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Regime Forfettario

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Commercialista per tributarista: ATECO, INPS, Entratel e forfettario

Un commercialista per tributarista deve conoscere sia il regime fiscale del professionista sia i limiti operativi previsti per una professione non ordinistica. Il tributarista può svolgere consulenza fiscale e contabile non riservata, ma non coincide con il commercialista e non acquisisce automaticamente le prerogative delle professioni iscritte in ordini o collegi.

Con ATECO 2025 il codice di riferimento è 69.20.06 – Attività di altri consulenti, periti e altri soggetti simili in ambito tributario e contabile. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività è del 78%. Per il libero professionista senza altra previdenza obbligatoria il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS.

Cosa deve controllare un commercialista per tributarista

  • ATECO 69.20.06;
  • corretto richiamo alla Legge 4/2013;
  • attività consentite e attività riservate;
  • regime forfettario o ordinario;
  • coefficiente di redditività del 78%;
  • Gestione Separata INPS;
  • abilitazioni Entratel quando necessarie;
  • deleghe dei clienti e servizi telematici;
  • privacy e gestione dei dati fiscali;
  • antiriciclaggio quando applicabile ai servizi svolti;
  • RC professionale e associazioni professionali;
  • organizzazione dello studio, collaboratori e software.

ATECO tributarista: 69.20.06

ATECO 2025 utilizza il codice 69.20.06 per gli altri consulenti, periti e soggetti simili in ambito tributario e contabile. Ha sostituito il precedente 69.20.13 utilizzato nella classificazione precedente.

RF ha già una guida dedicata alla Partita IVA del tributarista e una scheda specifica sul codice ATECO 69.20.06.

Legge 4/2013: perché è centrale

Il tributarista rientra tra le professioni non organizzate in ordini o collegi disciplinate dalla Legge 4/2013. Questo significa che non esiste un albo pubblico obbligatorio paragonabile a quello dei dottori commercialisti.

Il MIMIT chiarisce che la Legge 4/2013 non ha natura autorizzatoria e che l’adesione a un’associazione professionale resta distinta dal diritto generale di esercitare attività non riservate.

La dicitura Legge 4/2013 nei rapporti con i clienti

Chi esercita una professione non organizzata deve rendere chiaro il riferimento alla disciplina applicabile nei documenti e nei rapporti scritti con il cliente. Il commercialista che segue uno studio di consulenza tributaria dovrebbe quindi verificare preventivi, lettere di incarico, sito e documentazione commerciale.

È utile evitare formule che possano far pensare all’appartenenza a un ordine professionale quando questa non esiste.

Tributarista e commercialista: attività da non confondere

Il commercialista è una professione ordinistica regolata dal D.Lgs. 139/2005. Il tributarista è invece un professionista non ordinistico. Le due figure possono incontrarsi su varie attività di consulenza fiscale non riservate, ma non sono intercambiabili.

Quando una specifica attività richiede iscrizione a un ordine, abilitazione, visto, certificazione, revisione o difesa tecnica, il tributarista deve verificare se può svolgerla direttamente o se è necessario il coinvolgimento di un professionista abilitato.

Attività riservate: il commercialista deve segnalarle

Uno dei compiti più importanti del consulente fiscale del tributarista è evitare che lo studio ampli progressivamente i servizi oltre il perimetro consentito. Crescendo, è facile aggiungere pratiche o adempimenti che richiedono titoli specifici.

La regola deve essere semplice: prima di vendere un nuovo servizio, va verificato se è libero, regolamentato o riservato e quali abilitazioni richiede.

Entratel e intermediario fiscale

La professione di tributarista e l’abilitazione telematica sono due cose diverse. Per trasmettere determinate dichiarazioni o utilizzare servizi per conto dei clienti occorre rientrare tra gli intermediari abilitati e possedere le relative credenziali e autorizzazioni.

