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Regime Forfettario

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Spese deducibili content creator nel forfettario: cosa puoi scaricare

Le spese del content creator in regime forfettario non si deducono una per una. Computer, videocamere, microfoni, software, collaboratori, trasferte e abbonamenti restano costi reali dell’attività, ma non riducono direttamente il reddito imponibile come avviene nei regimi ordinari.

La vera eccezione riguarda i contributi previdenziali obbligatori versati, che possono essere dedotti dal reddito forfettario secondo le regole del regime. Prima ancora di parlare di spese, però, un content creator deve individuare correttamente il proprio ATECO: con ATECO 2025 non esiste un solo codice valido per tutti i creator e il coefficiente di redditività può cambiare.

Spese deducibili content creator: la risposta in breve

  • PC, smartphone, fotocamere e attrezzatura non si deducono analiticamente;
  • software, cloud, editing e abbonamenti non si deducono analiticamente;
  • editor, grafici e collaboratori non si deducono analiticamente;
  • trasferte, hotel, carburante e pasti non si deducono analiticamente;
  • home studio, luce, internet e arredi non si deducono analiticamente;
  • i contributi previdenziali obbligatori versati possono invece ridurre la base imponibile;
  • il coefficiente di redditività dipende dall’attività e dal codice ATECO effettivamente corretto.

Perché nel forfettario le spese non si scaricano una per una

Il regime forfettario non determina il reddito con la formula “ricavi meno costi reali”. Applica invece ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività previsto per l’attività svolta. La parte esclusa dal coefficiente rappresenta forfettariamente i costi riconosciuti dal sistema.

Se, per esempio, il coefficiente è del 67%, il 33% dei ricavi viene già considerato in modo forfettario come quota di costi. Se il coefficiente è del 78%, la quota forfettaria di costi è del 22%. Non conta quanto hai realmente speso in videocamere, editing o trasferte.

La disciplina deriva dall’articolo 1, commi 54 e seguenti, della legge 190/2014.

Attenzione: il codice 73.11.03 non è il codice generico del content creator

Uno degli errori più frequenti è attribuire automaticamente a tutti i creator il codice 73.11.03 – Attività di influencer marketing. ATECO 2025 è più preciso: ISTAT indica espressamente che questo codice riguarda l’influencer marketing e gli influencer marketer che conducono campagne di influencer marketing.

Le stesse note ISTAT escludono dal 73.11.03 i creator digitali non-video, rinviandoli al 58.19.00, e i video content creator, rinviandoli al 59.11.00. La fonte ufficiale è nelle Note esplicative ATECO 2025 di ISTAT.

Per scegliere il codice in base al tipo di contenuto e al modello di ricavo puoi usare la guida dedicata al codice ATECO del content creator.

I principali ATECO da distinguere

AttivitàATECOCoefficiente RF
Creator di contenuti digitali non-video58.19.0067%
Video content creator, vlog, video podcast59.11.0067%
Influencer marketing73.11.0378%

Questa distinzione incide direttamente sul calcolo fiscale. Con 30.000 euro di ricavi, un coefficiente del 67% produce 20.100 euro di reddito forfettario prima dei contributi; con coefficiente del 78% il reddito iniziale è 23.400 euro.

PC, videocamere, smartphone e attrezzatura

Una videocamera da 3.000 euro, un MacBook, un microfono professionale o uno smartphone usato per produrre contenuti sono costi veri, ma nel forfettario non si sottraggono analiticamente dal reddito. Non esiste quindi un ammortamento fiscale del bene come nel regime ordinario.

Questo non significa che il costo sia irrilevante per il business: va comunque inserito nel budget perché riduce il margine economico reale. La differenza è che non riduce direttamente la base dell’imposta sostitutiva.

Software, cloud, editing e abbonamenti

Adobe Creative Cloud, Canva Pro, tool AI, hosting, cloud storage, musica royalty-free, piattaforme di scheduling e altri servizi digitali seguono la stessa logica: sono spese operative utili, ma non vengono dedotte una a una nel calcolo del reddito forfettario.

Per valutare la convenienza del regime devi quindi confrontare il costo reale di questi strumenti con la quota di costi già implicitamente riconosciuta dal coefficiente. Un creator che sostiene costi molto alti può avere un margine economico molto diverso da quello che il coefficiente fiscale presume.

Editor, grafici, fotografi e collaboratori esterni

Pagare un editor video, un grafico, un fotografo, un copywriter o un assistente non genera una deduzione analitica nel forfettario. Il compenso del collaboratore rimane un costo economico dell’attività, ma non viene sottratto dai ricavi per determinare il reddito imponibile.

Questo è un punto importante per chi cresce e costruisce un team: se una parte rilevante del fatturato viene assorbita da collaboratori e produzione, la convenienza del forfettario va controllata sul margine reale e non soltanto sull’aliquota del 5% o 15%.

Trasferte, hotel, pasti e carburante

Viaggi per eventi, fiere, shooting, ospitalità, carburante e trasporti non si deducono analiticamente nel regime forfettario. Anche se sono strettamente collegati alla creazione dei contenuti, rientrano nella logica generale del coefficiente di redditività.

Per questo una collaborazione apparentemente remunerativa può lasciare un margine molto basso se richiede molte trasferte. Fiscalmente il reddito resta determinato dal coefficiente; economicamente, invece, devi sottrarre davvero quei costi per capire quanto stai guadagnando.

