Aprire la Partita IVA per dropshipping nel 2026 richiede una verifica che molte guide online ancora saltano: il dropshipping è un modello operativo, non un’attività economica con un unico codice ATECO. ATECO 2025 ha inoltre superato la vecchia logica del codice generico 47.91.10 per il commercio via Internet.
La prima domanda non è quindi “qual è il codice del dropshipping?”, ma chi vende realmente il prodotto al cliente?. Se acquisti dal fornitore e rivendi al consumatore, anche se il fornitore spedisce direttamente, sei normalmente il venditore. Se invece metti soltanto in contatto le parti e percepisci una commissione senza acquistare e rivendere il bene, l’attività può essere di intermediazione e l’inquadramento cambia.
Dropshipping 2026: dati principali
Per un e-commerce in dropshipping gestito come vendita al dettaglio servono normalmente Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese, Gestione Commercianti INPS e gli adempimenti SUAP previsti per il commercio elettronico. Il codice ATECO va scelto in base alla categoria di prodotti venduti, perché ATECO 2025 classifica il commercio al dettaglio per merce e non assegna più un codice universale al solo canale Internet.
Perché il vecchio 47.91.10 non è più la risposta
Molte guide continuano a indicare 47.91.10 – Commercio al dettaglio via Internet. Quel riferimento appartiene alla classificazione precedente. Con ATECO 2025 il canale online non determina da solo il codice: per esempio abbigliamento, cosmetici, elettronica e altri prodotti sono classificati nelle rispettive attività di commercio al dettaglio anche quando la vendita avviene via Internet. La documentazione aggiornata è disponibile nella sezione ATECO 2025 di ISTAT.
Venditore o intermediario: la distinzione decisiva
Se il cliente acquista da te, il prezzo è stabilito dal tuo negozio, tu incassi il corrispettivo e resti responsabile verso il consumatore anche se il fornitore prepara e spedisce il pacco, il modello è normalmente quello della vendita al dettaglio. L’assenza di magazzino non trasforma automaticamente il venditore in un agente pubblicitario.
Se invece il contratto di vendita si conclude direttamente tra fornitore e cliente e tu percepisci soltanto una commissione per l’intermediazione, bisogna verificare i codici ATECO della classe 47.92 o altri codici di intermediazione coerenti con il prodotto e il rapporto. Ad esempio ATECO 2025 prevede codici specifici per i servizi di intermediazione nel commercio al dettaglio.
Il 73.11.02 non è il codice automatico del dropshipping
Il codice 73.11.02 identifica la conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari. Può essere pertinente se ciò che vendi è realmente un servizio pubblicitario o di marketing reso a un’impresa, ma non deve essere usato automaticamente per un negozio che vende prodotti ai consumatori. Il fatto che tu promuova online i prodotti è normale attività commerciale e non cambia da solo la natura del rapporto.
Come scegliere il codice ATECO corretto
Elenca i prodotti che intendi vendere e individua la categoria prevalente nella divisione 47. Se il catalogo contiene merci appartenenti a gruppi molto diversi, va verificato se utilizzare un codice di commercio non specializzato oppure più codici. La scelta deve descrivere il catalogo reale, non la piattaforma usata: Shopify, WooCommerce, Amazon, TikTok Shop o un marketplace non sono di per sé codici ATECO.
Quando serve la Partita IVA
Un negozio dropshipping organizzato e aperto stabilmente alla vendita è attività commerciale abituale. Non esiste una soglia di 5.000 euro che permetta di gestire continuativamente uno shop senza Partita IVA. Vendere occasionalmente beni propri usati è una situazione diversa dal creare un catalogo, fare advertising, ricevere ordini e acquistare beni dal fornitore per rivenderli.
Come aprire la Partita IVA per dropshipping
Per una ditta individuale commerciale l’avvio viene normalmente coordinato con Comunicazione Unica: apertura fiscale, Registro Imprese e iscrizione previdenziale vengono gestiti nel percorso camerale. Per il commercio elettronico va inoltre verificata la SCIA al SUAP competente e l’eventuale disciplina specifica dei prodotti venduti, soprattutto per alimenti, cosmetici, dispositivi, prodotti elettrici o altre categorie regolamentate.
Camera di Commercio e Gestione Commercianti INPS
Quando sei il venditore e l’attività è commercio al dettaglio, l’inquadramento tipico è impresa commerciale con iscrizione al Registro Imprese e Gestione Commercianti INPS. Per il 2026 la circolare INPS n. 14 indica un minimale di reddito di 18.808 euro, un contributo minimo annuo di 4.611,64 euro e un’aliquota del 24,48% fino alla prima fascia prevista.
Riduzione INPS del 35%
Chi è iscritto alle Gestioni Artigiani e Commercianti e applica il forfettario può richiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%, se ne ricorrono le condizioni. La riduzione non è automatica e incide anche sulla contribuzione utile per la pensione. Vedi la guida alla riduzione INPS del 35%.
Regime forfettario per dropshipping
Il forfettario può essere utilizzato dalla ditta individuale se sono rispettati requisiti e limiti. Nel 2026 il limite ordinario è 85.000 euro di ricavi e oltre 100.000 euro si applicano gli effetti immediati previsti dalla legge. Prima dell’apertura vanno controllate anche lavoro dipendente, partecipazioni, spese per dipendenti e rapporti con eventuali ex datori nella guida ai requisiti del regime forfettario.
