Un commercialista per falegname deve partire dalle lavorazioni realmente svolte, perché ATECO 2025 non prevede un unico codice valido per ogni falegnameria. Produzione di serramenti, cucine, mobili su misura, carpenteria in legno, posa presso il cliente, riparazione e finitura possono ricadere in codici diversi e, in alcuni casi, avere anche coefficienti di redditività differenti nel regime forfettario.
La gestione fiscale deve poi coordinare INPS Artigiani, INAIL, laboratorio, macchinari, acquisti di legno e pannelli, ferramenta, vernici, lavorazioni affidate a terzi, acconti e saldo delle commesse. Per un falegname il dato decisivo è spesso il margine reale: nel forfettario i costi effettivi non si deducono analiticamente e una commessa con molti materiali può produrre un utile economico molto diverso dal reddito fiscale calcolato col coefficiente.
Cosa deve controllare il commercialista di un falegname
- ATECO principale e codici secondari;
- distinzione tra fabbricazione, posa, riparazione e finitura;
- coefficiente di redditività applicabile a ogni attività;
- iscrizione artigiana e Gestione Artigiani INPS;
- INAIL e lavorazioni dichiarate;
- laboratorio, macchinari e variazioni dell’attività;
- legname, pannelli, ferramenta e altri materiali;
- verniciatura, laccatura e lavorazioni affidate a terzi;
- acconti, SAL e saldo dei lavori su misura;
- posa in cantiere e patente a crediti quando applicabile;
- DURC nei lavori per imprese e committenti strutturati;
- dipendenti, apprendisti e collaboratori;
- vendita separata di mobili o complementi.
ATECO 16.25.00: porte, finestre e serramenti in legno
Il codice 16.25.00 – Fabbricazione di porte e finestre in legno è il riferimento per chi produce porte, finestre, persiane, porte-finestre e altri serramenti con telaio in legno. Non è però un codice generico per qualsiasi falegname.
La Card ATECO 16.25.00 delimita le attività comprese. Se il falegname produce serramenti ma svolge anche stabilmente la posa presso immobili e cantieri, il commercialista deve verificare separatamente l’attività di installazione.
ATECO 31.00.20: cucine su misura
La produzione di mobili da cucina ha un codice specifico: 31.00.20 – Fabbricazione di mobili da cucina. Un artigiano che realizza cucine su misura non dovrebbe quindi utilizzare automaticamente il codice dei serramenti o un generico codice di lavorazione del legno.
La Card ATECO 31.00.20 va confrontata con il lavoro realmente svolto. Se insieme alla cucina vengono venduti elettrodomestici o altri beni acquistati da terzi, il commercialista deve capire se si tratta di elementi accessori alla commessa o di una vera attività commerciale distinta.
ATECO 31.00.31: mobili per arredo interno
Per mobili destinati all’arredo interno, esclusi mobili da cucina, sedie, divani e prodotti simili, ATECO 2025 prevede il codice 31.00.31. Può riguardare, ad esempio, camere, soggiorni, armadi, cabine armadio e altri mobili da interno.
Per approfondire è disponibile la Card ATECO 31.00.31. Una falegnameria che produce diverse categorie di mobili deve verificare quale attività è prevalente e se servono codici secondari.
ATECO 16.23.09: carpenteria e falegnameria per edilizia
Il codice 16.23.09 riguarda altri prodotti di carpenteria in legno e falegnameria per l’edilizia, tra cui travi, capriate, scale, ringhiere e altri elementi destinati alle costruzioni.
La Card ATECO 16.23.09 è utile per distinguere la produzione di elementi in legno dalla loro posa. Questa differenza diventa importante anche nel forfettario perché la sezione costruzioni può avere un coefficiente diverso.
Posa di infissi e arredi: ATECO 43.32.02
Quando l’attività consiste nella posa in opera di porte non blindate, finestre, arredi e altri elementi, il riferimento può essere il codice 43.32.02. Qui l’attività non è la fabbricazione del manufatto, ma la sua installazione presso il cliente.
La Card ATECO 43.32.02 indica un coefficiente di redditività dell’86%. Un falegname che produce e posa deve quindi attribuire correttamente i ricavi alle diverse attività quando esistono codici e coefficienti differenti.
Riparazione e montaggio mobili: ATECO 95.24.09
Riparare, rifinire e montare mobili esistenti non equivale alla fabbricazione di mobili nuovi. ATECO 2025 prevede il codice 95.24.09 per altre attività di riparazione e manutenzione di mobili e oggetti di arredamento per la casa.
Se questa attività diventa autonoma e rilevante, va valutato un codice dedicato. La Card ATECO 95.24.09 aiuta a distinguere riparazione, rifinitura e montaggio dalla tappezzeria e dalla produzione.
Lavorazione e finitura del legno: ATECO 16.12.00
Quando il lavoro è prevalentemente conto terzi e riguarda levigatura, lucidatura, essiccazione, impregnazione o altre lavorazioni e finiture del legno, può diventare rilevante il codice 16.12.00.
La relativa Card ATECO 16.12.00 consente di distinguere queste prestazioni dalla fabbricazione del mobile o del serramento completo.
