Per calcolare tasse e contributi di un fashion designer in regime forfettario nel 2026 bisogna distinguere la progettazione di moda dalla produzione materiale e dalla vendita. Se il professionista vende soprattutto concept, collezioni, disegni, ricerca stilistica e consulenza creativa, il riferimento ATECO è 74.11.20 – Attività di progettazione di moda, con coefficiente di redditività del 78%.
Nello scenario freelance senza altra previdenza obbligatoria, la contribuzione tipica è la Gestione Separata INPS al 26,07%. Se invece il fashion designer produce direttamente capi, gestisce un laboratorio, vende prodotti o sviluppa un e-commerce, possono servire codici aggiuntivi e un diverso inquadramento previdenziale.
Formula per calcolare le tasse del fashion designer
- somma i compensi effettivamente incassati nell’anno;
- applica il coefficiente di redditività del 78%;
- calcola i contributi Gestione Separata INPS;
- deduci i contributi previdenziali obbligatori versati;
- applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante;
- se esistono produzione, vendita o e-commerce, separa i ricavi attribuibili alle diverse attività;
- confronta il 22% di costi presunti con software, campionari, prototipi, trasferte, collaboratori e costi reali.
ATECO fashion designer 2026: 74.11.20
ATECO 2025 utilizza il codice 74.11.20 per le attività di progettazione di moda. Il codice è coerente quando il valore venduto è principalmente creativo e progettuale: concept, moodboard, palette, silhouette, design di prodotti tessili, abbigliamento, calzature, gioielli e altri beni di moda.
RF approfondisce apertura e inquadramento nella guida sulla Partita IVA dello stilista/fashion designer e nella guida sul commercialista per fashion designer.
Coefficiente di redditività: 78%
Per il codice 74.11.20 il coefficiente di redditività è del 78%. Il regime presume quindi costi pari al 22% dei compensi.
Per un freelance che lavora soprattutto con strumenti digitali questa quota può essere coerente; può diventare meno realistica quando aumentano campionari, prototipi, viaggi, fitting, shooting, collaboratori e costi di sviluppo collezione.
Gestione Separata INPS 2026
Il fashion designer che svolge una prestazione professionale di progettazione e non ha una Cassa di categoria è normalmente iscritto alla Gestione Separata INPS.
Nel 2026 l’aliquota per il professionista senza altra previdenza obbligatoria è del 26,07%. Il riferimento aggiornato è la circolare INPS n. 8/2026.
Esempio con 30.000 euro di compensi
- compensi: 30.000 euro;
- reddito forfettario al 78%: 23.400 euro;
- Gestione Separata 26,07%: circa 6.100,38 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 17.299,62 euro;
- imposta al 15%: circa 2.594,94 euro;
- imposta al 5%: circa 864,98 euro.
Esempio con 50.000 euro di compensi
- reddito forfettario al 78%: 39.000 euro;
- Gestione Separata 26,07%: circa 10.167,30 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 28.832,70 euro;
- imposta al 15%: circa 4.324,90 euro;
- imposta al 5%: circa 1.441,64 euro.
Esempio con 85.000 euro di compensi
- reddito forfettario al 78%: 66.300 euro;
- Gestione Separata 26,07%: circa 17.284,41 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 49.015,59 euro;
- imposta al 15%: circa 7.352,34 euro;
- imposta al 5%: circa 2.450,78 euro.
Tabella tasse fashion designer forfettario 2026
| Compensi | Reddito 78% | INPS 26,07% | Imposta 15% | Imposta 5% |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 € | 23.400 € | 6.100,38 € | 2.594,94 € | 864,98 € |
| 50.000 € | 39.000 € | 10.167,30 € | 4.324,90 € | 1.441,64 € |
| 85.000 € | 66.300 € | 17.284,41 € | 7.352,34 € | 2.450,78 € |
Caso alternativo: Gestione Separata al 24%
Nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria può applicarsi l’aliquota del 24%.
Con 50.000 euro di compensi e reddito forfettario di 39.000 euro, i contributi sarebbero circa 9.360 euro; la base fiscale circa 29.640 euro e l’imposta circa 4.446 euro al 15% oppure 1.482 euro al 5%.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
Il 15% è l’aliquota ordinaria del regime forfettario. Il 5% spetta soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Per approfondire consulta la guida sull’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.
Fashion designer e sarto: non sono la stessa attività
Il fashion designer progetta; il sarto confeziona o modifica materialmente il capo. Se il valore della prestazione deriva dalla sartoria o dalla confezione su misura, il codice 74.11.20 non va usato automaticamente.
La distinzione incide non solo sull’ATECO ma anche sull’inquadramento previdenziale: un laboratorio sartoriale può essere attività artigiana, mentre il designer freelance resta normalmente in Gestione Separata.
Brand proprio: quando cambia il modello fiscale
Se il fashion designer lancia un proprio brand e vende prodotti, il modello non è più soltanto professionale. Produzione, acquisto merce, magazzino e vendita possono richiedere codici aggiuntivi e un diverso inquadramento d’impresa.
Nel forfettario i ricavi di attività diverse vanno separati quando hanno coefficienti differenti. Non è corretto applicare automaticamente il 78% anche alle vendite di prodotti.
E-commerce e marketplace
Vendere collezioni proprie tramite e-commerce o marketplace aggiunge costi di piattaforma, pagamenti, logistica, resi, advertising e customer care.
Queste spese non vengono dedotte analiticamente nel forfettario. Se la vendita diventa stabile e autonoma rispetto al design, va verificato anche il corretto codice commerciale e la previdenza collegata all’attività d’impresa.
Campionari e prototipi
Campionari, prototipi, tessuti, accessori, stampe, prove colore e fitting possono assorbire una parte importante del budget di una collezione.
