Personal shopper: fatture, pagamenti e acquisti per conto del cliente
Se lavori come personal shopper, il punto fiscale non è soltanto quale codice ATECO usare: devi distinguere il compenso per la consulenza dalle somme che il cliente ti affida per acquistare prodotti. Se vendi un servizio di consulenza e il cliente compra i beni per proprio conto, resti nell'area professionale; se invece acquisti merce in nome tuo e la rivendi al cliente, l'attività può assumere natura commerciale.
Per la consulenza d'immagine ATECO 2025 prevede il codice 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine. È il riferimento più coerente quando accompagni il cliente nella scelta di abbigliamento, accessori, acconciatura o trucco senza svolgere una vera rivendita di prodotti.
Il codice ATECO corretto per il personal shopper
Il vecchio articolo indicava 96.99.99, ma ATECO 2025 ha introdotto una voce specifica: 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine. Le note ISTAT comprendono i servizi di consulenza finalizzati a valorizzare l'immagine del cliente attraverso abbigliamento, accessori, acconciatura e trucco.
Questa voce è adatta al personal shopper quando il lavoro consiste nel capire esigenze, stile e budget del cliente, selezionare alternative e accompagnarlo negli acquisti. Non è invece sufficiente se l'attività principale diventa acquistare prodotti in proprio e rivenderli.
Per il quadro generale su apertura, previdenza e regime fiscale puoi leggere la nostra guida sulla Partita IVA del personal shopper. Per la sola scelta del codice trovi anche l'approfondimento su ATECO 96.99.94 per personal shopper e consulente d'immagine.
Consulenza e rivendita sono due attività diverse
Se il cliente paga 100 euro per una consulenza e compra direttamente in negozio una borsa da 500 euro, il tuo ricavo è il compenso di 100 euro. Il prezzo della borsa non entra nella tua attività perché l'acquisto viene fatto direttamente dal cliente.
Se invece compri la borsa in nome tuo per 500 euro e poi la cedi al cliente facendoti pagare 600 euro, non stai più fatturando soltanto consulenza: stai intervenendo anche nella compravendita del bene. In questo caso vanno rivalutati codice ATECO, Camera di Commercio e previdenza, perché la componente commerciale può diventare autonoma o prevalente.
Come gestire gli acquisti fatti per conto del cliente
Il modello più semplice è far pagare i prodotti direttamente al cliente e fatturare soltanto la consulenza. Se invece ricevi denaro in anticipo per effettuare acquisti, devi documentare con precisione chi è l'acquirente del bene e a chi è intestato il documento rilasciato dal negozio.
Una vera anticipazione sostenuta in nome e per conto del cliente non va confusa con un rimborso generico o con l'acquisto di merce intestato al personal shopper. Se il documento di acquisto è intestato a te e poi recuperi la somma dal cliente, non bisogna trattarla automaticamente come una partita neutrale: può cambiare la natura fiscale dell'operazione.
Per ridurre contestazioni è utile tenere separati nel preventivo e nei pagamenti il compenso professionale e le eventuali somme destinate agli acquisti, conservando ordini, ricevute e documenti che dimostrano chi ha acquistato il bene.
Devi emettere fattura per ogni compenso ricevuto?
Per il servizio di personal shopping il compenso deve essere documentato con fattura. Il fatto che il cliente paghi con bonifico, carta oppure contanti non cambia questo principio. Nel regime forfettario la fattura elettronica è ormai la regola generale e va trasmessa tramite Sistema di Interscambio.
Se il cliente versa un acconto sul tuo compenso prima dell'appuntamento, anche l'acconto deve essere gestito fiscalmente secondo le regole della fatturazione. Se invece ti trasferisce una somma destinata esclusivamente a un acquisto effettuato realmente in suo nome e per suo conto, occorre tenere separata e documentata quella movimentazione.
Per gli aspetti operativi puoi consultare la guida sull'obbligo di fatturazione elettronica nel forfettario.
Puoi accettare pagamenti in contanti?
Sì, il contante non è vietato in assoluto, ma deve rispettare il limite legale vigente per i trasferimenti tra soggetti diversi. Anche quando ricevi contanti devi comunque documentare correttamente il compenso: il mezzo di pagamento non sostituisce la fattura.