Partita IVA falegname e gestione continuativa: intenti diversi
La guida sulla Partita IVA falegname è focalizzata sull’apertura, sulla scelta iniziale dell’ATECO e sui primi adempimenti. Questa pagina riguarda invece la gestione continuativa dell’impresa già operativa.
Il commercialista deve controllare come cambiano nel tempo produzione, posa, riparazioni, vendita, materiali, personale e cantieri. Un’attività nata come piccola falegnameria può evolvere verso serramenti, cucine su misura, montaggi o vendita di arredi e richiedere una revisione dell’inquadramento.
Regime forfettario: 67% per produzione, 86% per alcune pose
Per molte attività manifatturiere di falegnameria il coefficiente di redditività è del 67%. Le attività di posa appartenenti alla sezione costruzioni, come il 43.32.02, hanno invece coefficiente dell’86%.
La differenza è importante: con coefficiente 67% il regime riconosce forfettariamente costi pari al 33% dei ricavi; con coefficiente 86% la quota scende al 14%. Se il falegname svolge entrambe le attività, il commercialista deve separare correttamente i ricavi secondo le regole del regime.
Esempio con produzione e posa
Supponiamo 35.000 euro di ricavi da fabbricazione di mobili al 67% e 10.000 euro da posa al 86%. Il reddito forfettario lordo della produzione è 23.450 euro, mentre quello della posa è 8.600 euro.
Il reddito forfettario lordo complessivo dell’esempio è quindi 32.050 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati. Applicare un unico coefficiente a tutti i 45.000 euro produrrebbe un calcolo non coerente con le attività effettive.
INPS Artigiani falegname nel 2026
Il falegname che esercita come impresa artigiana rientra normalmente nella Gestione Artigiani INPS. Nel 2026 l’aliquota ordinaria è del 24%; la contribuzione è dovuta secondo le regole sul minimale e sulla quota eccedente.
L’INPS ha fissato per il 2026 il reddito minimale a 18.808 euro. La circolare n. 14/2026 è il riferimento aggiornato per aliquote e versamenti. L’Istituto ha inoltre reso disponibile nel luglio 2026 un simulatore pubblico per la contribuzione Artigiani e Commercianti.
Riduzione contributiva del 35%
Il falegname individuale in regime forfettario può, quando ne ricorrono le condizioni e presenta la richiesta prevista, utilizzare il regime contributivo agevolato con riduzione del 35% dei contributi Artigiani.
La riduzione non è automatica e va valutata anche per l’effetto sull’accredito previdenziale. La guida sulla riduzione dei contributi INPS approfondisce il funzionamento generale.
INAIL e laboratorio di falegnameria
Macchine da taglio, seghe, pialle, frese, levigatrici e movimentazione di materiali rendono essenziale una corretta posizione INAIL. L’INAIL prevede che l’impresa artigiana comunichi attività, lavorazioni e sedi tramite i servizi collegati alla Comunicazione Unica.
Per gli artigiani il premio speciale unitario varia anche in base alla classe di rischio della lavorazione. Se cambiano macchinari, sede o tipo di attività, il commercialista deve verificare che la posizione assicurativa sia aggiornata.
Laboratorio, macchinari e investimenti
Una falegnameria può richiedere investimenti rilevanti in macchine CNC, sezionatrici, bordatrici, aspirazione, verniciatura, furgoni e attrezzature. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente né ammortizzati come nel regime ordinario.
Quando sono previsti investimenti importanti, il commercialista dovrebbe confrontare in anticipo i due regimi fiscali. Restare nel forfettario solo perché l’aliquota sostitutiva è bassa può essere poco conveniente se i costi reali sono molto superiori alla quota riconosciuta dal coefficiente.
Legno, pannelli e ferramenta: controllo del margine
Legno massello, pannelli, MDF, multistrato, ferramenta, cerniere, guide, vernici, colle e componenti possono rappresentare una quota consistente del prezzo della commessa. Nel forfettario il reddito fiscale non segue il costo effettivo dei materiali.
È quindi utile affiancare alla contabilità fiscale una scheda per commessa con ricavo, materiali, lavorazioni esterne, trasporto, posa e ore impiegate. Questo permette di capire quali lavori producono davvero margine.
Verniciatura, laccatura e lavorazioni esterne
Una falegnameria può affidare all’esterno laccatura, verniciatura, taglio CNC, vetri, metalli o altre componenti. Nel forfettario il costo del terzista non riduce analiticamente il reddito determinato dal coefficiente.
Se queste lavorazioni incidono molto sul prezzo finale, il commercialista deve monitorarle nella marginalità e verificare periodicamente se il regime fiscale resta adatto all’impresa.
Acconti, ordini su misura e saldo
Per cucine, armadi e serramenti su misura è normale ricevere acconti prima di acquistare i materiali. Nel forfettario il principio di cassa rende importante la data effettiva di incasso.
Preventivo, conferma d’ordine, fattura di acconto, eventuali SAL e saldo devono essere riconciliati con precisione. È utile utilizzare un riferimento di commessa anche nelle fatture per collegare facilmente incassi, materiali e lavorazioni esterne.
