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Regime Forfettario

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Commercialista per Energy Manager: ATECO, INPS, EGE e costi

Un commercialista per Energy Manager deve coordinare ATECO 74.99.32, regime forfettario, previdenza, incarichi continuativi, nomina ex Legge 10/1991 ed eventuale qualifica EGE. Il punto più delicato è distinguere il semplice incarico di consulenza energetica dal ruolo formale di responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia e dalle attività che richiedono una certificazione professionale specifica.

La gestione fiscale cambia anche in base al profilo personale. Un Energy Manager non iscritto a una Cassa professionale può ricadere nella Gestione Separata INPS, mentre un ingegnere o architetto che esercita attività riconducibile alla propria professione può avere obblighi Inarcassa se sono presenti contemporaneamente i requisiti previsti dalla Cassa. Il commercialista deve quindi verificare il caso concreto, senza attribuire automaticamente la previdenza dal solo codice ATECO.

Cosa deve controllare il commercialista di un Energy Manager

  • ATECO 74.99.32 e attività realmente svolte;
  • differenza tra Energy Manager, consulente energetico ed EGE;
  • eventuale nomina ai sensi dell’articolo 19 della Legge 10/1991;
  • incarico interno o esterno presso imprese ed enti;
  • Gestione Separata INPS oppure Cassa professionale quando dovuta;
  • regime forfettario e coefficiente di redditività del 78%;
  • diagnosi energetiche e attività riservate a soggetti certificati;
  • incarichi su ISO 50001, decarbonizzazione e sistemi di gestione dell’energia;
  • contratti continuativi, retainer e compensi a progetto;
  • trasferte, software, strumenti di misura e formazione;
  • clienti pubblici e privati;
  • eventuale attività tecnica di ingegneria distinta dalla consulenza energetica.

ATECO 74.99.32: consulenza energetica ed efficienza

ATECO 2025 identifica con il codice 74.99.32 – Attività di consulenza in materia di gestione delle risorse energetiche, energie rinnovabili ed efficienza energetica la consulenza in materia di risparmio energetico e gestione di risorse ed energie da fonti tradizionali e rinnovabili.

Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 comprendono espressamente consulenza sul risparmio energetico e sulla gestione di energia da biomasse, eolica, idrica e solare. Sul sito è disponibile anche la Card ATECO 74.99.32.

Partita IVA Energy Manager e gestione continuativa: intenti diversi

La guida sulla Partita IVA Energy Manager è focalizzata su apertura, ATECO, requisiti generali, regime fiscale e primo inquadramento. Questa pagina riguarda invece la gestione continuativa della posizione dopo l’avvio.

Il commercialista deve controllare nel tempo contratti, previdenza, eventuali cambi di ruolo, nomine annuali, certificazioni EGE, attività aggiuntive, trasferte e convenienza del regime fiscale. La posizione può infatti cambiare molto se il professionista passa da piccoli incarichi di consulenza a contratti complessi con grandi imprese o pubbliche amministrazioni.

Energy Manager ex Legge 10/1991: cosa significa

L’Energy Manager è formalmente il responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia previsto dall’articolo 19 della Legge 10/1991. Il ruolo consiste nel supportare l’organizzazione nell’analisi dei consumi, nella predisposizione dei bilanci energetici e nell’individuazione di interventi per migliorare l’efficienza e l’uso dell’energia.

La FIRE ricorda che nel 2026 la nomina è obbligatoria per i soggetti industriali con consumi annui superiori a 10.000 tep e per gli altri settori oltre 1.000 tep. La nomina può essere effettuata anche volontariamente da soggetti sotto soglia.

Nomina annuale FIRE: scadenza del 30 aprile

La nomina dell’Energy Manager prevista dalla legge è annuale e deve essere comunicata tramite il sistema FIRE entro il 30 aprile. Può riguardare sia una figura interna sia un professionista esterno incaricato dall’organizzazione.

