Le sponsorizzazioni sono una delle principali fonti di guadagno dei Content Creator, ma possono assumere forme molto diverse: compensi in denaro, prodotti ricevuti dal brand, affiliate marketing, contenuti commissionati oppure collaborazioni con aziende e agenzie estere.
Per gestirle correttamente bisogna distinguere l’attività svolta, il soggetto che paga e la natura del compenso. Per il quadro generale consulta anche la guida al Codice ATECO per Content Creator.
Come funzionano le sponsorizzazioni per un Content Creator?
Una sponsorizzazione nasce normalmente da un accordo con un brand o un’agenzia: il Content Creator realizza o pubblica contenuti che danno visibilità a un prodotto, servizio o marchio e riceve in cambio un compenso o un’altra utilità.
L’INPS, nella Circolare n. 44/2025, considera espressamente sponsorizzazioni e contenuti pubblicitari tra le modalità con cui i Content Creator possono monetizzare la propria attività.
Serve la Partita IVA per le sponsorizzazioni?
Se le collaborazioni vengono svolte in modo abituale e professionale, occorre valutare l’apertura della Partita IVA. Non esiste una soglia generale di 5.000 € sotto la quale un’attività abituale possa automaticamente essere considerata occasionale.
Abbiamo approfondito questo punto nella guida sulla Partita IVA per Content Creator.
Quale Codice ATECO usare per le sponsorizzazioni?
La presenza di una sponsorizzazione non determina automaticamente un unico Codice ATECO. Bisogna capire quale prestazione viene realmente resa.
ATECO 2025 distingue, tra le altre, la conduzione di campagne di marketing, l’influencer marketing e diverse attività di produzione di contenuti. Un Content Creator non deve quindi essere classificato automaticamente come Influencer soltanto perché occasionalmente collabora con un brand.
La classificazione ufficiale può essere consultata sul sito ISTAT dedicato ad ATECO 2025.
Come fatturare una sponsorizzazione
La fattura deve descrivere la prestazione effettivamente resa al brand o all’agenzia. Prima dell’emissione bisogna verificare anche se il committente è italiano, comunitario oppure extra UE.
Quando il cliente è estero possono infatti cambiare le regole IVA e gli adempimenti collegati all’operazione. Per gli esempi specifici consulta la guida sulla fatturazione dei Content Creator.
Sponsorizzazioni pagate in prodotti: come funziona il barter?
Non tutte le collaborazioni vengono pagate in denaro. Un brand può consegnare prodotti, servizi o altre utilità in cambio della creazione o pubblicazione di contenuti.
In questi casi non bisogna presumere automaticamente che si tratti di un semplice regalo. Se la consegna del prodotto è collegata a una prestazione concordata, l’operazione ha natura economica e deve essere valutata sulla base dell’accordo tra le parti e del valore delle prestazioni coinvolte.
Prodotto regalato e prodotto ricevuto in cambio di contenuti
La distinzione pratica è importante. Un prodotto inviato senza alcun obbligo di pubblicazione non è la stessa situazione di un prodotto consegnato in cambio di un reel, un video, una recensione o una serie di post concordati in anticipo.
Contratto, email, brief del brand e condizioni della collaborazione servono quindi a ricostruire correttamente la natura dell’operazione.
Brand esteri e agenzie internazionali
Molti Content Creator lavorano con aziende o agenzie straniere. In questo caso bisogna identificare il soggetto giuridico che commissiona e paga la prestazione, non soltanto il nome commerciale del brand.
La sede del committente è rilevante soprattutto per la corretta gestione della fatturazione e degli adempimenti IVA.
Sponsorizzazioni e contributi INPS
Nemmeno sul piano previdenziale tutte le sponsorizzazioni sono uguali. La Circolare INPS 44/2025 distingue l’attività professionale ordinaria da particolari prestazioni pubblicitarie riconducibili alle categorie del Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo.
Non significa che ogni contenuto sponsorizzato comporti automaticamente l’iscrizione al FPLS: occorre verificare la prestazione concretamente realizzata. Trovi il quadro completo nella guida sui contributi INPS dei Content Creator.
Sponsorizzazioni e regime forfettario
I compensi derivanti dalle collaborazioni concorrono ai ricavi o compensi dell’attività. Nel regime forfettario il reddito imponibile viene determinato applicando il coefficiente di redditività previsto per il Codice ATECO effettivamente utilizzato.
Per questo non esiste una percentuale di tasse universale per tutte le sponsorizzazioni dei Content Creator. Puoi vedere alcuni esempi nella guida sul costo del regime forfettario per Content Creator.
La pubblicità deve essere riconoscibile
La Circolare INPS 44/2025 richiama anche il principio secondo cui la natura pubblicitaria dei contenuti deve essere chiaramente riconoscibile agli utenti. Nelle collaborazioni commerciali vengono quindi utilizzate indicazioni che rendono evidente la presenza di una partnership o di una finalità promozionale.
Errori da evitare nelle sponsorizzazioni
- considerare automaticamente ogni prodotto ricevuto come un semplice regalo;
- scegliere il Codice ATECO soltanto perché si fanno sponsorizzazioni;
- emettere la stessa fattura a clienti italiani ed esteri senza verificare il committente;
- confondere Content Creator e Influencer come se fossero sempre la stessa attività;
- ignorare l’inquadramento previdenziale della prestazione pubblicitaria;
- non conservare accordi, brief e documentazione delle collaborazioni.
Domande frequenti sulle sponsorizzazioni dei Content Creator
Se le collaborazioni sono svolte abitualmente e professionalmente, occorre valutare l’apertura della Partita IVA. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che esoneri automaticamente un’attività abituale.
No. Se il prodotto viene consegnato in cambio di una prestazione concordata, come un reel, un video o una recensione, l’operazione ha natura economica e deve essere valutata sulla base dell’accordo tra le parti.
No. Content Creator e Influencer non sono automaticamente la stessa attività. Il corretto inquadramento dipende da ciò che viene concretamente svolto e dalla modalità con cui viene monetizzato il lavoro.
Bisogna identificare il soggetto contrattuale, il Paese in cui è stabilito e il tipo di prestazione resa. Le regole IVA possono essere differenti rispetto a una collaborazione con un cliente italiano.
No. La Circolare INPS 44/2025 richiede di verificare la prestazione concretamente svolta. Solo determinate attività riconducibili alle categorie assicurate al FPLS comportano quello specifico inquadramento previdenziale.
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