Le aliquote IVA ordinarie in Italia sono 22%, 10%, 5% e 4%. Il 22% è l’aliquota ordinaria; le aliquote ridotte si applicano soltanto ai beni e servizi per i quali la legge prevede espressamente un trattamento agevolato.
Per scegliere l’aliquota corretta non basta guardare il codice ATECO o il tipo di attività svolta: conta la specifica operazione fatturata, la natura del bene o servizio e l’eventuale presenza di una norma speciale. Il riferimento principale è l’articolo 16 del DPR 633/1972 insieme alla Tabella A allegata.
Aliquote IVA: 22%, 10%, 5% e 4%
| Aliquota | Regola generale | Quando può applicarsi |
|---|---|---|
| 22% | Aliquota ordinaria | Quando non è prevista un’aliquota ridotta o un diverso trattamento IVA |
| 10% | Aliquota ridotta | Solo per beni e servizi espressamente individuati dalla legge |
| 5% | Aliquota ridotta | Per categorie specifiche previste dalla Tabella A, Parte II-bis |
| 4% | Aliquota ridotta | Per categorie specifiche previste dalla Tabella A, Parte II |
Le aliquote ridotte non sono alternative che il contribuente può scegliere liberamente. Se un bene o servizio non rientra in una previsione agevolata, si applica normalmente il 22%.
Quando si applica l’IVA al 22%
Il 22% è l’aliquota ordinaria. Si applica alla maggior parte dei beni e servizi quando non esiste una disposizione che prevede il 10%, il 5%, il 4% oppure un regime senza applicazione dell’imposta.
Molte prestazioni professionali e molti servizi ordinari ricadono nel 22%, così come numerosi beni di consumo. Ma la regola corretta non è “professionista = 22%” o “commerciante = 22%”: bisogna sempre verificare l’operazione concreta.
Quando si applica l’IVA al 10%
L’aliquota del 10% riguarda numerosi beni e servizi elencati nella Tabella A, Parte III, del DPR 633/1972.
Tra gli ambiti nei quali può comparire il 10% ci sono, a determinate condizioni, alcuni servizi di ristorazione e somministrazione, prestazioni alberghiere, interventi edilizi e specifiche categorie di beni alimentari o di altra natura.
L’elenco è ampio e contiene molte condizioni particolari. Per questo non è corretto applicare il 10% solo perché un’attività appartiene a uno dei settori citati: va individuata la voce normativa esatta.
Quando si applica l’IVA al 5%
L’aliquota del 5% è prevista dalla Tabella A, Parte II-bis, per categorie mirate di beni e servizi.
È un’aliquota più selettiva rispetto al 10% e può riguardare, per esempio, specifiche prestazioni a carattere sociale o sanitario e determinate categorie di beni individuate dal legislatore.
La presenza di un’attività “sociale” o “sanitaria” non basta da sola: alcune prestazioni possono essere al 5%, altre al 10%, altre al 22% e altre ancora esenti da IVA in base all’articolo 10.
Quando si applica l’IVA al 4%
L’aliquota del 4% riguarda beni e operazioni espressamente elencati nella Tabella A, Parte II.
Tra gli esempi più noti rientrano alcune categorie di beni di prima necessità, prodotti editoriali e determinate operazioni immobiliari agevolate quando ricorrono tutti i requisiti previsti.
Anche in questo caso l’esempio serve solo a orientarsi: l’aliquota corretta dipende dalla voce normativa applicabile e dalle condizioni specifiche dell’operazione.
Chi decide quale aliquota IVA applicare?
L’aliquota nasce dalla legge, non dalla preferenza del cliente o del fornitore. Il soggetto che emette la fattura deve individuare il trattamento IVA corretto e documentarlo in modo coerente.
Se esiste un dubbio su una categoria particolare, bisogna verificare il DPR 633/1972, la Tabella A e gli eventuali chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate riferiti a quello specifico bene o servizio.
Il codice ATECO determina l’aliquota IVA?
No. Il codice ATECO descrive l’attività economica svolta, ma non assegna automaticamente un’unica aliquota IVA a tutte le operazioni del contribuente.
La stessa impresa può effettuare operazioni con aliquote differenti. Un’attività commerciale, per esempio, può vendere prodotti assoggettati al 22%, al 10% e al 4% nello stesso periodo.
Come si calcola l’IVA partendo dall’imponibile
Quando conosci l’imponibile, il calcolo è:
IVA = imponibile × aliquota
Totale = imponibile + IVA
Con un imponibile di 1.000 euro:
| Aliquota | IVA | Totale |
|---|---|---|
| 22% | 220 € | 1.220 € |
| 10% | 100 € | 1.100 € |
| 5% | 50 € | 1.050 € |
| 4% | 40 € | 1.040 € |
Come togliere l’IVA da un prezzo già comprensivo
Se conosci il totale “IVA inclusa” non devi sottrarre semplicemente il 22%, perché l’imposta è calcolata sull’imponibile e non sul totale finale.
Con aliquota 22%, la formula corretta è:
Imponibile = totale / 1,22
Per le altre aliquote si usano 1,10, 1,05 o 1,04.
