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Regime Forfettario

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Partita IVA consulente aziendale: ATECO, INPS, tasse e forfettario

Per aprire la Partita IVA come consulente aziendale il codice ATECO da valutare, quando l’attività consiste in consulenza imprenditoriale e gestionale, è il 70.20.09. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività collegato a questa attività è normalmente del 78% e, se lavori come professionista senza una Cassa autonoma, la previdenza di riferimento è in genere la Gestione Separata INPS.

La scelta corretta dipende però da ciò che fai davvero: consulenza strategica e gestionale, amministrazione operativa, project management, consulenza finanziaria regolamentata, marketing o servizi informatici possono richiedere codici differenti. Prima di aprire la Partita IVA conviene quindi partire dalle prestazioni che venderai e non dal nome “consulente aziendale”.

Partita IVA consulente aziendale: quadro rapido

  • ATECO principale da valutare: 70.20.09 – Consulenza imprenditoriale e altre attività di consulenza gestionale n.c.a.;
  • coefficiente di redditività: 78% nel regime forfettario;
  • imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% quando ricorrono i requisiti per la nuova attività;
  • previdenza: normalmente Gestione Separata INPS se l’attività è professionale e non esiste una Cassa dedicata;
  • aliquota Gestione Separata 2026: 26,07% per professionisti senza altra copertura obbligatoria, 24% se già pensionati o assicurati presso altra previdenza obbligatoria;
  • Camera di Commercio: non automatica per la consulenza professionale; va verificata se l’attività è esercitata in forma d’impresa;
  • spese reali: nel forfettario non si deducono analiticamente, salvo i contributi previdenziali obbligatori ammessi.

Cosa fa un consulente aziendale ai fini fiscali

Il consulente aziendale può assistere imprese e organizzazioni su pianificazione, organizzazione, procedure, controllo di gestione, budget, processi interni, avviamento d’impresa e altri aspetti gestionali. Se il nucleo dell’attività è questo, il codice 70.20.09 è spesso il riferimento più coerente.

ATECO 2025 include nel 70.20.09 la consulenza imprenditoriale e altre attività di consulenza gestionale non classificate altrove. La classificazione non va però usata in modo automatico per attività che hanno una disciplina propria: per esempio consulenza finanziaria regolamentata, attività professionali riservate, servizi informatici o mera segreteria amministrativa possono richiedere codici diversi.

Codice ATECO 70.20.09: quando è corretto

Il codice ATECO 70.20.09 è coerente quando vendi principalmente analisi, orientamento e assistenza gestionale alle imprese. Tra gli esempi rientrano attività su procedure interne, controllo del budget, supporto all’avviamento di impresa e organizzazione dei processi.

Se invece svolgi soprattutto attività esecutive di segreteria, servizi amministrativi materiali, sviluppo software, gestione campagne pubblicitarie o consulenza finanziaria soggetta a requisiti specifici, il 70.20.09 può non essere il codice corretto o può essere necessario affiancargli un secondo ATECO.

Vecchio 70.22.09 e nuovo ATECO 2025

Molte guide online riportano ancora il vecchio codice 70.22.09. Con la classificazione ATECO 2025 la corrispondente attività di consulenza imprenditoriale e gestionale è stata riclassificata nel 70.20.09. Per una nuova apertura è quindi importante usare la classificazione aggiornata e verificare che il codice descriva realmente il servizio prestato.

Regime forfettario per consulente aziendale

Il consulente aziendale persona fisica può applicare il regime forfettario se rispetta i requisiti previsti dalla legge e non ricade in una causa di esclusione. Il regime determina il reddito non sottraendo i costi reali, ma applicando ai compensi incassati il coefficiente di redditività collegato al codice ATECO.

Per l’attività 70.20.09 il coefficiente è del 78%. In pratica il 22% dei compensi viene considerato forfettariamente come quota di costi, indipendentemente da quanto hai realmente speso per computer, software, trasferte, formazione, coworking o consulenti esterni.

