Per un libero professionista non esiste un insieme separato di “requisiti forfettari” rispetto alle altre persone fisiche che applicano il regime. I requisiti fiscali generali sono quelli previsti dalla legge 190/2014: soglia di ricavi o compensi, limite per le spese di personale, eventuale reddito da lavoro dipendente e assenza delle cause ostative.
La guida completa e aggiornata è disponibile nella pagina sui requisiti del regime forfettario 2026, dove trovi anche la soglia di 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente e assimilati valida nel 2026, le partecipazioni societarie, i rapporti con ex datori di lavoro e le altre verifiche da effettuare.
Cosa cambia davvero per un professionista
La differenza principale non riguarda i requisiti fiscali di accesso, ma il modo in cui viene inquadrata l’attività. Un professionista deve individuare il codice ATECO corretto, il coefficiente di redditività applicabile e la gestione previdenziale: Gestione Separata INPS se non esiste una Cassa professionale obbligatoria, oppure la Cassa prevista dall’Ordine quando ne ricorrono le condizioni.
Questi aspetti incidono sul calcolo del reddito e dei contributi, ma non sostituiscono i requisiti generali del regime forfettario. Per l’inquadramento completo dei liberi professionisti puoi consultare la guida sul regime forfettario per professionisti.
Previdenza del professionista: Gestione Separata o Cassa
Se l’attività professionale non è collegata a una Cassa autonoma, l’iscrizione previdenziale ricade normalmente nella Gestione Separata INPS. Per le professioni ordinistiche con Cassa, invece, contributi, minimi e aliquote dipendono dalle regole dell’ente previdenziale competente.
Prima di aprire o modificare la Partita IVA è quindi utile fare due controlli distinti: prima verificare se puoi utilizzare il regime forfettario; poi individuare correttamente ATECO, previdenza e adempimenti della professione.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