Per il professionista esterno il commercialista dovrebbe conservare insieme al contratto anche la documentazione relativa alla nomina, perché l’incarico può avere durata, responsabilità e corrispettivi diversi da una normale consulenza energetica. Va inoltre verificato se il compenso comprende attività ulteriori rispetto alla funzione formale di Energy Manager.

Energy Manager interno ed esterno: cosa cambia fiscalmente

La FIRE ammette che l’incarico possa essere svolto da un dipendente oppure da un consulente esterno. Dal punto di vista fiscale, il commercialista deve quindi distinguere l’Energy Manager che opera nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente dal professionista autonomo con Partita IVA che presta il servizio a uno o più clienti.

Per il professionista esterno è importante definire chiaramente oggetto dell’incarico, durata, compenso, eventuali trasferte, responsabilità sui dati energetici, frequenza dei report e attività aggiuntive. Questa distinzione evita che servizi molto diversi vengano fatturati con descrizioni generiche e difficili da ricostruire.

Energy Manager ed EGE non sono la stessa figura

L’Energy Manager ex Legge 10/1991 è un incarico previsto dalla legge per determinate organizzazioni. L’Esperto in Gestione dell’Energia (EGE) è invece una figura professionale i cui requisiti sono definiti dalla norma UNI CEI 11339:2023.

La certificazione EGE non è automaticamente necessaria per ogni incarico di Energy Manager. FIRE la raccomanda però in particolare per i professionisti esterni. In altri ambiti, invece, la certificazione può diventare un requisito operativo specifico: per esempio le diagnosi energetiche obbligatorie previste dal D.Lgs. 102/2014 sono affidate a soggetti certificati secondo le norme applicabili.

Diagnosi energetiche: quando serve l’EGE certificato

Le diagnosi energetiche obbligatorie per grandi imprese e imprese energivore costituiscono un’attività distinta dal semplice incarico di Energy Manager. L’ENEA conferma nel rapporto 2026 che il sistema delle diagnosi obbligatorie continua a essere disciplinato dall’articolo 8 del D.Lgs. 102/2014.

Quando il professionista assume incarichi che richiedono espressamente una certificazione EGE o opera tramite una ESCo certificata, il commercialista deve verificare che il contratto e la fattura descrivano correttamente il servizio e non lo confondano con una normale consulenza generica.

Gestione Separata INPS 2026

Per un Energy Manager libero professionista privo di una Cassa previdenziale obbligatoria, il riferimento ordinario può essere la Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva dei professionisti senza altra previdenza obbligatoria è del 26,07%.

La circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 conferma inoltre l’aliquota del 24% per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria nei casi previsti. Il minimale non va trattato come un contributo fisso: la contribuzione del professionista è calcolata sul reddito effettivo entro i limiti previsti.

Energy Manager ingegnere o architetto: quando verificare Inarcassa

Se l’Energy Manager è anche ingegnere o architetto iscritto all’Albo, non bisogna attribuire automaticamente la Gestione Separata. Inarcassa indica che l’iscrizione è obbligatoria quando sono presenti contemporaneamente tre requisiti: iscrizione all’Albo, possesso di Partita IVA e assenza di altra previdenza obbligatoria.

Inoltre va verificato che l’attività concretamente svolta sia riconducibile alla professione di ingegnere o architetto. La documentazione Inarcassa richiede quindi un esame della posizione personale e dell’attività effettiva. Un professionista già coperto obbligatoriamente per lavoro dipendente può trovarsi, per l’attività autonoma, nella Gestione Separata INPS.

Regime forfettario Energy Manager: coefficiente 78%

Per l’attività professionale di consulenza riconducibile al codice 74.99.32 il coefficiente di redditività nel regime forfettario è del 78%. Il reddito fiscale lordo corrisponde quindi al 78% dei ricavi incassati, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.

