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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Fotografa in forfettario: contributi deducibili e calcolo netto

Per una fotografa in regime forfettario iscritta alla Gestione Separata INPS, il calcolo corretto distingue tre valori diversi: reddito forfettario, contributi previdenziali e imposta sostitutiva. Inoltre i contributi riducono l’imposta soltanto quando sono effettivamente versati, non quando sono semplicemente maturati o calcolati.

Nel caso di 28.000 euro di compensi, coefficiente di redditività del 78% e aliquota Gestione Separata del 26,07%, il reddito forfettario lordo è 21.840 euro e i contributi teoricamente dovuti sono 5.693,69 euro. Ma non è corretto chiamare “netto” 15.054,31 euro sottraendo tasse e contributi dal reddito forfettario: il vero punto di partenza della liquidità sono i 28.000 euro incassati.

Detrazione o deduzione? Nel forfettario sono concetti diversi

Nel linguaggio comune si dice spesso “scaricare” o “detrarre” una spesa, ma nel regime forfettario le normali spese professionali della fotografa non vengono dedotte analiticamente dal reddito.

Il costo di fotocamere, obiettivi, computer, software, studio, carburante, trasferte, assicurazione o formazione non riduce direttamente il reddito imponibile. La quota di costi viene riconosciuta in modo forfettario attraverso il coefficiente di redditività.

I contributi previdenziali obbligatori versati, invece, sono deducibili dal reddito forfettario prima di applicare l’imposta sostitutiva. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il quadro LM prevedono infatti l’indicazione dei contributi versati nel rigo LM35.

Primo passaggio: 28.000 euro di compensi e coefficiente 78%

Assumiamo il caso di una fotografa freelance con codice ATECO 74.20.19 e coefficiente di redditività del 78%.

Con 28.000 euro di compensi effettivamente incassati:

28.000 × 78% = 21.840 euro.

I 21.840 euro sono il reddito forfettario lordo sul quale si determinano i contributi previdenziali. Il restante 22% non è una spesa reale dimostrata: è la quota di costi riconosciuta automaticamente dal sistema forfettario.

Secondo passaggio: contributi Gestione Separata 2026

Per il 2026 l’INPS, circolare n. 8/2026, prevede per i liberi professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria l’aliquota complessiva del 26,07%.

Nel nostro esempio:

21.840 × 26,07% = 5.693,69 euro.

Questo è il contributo teorico riferibile al reddito dell’anno. La Gestione Separata non prevede il contributo minimo fisso tipico di Artigiani e Commercianti: il versamento è proporzionale al reddito, anche se esiste un minimale utile per l’accredito contributivo dell’intero anno.

Terzo passaggio: l’imposta non si calcola sempre sottraendo i contributi “dovuti”

Questo è il punto più importante. Nel forfettario si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati durante l’anno. Non basta che siano stati calcolati sul reddito di quell’anno.

Se hai appena aperto la Partita IVA e durante il primo anno non hai ancora effettuato versamenti alla Gestione Separata, il reddito imponibile per l’imposta sostitutiva resta, nell’esempio, 21.840 euro.

Se hai diritto all’aliquota del 5%:

21.840 × 5% = 1.092 euro di imposta sostitutiva.

Quindi il calcolo del vecchio articolo era corretto nel risultato dell’imposta del primo anno, ma andava spiegato meglio il motivo: non si deducono 5.693,69 euro perché, in quell’ipotesi, non sono ancora stati effettivamente versati.

Quanto resta davvero su 28.000 euro di incassi?

Non devi partire dai 21.840 euro per calcolare il denaro che ti resta. Quel valore è un imponibile fiscale, non il denaro disponibile sul conto.

Nell’esempio semplificato:

VoceImporto
Compensi incassati28.000,00 €
Contributi teorici Gestione Separata5.693,69 €
Imposta sostitutiva 5%1.092,00 €
Residuo prima delle spese reali21.214,31 €

28.000 − 5.693,69 − 1.092 = 21.214,31 euro.

Da questa somma devi poi sottrarre le spese effettivamente sostenute per lavorare: attrezzatura, software, trasporti, studio, assicurazione e così via. Nel forfettario quelle spese non riducono l’imposta, ma riducono comunque il denaro che realmente ti rimane.

Reddito fiscale e guadagno reale non sono la stessa cosa

Il reddito forfettario di 21.840 euro non significa che hai realmente speso il 22% degli incassi, né che quella cifra coincide con il guadagno netto.

  • Reddito forfettario: serve per calcolare contributi e imposta.
  • Contributi dovuti: sono il debito previdenziale calcolato sul reddito.
  • Contributi versati: sono quelli che possono essere dedotti fiscalmente nell’anno del pagamento.
  • Guadagno reale: dipende anche dalle spese effettive che hai sostenuto.

Questa distinzione è particolarmente importante per i fotografi, perché l’attività può richiedere investimenti reali elevati in attrezzatura.

