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Regime Forfettario

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Commercialista per personal shopper: ATECO, INPS e acquisti clienti

Un commercialista per personal shopper deve capire prima di tutto che cosa viene realmente venduto al cliente: consulenza, intermediazione o beni. Con ATECO 2025 il riferimento per il personal shopper che opera come consulente d’immagine è 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine, con coefficiente di redditività del 67% nel regime forfettario. Per la sola attività professionale, senza una Cassa specifica, il riferimento previdenziale tipico è la Gestione Separata INPS.

La gestione fiscale diventa più delicata quando il professionista riceve denaro per acquistare capi e accessori, incassa commissioni da negozi o piattaforme, lavora con clienti esteri, vende pacchetti di shopping o acquista merce in nome proprio. In questi casi il commercialista deve separare con precisione il compenso professionale dalle somme del cliente e verificare se l’attività mantiene natura consulenziale oppure assume carattere commerciale.

Commercialista per personal shopper: cosa deve controllare

  • ATECO 96.99.94 e coefficiente forfettario del 67%;
  • Gestione Separata INPS;
  • contratto e descrizione del servizio;
  • acquisti effettuati direttamente dal cliente o per suo conto;
  • eventuali somme anticipate e rimborsi documentati;
  • commissioni riconosciute da negozi, brand o piattaforme;
  • vendita diretta di abbigliamento e accessori;
  • fatture, bollo e rivalsa INPS del 4%;
  • clienti esteri e shopping tour;
  • costi reali di trasferte, marketing, software e formazione.

ATECO 2025 personal shopper: 96.99.94

Le note ufficiali ATECO 2025 dell’ISTAT individuano il codice 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine. Sono compresi i servizi destinati a valorizzare l’immagine del cliente attraverso, ad esempio, abbigliamento e accessori, acconciatura e trucco.

Per il personal shopper che analizza lo stile, seleziona capi, prepara shopping list e accompagna il cliente negli acquisti, questo è oggi il riferimento più coerente. Puoi consultare anche la scheda ATECO 96.99.94.

Il vecchio 96.09.09 non è più il riferimento automatico

Prima di ATECO 2025 il personal shopper veniva spesso collocato in codici residuali. Oggi l’esistenza del 96.99.94 rende più precisa la classificazione della consulenza d’immagine.

Chi possiede già una Partita IVA con un vecchio codice non dovrebbe però modificarla soltanto perché trova online una nuova denominazione: va verificato il raccordo della posizione e soprattutto ciò che viene realmente fatturato.

Personal shopper e consulente d’immagine: differenza pratica

Le due attività possono sovrapporsi. Il consulente d’immagine tende a lavorare su stile, guardaroba, colori e immagine complessiva; il personal shopper concentra spesso il servizio sulla ricerca e scelta dei prodotti.

Dal punto di vista fiscale conta però la sostanza: se il cliente paga un compenso per ricevere una consulenza personale sull’immagine, l’attività resta coerente con 96.99.94 anche quando una parte del lavoro consiste nell’accompagnamento in negozio o nella selezione online.

Coefficiente forfettario del 67%

Per la consulenza d’immagine ricondotta al 96.99.94 il coefficiente di redditività è del 67%. Con 40.000 euro di compensi incassati, il reddito forfettario lordo è quindi pari a 26.800 euro.

Il restante 33% rappresenta la quota di costi riconosciuta fiscalmente in modo forfettario. Trasferte, software, telefono, marketing, formazione e altri costi ordinari non vengono dedotti uno per uno.

Gestione Separata INPS 2026

Se il personal shopper opera come libero professionista senza altra Cassa previdenziale, il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS. Per il 2026 l’INPS indica aliquota del 26,07% per il professionista senza altra previdenza obbligatoria e del 24% nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria.

Nel 2026 il minimale di reddito utile per l’accredito dell’intero anno è 18.808 euro. Non si tratta però di un contributo minimo fisso come per Artigiani e Commercianti: la Gestione Separata calcola la contribuzione sul reddito effettivamente soggetto alla gestione.

Rivalsa INPS del 4%

Il professionista iscritto alla Gestione Separata può addebitare al cliente una rivalsa previdenziale del 4%. La rivalsa è facoltativa e non sostituisce i contributi dovuti dal professionista.

Quando viene applicata entra nel compenso professionale e deve essere gestita coerentemente nella fattura e nel calcolo del regime forfettario.

La distinzione decisiva: consulenza o rivendita

Se il cliente acquista direttamente i capi e paga al personal shopper soltanto il servizio di ricerca, selezione o accompagnamento, il professionista sta vendendo una consulenza.