Il restante 22% rappresenta la quota forfettaria di costi riconosciuta dal regime. Questo dato va confrontato con trasferte, software energetici, strumenti, assicurazione professionale, formazione, certificazioni, coworking e collaborazioni tecniche realmente sostenute dal professionista.

Esempio con 40.000 euro di compensi

Con 40.000 euro di compensi incassati e coefficiente del 78%, il reddito forfettario lordo è pari a 31.200 euro. Se il professionista è correttamente iscritto alla Gestione Separata senza altra previdenza obbligatoria, l’aliquota del 26,07% produce contributi teorici nell’ordine di 8.134 euro.

I contributi obbligatori versati sono deducibili prima del calcolo dell’imposta sostitutiva. L’esempio è solo orientativo: Cassa professionale, altra copertura previdenziale, contributi effettivamente versati e situazione personale possono modificare sensibilmente il risultato.

Contratti continuativi e retainer

Un Energy Manager esterno può lavorare con un incarico annuale, un canone mensile o compensi separati per singole attività. Il commercialista dovrebbe distinguere chiaramente la funzione continuativa di gestione energetica da diagnosi, studi di fattibilità, pratiche, formazione o supporto a specifici progetti.

Un contratto ben strutturato facilita la fatturazione e permette di capire quali attività costituiscono il servizio ricorrente e quali sono prestazioni aggiuntive. È particolarmente utile quando lo stesso cliente affida al professionista sia l’incarico di Energy Manager sia altri servizi tecnici.

Clienti pubblici e incarichi con imprese

Gli incarichi possono arrivare da imprese industriali, società del terziario, strutture sanitarie, enti locali e altre organizzazioni. Il commercialista deve verificare modalità di affidamento, fatturazione elettronica verso la PA, eventuali requisiti richiesti dall’incarico e documentazione necessaria per il pagamento.

Nei contratti con grandi imprese è frequente che vengano richiesti report periodici, KPI energetici, supporto a sistemi ISO 50001 e attività di monitoraggio. Queste prestazioni vanno descritte in modo coerente nelle fatture e nei contratti.

ISO 50001 e sistemi di gestione dell’energia

L’Energy Manager può essere coinvolto nella gestione o nel supporto di sistemi di gestione dell’energia conformi alla ISO 50001. FIRE evidenzia che nelle organizzazioni strutturate la figura può coincidere con il responsabile del sistema di gestione dell’energia oppure operare a stretto contatto con esso.

Se l’incarico comprende audit interni, definizione di indicatori, monitoraggio dei consumi o supporto alla certificazione, il contratto dovrebbe separare chiaramente queste attività dalla semplice nomina ai sensi della Legge 10/1991.

Software, strumenti e costi professionali

Tra i costi reali di un Energy Manager possono rientrare software di monitoraggio e modellazione energetica, piattaforme cloud, strumenti di misura, laptop, formazione, certificazioni, assicurazione professionale, trasferte e partecipazione a convegni tecnici.

Nel forfettario questi costi non vengono dedotti uno per uno. Il commercialista dovrebbe quindi mantenere un semplice controllo gestionale per capire quanto incidono realmente sul margine, soprattutto quando il professionista sostiene spese elevate per certificazioni o strumenti tecnici.

Attività di progettazione o ingegneria: attenzione al perimetro

La consulenza energetica non coincide automaticamente con progettazione impiantistica, direzione lavori o altre attività tipiche dell’ingegneria. Se l’Energy Manager svolge anche prestazioni tecniche ulteriori, il commercialista deve verificare se l’ATECO, la previdenza e il contratto continuano a rappresentare correttamente l’attività.

Questa verifica è particolarmente importante per ingegneri e architetti, perché l’estensione dell’attività può incidere sull’inquadramento Inarcassa e sulla descrizione delle prestazioni professionali.

Clienti esteri e consulenza energetica internazionale

Un Energy Manager può lavorare anche per gruppi multinazionali o clienti esteri. In questi casi il commercialista deve verificare territorialità IVA, iscrizione VIES quando necessaria, natura B2B o B2C del rapporto e corretta indicazione in fattura.

