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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

AIRE e trasferimento temporaneo all’estero: quando è obbligatoria

L’iscrizione AIRE non dipende solo dal numero di mesi trascorsi all’estero. Il criterio decisivo è l’effettivo trasferimento della residenza fuori dall’Italia. Il MAECI chiarisce che il riferimento ai 12 mesi è indicativo: se trasferisci realmente la tua dimora abituale all’estero, l’iscrizione va richiesta entro 90 giorni dal trasferimento.

La domanda da cui parte questa guida è: se lavori per alcuni mesi da uno o più Paesi esteri, ma mantieni residenza e legami in Italia, quando devi iscriverti all’AIRE e cosa cambia per la residenza fiscale e il regime forfettario?

AIRE: conta davvero la soglia dei 12 mesi?

La regola dei 12 mesi viene spesso utilizzata come riferimento pratico, ma non va trattata come una soglia automatica. Nelle FAQ ufficiali sul trasferimento all’estero il Ministero degli Affari Esteri precisa che il termine di 12 mesi è indicativo e che ciò che conta è l’effettivo trasferimento della residenza all’estero.

La residenza, ai fini anagrafici, è collegata alla dimora abituale. Se ti sposti temporaneamente ma continui ad avere in Italia la tua effettiva dimora abituale e il soggiorno estero non assume carattere stabile, l’iscrizione AIRE può non essere dovuta. Se invece la vita quotidiana viene realmente trasferita all’estero, non basta dire che il periodo previsto è inferiore a un anno.

Entro quando va richiesta l’iscrizione AIRE?

Quando la residenza viene trasferita all’estero, la richiesta di iscrizione AIRE deve essere presentata all’ufficio consolare territorialmente competente entro 90 giorni. Dal 1° gennaio 2024 il mancato rispetto del termine può comportare sanzioni amministrative pecuniarie.

La procedura si effettua normalmente tramite il portale Fast-It. Il punto da verificare prima di tutto, quindi, non è “quanti mesi starò fuori?”, ma “sto trasferendo davvero la mia residenza o sto facendo un soggiorno temporaneo?”.

AIRE e residenza fiscale sono la stessa cosa?

No. L’iscrizione AIRE è un dato anagrafico, mentre la residenza fiscale si determina con le regole tributarie. Dal 2024 l’articolo 2 del TUIR considera fiscalmente residenti in Italia le persone che, per la maggior parte del periodo d’imposta, considerando anche le frazioni di giorno, hanno in Italia la residenza civilistica, il domicilio oppure sono fisicamente presenti.

Per domicilio fiscale ai fini di questa regola assume rilievo il luogo in cui si sviluppano principalmente le relazioni personali e familiari. Inoltre l’iscrizione nelle anagrafi della popolazione residente per la maggior parte del periodo d’imposta costituisce una presunzione di residenza, salvo prova contraria. La riforma è contenuta nel D.Lgs. 209/2023 su Normattiva.

Se sto all’estero meno di 183 giorni sono automaticamente residente in Italia?

No. Il conteggio dei giorni è importante, ma non va usato come unico test. La norma italiana considera alternativamente residenza civilistica, domicilio e presenza fisica per la maggior parte del periodo d’imposta. Inoltre il Paese ospitante può applicare proprie regole e, nei casi di doppia residenza, possono diventare rilevanti le convenzioni contro le doppie imposizioni.

Lo stesso vale per chi viaggia tra più Paesi: trascorrere meno di 183 giorni in ciascuno Stato non significa automaticamente essere fiscalmente residenti “da nessuna parte”. Serve una valutazione complessiva della situazione.

Posso mantenere il regime forfettario se lavoro temporaneamente dall’estero?

Se resti fiscalmente residente in Italia e continui a rispettare i requisiti del regime, il semplice fatto di lavorare temporaneamente da un altro Paese non determina da solo l’uscita dal forfettario. Vanno però verificati gli eventuali obblighi fiscali, previdenziali o amministrativi nello Stato da cui svolgi l’attività.

La regola del 75% riguarda invece i non residenti: la legge sul regime forfettario esclude in generale i soggetti non residenti, salvo l’eccezione per chi risiede in uno Stato UE o SEE che assicura adeguato scambio di informazioni e produce in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto. La disposizione è contenuta nella Legge 190/2014 su Normattiva.

Devo comunicare all’Agenzia delle Entrate un soggiorno temporaneo?

Se non trasferisci la residenza fiscale e non cambiano i dati della tua attività, non esiste una comunicazione generale all’Agenzia delle Entrate solo perché lavori per qualche mese dall’estero. Diverso è il caso in cui il trasferimento diventi stabile o cambino elementi della posizione fiscale.

Continuare a fatturare clienti italiani, da solo, non decide dove sei fiscalmente residente. Se lavori anche con clienti esteri puoi approfondire la parte operativa nella guida su regime forfettario e clienti esteri.

Quando il trasferimento diventa delicato?

  • prendi una casa stabile all’estero e la utilizzi come dimora abituale;
  • trasferisci partner o famiglia;
  • trascorri all’estero la maggior parte del periodo d’imposta;
  • sposti il centro principale delle relazioni personali e familiari;
  • ti registri come residente fiscale nel Paese ospitante;
  • svolgi stabilmente l’attività da una struttura estera;
  • il soggiorno inizialmente temporaneo diventa di fatto stabile.

Se invece sei già residente all’estero e vuoi capire se puoi usare il forfettario, vedi anche Partita IVA forfettaria per residente all’estero iscritto AIRE.

Checklist prima di partire

  1. stabilisci se il soggiorno è realmente temporaneo o se stai trasferendo la dimora abituale;
  2. calcola i giorni previsti fuori dall’Italia;
  3. verifica dove rimangono le relazioni personali e familiari principali;
  4. controlla le regole fiscali e di soggiorno del Paese ospitante;
  5. conserva documentazione su viaggi, abitazioni e permanenze;
  6. se il trasferimento diventa stabile, valuta subito AIRE e residenza fiscale;
  7. se sei forfettario, verifica che il nuovo status di residente o non residente sia compatibile con il regime.

Domande frequenti

Devo iscrivermi AIRE se sto all’estero meno di 12 mesi?

Non automaticamente. Il MAECI chiarisce che i 12 mesi sono un riferimento indicativo: conta l’effettivo trasferimento della residenza, cioè della dimora abituale, all’estero.

AIRE e residenza fiscale coincidono?

No. L’AIRE riguarda la posizione anagrafica; la residenza fiscale segue le regole del TUIR e considera residenza civilistica, domicilio, presenza fisica e presunzione legata all’anagrafe.

Posso mantenere il forfettario lavorando alcuni mesi dall’estero?

In linea generale sì, se resti fiscalmente residente in Italia e continui a rispettare tutti i requisiti del regime. Restano da verificare gli eventuali obblighi del Paese ospitante.

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