Se invece il personal shopper compra merce in nome proprio, ne assume la proprietà e la rivende al cliente applicando un margine, entra nell’area del commercio. In quel caso vanno rivalutati codice ATECO, Registro Imprese, Gestione Commercianti e tutti gli adempimenti collegati alla vendita di beni.

Acquisti per conto del cliente: come organizzarli

Una modalità ordinata consiste nel far acquistare direttamente i prodotti al cliente e fatturare separatamente il compenso del personal shopper. Quando invece il professionista riceve somme da utilizzare per acquisti nell’interesse del cliente, contratto e documentazione devono chiarire chi è l’acquirente effettivo del bene.

Le somme anticipate in nome e per conto del cliente, quando ricorrono realmente le condizioni e sono documentate, seguono regole diverse dalle normali spese riaddebitate. Non è quindi corretto chiamare “rimborso” qualsiasi somma ricevuta per evitare che entri nel compenso.

Perché scontrino e fattura del negozio devono essere coerenti

Se il bene è acquistato dal cliente, il documento del negozio dovrebbe riflettere il rapporto reale con il cliente. Se invece l’acquisto è intestato al personal shopper, diventa molto più difficile sostenere che il professionista abbia agito semplicemente come tramite.

Per acquisti di importo elevato, beni di lusso o operazioni frequenti è particolarmente importante predisporre una procedura stabile prima di incassare somme destinate allo shopping.

Commissioni da negozi, brand e boutique

Alcuni personal shopper ricevono commissioni da boutique, showroom o brand per clienti accompagnati o acquisti generati. Queste somme sono ricavi autonomi rispetto al compenso pagato dal cliente e devono essere documentate verso il soggetto che le corrisponde.

Se l’attività diventa prevalentemente promozionale, di procacciamento o intermediazione commerciale, il codice 96.99.94 potrebbe non descrivere più da solo il lavoro svolto. Il commercialista deve quindi valutare la prevalenza reale delle fonti di reddito.

Affiliate link e commissioni online

Link affiliati, codici sconto personali e commissioni e-commerce possono affiancare la consulenza. Se diventano una fonte abituale e autonoma di reddito devono essere analizzati separatamente, soprattutto quando il soggetto che paga la commissione è stabilito all’estero.

Il fatto che il personal shopper sia in regime forfettario non elimina automaticamente gli adempimenti IVA connessi a servizi ricevuti o resi verso operatori esteri.

Shopping tour e clienti stranieri

Nelle città turistiche il servizio può includere ricerca dei negozi, pianificazione dell’itinerario e accompagnamento all’acquisto. Se il cliente è straniero, il commercialista deve verificare la corretta fatturazione in base al tipo di cliente e alla territorialità della prestazione.

Eventuali servizi ulteriori, come trasporto, guida turistica o organizzazione di esperienze, non vanno inclusi automaticamente nel 96.99.94 se costituiscono attività autonome.

Pacchetti, abbonamenti e servizi premium

Il personal shopper può vendere pacchetti di consulenza, abbonamenti stagionali, wardrobe review, ricerca outfit per eventi o assistenza continuativa. È utile definire per iscritto numero di incontri, durata, canali utilizzati, servizi compresi e condizioni di annullamento.

Quando il pagamento viene incassato in anticipo, il commercialista deve considerare il principio di cassa del forfettario e mantenere una riconciliazione tra somme incassate e prestazioni ancora da erogare.

Gift card del personal shopper

Una gift card può rappresentare il pagamento anticipato di una futura consulenza. Va distinta dai buoni emessi da negozi o piattaforme per acquistare beni, perché il personal shopper non deve confondere il proprio servizio con il valore della merce acquistabile presso terzi.

Resi e cambi dei prodotti

Se il cliente è il vero acquirente, resi e cambi dovrebbero essere gestiti nel rapporto tra cliente e venditore. Se invece la merce è stata acquistata in nome proprio dal personal shopper e poi ceduta al cliente, aumentano i rischi di essere considerati venditori anche sotto il profilo contrattuale e consumeristico.

Personal shopper online

Videocall, analisi del guardaroba, moodboard, selezioni e link di acquisto possono essere forniti interamente online. Il canale digitale non cambia il codice ATECO se la sostanza resta una consulenza di immagine.

Se invece il sito incassa il prezzo dei prodotti e gestisce ordini, resi e spedizioni, occorre verificare se è nata una vera attività e-commerce.

Collaborazioni con stylist, fotografi e beauty professional

Un servizio premium può coinvolgere stylist, fotografi, makeup artist, parrucchieri o altri professionisti. Il contratto deve chiarire chi fattura cosa e chi risponde della singola prestazione.

Il personal shopper non dovrebbe incassare e rivendere sistematicamente servizi di terzi senza verificare gli effetti fiscali e contrattuali della struttura scelta.

