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Partita IVA senza fatturare nel 2026: tasse, INPS e costi

Sì, puoi tenere una Partita IVA aperta anche senza fatturare. Se nel 2026 non hai ricavi o compensi fiscalmente rilevanti, nel regime forfettario non si genera imposta sostitutiva su un reddito inesistente. Questo però non significa automaticamente costi zero: contributi previdenziali, diritto camerale e altri costi dipendono dal tipo di attività e dall’inquadramento.

La differenza più importante è questa: un professionista iscritto alla Gestione Separata INPS non ha contributi minimi fissi, mentre un artigiano o commerciante normalmente continua a versare i contributi sul minimale anche con reddito molto basso o nullo. Chi appartiene a una Cassa professionale deve invece seguire le regole del proprio ente.

Partita IVA senza fatturato: cosa si paga nel 2026

VoceCon fatturato/reddito zeroCosa verificare
Imposta sostitutiva forfettarioNormalmente 0 €Ricavi o compensi fiscalmente rilevanti effettivamente percepiti
Gestione Separata INPSNessun contributo minimo fissoReddito professionale e posizione previdenziale concreta
INPS Artigiani4.521,36 €Iscrizione ancora attiva ed eventuali agevolazioni spettanti
INPS Commercianti4.611,64 €Iscrizione ancora attiva ed eventuali agevolazioni spettanti
Cassa professionaleDipende dalla CassaContributi minimi, integrativi e regole dell’ente
Diritto Camera di CommercioPuò restare dovutoIscrizione al Registro Imprese e importo della Camera competente

Questa tabella mostra perché la domanda “quanto costa una Partita IVA senza fatturato?” non ha una risposta unica: il regime fiscale è solo una parte del problema.

Se non fatturo devo pagare le tasse?

Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva ordinaria è 15%; l’aliquota agevolata è 5% quando sono rispettate le condizioni previste per le nuove attività. Le aliquote si applicano però al reddito determinato secondo le regole del regime.

Se nell’anno non hai ricavi o compensi fiscalmente rilevanti derivanti dall’attività, non c’è reddito forfettario su cui calcolare l’imposta sostitutiva. Attenzione però a non confondere “non emettere fatture” con “non incassare”: nel forfettario conta in generale il principio di cassa e una fattura emessa ma non ancora incassata può avere un trattamento temporale diverso rispetto a una somma già percepita.

Per questo, se hai emesso fatture ma non hai ancora ricevuto il pagamento, consulta anche la guida sulle fatture non incassate nel regime forfettario.

Gestione Separata INPS: cosa succede con reddito zero

Per il professionista senza Cassa iscritto alla Gestione Separata, i contributi sono calcolati sul reddito professionale e non esiste un contributo minimo fisso annuale analogo a quello di artigiani e commercianti. Nel 2026 l’aliquota ordinaria del professionista non pensionato e privo di altra copertura previdenziale obbligatoria è 26,07%.

Se dall’attività non deriva reddito imponibile, non si genera quindi un contributo percentuale su quel reddito. La conseguenza è anche previdenziale: senza contribuzione sufficiente non si costruisce automaticamente un anno pieno di anzianità contributiva. Per aliquote e funzionamento consulta la guida alla Gestione Separata INPS nel 2026.

Artigiani e commercianti: contributi anche senza fatturato

Per artigiani e commercianti la situazione è molto diversa. L’INPS prevede una contribuzione calcolata su un reddito minimale: nel 2026 il minimale è 18.808 euro. Di conseguenza, se la posizione previdenziale rimane attiva, il titolare continua normalmente a sostenere la contribuzione minima anche quando il reddito dell’attività è nullo o molto basso.

  • Contributo minimo Artigiani nel 2026: 4.521,36 €.
  • Contributo minimo Commercianti nel 2026: 4.611,64 €.

Gli importi 2026 derivano dalla circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026.

Se applichi il regime forfettario e possiedi i requisiti, può essere disponibile il regime previdenziale agevolato con riduzione INPS del 35%. La riduzione non equivale però ad azzerare i contributi e va valutato anche l’effetto sull’accredito pensionistico.

Camera di Commercio: il diritto annuale può restare anche con ricavi zero

Se la tua attività è un’impresa iscritta al Registro delle Imprese, il fatturato zero non elimina automaticamente gli obblighi camerali. Le imprese individuali già iscritte pagano normalmente un diritto annuale in misura fissa; l’importo concreto può dipendere dalla sezione di iscrizione e dalla Camera di Commercio competente, anche per effetto di eventuali maggiorazioni autorizzate.