Home studio, affitto e utenze

Ring light, green screen, scrivania, arredi, connessione internet, quota dell’affitto di casa o di uno studio e utenze non vengono dedotti analiticamente nel forfettario. Anche il fatto di utilizzare una stanza esclusivamente per il lavoro non trasforma queste spese in costi deducibili euro per euro.

L’eccezione importante: contributi previdenziali obbligatori

I contributi previdenziali obbligatori versati rappresentano la principale voce che può essere dedotta dal reddito forfettario prima di calcolare l’imposta sostitutiva. La gestione previdenziale dipende però dal tipo di attività e dall’inquadramento concreto del creator.

Per questo non conviene dare per scontato “Gestione Separata” o “Commercianti” basandosi soltanto sul nome content creator. ATECO, forma dell’attività, organizzazione e modalità operative devono essere verificati insieme.

Previdenza content creator: non esiste una gestione unica per tutti

La circolare INPS n. 44/2025 ha chiarito che l’inquadramento previdenziale dei content creator dipende dal modo concreto in cui l’attività viene svolta e remunerata. Non basta quindi il nome “creator”, “influencer” o “streamer” per concludere automaticamente che si applichi sempre la Gestione Separata.

In base al caso possono entrare in gioco lavoro autonomo professionale, attività d’impresa, lavoro nello spettacolo o altre forme contrattuali. La guida INPS per i content creator richiama espressamente influencer, youtuber, streamer e altre attività digitali e invita a verificare il corretto inquadramento in base alle caratteristiche reali del lavoro.

Sponsorizzazioni, affiliazioni e ricavi da piattaforme: i costi restano reali

Un creator può incassare da sponsorizzazioni, affiliazioni, AdSense, abbonamenti, live, piattaforme e vendita di servizi. Fiscalmente il forfettario applica il coefficiente ai ricavi rilevanti; economicamente, però, commissioni delle piattaforme, fee di pagamento, costi di produzione e percentuali riconosciute ad agenzie o manager riducono davvero il margine.

Queste spese non diventano deducibili solo perché sono trattenute prima del payout. Per valutare correttamente la redditività devi quindi ricostruire il ricavo lordo dell’attività e tenere separato il dato fiscale dal denaro effettivamente accreditato sul conto.

Creator al 67% e influencer marketing al 78%: perché la differenza conta

La scelta corretta dell’ATECO incide anche sul peso fiscale. A parità di 30.000 euro di ricavi, un coefficiente del 67% produce 20.100 euro di reddito forfettario lordo; con il 78% si sale a 23.400 euro. La differenza è di 3.300 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.

Per questo è sbagliato scegliere il codice con coefficiente più basso soltanto per pagare meno: deve descrivere l’attività realmente svolta. Ma è altrettanto sbagliato attribuire il 78% a un video creator o a un creator editoriale quando le note ATECO 2025 lo collocano in un’altra attività.

Esempio: 30.000 euro di ricavi e 8.000 euro di costi reali

Immagina un video creator con ATECO 59.11.00 e coefficiente del 67%. Con 30.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è 20.100 euro. Se durante l’anno ha sostenuto 8.000 euro tra attrezzatura, software, collaboratori e trasferte, quei costi non si sottraggono dai 20.100 euro.

VoceImporto
Ricavi30.000 €
Reddito con coefficiente 67%20.100 €
Costi reali sostenuti8.000 €
Deduzione analitica dei costiNo
Contributi previdenziali obbligatori versatiDeducibili secondo le regole applicabili

Dal punto di vista economico il creator deve comunque sottrarre gli 8.000 euro per misurare il proprio margine. Dal punto di vista fiscale, invece, il reddito segue il coefficiente.

Prodotti ricevuti gratis e collaborazioni con i brand

I prodotti ricevuti da un brand non sono una “spesa deducibile”. Il punto da verificare è semmai se rappresentano un corrispettivo in natura collegato a una prestazione pubblicitaria o promozionale. Se un prodotto viene dato in cambio di contenuti, post, video o visibilità, la corretta qualificazione dell’operazione va verificata separatamente.

Quando i costi reali possono rendere meno conveniente il forfettario

Per un creator con costi bassi il forfettario può essere molto efficiente. Ma chi sostiene spese elevate per produzione, studi, collaboratori, advertising, viaggi o attrezzatura può trovarsi con un margine reale molto più basso di quello presunto dal coefficiente.

La verifica corretta non è quindi “quante spese posso scaricare?”, ma quanto mi resta davvero dopo costi, contributi e imposta. Tenere una contabilità gestionale delle spese resta utile anche se fiscalmente non vengono dedotte analiticamente. Puoi usare anche la guida su come registrare le spese nel forfettario.

Domande frequenti

Un content creator può scaricare PC e videocamera?

Non analiticamente nel regime forfettario. Il costo resta reale per il business, ma il reddito fiscale viene determinato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi.

Il codice 73.11.03 vale per tutti i creator?

No. ATECO 2025 riserva il 73.11.03 all’influencer marketing. I creator non-video sono ricondotti al 58.19.00 e i video content creator al 59.11.00, salvo attività differenti o ulteriori codici necessari.

I contributi INPS si possono dedurre?

I contributi previdenziali obbligatori versati possono ridurre il reddito forfettario secondo le regole applicabili alla posizione del contribuente.

Un editor freelance pagato dal creator è deducibile?

Non come costo analitico nel forfettario. Rimane però un costo economico da considerare per valutare margine e convenienza del regime.

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