Un commercialista per tatuatore deve conoscere non solo il regime forfettario, ma anche ATECO 2025, INPS Artigiani, SCIA/SUAP, requisiti igienico-sanitari, gestione dello studio, materiali, collaboratori e corrispettivi. L’attività di tatuaggio non è infatti una normale prestazione professionale: un errore nell’inquadramento iniziale può riflettersi su previdenza, adempimenti amministrativi e costi ricorrenti.
Per l’attività di studi di tatuaggi e piercing, ATECO 2025 prevede il codice 96.99.91. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività normalmente applicato è del 67%. Quando l’attività viene esercitata come impresa artigiana, la previdenza di riferimento è normalmente la Gestione Artigiani INPS, con contribuzione minima e percentuale sul reddito eccedente il minimale.
Cosa deve controllare un commercialista per tatuatore
- codice ATECO e attività effettivamente svolta;
- inquadramento come impresa artigiana;
- iscrizione al Registro Imprese e posizione INPS;
- regime forfettario o ordinario e relativa convenienza;
- SCIA/SUAP e requisiti locali dello studio;
- fatturazione elettronica o gestione dei corrispettivi;
- acquisto di aghi, pigmenti, monouso e attrezzature;
- collaboratori, ospiti e guest artist;
- eventuale vendita di prodotti;
- lavoro presso studi di terzi;
- controllo periodico di tasse, contributi e margine reale.
ATECO tatuatore: 96.99.91
La classificazione ATECO 2025 identifica con 96.99.91 – Attività di studi di tatuaggi e piercing sia gli studi di tatuaggio e piercing sia l’attività dei tatuatori che utilizzano sostanze biologiche, ad esempio henné, per decorazioni temporanee.
La fonte ufficiale è la classificazione ATECO 2025 di ISTAT. RF ha già una guida specifica sul codice ATECO del tatuatore e una scheda dedicata al codice ATECO 96.99.91.
Regime forfettario tatuatore: coefficiente 67%
Nel regime forfettario il tatuatore utilizza normalmente un coefficiente di redditività del 67%. Con 40.000 euro di ricavi incassati, il reddito forfettario lordo è quindi pari a 26.800 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.
Il restante 33% rappresenta i costi riconosciuti in via forfettaria. Pigmenti, aghi, guanti, disinfettanti, affitto dello studio, lettino, sterilizzazione, software, pubblicità, corsi e altre spese non vengono dedotti analiticamente. Per questo il commercialista dovrebbe confrontare almeno una volta l’anno i costi reali con il 33% riconosciuto fiscalmente.
RF approfondisce già il calcolo nella guida su tasse e contributi del tatuatore in regime forfettario.
INPS Artigiani 2026
Quando il tatuatore esercita l’attività come impresa artigiana, la previdenza di riferimento è normalmente la Gestione Artigiani INPS. Per il 2026 l’INPS ha fissato l’aliquota pensionistica al 24% per artigiani titolari e collaboratori, con minimale di reddito pari a 18.808 euro e contribuzione ulteriore sulla parte di reddito che supera tale soglia.
La Gestione Artigiani prevede quindi contributi minimi anche quando il reddito è basso. Questo è uno dei punti che distingue il tatuatore da molti liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata. La fonte corrente è la circolare INPS sui contributi Artigiani e Commercianti 2026.
Riduzione contributiva del 35% nel forfettario
L’artigiano che applica il regime forfettario può, quando ne ricorrono i requisiti, chiedere il regime previdenziale agevolato che riduce del 35% la contribuzione dovuta. Non è però una riduzione automatica collegata alla sola apertura della Partita IVA: va richiesta e gestita correttamente secondo le regole INPS.
Il commercialista dovrebbe quindi confrontare contribuzione ordinaria e agevolata, considerando anche gli effetti sull’accredito pensionistico. Per un tatuatore con ricavi bassi la differenza finanziaria può essere significativa.
