stock e noleggio di mezzi tecnici possono assorbire una quota rilevante dei ricavi.

Se i costi reali superano stabilmente il 33% riconosciuto dal coefficiente del 67%, il commercialista dovrebbe confrontare il forfettario con il regime ordinario considerando anche l’IVA sugli investimenti.

Gestione Separata, Artigiani o altro inquadramento previdenziale?

Il codice ATECO non determina da solo la gestione previdenziale. Un videomaker che lavora personalmente come professionista senza organizzazione d’impresa può dover valutare la Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota ordinaria dei professionisti senza altra previdenza obbligatoria è del 26,07%.

Se invece l’attività è organizzata con caratteristiche proprie dell’impresa artigiana o di produzione, possono diventare rilevanti Camera di Commercio e Gestione Artigiani. La scelta deve riflettere l’organizzazione reale del lavoro.

Quando può entrare in gioco il Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo

In alcune produzioni audiovisive possono esserci ruoli o prestazioni che rientrano nel perimetro previdenziale dello spettacolo. Non basta però essere genericamente “videomaker” per concludere che si debba applicare il FPLS: occorre verificare la specifica figura professionale, il committente, il tipo di produzione e le modalità della prestazione.

Il commercialista dovrebbe quindi controllare caso per caso quando il videomaker lavora come tecnico, operatore, componente di una troupe o in altre figure ricomprese nel settore dello spettacolo. L’INPS pubblica dati e regole sul Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo.

Attrezzatura acquistata: perché va pianificata

Una videocamera da 5.000 euro, un obiettivo professionale, un drone, luci o una workstation incidono realmente sul margine ma non vengono dedotti analiticamente nel forfettario. Anche l’IVA sull’acquisto non viene normalmente recuperata.

Prima di un investimento importante il commercialista dovrebbe simulare il costo netto nel forfettario e confrontarlo con il regime ordinario, soprattutto se gli acquisti si ripetono ogni anno.

Noleggio attrezzatura e subfornitori

Per alcune produzioni può essere più conveniente noleggiare camere, ottiche, luci, gimbal, droni o service audio. Dal punto di vista economico questi costi incidono sul margine anche se nel forfettario non vengono dedotti uno per uno.

Lo stesso vale per montatori, colorist, fonici, operatori drone e altri professionisti coinvolti nella produzione. Se il videomaker fattura al cliente l’intero progetto e paga personalmente i collaboratori, il fatturato può crescere molto più del margine reale.

Software, cloud e servizi esteri

Adobe, Blackmagic, Frame.io, Dropbox, Google Workspace, servizi AI, stock video e librerie musicali possono essere forniti da società estere. Il regime forfettario non elimina gli adempimenti IVA collegati agli acquisti internazionali.

Il commercialista deve quindi controllare le fatture dei fornitori esteri, eventuale reverse charge e altri adempimenti connessi, oltre a verificare che il costo sia considerato nella valutazione della convenienza economica del regime.

Clienti UE ed extra-UE

Un videomaker può lavorare per aziende italiane, agenzie estere, piattaforme internazionali o clienti privati. Con clienti UE ed extra-UE cambiano territorialità IVA, diciture in fattura e, nei rapporti B2B UE, possono diventare rilevanti VIES e altri adempimenti.

Il fatto di essere in forfettario non rende tutte le fatture internazionali uguali. La natura del cliente e della prestazione va verificata prima dell’emissione.

Licensing, diritti d’uso e cessione dei contenuti

Un contratto video può prevedere non soltanto la produzione, ma anche licenza d’uso, durata, territorio, utilizzo pubblicitario, social, TV, web e possibilità di modificare il contenuto.

Il commercialista deve distinguere il corrispettivo per la prestazione tecnica da eventuali componenti legate a diritti e sfruttamento economico dell’opera quando assumono autonoma rilevanza. La struttura contrattuale va definita insieme agli aspetti legali prima della fattura.

Videomaker e fotografo: quando servono più codici

Molti professionisti offrono contemporaneamente foto e video. Se le attività sono entrambe autonome e rilevanti, può essere necessario aggiungere un codice della famiglia 74.20 oltre a 59.11.00 o 59.12.00.