Esempio di calcolo con 30.000 euro

PassaggioImporto
Compensi incassati30.000 €
Coefficiente di redditività78%
Reddito forfettario lordo23.400 €
Contributi previdenziali obbligatoriDa dedurre se versati e deducibili
Imposta sostitutiva5% o 15% sulla base residua

Il netto effettivo non coincide però con il reddito fiscale. Per capire quanto ti resta davvero devi sottrarre anche i costi operativi che il forfettario non deduce analiticamente: software, assicurazione, trasferte, formazione, attrezzatura, collaboratori e ogni altra spesa reale.

Imposta al 5% o al 15%

L’aliquota ordinaria del regime forfettario è del 15%. Può scendere al 5% per l’anno di avvio e i quattro successivi quando sono rispettati i requisiti previsti per una nuova attività, tra cui l’assenza di mera prosecuzione di un’attività precedente nei casi indicati dalla normativa.

Non basta quindi aprire una nuova Partita IVA per avere automaticamente il 5%. Se la consulenza prosegue sostanzialmente un precedente lavoro dipendente o autonomo, la verifica va fatta prima di applicare l’aliquota ridotta.

Contributi INPS del consulente aziendale

Se svolgi consulenza aziendale come libero professionista e non sei iscritto a una Cassa previdenziale autonoma, il riferimento ordinario è la Gestione Separata INPS. L’INPS indica per il 2026 un’aliquota complessiva del 26,07% per i professionisti non assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria. Per pensionati o soggetti già coperti da altra previdenza obbligatoria l’aliquota è del 24%.

La Gestione Separata non funziona come la Gestione Artigiani e Commercianti: non c’è un contributo minimo fisso annuale da pagare indipendentemente dal reddito. I contributi sono calcolati sul reddito professionale imponibile secondo le regole applicabili.

Per approfondire l’inquadramento specifico del 70.20.09 puoi consultare la guida su ATECO 70.20.09 e Gestione Separata INPS.

Camera di Commercio: serve sempre?

No. Un consulente che esercita personalmente un’attività professionale non è automaticamente una ditta individuale commerciale. Se il valore dell’attività deriva prevalentemente dalla prestazione intellettuale personale, l’apertura può avvenire come professionista senza iscrizione al Registro delle Imprese.

Il quadro cambia se l’attività viene organizzata in forma imprenditoriale, con struttura autonoma, rivendita abituale di servizi, personale, mezzi organizzati o ulteriori attività commerciali. In quel caso va verificata anche la Camera di Commercio e l’eventuale previdenza da impresa.

Consulente aziendale o consulente amministrativo

Le due figure possono sovrapporsi nel linguaggio comune, ma fiscalmente conta ciò che fai. La consulenza gestionale implica analisi, progettazione, orientamento e assistenza alle decisioni; la mera esecuzione continuativa di attività di segreteria o back office può ricadere in codici differenti.

Se prepari report, procedure e sistemi di controllo per il cliente, il 70.20.09 può essere coerente. Se invece svolgi soprattutto data entry, gestione agenda, protocollazione, pratiche e servizi amministrativi esecutivi, occorre verificare un diverso inquadramento.

Consulenza finanziaria: attenzione alle attività riservate

Il consulente aziendale può occuparsi di budget, controllo di gestione e pianificazione economica interna, ma non deve confondere queste attività con la consulenza finanziaria regolamentata verso investitori o clienti su strumenti finanziari. In quel campo possono esistere requisiti, iscrizioni e codici specifici.

Il fatto che un’attività venga descritta genericamente come “consulenza” non elimina eventuali riserve professionali o autorizzazioni previste dalla legge.

Spese del consulente aziendale nel forfettario

Nel forfettario non deduci analiticamente notebook, telefono, software, coworking, auto, trasferte, corsi, assicurazione professionale o collaboratori. Queste spese restano importanti per valutare la redditività reale, ma il reddito fiscale viene determinato con il coefficiente del 78%.