Posa in cantiere e patente a crediti
Quando il falegname entra in cantieri temporanei o mobili per montare infissi, scale, strutture o arredi, deve verificare se ricade nel sistema della patente a crediti, operativo dal 1° ottobre 2024 salvo le esclusioni previste.
Nel 2026 il sistema resta pienamente operativo. Il commercialista dovrebbe inserire il controllo della patente nella checklist insieme a regolarità contributiva, INAIL e documenti richiesti dall’appaltatore.
DURC nei lavori per imprese e condomìni
Nei rapporti con imprese edili, general contractor e altri committenti può essere richiesta la regolarità contributiva. Il DURC attesta la situazione dell’impresa nei confronti degli enti interessati e può essere verificato online.
Irregolarità contributive possono creare problemi nei pagamenti o nell’accesso a determinati lavori. Il commercialista deve quindi evitare che posizioni INPS o INAIL scadute emergano soltanto quando il committente richiede il documento.
Dipendenti, apprendisti e collaboratori
La crescita della falegnameria può richiedere apprendisti, operai, montatori o collaboratori esterni. Il costo del personale incide sul margine reale ma, nel forfettario, non riduce analiticamente il reddito determinato dal coefficiente.
Quando l’organico cresce è opportuno rivedere la convenienza fiscale e coordinare contabilità, consulenza del lavoro, INAIL e sicurezza.
Vendita di mobili e complementi acquistati da terzi
Se il falegname inizia a vendere stabilmente mobili, complementi o prodotti acquistati da terzi, può nascere una vera attività commerciale distinta dalla produzione artigiana. Il commercialista deve verificare il codice ATECO commerciale e il corretto trattamento dei ricavi.
La vendita non va separata artificialmente solo per ottenere un coefficiente fiscale diverso: deve esistere una reale autonomia economica e organizzativa rispetto alla falegnameria.
Quando il forfettario può essere poco conveniente
Il forfettario può essere efficace per un piccolo artigiano con forte componente di lavoro personale e costi sotto controllo. Può diventare meno conveniente con grandi acquisti di materiali, laboratorio costoso, macchinari finanziati, personale e molte lavorazioni affidate a terzi.
La criticità aumenta per le attività di posa con coefficiente 86%, che riconosce forfettariamente soltanto il 14% di costi. Il commercialista dovrebbe quindi confrontare periodicamente margine reale e reddito fiscale.
Documenti da consegnare al commercialista
- preventivi e ordini firmati;
- fatture di acconto, SAL e saldo;
- fatture di legno, pannelli, ferramenta e vernici;
- fatture di lavorazioni esterne;
- documenti relativi a macchinari e furgoni;
- comunicazioni INPS e INAIL;
- documenti di cantiere quando applicabili;
- contratti con dipendenti e collaboratori;
- eventuali vendite di prodotti acquistati da terzi;
- prospetto dei ricavi per attività se si applicano coefficienti differenti.
Controlli periodici utili
Ogni trimestre è utile confrontare ricavi, costo materiali, lavorazioni esterne e margine delle principali commesse. Nello stesso controllo vanno monitorati contributi, INAIL e quota di fatturato derivante dalla posa.
Almeno una volta l’anno bisogna verificare se l’ATECO principale descrive ancora l’attività prevalente e se sono cresciute produzione di mobili, serramenti, carpenteria, riparazioni, posa o vendita.
Come scegliere un commercialista per falegname
È utile un commercialista che conosca le imprese artigiane e sappia distinguere produzione, posa e riparazione. Deve gestire correttamente più ATECO, coefficienti 67% e 86%, INPS Artigiani, INAIL, laboratorio, cantieri e costi elevati dei materiali.
Prima di affidare la contabilità conviene chiedere come verranno controllati margine delle commesse, lavorazioni esterne, investimenti in macchinari, patente a crediti e convenienza reale del regime fiscale.
Domande frequenti
Non esiste un unico codice. ATECO 2025 distingue serramenti in legno 16.25.00, cucine 31.00.20, mobili da interno 31.00.31, carpenteria 16.23.09, posa 43.32.02 e riparazione 95.24.09.
Molte attività manifatturiere di falegnameria hanno coefficiente del 67%; alcune attività di posa nella sezione costruzioni hanno coefficiente dell’86%. Va verificato il codice effettivamente usato.
Un falegname inquadrato come artigiano applica nel 2026 l’aliquota ordinaria del 24% della Gestione Artigiani, secondo le regole sul minimale di 18.808 euro e sulla quota eccedente.
L’impresa artigiana deve verificare gli obblighi assicurativi INAIL. Per gli artigiani il premio speciale è collegato anche alla classe di rischio della lavorazione dichiarata.
Se opera in cantieri temporanei o mobili rientranti nel sistema deve verificare l’obbligo della patente a crediti, salvo le esclusioni previste dalla normativa.
No. Legno, pannelli, ferramenta, macchinari, laboratorio, personale e lavorazioni esterne possono incidere molto sui ricavi. Se i costi reali sono elevati va confrontato anche il regime ordinario.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