Non basta guardare dove viene svolta fisicamente la riunione o il sopralluogo: la disciplina IVA dipende dal tipo di cliente e dalla prestazione. I contratti internazionali vanno quindi analizzati prima dell’emissione delle prime fatture.

Quando il forfettario può essere poco conveniente

Il coefficiente del 78% presume una quota di costi del 22%. Per un consulente con struttura leggera può essere coerente; per un Energy Manager che sostiene molte trasferte, certificazioni, strumenti, software e collaborazioni tecniche il costo reale può essere superiore.

La convenienza non va valutata soltanto confrontando il 5% o il 15% dell’imposta sostitutiva con le aliquote IRPEF. Il commercialista dovrebbe considerare anche IVA, deducibilità dei costi, contributi previdenziali, investimenti previsti e prospettive di crescita.

Documenti da consegnare al commercialista

  • contratti e lettere di incarico;
  • eventuali nomine annuali come Energy Manager;
  • documentazione EGE e certificazioni professionali, se presenti;
  • fatture emesse e incassi;
  • contratti con clienti esteri;
  • documenti relativi a trasferte e rimborsi;
  • fatture di software, strumenti e formazione;
  • documentazione Inarcassa o INPS;
  • eventuali incarichi di diagnosi energetica;
  • documenti relativi a attività tecniche ulteriori rispetto alla consulenza energetica.

Controlli periodici utili

Ogni trimestre è utile confrontare compensi incassati, incarichi in corso, trasferte e costi reali. Una volta l’anno va inoltre verificato se il professionista ha assunto nuove funzioni, ottenuto una certificazione EGE, iniziato attività di ingegneria o cambiato posizione previdenziale.

Per chi ricopre formalmente il ruolo ex Legge 10/1991 è utile controllare anche la documentazione della nomina annuale e la coerenza tra contratto, incarico effettivo e fatture emesse.

Come scegliere un commercialista per Energy Manager

È utile un commercialista che sappia distinguere consulenza energetica, Energy Manager, EGE e attività professionale di ingegneria. Deve saper verificare previdenza, contratti continuativi, incarichi con imprese o PA, clienti esteri e costi reali della professione.

Prima di affidare la gestione conviene chiedere come verranno controllati il codice 74.99.32, la previdenza, l’eventuale posizione Inarcassa, le nomine FIRE e gli incarichi che richiedono certificazioni specifiche.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO dell’Energy Manager?

ATECO 2025 utilizza il codice 74.99.32 per la consulenza in materia di gestione delle risorse energetiche, energie rinnovabili ed efficienza energetica.

Qual è il coefficiente forfettario dell’Energy Manager?

Per l’attività professionale di consulenza riconducibile al 74.99.32 il coefficiente di redditività è del 78%.

Energy Manager ed EGE sono la stessa cosa?

No. Energy Manager è il ruolo di responsabile per l’uso razionale dell’energia previsto dalla Legge 10/1991; EGE è una qualifica professionale regolata dalla UNI CEI 11339:2023.

Quando è obbligatoria la nomina dell’Energy Manager?

La Legge 10/1991 prevede la nomina per i soggetti industriali con consumi superiori a 10.000 tep annui e per gli altri settori oltre 1.000 tep annui. La nomina è annuale e va comunicata entro il 30 aprile.

Quanto paga di INPS un Energy Manager nel 2026?

Se è un libero professionista iscritto alla Gestione Separata e non ha altra previdenza obbligatoria, l’aliquota 2026 è del 26,07%. Nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria è del 24%.

Un Energy Manager ingegnere deve iscriversi a Inarcassa?

Va verificato il caso concreto. Inarcassa richiede contemporaneamente iscrizione all’Albo, Partita IVA, assenza di altra previdenza obbligatoria e attività riconducibile alla professione di ingegnere o architetto.

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