Codice ATECO birra conto terzi: produzione o rivendita?
Il codice ATECO per produrre birra conto terzi e rivenderla dipende dal ruolo effettivo: 11.05.00 riguarda la produzione, 46.34.10 il commercio all’ingrosso di birra alcolica e 47.25.00 la vendita al dettaglio di bevande. Se fai realizzare la birra da un altro birrificio, prima di scegliere devi distinguere una produzione esternalizzata dall’acquisto di prodotti finiti da rivendere.
È il dubbio di chi vuole avviare una beer firm, creare un marchio e fornire pub, bar o beershop senza comprare un impianto. La risposta non può essere un unico codice valido per tutti: contratto con il produttore, proprietà dei beni e clienti serviti cambiano l’inquadramento.
Produci per altri oppure fai produrre la tua birra?
La frase “produzione conto terzi” descrive due posizioni diverse. Il birrificio esegue materialmente la lavorazione per un cliente; il committente ordina la birra e ne organizza la commercializzazione. Nella richiesta di apertura della Partita IVA bisogna precisare da quale lato del rapporto ti trovi.
Il birrificio che esegue le cotte
Se gestisci la lavorazione, il riferimento è la produzione di birra. Per gli adempimenti dello stabilimento trovi il quadro completo nella guida alla Partita IVA del birraio e del birrificio. Qui approfondiamo soprattutto il caso del committente che affida la produzione all’esterno.
La beer firm che ordina e vende
Prima di aprire, descrivi in una pagina cosa ordini al fornitore: un lotto già finito oppure una lavorazione su materiali e apporti produttivi di tua proprietà. Aggiungi chi sostiene il rischio dell’invenduto, dove arriva la merce e chi emette la fattura al pub. Questa scheda è più utile della sola espressione “birra con il mio marchio”.
Quali codici confrontare per produzione e vendita
Le note ISTAT ATECO 2025 distinguono le attività riportate nella tabella. Il canale va descritto insieme al prodotto effettivamente venduto.
| Attività | ATECO da verificare |
|---|---|
| Produzione di birra | 11.05.00 |
| Ingrosso di bevande alcoliche | 46.34.10 |
| Ingrosso di bevande analcoliche, inclusa birra analcolica | 46.34.20 |
| Dettaglio di bevande senza consumo sul posto | 47.25.00 |
Vendere birra acquistata a pub e negozi che la rivenderanno orienta verso l’ingrosso. Vendere confezioni al consumatore finale riguarda il dettaglio. Servire bicchieri da consumare sul posto richiede invece una valutazione della somministrazione: non basta richiamare il codice del dettaglio.
Per il contenuto specifico della voce produttiva puoi consultare anche la scheda ATECO 11.05.00. Nessuno di questi codici sostituisce le autorizzazioni necessarie all’attività.
Una beer firm senza impianto può essere classificata come produttore?
Sì, l’assenza dell’impianto non esclude da sola la classificazione manifatturiera. Le linee guida ISTAT, paragrafo 3.4.3, prevedono che il committente proprietario del prodotto finale possa rientrare nella manifattura se possiede anche i fattori produttivi utilizzati oppure i prodotti di proprietà intellettuale richiesti dalla regola.
Se invece esternalizza tutta la trasformazione senza possedere materiali produttivi né fornire quegli input intellettuali, acquista sostanzialmente un prodotto finito da rivendere: il riferimento diventa il commercio. Un logo sull’etichetta non documenta, da solo, il possesso di un apporto produttivo qualificabile secondo tale criterio.
Due casi da presentare al consulente
Caso A: scegli una birra già disponibile nel catalogo del birrificio, ordini mille bottiglie con la tua etichetta e le rivendi ai bar. La verifica parte dall’attività commerciale, precisando che acquisti il prodotto finito.
Caso B: sei proprietario delle materie prime e del prodotto finale e paghi il birrificio per trasformarle. Il contratto richiede una verifica come produzione esternalizzata. Se il progetto si fonda invece su una ricetta sviluppata da te, documentane titolarità e ruolo produttivo: non presumere che qualsiasi personalizzazione basti.
Forfettario, coefficiente del 40% e aliquota del 5%
Produzione di bevande e commercio qui considerati fanno riferimento al coefficiente di redditività del 40%. La tabella ufficiale è riportata nelle istruzioni Redditi PF, quadro LM: i ricavi incassati concorrono al reddito nella percentuale prevista e i contributi obbligatori versati sono deducibili secondo le regole del regime.
Avere 22 anni non dà automaticamente diritto al 5%. Per le nuove attività ammesse, l’aliquota ridotta vale nell’anno di avvio e nei quattro successivi. Occorre verificare attività esercitate nel triennio precedente, eventuale mera prosecuzione di lavoro già svolto e, se si prosegue l’attività di altri, i relativi ricavi: condizioni richiamate anche da FiscoOggi sull’accesso all’aliquota ridotta.