Tatuatore freelance senza studio proprio
Un tatuatore può lavorare all’interno dello studio di un altro operatore, ma questo non elimina automaticamente gli obblighi fiscali, previdenziali e professionali. Bisogna chiarire il rapporto con lo studio: affitto di postazione, collaborazione, percentuale sugli incassi oppure altra forma contrattuale.
RF tratta il tema dell’INPS nella guida sul tatuatore freelance e posizione previdenziale. Il commercialista deve coordinare questo aspetto con contratto di utilizzo dello spazio, fatturazione e requisiti sanitari del locale.
SCIA, SUAP e requisiti igienico-sanitari
L’attività di tatuaggio coinvolge requisiti sanitari e organizzativi che non possono essere dedotti dal solo codice ATECO. Regioni, ASL e Comuni possono prevedere formazione, requisiti dei locali, procedure SUAP e altri adempimenti specifici.
Il Ministero della Salute ricorda che le pratiche di tatuaggio comportano un rischio di trasmissione di infezioni quando non vengono rispettate adeguate procedure igieniche e che è importante affidarsi a operatori abilitati e a locali autorizzati. Il commercialista non sostituisce il controllo sanitario, ma deve verificare che l’avvio fiscale sia coordinato con gli adempimenti amministrativi effettivamente richiesti sul territorio.
La fonte sanitaria generale è il Ministero della Salute sul tema tatuaggi e piercing.
Studio proprio: costi e adempimenti da pianificare
Aprire uno studio proprio comporta costi molto diversi rispetto a lavorare presso una struttura già esistente. Possono entrare in gioco affitto, adeguamento dei locali, arredi, lettino, illuminazione, dispositivi monouso, contenitori, smaltimento, assicurazione, software, insegna e promozione.
Nel forfettario queste spese non vengono dedotte una per una. Il commercialista deve quindi verificare se il 33% di costi riconosciuti dal coefficiente del 67% resta realistico rispetto alla struttura economica effettiva dello studio.
Pigmenti, aghi e materiali: perché contano anche nel forfettario
Anche se i costi non riducono analiticamente il reddito forfettario, restano decisivi per il margine. Pigmenti, aghi, cartucce, guanti, pellicole protettive, prodotti per la preparazione della pelle e materiali monouso devono essere monitorati per capire quanto rende realmente ogni seduta.
Un buon controllo gestionale dovrebbe distinguere almeno ricavo della seduta, consumo medio di materiali, quota di affitto o postazione e tempo impiegato. Solo così è possibile confrontare reddito fiscale e redditività economica reale.
Acconti per prenotare il tatuaggio
Molti studi chiedono un acconto per bloccare data e progetto. Il commercialista deve verificare come documentare correttamente l’incasso e cosa prevede il contratto o il regolamento dello studio in caso di annullamento, rinvio o mancata presentazione del cliente.
Nel regime forfettario il controllo degli incassi è centrale perché il reddito segue il principio di cassa. Acconti, saldi e somme trattenute devono quindi essere riconciliati con la documentazione emessa.
Guest artist e collaborazioni tra studi
Un tatuatore può ospitare altri artisti oppure lavorare temporaneamente presso studi diversi. Fiscalmente bisogna chiarire chi incassa dal cliente, chi emette il documento fiscale e quale compenso spetta allo studio ospitante o al guest artist.
Percentuali sugli incassi, affitto giornaliero della postazione e compensi per servizi accessori non sono la stessa cosa. Il commercialista dovrebbe predisporre contratti e flussi coerenti prima della collaborazione, soprattutto quando gli artisti provengono dall’estero.
Tatuatore che vende creme, prodotti o merchandising
Vendere occasionalmente un prodotto collegato alla seduta è diverso dal gestire una vera attività commerciale continuativa. Se lo studio vende in modo stabile creme, aftercare, abbigliamento, gioielli o merchandising, il commercialista deve verificare se serve un’attività secondaria e quale impatto abbia su coefficiente, previdenza e adempimenti.