Per formule ed esempi completi puoi usare la guida dedicata allo scorporo IVA.
Una fattura può avere più aliquote IVA?
Sì. Una fattura può contenere righe con aliquote differenti se comprende beni o servizi soggetti a trattamenti diversi.
La fattura elettronica deve riportare correttamente imponibile e imposta per ciascuna aliquota. Non bisogna applicare un’unica percentuale all’intero documento solo per semplificare il calcolo.
Aliquota IVA e base imponibile
L’aliquota si applica alla base imponibile, determinata secondo l’articolo 13 del DPR 633/1972.
La base imponibile comprende normalmente il corrispettivo dovuto per l’operazione e gli elementi accessori che la legge considera rilevanti. Alcune somme possono invece essere escluse dalla base imponibile quando ricorrono i requisiti previsti, per esempio in determinati casi disciplinati dall’articolo 15.
IVA al 22% e regime forfettario: cosa cambia
Chi applica il regime forfettario, nelle operazioni interne ordinarie, non addebita l’IVA in fattura. Questo significa che non deve scegliere tra 22%, 10%, 5% o 4% per la normale fattura forfettaria.
La fattura elettronica del forfettario utilizza il corretto codice Natura previsto per l’operazione e riporta la dicitura riferita al regime agevolato.
Questa esclusione dall’IVA sulle normali operazioni interne non significa però che il forfettario non incontri mai l’IVA.
Quando un forfettario può comunque dover versare IVA
Esistono situazioni nelle quali anche un contribuente forfettario deve gestire l’imposta, soprattutto nei rapporti con soggetti esteri.
Per esempio, in alcuni acquisti di servizi da fornitori UE o extra-UE può essere necessario applicare il reverse charge e versare l’IVA italiana senza poterla detrarre.
La particolarità del forfettario è proprio questa: può essere tenuto a versare IVA in specifiche operazioni pur non avendo il normale diritto alla detrazione. Per capire perché puoi leggere la guida sulla detrazione IVA nel regime forfettario.
Aliquota IVA ed operazioni esenti o non imponibili
Non tutte le operazioni senza IVA hanno aliquota 0%. Le operazioni esenti, non imponibili o non soggette seguono regole giuridiche diverse.
Una prestazione esente ai sensi dell’articolo 10, per esempio, non è una prestazione “con IVA allo 0%”. Allo stesso modo un’esportazione non imponibile è diversa da un’operazione esente.
Questa distinzione incide sulla fatturazione e, per chi è in regime IVA ordinario, anche sul diritto alla detrazione.
IVA ridotta: perché non basta copiare l’aliquota di un concorrente
Due attività apparentemente simili possono effettuare operazioni fiscalmente differenti. Una voce agevolata può dipendere da caratteristiche del bene, destinazione, soggetto acquirente, tipo di contratto o altri requisiti.
Per questo non è prudente usare il trattamento applicato da un concorrente come prova che la stessa aliquota valga anche per la propria fattura.
Errori frequenti con le aliquote IVA
- applicare sempre il 22% senza verificare eventuali aliquote ridotte;
- applicare un’aliquota ridotta perché “nel settore si usa così” senza trovare la base normativa;
- pensare che il codice ATECO determini automaticamente l’IVA;
- confondere operazione esente con aliquota 0%;
- scorporare il 22% sottraendolo direttamente dal totale;
- usare un’unica aliquota su una fattura che contiene operazioni diverse;
- applicare IVA alle normali fatture interne del forfettario.
Come verificare l’aliquota corretta prima di emettere fattura
- Individua con precisione il bene o servizio venduto.
- Verifica se esiste una voce specifica nella Tabella A del DPR 633/1972.
- Controlla eventuali condizioni o limitazioni previste dalla voce.
- Verifica se l’operazione è invece esente, non imponibile o non soggetta.
- Controlla eventuali chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sul caso specifico.
- Imposta correttamente aliquota e natura nella fattura elettronica.
Fonti ufficiali
- DPR 633/1972, articolo 16 — aliquote IVA
- DPR 633/1972 — testo vigente e Tabella A
- Legge 190/2014 — disciplina del regime forfettario
Domande frequenti
Qual è l’aliquota IVA ordinaria?
L’aliquota ordinaria è il 22%. Le aliquote del 10%, 5% e 4% si applicano solo quando una specifica norma lo prevede.
Posso applicare il 10% invece del 22% se il cliente è d’accordo?
No. L’aliquota deriva dalla legge e dalla natura dell’operazione, non da un accordo tra le parti.
Il forfettario applica IVA al 22%?
Non sulle normali operazioni interne soggette al regime forfettario. Restano però casi particolari, soprattutto con l’estero, nei quali può dover versare IVA.
IVA esente significa IVA allo 0%?
No. L’esenzione è un trattamento giuridico specifico previsto dalla legge e non equivale a una semplice aliquota zero.
Posso avere due aliquote nella stessa fattura?
Sì, se la fattura contiene operazioni soggette a aliquote diverse. Ogni riga deve essere trattata correttamente.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