Per importi elevati è normalmente più ordinato usare strumenti tracciabili, soprattutto se gestisci anche somme anticipate per acquisti. Ti consente di separare meglio il tuo compenso dal denaro del cliente e di ricostruire facilmente ogni operazione.
Regime forfettario e coefficiente di redditività
Per i servizi di consulenza di immagine riconducibili al 96.99.94 il coefficiente di redditività applicabile nel regime forfettario è normalmente il 67%. Significa che su 30.000 euro di compensi incassati il reddito lordo forfettario è 20.100 euro.
Le spese reali sostenute per spostamenti, telefono, software, consulenze, abbigliamento dimostrativo o altri costi non si deducono analiticamente. Il sistema riconosce forfetariamente il 33% dei ricavi come quota di costi.
Gestione Separata INPS: quando si applica
Se l'attività è una consulenza professionale senza una cassa previdenziale specifica, l'inquadramento tipico è la Gestione Separata INPS. Nel 2026 l'aliquota per i professionisti non pensionati e non assicurati presso altre forme obbligatorie è del 26,07%; per chi è pensionato o già coperto da altra previdenza obbligatoria l'aliquota indicata dall'INPS è del 24%.
Questo inquadramento non va però applicato automaticamente se l'attività reale è commercio di prodotti. Se compri e rivendi abitualmente merce, occorre verificare la Gestione Commercianti e gli altri adempimenti dell'impresa.
Esempio corretto di tasse e contributi su 30.000 euro
Con 30.000 euro di compensi e coefficiente del 67%, il reddito lordo forfettario è 20.100 euro. I contributi Gestione Separata al 26,07% sono circa 5.240,07 euro.
I contributi obbligatori versati sono deducibili prima di calcolare l'imposta sostitutiva. Nell'esempio, ipotizzando che l'intero importo contributivo sia deducibile nello stesso periodo, la base fiscale diventa circa 14.859,93 euro. Con aliquota al 15% l'imposta è circa 2.228,99 euro; con aliquota al 5%, se spettano realmente i requisiti startup, è circa 743 euro.
Il vecchio calcolo sommava invece il 15% direttamente ai contributi calcolati sul reddito lordo, senza applicare prima la deduzione previdenziale: per questo sovrastimava l'imposta.
Quando serve rivalutare Camera di Commercio e INPS
Una personal shopper che vende esclusivamente consulenza opera normalmente come professionista. Il quadro cambia se inizia a comprare merce per rivenderla, a mantenere un proprio stock, a vendere prodotti online o a guadagnare principalmente dal margine sui beni.
In questi casi non basta aggiungere in fattura la voce “rimborso acquisti”: bisogna verificare se l'attività è diventata commerciale e se servono iscrizione al Registro delle Imprese, Gestione Commercianti e un codice ATECO aggiuntivo o diverso.
Per coordinare fatture, somme del cliente, commissioni, acquisti esteri e possibile attività commerciale consulta anche la guida al commercialista per personal shopper.
Fonti ufficiali
- ISTAT – ATECO 2025, codice 96.99.94 e note esplicative sulla consulenza di immagine.
- INPS – aliquote Gestione Separata 2026.
- Agenzia delle Entrate – Quadro LM e regime forfettario.
Domande frequenti
Qual è l'ATECO del personal shopper?
Se svolgi consulenza di immagine, il riferimento ATECO 2025 è 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine.
Posso farmi pagare in contanti?
Sì, entro i limiti previsti dalla normativa sui trasferimenti in contanti. Il compenso deve comunque essere documentato con fattura.
Se compro un prodotto per il cliente devo fatturarlo?
Dipende da chi effettua giuridicamente l'acquisto. Se il cliente compra direttamente, tu fatturi solo la consulenza. Se compri in nome tuo e poi cedi il prodotto, può esserci una vera attività di rivendita da inquadrare separatamente.
Il personal shopper paga contributi fissi INPS?
Per la sola consulenza professionale senza cassa, la Gestione Separata calcola i contributi in percentuale sul reddito e non prevede il minimale contributivo tipico di Artigiani e Commercianti.
Posso usare il 5% nel forfettario?
Sì solo se rispetti i requisiti previsti per la nuova attività. Non basta aprire per la prima volta la Partita IVA: va verificata anche l'assenza di mera prosecuzione di un'attività precedente.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.