Nel regime forfettario, con più attività soggette a coefficienti diversi, i ricavi devono essere distinti per applicare correttamente la percentuale di redditività riferita a ciascuna attività.
Piercing nello stesso studio
Il codice 96.99.91 comprende sia tatuaggi sia piercing, quindi lo studio che svolge entrambe le attività può restare nella stessa voce ATECO. Restano però da verificare gli specifici requisiti igienico-sanitari e formativi previsti localmente per le attività effettivamente esercitate.
Lavorare con clienti esteri o come guest all’estero
Se il tatuatore lavora temporaneamente presso studi esteri o collabora con operatori UE ed extra-UE, il commercialista deve verificare dove viene svolta la prestazione, chi è il cliente fiscale e quali documenti devono essere emessi.
Anche acquisti di software, pubblicità o servizi da fornitori esteri possono generare adempimenti IVA pur restando in regime forfettario. La gestione internazionale va quindi impostata prima delle operazioni e non ricostruita solo a fine anno.
Quanto accantonare per tasse e INPS
Non esiste una percentuale unica valida per ogni tatuatore. Nel caso dell’artigiano incidono contributi minimi, eventuale contribuzione eccedente, imposta sostitutiva al 5% o 15%, acconti e possibile riduzione contributiva del 35%.
Il commercialista dovrebbe quindi aggiornare una previsione durante l’anno, soprattutto quando lo studio cresce rapidamente o i ricavi sono molto stagionali. Aspettare la dichiarazione per sapere quanto accantonare aumenta il rischio di problemi di liquidità.
Documenti da consegnare al commercialista
- certificato di attribuzione della Partita IVA e ATECO;
- visura camerale e posizione INPS;
- SCIA o documentazione SUAP disponibile;
- contratto di affitto dello studio o della postazione;
- fatture emesse e corrispettivi;
- fatture di materiali e attrezzature;
- contratti con collaboratori o guest artist;
- eventuali vendite di prodotti;
- versamenti INPS e F24;
- ultima dichiarazione fiscale.
Errori frequenti nella gestione fiscale del tatuatore
- utilizzare ancora il vecchio codice ATECO senza verificare il 96.99.91;
- confondere Gestione Artigiani e Gestione Separata;
- aprire la Partita IVA senza coordinare SCIA e requisiti locali;
- ignorare i contributi minimi INPS;
- non valutare la riduzione contributiva del 35% quando applicabile;
- trattare in modo informale acconti e cancellazioni;
- non disciplinare economicamente guest artist e postazioni;
- vendere prodotti in modo stabile senza verificare un’attività secondaria;
- restare nel forfettario senza confrontare il 33% di costi presunti con le spese reali dello studio.
Come scegliere un commercialista per tatuatore
Un commercialista tatuatore dovrebbe conoscere ATECO 96.99.91, INPS Artigiani, regime forfettario, Registro Imprese, gestione dello studio e differenza tra compensi per tatuaggi, vendita di prodotti e collaborazioni con altri artisti.
Prima di affidare l’incarico conviene chiedere come vengono gestiti contributi minimi, riduzione INPS, acconti dei clienti, guest artist, materiali, vendite secondarie e coordinamento con SCIA/SUAP. È questo insieme di controlli che distingue una gestione specialistica dalla semplice dichiarazione annuale.
Domande frequenti
ATECO 2025 prevede il codice 96.99.91 – Attività di studi di tatuaggi e piercing.
Per l’attività di tatuatore il coefficiente di redditività normalmente applicato nel regime forfettario è del 67%.
Quando è inquadrato come artigiano, nel 2026 l’aliquota pensionistica è del 24% e la Gestione Artigiani prevede anche una contribuzione minima collegata al minimale di reddito.
Se applica il regime forfettario e possiede i requisiti previsti, può richiedere il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% della contribuzione dovuta.
Non è obbligatorio, ma è utile che il consulente conosca INPS Artigiani, ATECO 96.99.91, gestione dello studio, requisiti locali, acconti, guest artist e attività secondarie.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