Prima ancora del calcolo vanno controllati tutti i requisiti di accesso al forfettario. Una società non applica il regime previsto per la persona fisica; un progetto agricolo richiede inoltre una verifica specifica del trattamento IVA.
Un esempio per separare imposta e margine
Supponiamo 30.000 euro di ricavi incassati, coefficiente 40% e 4.500 euro di contributi obbligatori effettivamente versati e deducibili. Il reddito lordo è 12.000 euro; l’imponibile della sostitutiva è 7.500 euro. L’imposta è 375 euro al 5%, oppure 1.125 euro al 15%.
I 4.500 euro sono un’ipotesi didattica, non il contributo fisso 2026. Inoltre il calcolo non indica quanto denaro rimane: birra, trasporto e confezioni sono uscite reali da sottrarre nel budget, anche se non vengono dedotte analiticamente nel forfettario.
Quale gestione INPS e quali contributi fissi
Per il titolare che lavora abitualmente nell’impresa commerciale si verifica la Gestione Commercianti; per una produzione con requisiti artigiani si valuta la Gestione Artigiani. L’ATECO non decide da solo: contano organizzazione e lavoro personale, come chiarisce la scheda INPS sull’iscrizione artigiana. La parola “artigianale” riferita alla birra non è sufficiente.
La circolare INPS 14/2026 indica, per un anno intero senza riduzioni, 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, maternità compresa. Il minimale reddituale è 18.808 euro; sulla quota eccedente si applicano le aliquote previste, inizialmente 24% e 24,48%.
Il minimo è normalmente dovuto anche con reddito basso. Per periodi inferiori all’anno si considera la durata dell’iscrizione. Il forfettario consente, alle condizioni previste e su domanda, la riduzione contributiva del 35%; chi avvia nel 2026 deve richiederla tempestivamente dopo il provvedimento d’iscrizione. Per calcolo e accredito pensionistico approfondisci i contributi nel regime forfettario.
Accise ed etichetta: cosa concordare con il birrificio
Nel preventivo chiedi se la merce viene consegnata ad accisa assolta e quali documenti accompagnano il lotto. Una partita trasferita in sospensione d’accisa richiede una gestione differente. Le FAQ ADM sui prodotti alcolici ricordano che anche depositi e lavorazioni con prodotti ad imposta assolta possono avere obblighi specifici: evita di interpretare “paga tutto il produttore” come un esonero generale.
Concorda inoltre chi controlla etichetta, lotto e informazioni del prodotto. L’articolo 8 del regolamento UE 1169/2011 attribuisce la responsabilità delle informazioni all’operatore sotto il cui nome o ragione sociale l’alimento è commercializzato. Affidare la stampa al birrificio non risolve automaticamente questa responsabilità.
I documenti da preparare prima dell’apertura
- Descrizione dell’attività: ruolo nella produzione, lavoro personale e operazioni affidate all’esterno.
- Bozza del contratto: proprietà di materiali, prodotto e apporti intellettuali; gestione dei lotti non conformi.
- Mappa delle vendite: pub e negozi, consumatori finali, eventi; vendita di confezioni distinta dalla mescita.
- Schema logistico: luoghi di deposito, trasportatore, accisa assolta o sospesa e documentazione prevista.
- Budget: costo del lotto, IVA non recuperabile nel forfettario, imballaggi, consegne, invenduto e contributi.
Con questi elementi puoi verificare ATECO principale e secondari, posizione previdenziale e pratiche camerali. Presenta al SUAP anche la descrizione dei locali e delle modalità di vendita, così da individuare gli adempimenti sanitari e commerciali pertinenti prima di ordinare il primo lotto.
Domande frequenti sulla birra conto terzi
Posso iniziare con un solo pub cliente?
Il numero dei clienti non trasforma automaticamente un progetto organizzato di produzione e rivendita in attività occasionale. Anche un primo contratto pilota va valutato insieme all’organizzazione predisposta per proseguire le vendite.
Se vendo in fiera devo cambiare tutto l’inquadramento?
Devi descrivere cosa fai durante l’evento: consegna a operatori, vendita di bottiglie oppure servizio al bicchiere. Prima di partecipare verifica con il SUAP le pratiche richieste per quella modalità; la presenza in fiera, da sola, non identifica l’attività.
Il contratto può essere controllato prima di scegliere il codice?
È il momento più utile. Porta la bozza e un esempio di ordine al birrificio: chiarire subito cosa compri e cosa rivendi permette di impostare le pratiche sulla filiera reale, prima che fatture e consegne rendano più complicata una correzione.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.