Nel forfettario questi costi restano economicamente reali anche se non vengono dedotti uno per uno. Il contratto con il brand dovrebbe chiarire se sono inclusi nel compenso o rimborsati separatamente.
Software, hardware e strumenti creativi
CAD, software grafici, tablet, workstation, cloud, archivi digitali e abbonamenti professionali sono costi ricorrenti tipici del fashion designer.
Se la struttura di costi resta leggera, il 22% presunto può essere coerente. Se invece software, hardware, campionari e collaborazioni superano stabilmente questa percentuale, va simulato anche il regime ordinario.
Contratti con brand e revisioni
Il contratto dovrebbe indicare cosa comprende il compenso: concept, moodboard, disegni, schede tecniche, revisioni, fitting, presenza in azienda, campionatura e assistenza alla produzione.
Definire il numero di revisioni evita che lavorazioni aggiuntive assorbano ore non remunerate e riducano il margine del progetto.
Licensing, royalties e diritti di utilizzo
Alcuni accordi prevedono, oltre al compenso per il progetto, somme collegate all’utilizzo di disegni, collezioni o altri risultati creativi. Non è corretto trattare automaticamente ogni pagamento come una normale parcella di design.
La qualificazione fiscale dipende dal contratto concreto, dai diritti concessi e dal rapporto tra prestazione professionale e sfruttamento economico dell’opera. La parola “royalty” in fattura, da sola, non determina il trattamento fiscale.
Clienti esteri e fashion brand internazionali
Il fashion designer lavora spesso con committenti UE ed extra-UE. In questi casi vanno verificati territorialità IVA, natura B2B o B2C, eventuale iscrizione VIES e corretta gestione della fattura elettronica.
Anche software e servizi acquistati da fornitori esteri possono generare adempimenti IVA specifici pur nel regime forfettario.
Shooting, lookbook e lancio collezione
Fotografi, modelle, make-up artist, stylist, location, post-produzione e impaginazione del lookbook possono trasformare il lancio di una collezione in un costo significativo. Se queste spese sono sostenute direttamente dal designer, incidono sul margine reale del progetto anche se il forfettario non le deduce analiticamente.
Per questo conviene distinguere nel preventivo progettazione creativa, sviluppo campionario e attività di lancio, evitando di assorbire automaticamente tutti i costi nel solo compenso di design.
Trasferte, fiere e fashion week
Meeting, fitting, fiere e fashion week possono generare spese per treni, voli, hotel e permanenze fuori sede.
Nel forfettario queste spese non si deducono analiticamente. Per progetti internazionali è utile valutare il margine per cliente dopo aver sottratto i costi reali delle trasferte.
Collaboratori, modellisti e illustratori
Per collezioni complesse il designer può coinvolgere modellisti, illustratori, grafici, tecnici di prodotto, fotografi e altri freelance.
Il costo di questi collaboratori non riduce analiticamente il reddito forfettario. Se il team diventa stabile e la struttura cresce, è opportuno rivalutare sia il regime fiscale sia la natura professionale o imprenditoriale dell’attività.
Esempio: 50.000 euro di compensi e 15.000 euro di costi reali
Con 50.000 euro di compensi il coefficiente del 78% presume costi per 11.000 euro. Se software, campionari, prototipi, trasferte e collaboratori costano invece 15.000 euro, l’incidenza reale arriva al 30%.
In questa situazione il regime ordinario merita una simulazione completa prima di confermare il forfettario.
Acconti, milestone e principio di cassa
I progetti possono prevedere acconto, approvazione concept, consegna schede tecniche, campionatura e saldo finale. Nel forfettario conta il principio di cassa: rilevano le somme effettivamente incassate nell’anno.
È quindi utile distinguere compensi fatturati, crediti aperti, anticipi ricevuti e somme effettivamente incassate entro il 31 dicembre.
Controlli periodici consigliati
- compensi incassati;
- reddito forfettario stimato;
- Gestione Separata dovuta;
- imposta sostitutiva 5%/15%;
- campionari e prototipi;
- software e strumenti;
- trasferte e fashion week;
- licensing e royalties separati dai compensi professionali;
- ricavi da brand/e-commerce distinti dalla progettazione;
- convenienza aggiornata tra forfettario e ordinario.
Errori da evitare nel calcolo delle tasse
- applicare il 15% direttamente sui compensi;
- dimenticare il coefficiente del 78%;
- confondere fashion design e sartoria;
- considerare sempre professionali anche i ricavi da vendita del proprio brand;
- trattare ogni royalty come una normale parcella;
- considerare automatico il 5%;
- ignorare campionari, prototipi, trasferte e collaboratori nel margine reale;
- scegliere il forfettario senza confrontare il 22% di costi presunti con quelli effettivi.
Domande frequenti
Si applica il coefficiente del 78% ai compensi di progettazione, si calcolano e deducono i contributi previdenziali obbligatori e sulla base residua si applica il 15% o il 5% quando spettante.
Nell’esempio con Gestione Separata al 26,07%, il reddito forfettario è 39.000 euro, i contributi circa 10.167 euro e l’imposta circa 4.325 euro al 15% o 1.442 euro al 5%.
Per ATECO 74.11.20 il coefficiente di redditività è del 78%, quindi il regime presume costi pari al 22% dei compensi professionali.
No. Se organizza produzione e vendita di prodotti possono nascere attività d’impresa autonome, con codici e previdenza da verificare separatamente rispetto alla sola progettazione.
Non necessariamente. La qualificazione dipende dal contratto, dai diritti concessi e dal rapporto tra prestazione professionale e sfruttamento economico dell’opera.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
