Un commercialista per assistente virtuale deve partire dai servizi realmente venduti, non dal nome professionale. “Assistente virtuale” o “virtual assistant” può significare segreteria, back office, customer care, gestione agenda, preparazione documenti, supporto amministrativo, social media o consulenza organizzativa: attività diverse che possono richiedere codici ATECO e inquadramenti previdenziali differenti.
Per chi svolge soprattutto segreteria e supporto amministrativo d’ufficio, ATECO 2025 indica come riferimento da verificare il 82.10.00 – Attività amministrative e di supporto per le funzioni di ufficio. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività è del 67%. Se invece prevalgono consulenza gestionale, marketing, customer service strutturato o altre attività, può servire un codice diverso.
Cosa deve controllare un commercialista per assistente virtuale
- servizi effettivamente offerti;
- ATECO principale ed eventuali codici secondari;
- regime forfettario o ordinario;
- coefficiente di redditività corretto;
- Gestione Separata o diverso inquadramento previdenziale;
- eventuale Camera di Commercio;
- clienti italiani ed esteri;
- software, SaaS e strumenti digitali;
- contratti e pacchetti mensili;
- privacy e trattamento dei dati dei clienti;
- confine tra supporto amministrativo e attività professionali riservate.
Assistente virtuale o virtual assistant: fiscalmente conta ciò che fai
Nel mercato italiano vengono utilizzate entrambe le espressioni assistente virtuale e virtual assistant. Fiscalmente, però, non esiste un codice ATECO legato al nome commerciale della professione. Conta la prestazione concreta venduta al cliente.
Un’assistente virtuale che gestisce email, agenda, documenti e back office può avere un inquadramento diverso da chi vende consulenza organizzativa, social media management o attività di marketing. Per questo il commercialista deve partire da una mappa dei servizi e non da una definizione generica del ruolo.
ATECO 82.10.00 per segreteria e back office
Per segreteria, preparazione documenti, gestione amministrativa di supporto, trascrizioni e funzioni d’ufficio per conto terzi, il codice da verificare è 82.10.00. La classificazione ATECO 2025 comprende attività amministrative e di supporto alle funzioni di ufficio.
La fonte ufficiale è la classificazione ATECO 2025 di ISTAT. RF ha già una guida dedicata alla Partita IVA dell’assistente virtuale.
Quando 82.10.00 non è il codice giusto
Il 82.10.00 non deve diventare un contenitore universale per qualsiasi servizio da remoto. Se l’attività prevalente consiste in consulenza gestionale, può essere più coerente il 70.20.09. Se prevalgono advertising, social media o marketing, vanno verificati i codici della relativa area. Per call center e customer care strutturato può essere rilevante la classe 82.20.
Il commercialista dovrebbe quindi distinguere ciò che genera la maggior parte dei compensi da servizi solo accessori.
Regime forfettario assistente virtuale: coefficiente 67%
Con il codice 82.10.00 il coefficiente di redditività è del 67%. Con 40.000 euro di ricavi incassati, il reddito forfettario lordo è quindi pari a 26.800 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.
Il restante 33% rappresenta i costi riconosciuti in via forfettaria. Computer, software, telefono, coworking, corsi, strumenti cloud e altre spese non vengono dedotti analiticamente.
67% o 78%? Dipende dall’attività reale
Una delle fonti di errore più frequenti è attribuire automaticamente il coefficiente del 78% a tutte le virtual assistant. Non è corretto. Il 82.10.00 utilizza normalmente il 67%; una vera attività di consulenza gestionale, classificata ad esempio nel 70.20.09, può invece ricadere nell’area con coefficiente del 78%.
Se vengono esercitate più attività con coefficienti diversi, i ricavi devono essere distinti e gestiti secondo le regole del regime forfettario.
Gestione Separata o attività d’impresa?
La previdenza non deriva automaticamente dal codice ATECO. Se l’attività è una prestazione personale svolta senza struttura d’impresa e senza Cassa autonoma, può essere da verificare la Gestione Separata INPS.
Se invece l’attività assume natura imprenditoriale, con organizzazione stabile e obblighi camerali, può essere necessario un diverso inquadramento. Il commercialista deve verificare come viene svolto realmente il lavoro e non scegliere la gestione previdenziale solo in base alla convenienza contributiva.
Gestione Separata INPS 2026
Quando l’inquadramento corretto è quello del professionista senza altra previdenza obbligatoria, nel 2026 la Gestione Separata applica un’aliquota complessiva del 26,07%. Nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria l’aliquota è del 24%.
Il riferimento ufficiale è la circolare INPS n. 8/2026.
Pacchetti mensili, ore e retainer
L’assistente virtuale può vendere ore, pacchetti mensili, retainer continuativi oppure servizi a progetto. Il contratto dovrebbe indicare attività incluse, numero di ore, modalità di rendicontazione, tempi di risposta e trattamento delle attività extra.
Il commercialista deve verificare che fattura e contratto siano coerenti. Un pacchetto mensile non cambia da solo la natura dell’attività, ma rende importante distinguere ricavi incassati, eventuali anticipi e servizi aggiuntivi.
Clienti italiani, UE ed extra-UE
La virtual assistant lavora spesso completamente da remoto e può avere clienti in tutta Italia o all’estero. Con clienti UE ed extra-UE devono essere verificate territorialità IVA, VIES e diciture corrette in fattura.