L’accesso ai servizi telematici deve quindi essere gestito con attenzione: profili, deleghe, incarichi, conservazione della documentazione e revoche devono essere coerenti con i servizi effettivamente prestati. Per i servizi di riscossione, Agenzia Entrate-Riscossione dedica agli intermediari abilitati l’area EquiPro.

Deleghe dei clienti e servizi telematici

Lo studio può operare su dati fiscali, pratiche e posizioni dei clienti soltanto quando dispone delle deleghe e dei presupposti necessari. Il commercialista che segue il tributarista dovrebbe impostare un archivio ordinato di deleghe, scadenze, revoche e documenti identificativi.

Una gestione debole delle deleghe espone lo studio a errori operativi, accessi non più autorizzati e contestazioni sulla corretta gestione dei dati.

Regime forfettario: coefficiente 78%

Con ATECO 69.20.06 il coefficiente di redditività è del 78%. Con 50.000 euro di compensi incassati, il reddito forfettario lordo è quindi pari a 39.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.

Il restante 22% rappresenta i costi riconosciuti forfettariamente. Software fiscali, banche dati, assicurazione, formazione, coworking, collaboratori e hardware non vengono dedotti analiticamente.

Gestione Separata INPS nel 2026

Il tributarista libero professionista non dispone di una Cassa professionale autonoma di categoria. In assenza di altra previdenza obbligatoria, il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS.

Nel 2026 l’aliquota complessiva per i professionisti senza altra copertura obbligatoria è del 26,07%, secondo la circolare INPS n. 8/2026. RF approfondisce il tema nella guida sulla Gestione Separata INPS.

Quando il forfettario può essere poco conveniente

Il coefficiente del 78% presume costi pari al 22% dei compensi. Uno studio molto digitale e leggero può avere costi inferiori; uno studio con collaboratori, ufficio, software costosi e banche dati può invece superare facilmente questa percentuale.

Il commercialista dovrebbe confrontare almeno una volta l’anno il regime forfettario con l’ordinario, soprattutto quando aumentano personale, affitto, software e spese di struttura.

Software fiscali, banche dati e costi dello studio

Il tributarista può sostenere costi rilevanti per software dichiarativi, contabilità, firma digitale, conservazione, banche dati fiscali, PEC, CRM, backup e sicurezza informatica.

Nel forfettario questi costi non abbassano direttamente il reddito imponibile, ma devono essere monitorati perché incidono sul margine reale dello studio.

Privacy e dati fiscali dei clienti

Uno studio tributario tratta dati personali, fiscali, patrimoniali e talvolta informazioni molto sensibili sotto il profilo economico. Il commercialista dovrebbe verificare che lo studio disponga di procedure coerenti per accessi, archiviazione, backup e gestione dei collaboratori.

La gestione fiscale non può essere separata dalla sicurezza dei dati: un’organizzazione disordinata aumenta sia il rischio operativo sia quello reputazionale.

Antiriciclaggio: va verificato in base ai servizi

Gli obblighi antiriciclaggio dipendono dall’attività concretamente svolta e dal perimetro soggettivo previsto dalla normativa. Non è corretto applicare automaticamente a ogni tributarista gli stessi obblighi di ogni altra categoria professionale senza una verifica.

Quando lo studio amplia i servizi o gestisce operazioni più complesse, il commercialista dovrebbe segnalare la necessità di una verifica specifica del D.Lgs. 231/2007 e degli eventuali obblighi applicabili.

Associazione professionale: facoltativa ma utile in alcuni casi

L’iscrizione a un’associazione di tributaristi non è, in via generale, una licenza pubblica obbligatoria per esercitare. Può però offrire formazione, codice deontologico, attestazioni, servizi e maggiore riconoscibilità professionale.

Il commercialista deve distinguere sempre i requisiti associativi volontari dai requisiti legali necessari per svolgere una specifica attività.