Per esempio, le Camere di Commercio pubblicano ogni anno gli importi dovuti anche dalle imprese individuali già iscritte. Prima di stimare i costi di una Partita IVA ferma verifica quindi anche la tua posizione camerale e non considerare automaticamente “zero ricavi = zero diritto annuale”.

Professionisti con Cassa: fatturato zero non significa sempre contributi zero

Avvocati, commercialisti, psicologi, ingegneri e altri professionisti iscritti a una Cassa autonoma non seguono le regole della Gestione Separata. La singola Cassa può prevedere contributi minimi soggettivi, integrativi, maternità o altre quote anche con reddito molto basso o nullo.

In questi casi non è corretto applicare la regola “non fatturo, quindi non pago INPS”: bisogna controllare il regolamento previdenziale dell’ente professionale competente.

Devo presentare la dichiarazione dei redditi se non ho fatturato?

Il fatto di avere ricavi zero non significa automaticamente poter ignorare gli adempimenti dichiarativi. Una Partita IVA formalmente attiva deve essere gestita correttamente anche negli anni senza attività: la dichiarazione complessiva del contribuente e i quadri applicabili dipendono dalla posizione fiscale concreta.

Se sei in regime forfettario, la presenza della Partita IVA e l’eventuale reddito dell’attività vengono gestiti nel modello REDDITI Persone Fisiche secondo le regole applicabili. Avere “zero da pagare” non equivale quindi a poter dimenticare la posizione fiscale.

Partita IVA e lavoro dipendente: posso tenerla aperta senza usarla?

In linea generale l’assunzione come dipendente non chiude automaticamente la Partita IVA. Devono però essere verificati separatamente la compatibilità del rapporto di lavoro, le cause di esclusione dal regime forfettario e l’inquadramento previdenziale dell’attività autonoma.

Se la Partita IVA non viene più utilizzata, la domanda corretta diventa quindi economica e organizzativa: ha ancora senso mantenerla aperta?

Quando conviene chiudere una Partita IVA che non fattura

Non esiste un numero di mesi uguale per tutti. La decisione dipende dai costi che continuano a maturare e dalla probabilità concreta di riprendere l’attività.

  • Professionista in Gestione Separata: con reddito zero il peso previdenziale può essere molto limitato, ma restano gestione fiscale ed eventuali altri costi.
  • Artigiano o commerciante: i contributi minimi rendono più costoso mantenere una posizione senza attività.
  • Professionista con Cassa: bisogna conoscere i minimi previdenziali dell’ente.
  • Impresa iscritta in Camera di Commercio: considera anche diritto annuale, PEC e altri adempimenti della posizione.
  • Ripresa imminente: se hai già nuovi incarichi programmati, chiudere e riaprire può non essere la scelta più efficiente.

Per valutare questo passaggio consulta la guida dedicata a quando conviene mantenere o chiudere la Partita IVA.

Domande frequenti

Posso tenere aperta la Partita IVA senza fatturare?

Sì. Non esiste un obbligo generale di emettere un importo minimo di fatture ogni anno solo per mantenere aperta la Partita IVA. Restano però gli obblighi fiscali, previdenziali e amministrativi collegati alla posizione.

Se apro Partita IVA e non guadagno nulla, pago tasse?

Nel forfettario, se non ci sono ricavi o compensi fiscalmente rilevanti, non si genera imposta sostitutiva su reddito dell’attività pari a zero. Possono però restare contributi o costi fissi.

Se non fatturo devo pagare INPS?

Dipende dalla gestione. In Gestione Separata non c’è un contributo minimo fisso; artigiani e commercianti hanno invece contributi sul minimale anche con reddito basso o nullo, finché la posizione resta attiva. Le Casse professionali seguono regole proprie.

Partita IVA aperta ma non utilizzata: devo chiuderla?

Non automaticamente. Conviene confrontare i costi che continuano a maturare con la probabilità di riprendere l’attività. Per artigiani e commercianti la presenza dei contributi minimi rende la valutazione particolarmente importante.

Con fatturato zero devo pagare la Camera di Commercio?

Se l’impresa resta iscritta al Registro delle Imprese, il diritto annuale può essere dovuto anche con fatturato zero. L’importo va verificato in base al tipo di iscrizione e alla Camera competente.

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