Cosa succede l’anno successivo quando versi i contributi

Nell’anno successivo potrai dedurre dal reddito forfettario i contributi obbligatori effettivamente versati durante quell’anno. Ma attenzione: il valore deducibile non coincide necessariamente con i soli 5.693,69 euro “maturati” sul primo anno.

Durante l’anno successivo potresti versare saldo e acconti previdenziali. Ai fini del quadro LM conta ciò che è stato realmente pagato nel periodo d’imposta e riferibile all’attività forfettaria, entro le regole previste.

L’Agenzia delle Entrate chiarisce inoltre che l’eventuale eccedenza di contributi che non trova capienza nel quadro LM può essere riportata tra gli oneri deducibili nel quadro RP secondo la normativa vigente.

Il 5% non è automatico perché hai appena aperto

Nell’esempio abbiamo utilizzato il 5%, ma questa aliquota spetta soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività. Aprire oggi una Partita IVA non basta da solo.

Se non possiedi i requisiti per l’aliquota agevolata, l’imposta sostitutiva è del 15%. Con la stessa base di 21.840 euro e nessun contributo deducibile versato nell’anno:

21.840 × 15% = 3.276 euro.

Fotografa professionista o attività d’impresa: attenzione alla previdenza

Il calcolo al 26,07% presuppone che la fotografa sia correttamente inquadrata come libera professionista in Gestione Separata. Non è una regola valida per qualsiasi fotografo.

Se l’attività è organizzata in forma d’impresa, per esempio con negozio, struttura commerciale e organizzazione tipicamente imprenditoriale, può cambiare anche la gestione previdenziale. Per scegliere correttamente il codice ATECO e l’inquadramento puoi consultare la guida sul codice ATECO del fotografo.

Esempio del secondo anno: come ragionare correttamente

Supponiamo che nel secondo anno la fotografa incassi 33.000 euro. Con coefficiente del 78%, il reddito forfettario lordo è 25.740 euro.

Per calcolare l’imposta non devi sottrarre automaticamente i 5.693,69 euro del primo esempio. Devi sommare i contributi previdenziali obbligatori che risultano realmente versati nel secondo anno e che sono fiscalmente deducibili.

Se, soltanto per semplicità didattica, i contributi deducibili effettivamente versati fossero proprio 5.693,69 euro, la base dell’imposta sarebbe:

25.740 − 5.693,69 = 20.046,31 euro.

Al 5%, l’imposta sarebbe 1.002,32 euro. Ma nella dichiarazione reale devi utilizzare i versamenti effettivi dell’anno, non riportare meccanicamente il contributo teorico dell’anno precedente.

Spese fotografiche: cosa succede a fotocamera e obiettivi

Se acquisti una fotocamera da 4.000 euro, quell’importo non viene sottratto dal reddito forfettario. Lo stesso vale per obiettivi, flash, computer, software di editing, hard disk, assicurazione, carburante o affitto dello studio.

La convenienza del forfettario dipende quindi anche dal rapporto tra costi reali e costi “presunti” dal coefficiente. Una fotografa che sostiene investimenti molto elevati può avere un guadagno reale molto più basso rispetto al reddito fiscale calcolato con il 78%.

Checklist per controllare il calcolo

  1. Somma i compensi effettivamente incassati nell’anno.
  2. Applica il coefficiente di redditività corretto.
  3. Calcola i contributi dovuti secondo la gestione previdenziale applicabile.
  4. Separali dai contributi effettivamente versati nell’anno.
  5. Deduci dal reddito forfettario soltanto i contributi fiscalmente deducibili versati.
  6. Applica il 5% o il 15% alla base residua.
  7. Per il netto reale parti dagli incassi, non dal reddito forfettario.
  8. Sottrai anche le spese effettive dell’attività per capire quanto denaro ti rimane davvero.
  9. Considera separatamente saldo e acconti che incidono sulla liquidità delle scadenze.

Per il metodo generale puoi confrontare anche la guida sul calcolo di imposta e contributi nel regime forfettario.

Domande frequenti

Una fotografa forfettaria può scaricare la fotocamera?

No, non come costo analiticamente deducibile dal reddito forfettario. I costi ordinari sono già riconosciuti attraverso il coefficiente di redditività.

I contributi INPS sono detraibili?

Tecnicamente sono deducibili dal reddito forfettario quando sono contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nell’anno. Riducendo il reddito, riducono indirettamente anche l’imposta sostitutiva.

Il primo anno posso dedurre contributi che pagherò l’anno prossimo?

No. Ai fini della deduzione conta il pagamento effettivo. I contributi che verranno versati l’anno successivo saranno considerati nell’anno del versamento secondo il criterio di cassa.

Con 28.000 euro di incassi il netto è 15.054 euro?

No. Quel calcolo sottrae contributi e imposta dal reddito forfettario di 21.840 euro invece che dagli incassi. Prima delle spese reali, il residuo semplificato è 28.000 − 5.693,69 − 1.092 = 21.214,31 euro.

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