Il regime forfettario non elimina gli adempimenti collegati alle operazioni internazionali. Il commercialista deve distinguere clienti business da privati e verificare il luogo in cui la prestazione è fiscalmente rilevante.
Software, SaaS e servizi esteri
Google Workspace, Microsoft 365, Notion, Slack, Canva, Zoom, Calendly, CRM, strumenti AI e piattaforme di automazione sono spesso forniti da società estere. Anche un contribuente forfettario deve verificare gli adempimenti IVA collegati agli acquisti internazionali.
Il commercialista dovrebbe controllare periodicamente le fatture estere e impostare correttamente eventuale reverse charge e altri obblighi connessi.
Supporto amministrativo non significa consulenza fiscale
Un’assistente virtuale può raccogliere documenti, organizzare fatture, aggiornare scadenziari e preparare materiale per il commercialista del cliente. Questo non significa poter svolgere attività professionali riservate o presentarsi come consulente fiscale se non ne possiede i requisiti.
Contratto, sito e descrizione dei servizi dovrebbero quindi distinguere chiaramente supporto operativo e amministrativo da consulenza fiscale, contabile o legale.
Assistente virtuale che gestisce anche social media
Programmare post o supportare operativamente un cliente può essere accessorio alla segreteria digitale; vendere invece strategia social, campagne pubblicitarie, content planning e gestione dei canali può costituire un’attività autonoma.
Quando il social media management diventa una linea di ricavo stabile, va verificato un codice specifico. RF ha già una guida sul commercialista per social media manager.
Privacy e accesso ai dati dei clienti
Una virtual assistant può avere accesso a email, CRM, agenda, documenti, dati di clienti e fornitori. Il rapporto contrattuale dovrebbe quindi disciplinare riservatezza, credenziali, strumenti utilizzati, accessi e trattamento dei dati personali.
Il commercialista non sostituisce il consulente privacy, ma deve verificare che i servizi fatturati siano coerenti con il contratto e che eventuali collaboratori o subfornitori siano gestiti correttamente anche dal punto di vista economico.
Collaboratori e subfornitori
Quando l’attività cresce, l’assistente virtuale può delegare grafica, customer care, data entry o altre funzioni a collaboratori. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente e possono ridurre sensibilmente il margine reale.
Il commercialista dovrebbe quindi monitorare il peso delle subforniture e verificare se l’attività sta diventando una struttura organizzata più vicina a una piccola agenzia.
Quando il forfettario può essere meno conveniente
Per una virtual assistant con pochi costi reali, il coefficiente del 67% può essere favorevole. Se però aumentano collaboratori, advertising, software, coworking e servizi esterni, i costi effettivi possono superare il 33% riconosciuto forfettariamente.
Almeno una volta l’anno conviene quindi confrontare il forfettario con il regime ordinario tenendo conto di imposte, contributi, IVA e costi reali.
Documenti da consegnare al commercialista
- attribuzione Partita IVA e codici ATECO;
- contratti e pacchetti venduti ai clienti;
- fatture emesse e incassi;
- eventuali clienti UE ed extra-UE;
- fatture di software e servizi esteri;
- contratti con collaboratori e subfornitori;
- eventuale lavoro dipendente parallelo;
- posizione previdenziale;
- ultima dichiarazione fiscale e F24.
Controlli periodici utili
- ricavi incassati;
- stima imposte e contributi;
- peso dei costi reali;
- nuovi servizi offerti;
- eventuali codici ATECO secondari;
- clienti esteri e VIES;
- software acquistati dall’estero;
- collaboratori e subforniture;
- convenienza aggiornata del regime fiscale.
Errori frequenti nella gestione fiscale dell’assistente virtuale
- scegliere 82.10.00 senza analizzare i servizi realmente offerti;
- attribuire automaticamente il coefficiente del 78%;
- scegliere liberamente la previdenza in base al costo;
- offrire attività riservate presentandole come semplice supporto amministrativo;
- ignorare gli adempimenti su software e clienti esteri;
- non aggiungere codici secondari quando nascono attività autonome;
- non monitorare il margine reale quando aumentano collaboratori e strumenti digitali.
Come scegliere un commercialista per assistente virtuale
Un commercialista assistente virtuale dovrebbe conoscere il 82.10.00, le alternative per consulenza e marketing, Gestione Separata, operazioni estere e strumenti digitali. Deve soprattutto saper distinguere una semplice virtual assistant amministrativa da chi offre servizi professionali diversi.
Prima di affidare l’incarico conviene chiedere come verranno gestiti più servizi, clienti esteri, software SaaS, previdenza, eventuali collaboratori e confronto tra forfettario e ordinario.
Domande frequenti
Non esiste un unico codice valido per tutte. Per segreteria e supporto amministrativo d’ufficio va verificato il 82.10.00; consulenza, marketing, customer care o altre attività possono richiedere codici diversi.
Sono sinonimi di mercato. In Italia è consigliabile usare assistente virtuale come espressione principale e virtual assistant come variante secondaria, mentre fiscalmente conta l’attività realmente svolta.
Nel regime forfettario il codice 82.10.00 utilizza normalmente un coefficiente di redditività del 67%.
Dipende dall’inquadramento concreto. Quando ricorre la Gestione Separata, nel 2026 l’aliquota ordinaria per chi non ha altra previdenza obbligatoria è del 26,07%.
Non è obbligatorio, ma è utile che il consulente sappia distinguere segreteria, consulenza, marketing e customer care e sappia gestire previdenza, clienti esteri e software acquistati da fornitori internazionali.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