RF mantiene una pagina separata sul commercialista per fotografo, perché fotografia e produzione audiovisiva non devono essere trattate come un’unica attività indistinta.

Videomaker per social, advertising e creator

ATECO 2025 include nella produzione video anche contenuti commerciali e video destinati ai social network. Se però il professionista vende anche strategia, advertising, gestione social o influencer marketing, possono emergere attività ulteriori da classificare separatamente.

Per la parte di gestione social RF ha già una guida sul commercialista per social media manager.

Acconti, milestone e saldo del progetto

Una produzione video può prevedere acconto alla firma, secondo pagamento dopo le riprese e saldo alla consegna. Nel forfettario il principio di cassa rende importante la data effettiva degli incassi.

Il contratto dovrebbe definire anche numero di revisioni, modifiche extra, ritardi del cliente, consegna dei file sorgenti e cancellazione del progetto. Il commercialista deve poter riconciliare correttamente fatture e incassi.

Documenti da consegnare al commercialista

  • attribuzione Partita IVA e codici ATECO;
  • contratti e preventivi con i clienti;
  • fatture emesse e incassi;
  • fatture di attrezzatura e noleggi;
  • software e servizi esteri;
  • contratti con collaboratori e subfornitori;
  • eventuali licenze e diritti d’uso;
  • posizione INPS o altro inquadramento previdenziale;
  • eventuali clienti esteri;
  • ultima dichiarazione fiscale.

Controlli periodici utili

  • ricavi incassati;
  • stima di imposte e contributi;
  • costi reali rispetto al 33% presunto;
  • nuovi acquisti di attrezzatura;
  • peso di noleggi e collaboratori;
  • software e servizi esteri;
  • nuove attività autonome da aggiungere all’ATECO;
  • clienti UE ed extra-UE;
  • eventuale rilevanza previdenziale dello spettacolo per specifiche prestazioni.

Errori frequenti nella gestione fiscale del videomaker

  • usare un solo codice per produzione, post-produzione, fotografia e regia senza verificare le attività;
  • scegliere 74.20.19 come codice universale del videomaker;
  • dedurre automaticamente la previdenza dal solo ATECO;
  • ignorare i costi reali di attrezzatura e noleggio;
  • non gestire correttamente software e servizi esteri;
  • fatturare clienti esteri senza verificare territorialità e VIES;
  • non distinguere prestazione tecnica e diritti d’uso quando rilevanti;
  • restare nel forfettario senza confrontare il 33% di costi presunti con la spesa reale.

Come scegliere un commercialista per videomaker

Un commercialista videomaker dovrebbe conoscere ATECO 59.11.00 e 59.12.00, differenze con fotografia e regia, previdenza, software esteri, clienti internazionali e struttura dei costi audiovisivi.

Prima di affidare l’incarico conviene chiedere come verranno gestiti investimenti in attrezzatura, più codici ATECO, collaboratori, clienti esteri, licensing e verifica dell’inquadramento previdenziale. Sono questi gli aspetti che rendono la consulenza realmente specialistica.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del videomaker nel 2026?

Dipende dall’attività: 59.11.00 per produzione audiovisiva, 59.12.00 per post-produzione e altri codici quando fotografia, regia o altre attività sono autonome.

Qual è il coefficiente forfettario del videomaker?

Per i codici 59.11.00 e 59.12.00 il coefficiente di redditività normalmente applicato è del 67%.

Quanto paga di INPS un videomaker?

Non esiste una risposta unica. L’inquadramento dipende dal modo concreto in cui l’attività viene svolta: possono essere da verificare Gestione Separata, Artigiani o, per specifiche prestazioni, altri fondi previdenziali.

Un videomaker può avere più codici ATECO?

Sì, quando produzione, post-produzione, fotografia o regia sono attività realmente autonome e vengono vendute separatamente.

Serve un commercialista specializzato in videomaker?

Non è obbligatorio, ma è utile che il consulente conosca produzione audiovisiva, post-produzione, previdenza, attrezzatura, software esteri, clienti internazionali e diritti d’uso.

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