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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Dipendente con Partita IVA per consulenza: quando conviene il forfettario

Se sei un dipendente privato e vuoi aprire una Partita IVA per consulenza aziendale in un mercato non concorrente, il regime forfettario può essere molto interessante quando i costi reali sono bassi. Prima di scegliere devi però verificare quattro punti: compatibilità con il rapporto di lavoro, soglia dei redditi da dipendente, eventuali fatture al datore o ex datore e contributi alla Gestione Separata INPS.

Per una consulenza gestionale vera e propria il codice ATECO 2025 da valutare è 70.20.09 – Consulenza imprenditoriale e altre attività di consulenza gestionale n.c.a.. Nel forfettario il coefficiente di redditività è normalmente del 78%.

Dipendente privato e Partita IVA possono coesistere

Nel settore privato non esiste un divieto generale di avere contemporaneamente un lavoro dipendente e una Partita IVA. La seconda attività deve però rispettare gli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro.

L’articolo 2105 del Codice civile vieta al dipendente di svolgere affari in concorrenza con il datore e di utilizzare o divulgare informazioni aziendali in modo pregiudizievole. Quindi il fatto che la consulenza sia rivolta a mercati non concorrenti è un elemento favorevole, ma conviene verificare anche contratto, CCNL, regolamenti interni e policy aziendali.

Per il quadro lavoristico completo puoi consultare la guida su dipendente privato con Partita IVA e concorrenza.

Se sei dipendente pubblico la regola cambia

Questa pagina riguarda soprattutto il dipendente privato. Per il pubblico impiego esistono regole specifiche su incompatibilità, incarichi esterni e autorizzazioni, con differenze anche in base al tipo di rapporto e al part-time.

Se lavori per una pubblica amministrazione non devi quindi applicare automaticamente le regole del settore privato: prima va verificata la disciplina del tuo ente e dell’articolo 53 del D.Lgs. 165/2001.

Forfettario 2026: soglia di 35.000 euro da lavoro dipendente

Per applicare il regime forfettario nel 2026 devi controllare i redditi da lavoro dipendente e assimilati percepiti nel 2025. La soglia prevista per il 2026 è pari a 35.000 euro.

La legge 207/2024 ha elevato a 35.000 euro, per gli anni 2025 e 2026, il limite della causa ostativa prevista dalla legge 190/2014. Se il reddito da dipendente dell’anno precedente supera la soglia e il rapporto prosegue, in linea generale non puoi applicare il forfettario.

Se il rapporto di lavoro è cessato, la norma prevede un’eccezione specifica. Ma nel caso di un impiegato che mantiene il posto e apre una seconda attività, la soglia va controllata normalmente.

Superare 35.000 euro non vieta la Partita IVA

Se il tuo reddito da lavoro dipendente supera 35.000 euro, puoi comunque aprire una Partita IVA. Ciò che può venir meno è l’accesso al regime forfettario, non il diritto generale a esercitare un’attività autonoma.

In quel caso dovrai valutare il regime fiscale ordinario applicabile alla tua attività di consulenza.

Consulenza aziendale: ATECO 70.20.09

ATECO 2025 classifica nel codice 70.20.09 la consulenza imprenditoriale e altre attività di consulenza gestionale non classificate altrove.

È coerente, per esempio, con consulenza su organizzazione, pianificazione, processi, controllo di gestione, budget e supporto manageriale. Se invece l’attività riguarda informatica, marketing operativo, selezione del personale, consulenza finanziaria regolamentata o attività amministrative esecutive, il codice può essere diverso.

Per il quadro completo puoi consultare la guida sulla Partita IVA da consulente aziendale.

Con pochi costi il coefficiente del 78% può essere favorevole

Nel forfettario con coefficiente del 78%, il Fisco considera reddito il 78% dei compensi e riconosce implicitamente costi pari al 22%.

Se lavori da casa, usi un computer che possiedi già e sostieni poche spese di trasferta, è possibile che i tuoi costi reali siano inferiori al 22%. In questo scenario il forfettario può risultare fiscalmente efficiente.

Se invece nel tempo aumentano software, collaboratori, trasferte, formazione, coworking o altri costi, il vantaggio va ricalcolato perché nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente.

Gestione Separata: il dipendente paga comunque contributi sulla consulenza

Per una consulenza professionale senza Cassa autonoma, l’inquadramento previdenziale ordinario è la Gestione Separata INPS.

Se sei già lavoratore dipendente e quindi assicurato presso un’altra forma previdenziale obbligatoria, per il 2026 l’aliquota della Gestione Separata applicabile ai professionisti con altra tutela pensionistica è del 24%.