Coefficiente di redditività: non dipende dal dropshipping
Se l’attività è commercio al dettaglio, i codici commerciali ordinari rientrano normalmente nella fascia di coefficiente del 40%. Se invece l’attività reale è intermediazione o un servizio, il coefficiente può essere diverso. Per questo non è corretto scrivere “il dropshipping ha coefficiente 40%” senza avere prima stabilito se sei venditore e quale codice ATECO descrive la merce.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Può scendere al 5% per i primi cinque periodi d’imposta quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività. Il 5% non è automatico per chi apre uno shop nuovo. Approfondisci nella guida all’imposta sostitutiva del 5% o del 15%.
Esempio con 42.000 euro di ricavi
Ipotizziamo una vera attività di commercio al dettaglio con coefficiente 40% e 42.000 euro di ricavi. Il reddito forfettario lordo è 16.800 euro. Poiché è sotto il minimale INPS 2026, nell’esempio il contributo minimo Commercianti è 4.611,64 euro. Dopo la deduzione dei contributi la base fiscale è circa 12.188,36 euro: l’imposta è circa 609,42 euro al 5% oppure 1.828,25 euro al 15%.
Il calcolo non comprende diritto camerale, costi di piattaforma, advertising, acquisto dei prodotti, resi, commissioni di pagamento e adempimenti IVA internazionali. È proprio su queste spese che va misurata la convenienza reale del forfettario.
Perché il forfettario può non convenire nel dropshipping
Nel dropshipping il margine può essere molto più basso del fatturato: costo del fornitore, campagne Meta o Google, commissioni Shopify o marketplace, gateway di pagamento, rimborsi e chargeback possono assorbire una quota elevata dei ricavi. Nel forfettario queste spese non vengono dedotte analiticamente. Un negozio con margine effettivo basso può quindi pagare imposte su un reddito presunto superiore al profitto economico reale.
Fornitore italiano, UE o extra UE
La sede del fornitore cambia molto l’operatività. Con fornitori UE entrano in gioco regole sugli acquisti intracomunitari; con fornitori extra UE bisogna stabilire chi è l’importatore, chi assolve IVA e dazi e come viene consegnata la merce. Il regime forfettario semplifica le imposte dirette ma non elimina gli obblighi IVA collegati alle operazioni internazionali.
IOSS, importazioni e ordini fino a 150 euro
Quando beni di modesto valore vengono spediti direttamente da Paesi extra UE a consumatori europei può diventare rilevante il sistema IOSS per le vendite a distanza di beni importati fino a 150 euro. Va verificato chi utilizza il regime, chi incassa l’IVA e chi risulta responsabile dell’importazione. Non basta essere forfettari per evitare IVA e dogana.
Vendite B2C nell’Unione europea e OSS
Se vendi a consumatori di altri Paesi UE devi valutare le regole IVA delle vendite a distanza e, quando applicabili, il regime OSS. Anche in questo caso la qualifica di forfettario italiano non sostituisce l’analisi della territorialità IVA. Volumi, Paesi di destinazione e luogo da cui parte la merce vanno controllati prima di automatizzare il checkout.
Chi risponde verso il cliente
Se sei il venditore, resti il riferimento del consumatore per ordine, conformità, resi, garanzia e rimborso anche se non tocchi fisicamente il prodotto. Il contratto con il fornitore non può essere usato per scaricare automaticamente sul cliente i problemi di consegna o difetto. Condizioni di vendita, privacy, informazioni precontrattuali e politica di recesso devono essere coerenti con il ruolo reale del tuo negozio.
Fatturazione e corrispettivi
La documentazione fiscale dipende dal tipo di cliente, dal luogo dell’operazione e dalle modalità di vendita. Per le fatture elettroniche e gli altri adempimenti del forfettario consulta la guida alla fatturazione elettronica. Nei flussi internazionali evita configurazioni automatiche del software senza avere prima definito correttamente il trattamento IVA.
Dropshipping e lavoro dipendente
Un dipendente può avere un e-commerce, ma vanno verificate separatamente le cause ostative del forfettario e l’effettivo obbligo previdenziale sulla posizione d’impresa. Non esiste una regola per cui il semplice contratto full time cancella automaticamente ogni contribuzione commercianti: prevalenza, attività svolta e posizione concreta devono essere valutate in apertura.
Errori da evitare
Gli errori più frequenti sono usare ancora 47.91.10 come codice universale; adottare 73.11.02 anche se si è il vero venditore; scegliere il codice senza guardare la merce; credere che il forfettario elimini IVA su importazioni e vendite UE; ignorare Camera di Commercio, SCIA e INPS; valutare la convenienza sulle aliquote senza calcolare margine, advertising, commissioni e resi.
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Domande frequenti
Non esiste un codice unico. Se sei il venditore, ATECO 2025 richiede di classificare il commercio al dettaglio in base ai prodotti venduti; se sei solo intermediario va valutata la specifica attività di intermediazione.
No. Con ATECO 2025 la vendita online viene classificata principalmente in base alla categoria dei prodotti e non esiste più il vecchio codice generico del canale Internet.
Sì, una ditta individuale può applicarlo se rispetta tutti i requisiti. La convenienza va però verificata perché i costi reali di merce e advertising non sono deducibili analiticamente.
Per la Gestione Commercianti il minimale 2026 è 18.808 euro e il contributo minimo annuo del titolare è 4.611,64 euro, prima di eventuali riduzioni.
No. Il regime forfettario non elimina gli obblighi IVA e doganali delle importazioni o delle vendite internazionali. Va verificato chi importa, da dove parte la merce e dove si trova il cliente.
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