Spese di viaggio, hotel e trasferte

Per chi segue clienti in città diverse, trasferte, taxi, treni e hotel possono diventare costi rilevanti. Nel regime forfettario le normali spese dell’attività non vengono dedotte analiticamente.

Prima di proporre shopping tour a prezzo fisso è quindi utile calcolare il margine netto dopo trasporti, tempo di viaggio ed eventuali costi di assistenza.

Marketing, social e personal brand

Instagram, TikTok, sito web, advertising, shooting e produzione di contenuti possono incidere molto sul costo di acquisizione del cliente. Anche se fiscalmente non vengono dedotti uno per uno nel forfettario, devono essere misurati per capire se il servizio è davvero redditizio.

Esempio con 40.000 euro di compensi

Con 40.000 euro di compensi e coefficiente del 67%, il reddito forfettario lordo è 26.800 euro. Se il professionista applica l’aliquota Gestione Separata del 26,07%, la contribuzione viene determinata sul reddito soggetto alla gestione secondo le regole INPS.

I contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e deducibili si sottraggono poi prima di calcolare l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando ne ricorrono tutte le condizioni.

Quando il forfettario può essere poco conveniente

Il coefficiente 67% riconosce costi presunti pari al 33% dei compensi. Se trasferte, advertising, collaboratori, software, coworking e formazione superano stabilmente questa quota, il regime ordinario merita una simulazione.

Il confronto diventa ancora più importante se l’attività evolve verso commercio, e-commerce o gestione diretta di merce, perché cambiano anche IVA e previdenza.

Documenti da dare al commercialista

  • descrizione precisa dei servizi offerti;
  • contratto o condizioni di servizio;
  • fatture emesse e ricevute;
  • movimenti utilizzati per acquisti destinati ai clienti;
  • documenti dei negozi relativi agli acquisti;
  • commissioni da brand, boutique o piattaforme;
  • eventuali affiliate statement;
  • riepilogo clienti esteri;
  • spese di viaggio e marketing;
  • eventuali vendite dirette di prodotti.

Controlli periodici durante l’anno

È utile distinguere almeno mensilmente compensi di consulenza, somme movimentate per acquisti dei clienti, commissioni da terzi e vendite eventuali. Questo controllo riduce il rischio di scoprire a fine anno che un’attività nata come consulenza è diventata economicamente un’attività commerciale.

Partita IVA personal shopper e guida commercialista: intenti diversi

La guida sulla Partita IVA personal shopper approfondisce soprattutto apertura, ATECO e previdenza iniziale. Questa pagina è invece dedicata alla gestione continuativa: acquisti per il cliente, commissioni, rivendita, clienti esteri, pacchetti, margini e controllo fiscale.

Per gli aspetti documentali puoi consultare anche fatture, pagamenti e acquisti del personal shopper.

Errori da evitare

  • usare ancora automaticamente un vecchio codice residuale;
  • confondere consulenza e rivendita di beni;
  • intestare sistematicamente a sé gli acquisti del cliente senza valutarne gli effetti;
  • considerare ogni somma ricevuta per acquisti come rimborso escluso dal compenso;
  • ignorare commissioni di boutique o piattaforme;
  • trascurare le operazioni con soggetti esteri;
  • trattare il minimale Gestione Separata come contributo fisso;
  • valutare il forfettario senza misurare trasferte, marketing e collaborazioni.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del personal shopper?

Se l’attività consiste nella consulenza di immagine, il riferimento ATECO 2025 è 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine.

Qual è il coefficiente forfettario del personal shopper?

Per la consulenza di immagine con ATECO 96.99.94 il coefficiente di redditività è del 67%.

Quale INPS paga il personal shopper?

Per la sola consulenza professionale senza Cassa specifica, il riferimento tipico è la Gestione Separata INPS: 26,07% nel 2026 senza altra previdenza obbligatoria e 24% nei casi previsti.

Se compro vestiti in nome mio e li rivendo al cliente resto un professionista?

Non necessariamente. L’acquisto in nome proprio seguito dalla rivendita può configurare un’attività commerciale e richiede una nuova verifica di ATECO, Registro Imprese e previdenza.

Le somme ricevute per acquistare per conto del cliente sono sempre escluse dal compenso?

No. Dipende da come nasce e viene documentato l’acquisto. Le anticipazioni realmente effettuate in nome e per conto del cliente seguono regole specifiche, ma non qualsiasi rimborso può essere trattato allo stesso modo.

Il personal shopper può ricevere commissioni dai negozi?

Può accadere, ma le commissioni sono ricavi da documentare verso il soggetto che le corrisponde. Se diventano prevalenti può essere necessario rivalutare la natura dell’attività e il codice ATECO.

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