La principale deduzione dal reddito forfettario riguarda i contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili. Per questo conviene tenere comunque una contabilità gestionale interna: non per “scaricare” le fatture, ma per sapere se il margine reale giustifica il regime scelto.

Fatture a clienti italiani

Il consulente forfettario emette fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio, applica il regime fiscale previsto per il forfettario e non addebita l’IVA ordinaria. Quando l’importo supera la soglia prevista per il bollo, va gestita anche l’imposta di bollo secondo le regole della fatturazione elettronica.

Clienti esteri e consulenza aziendale

Se lavori con imprese UE o extra-UE, il regime forfettario non elimina gli obblighi IVA territoriali e documentali delle operazioni con l’estero. Possono essere necessari iscrizione VIES, corretta natura IVA in fattura e, nei casi previsti, adempimenti collegati alle operazioni intracomunitarie.

Il trattamento dipende da chi è il cliente, dove è stabilito e dalla natura del servizio. Non va quindi copiata la stessa fattura usata per un cliente italiano senza prima verificare le regole applicabili.

Più attività con la stessa Partita IVA

Puoi svolgere consulenza aziendale insieme ad altre attività, ma può essere necessario aggiungere uno o più codici ATECO. Se i coefficienti di redditività sono differenti, i compensi vanno correttamente attribuiti alle rispettive attività per il calcolo del reddito forfettario.

Un consulente che affianca, per esempio, sviluppo software, formazione o servizi amministrativi deve quindi evitare di usare il 70.20.09 come contenitore universale.

Quando il forfettario può non convenire

Il coefficiente del 78% presume costi pari al 22% dei compensi. Se la tua attività ha costi reali molto superiori — personale, subfornitori, trasferte frequenti, ufficio, software costosi — il vantaggio del forfettario può ridursi.

Il confronto corretto deve considerare imposte, contributi, IVA non detraibile sugli acquisti e costi reali. Non basta confrontare il 15% con le aliquote IRPEF ordinarie.

Come aprire la Partita IVA da consulente aziendale

  • definisci le prestazioni effettive che venderai;
  • verifica se 70.20.09 è davvero il codice principale;
  • controlla eventuali codici secondari;
  • verifica requisiti e cause ostative del forfettario;
  • definisci l’inquadramento previdenziale;
  • apri la Partita IVA con i dati corretti;
  • attiva la fatturazione elettronica e organizza incassi e documenti;
  • se lavori all’estero, verifica VIES e regole IVA territoriali.

Errori da evitare

  • usare ancora il vecchio 70.22.09 senza controllare ATECO 2025;
  • scegliere 70.20.09 solo perché il lavoro viene chiamato “consulenza”;
  • confondere consulenza gestionale e servizi amministrativi esecutivi;
  • dare per automatica la Gestione Separata senza verificare professione o impresa;
  • pensare che il 5% spetti sempre a una nuova Partita IVA;
  • ignorare i costi reali perché non sono deducibili analiticamente;
  • usare lo stesso trattamento di fattura per clienti italiani ed esteri.

Fonti ufficiali

  • INPS – aliquote Gestione Separata 2026
  • Agenzia delle Entrate – Quadro LM e regime forfettario

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del consulente aziendale?

Per la consulenza imprenditoriale e gestionale il riferimento principale da valutare è 70.20.09. Va però verificato in base alle prestazioni effettivamente svolte.

Qual è il coefficiente di redditività?

Per il 70.20.09 il coefficiente di redditività nel regime forfettario è del 78%.

Il consulente aziendale paga contributi fissi?

Se opera come professionista iscritto alla Gestione Separata, non esiste il minimale contributivo fisso tipico di Artigiani e Commercianti. I contributi sono collegati al reddito imponibile.

Serve la Camera di Commercio?

Non automaticamente. Dipende dal fatto che l’attività sia esercitata come professione personale oppure con organizzazione in forma d’impresa.

Posso avere più codici ATECO?

Sì. Se svolgi attività realmente diverse, puoi avere più codici sulla stessa Partita IVA e applicare il coefficiente corretto ai ricavi riferibili a ciascuna attività.

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