Non esiste quindi un esonero generale dalla Gestione Separata solo perché versi già contributi come dipendente. Questa è una differenza importante rispetto ad alcuni casi di attività artigiana o commerciale, dove l’inquadramento previdenziale segue logiche diverse.

Esempio con 30.000 euro di consulenze

Supponiamo che tu incassi 30.000 euro di consulenze e abbia pochi costi reali.

  • Compensi: 30.000 €
  • Coefficiente di redditività: 78%
  • Reddito forfettario lordo: 23.400 €
  • Gestione Separata indicativa al 24%: 5.616 €
  • Base dopo contributi: circa 17.784 €
  • Imposta al 15%: circa 2.668 €
  • Imposta al 5%: circa 889 €, se spettano realmente i requisiti start-up

Il netto fiscale indicativo prima dei costi reali sarebbe quindi nell’ordine di circa 21.700 euro al 15% o 23.500 euro al 5%. Il calcolo è semplificato ma mostra perché, con costi operativi bassi, il forfettario può essere competitivo.

Il 5% non è automatico per il dipendente che apre una consulenza

Aprire una nuova Partita IVA non significa avere automaticamente diritto al 5%. La nuova attività non deve costituire mera prosecuzione di un precedente lavoro dipendente o autonomo e devono essere rispettate anche le altre condizioni del comma 65 della legge 190/2014.

Se la consulenza che vendi è sostanzialmente la stessa attività che svolgi come impiegato, il 5% va verificato con attenzione. Se invece l’attività è realmente diversa per contenuto, mercato, clienti e organizzazione, il rischio di mera prosecuzione si riduce.

Fatturare al datore di lavoro: regola del 50%

Un’altra causa ostativa riguarda la prevalenza delle fatture verso l’attuale datore di lavoro, verso un datore dei due precedenti periodi d’imposta o verso soggetti a essi riconducibili.

Se oltre il 50% dei compensi deriva da questi soggetti, il regime forfettario può diventare incompatibile secondo la disciplina vigente. Nel caso descritto, dove la consulenza è rivolta a mercati diversi e a clienti terzi, questo problema può non presentarsi, ma va comunque monitorato.

Attività non concorrente non significa automaticamente attività fiscalmente diversa

La concorrenza con il datore e la mera prosecuzione fiscale sono due concetti distinti. Puoi svolgere un’attività non concorrenziale sul piano lavoristico ma comunque molto simile alle mansioni del tuo impiego; oppure puoi avere un’attività totalmente diversa ma fatturare prevalentemente al datore.

Per questo devi superare separatamente i controlli su dovere di fedeltà, soglia dei 35.000 euro, prevalenza verso datore/ex datore e diritto al 5%.

Forfettario o ordinario: cosa confrontare davvero

Non confrontare soltanto il 15% del forfettario con le aliquote IRPEF. Devi considerare almeno:

  • costi reali della consulenza;
  • coefficiente di redditività del 78%;
  • contributi Gestione Separata;
  • possibilità di dedurre costi e detrarre IVA nell’ordinario;
  • aliquota marginale IRPEF derivante dal cumulo con lo stipendio;
  • detrazioni personali e altre componenti della dichiarazione;
  • costi amministrativi e contabili dei due regimi.

Per un dipendente con stipendio già soggetto a IRPEF e una seconda attività di consulenza con pochi costi, il forfettario può essere particolarmente interessante perché separa il reddito professionale dall’IRPEF progressiva tramite l’imposta sostitutiva, se naturalmente tutti i requisiti sono rispettati.

Checklist prima dell’apertura

  1. Verifica se sei dipendente privato o pubblico.
  2. Controlla contratto, CCNL e policy su attività esterne e concorrenza.
  3. Verifica il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente rispetto alla soglia vigente.
  4. Definisci esattamente il servizio di consulenza e il codice ATECO.
  5. Stima i clienti: evita di ignorare la regola della prevalenza verso datore/ex datore.
  6. Valuta separatamente il diritto al 5%.
  7. Calcola i contributi Gestione Separata al 24% se sei già coperto come dipendente.
  8. Confronta costi reali, imposte e contributi tra forfettario e ordinario.

In sintesi

Per un dipendente privato che avvia una consulenza aziendale secondaria, con pochi costi e senza concorrenza con il datore, il regime forfettario può essere conveniente. Nel 2026 devi però rispettare la soglia di 35.000 euro dei redditi da lavoro dipendente dell’anno precedente e le altre cause ostative.

Per una consulenza gestionale con ATECO 70.20.09 il coefficiente è del 78%; se sei già assicurato come dipendente, la Gestione Separata 2026 applica in genere il 24%. Il 5% resta una verifica separata e non è automatico.

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