RC professionale e responsabilità verso il cliente

Un errore su una dichiarazione, una scadenza o un adempimento può generare conseguenze economiche importanti per il cliente. Per questo una copertura RC professionale adeguata è un costo da considerare seriamente nella struttura dello studio.

Lettera di incarico, perimetro dei servizi, responsabilità e modalità di consegna dei documenti dovrebbero essere definiti con chiarezza fin dall’inizio.

Collaboratori e crescita dello studio

Quando aumenta il numero dei clienti può diventare necessario inserire dipendenti, collaboratori o altri professionisti. Il commercialista deve verificare sia la corretta forma dei rapporti sia l’effetto dei costi sul regime fiscale.

Una struttura con personale stabile può rendere meno favorevole il forfettario e richiedere un’organizzazione più robusta di privacy, sicurezza e procedure interne.

Clienti ricorrenti, pacchetti e compensi

Molti studi lavorano con compensi mensili o annuali per contabilità, dichiarativi e assistenza continuativa. È utile distinguere canoni ricorrenti, attività extra, pratiche una tantum e consulenze specialistiche.

Il commercialista dovrebbe aiutare il tributarista a misurare redditività per cliente e tempo impiegato, non soltanto il fatturato complessivo.

Documenti da consegnare al commercialista

  • attribuzione Partita IVA;
  • descrizione dettagliata dei servizi offerti;
  • eventuali iscrizioni associative;
  • abilitazioni telematiche;
  • deleghe e lettere di incarico;
  • fatture emesse e incassi;
  • contratti software e banche dati;
  • polizza RC professionale;
  • F24 Gestione Separata;
  • eventuali collaboratori o dipendenti;
  • ultima dichiarazione fiscale.

Controlli periodici utili

  • compensi incassati;
  • stima Gestione Separata;
  • stima imposta sostitutiva;
  • costi reali dello studio;
  • deleghe attive e revocate;
  • servizi nuovi e loro eventuale riserva professionale;
  • scadenze di RC e software;
  • convenienza aggiornata tra forfettario e ordinario.

Errori frequenti nella gestione fiscale del tributarista

  • usare ancora il vecchio ATECO 69.20.13;
  • presentarsi come commercialista senza iscrizione ODCEC;
  • confondere associazione professionale e abilitazione pubblica;
  • svolgere attività riservate senza titolo;
  • non gestire correttamente Entratel e deleghe;
  • trascurare privacy e sicurezza dei dati;
  • calcolare la Gestione Separata come se avesse contributi fissi da artigiano;
  • restare nel forfettario quando i costi dello studio superano stabilmente il 22% dei compensi.

Come scegliere un commercialista per tributarista

Un commercialista tributarista dovrebbe conoscere ATECO 69.20.06, Legge 4/2013, Gestione Separata, limiti professionali, Entratel, deleghe e organizzazione di uno studio fiscale.

Prima di affidare l’incarico conviene chiedere come verranno monitorati contributi, margini, software, attività riservate, collaboratori e convenienza del regime fiscale.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del tributarista nel 2026?

ATECO 2025 utilizza il codice 69.20.06 – Attività di altri consulenti, periti e altri soggetti simili in ambito tributario e contabile.

Qual è il coefficiente forfettario del tributarista?

Per ATECO 69.20.06 il coefficiente di redditività normalmente applicato è del 78%.

Il tributarista deve essere iscritto a un albo?

No. È una professione non organizzata in ordini o collegi disciplinata dalla Legge 4/2013. Restano però fuori dal suo perimetro le attività riservate ad altre professioni.

Quale INPS paga un tributarista?

Il libero professionista senza altra previdenza obbligatoria è normalmente iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva ordinaria è del 26,07%.

Serve un commercialista specializzato in tributaristi?

Non è obbligatorio, ma è utile che il consulente conosca Legge 4/2013, attività riservate, Entratel, deleghe, Gestione Separata e struttura dei costi di uno studio tributario.

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