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Regime Forfettario

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Partita IVA Home Stager: ATECO 74.13.00, INPS e forfettario

Aprire la Partita IVA come Home Stager richiede prima di tutto di definire con precisione che cosa viene venduto al cliente. Quando l’attività consiste soprattutto in valorizzazione estetica, decorazione, disposizione degli arredi e allestimento degli interni, il riferimento ATECO 2025 da valutare è 74.13.00 – Attività di progettazione di interni. Fotografia immobiliare, noleggio o vendita di arredi, mediazione e lavori possono invece richiedere classificazioni differenti.

La distinzione è importante anche per previdenza e forma dell’attività: un Home Stager che vende una prestazione professionale personale può avere un inquadramento diverso da chi gestisce un magazzino, noleggia stabilmente mobili o svolge commercio. Per questo il nome commerciale “Home Stager” non basta da solo a determinare ATECO, INPS e adempimenti.

Quando serve la Partita IVA e cosa definire prima dell’apertura

La Partita IVA è necessaria quando l’attività autonoma viene svolta in modo abituale, anche se il fatturato iniziale è basso. Il limite di 5.000 euro non è una soglia generale che consente di esercitare stabilmente una professione senza Partita IVA: quel valore viene spesso confuso con regole previdenziali relative a specifiche prestazioni occasionali.

Se l’Home Stager propone servizi con continuità, acquisisce clienti, prepara preventivi, promuove la propria attività e organizza incarichi nel tempo, l’apertura va valutata fin dall’inizio.

Descrivere esattamente i servizi

Prima di scegliere il codice ATECO conviene mettere nero su bianco ciò che sarà fatturato: analisi degli ambienti, definizione dello stile, disposizione degli arredi, palette cromatica, selezione di tessili e complementi, preparazione degli spazi, coordinamento dell’allestimento e sopralluoghi.

Se nello stesso business entrano shooting fotografici autonomi, noleggio di mobili, vendita di complementi, piccoli lavori, progettazione tecnica o attività immobiliare, queste componenti vanno analizzate separatamente perché possono modificare classificazione, coefficiente, previdenza e adempimenti.

È utile anche distinguere tra consulenza “light”, in cui il professionista propone layout, colori e interventi migliorativi, e incarico completo con reperimento arredi, coordinamento fornitori, allestimento e disallestimento. Il secondo modello assorbe più tempo, richiede maggiore organizzazione e può generare costi logistici importanti che devono essere valorizzati nel preventivo.

Codice ATECO 74.13.00 e passaggio da ATECO 2007

ATECO 2025 non contiene una voce denominata espressamente “Home Staging”. Le note ufficiali ISTAT del codice 74.13.00 – Attività di progettazione di interni comprendono però decorazione degli interni, arredamento degli spazi, scelta di finiture, mobili e palette di colori. Per questo è il riferimento principale da valutare quando il servizio reale consiste nella valorizzazione estetica degli ambienti.

RF ha una Card dedicata al codice ATECO 74.13.00 e una guida specifica sul codice ATECO per Home Stager.

Perché non usare automaticamente il vecchio 74.10.90

Molte guide online indicano ancora il vecchio 74.10.90 “Altre attività di design”. Con ATECO 2025 il nuovo 74.13.00 è più specifico per progettazione e decorazione degli interni. Chi apre oggi deve quindi partire dalla classificazione aggiornata e non copiare il codice storico solo perché compare in articoli precedenti.

Professione non organizzata, Camera di Commercio e SCIA

Quando l’attività resta intellettuale, non riservata e svolta professionalmente, può rientrare nel perimetro delle professioni non organizzate disciplinate dalla Legge 4/2013. Questo non crea però un albo professionale e non autorizza a svolgere attività riservate ad architetti, ingegneri o altri professionisti abilitati.

Per il profilo professionale puro l’iscrizione alla Camera di Commercio non è automatica. La situazione cambia se l’Home Stager vende abitualmente beni, gestisce un vero noleggio organizzato, produce manufatti o struttura un’attività d’impresa.

La distinzione non dipende soltanto dal fatto di possedere mobili o un deposito. Conta come viene venduto il servizio: se il cliente acquista principalmente competenza, progetto e coordinamento, il profilo resta più vicino alla prestazione professionale; se invece il centro economico dell’attività diventa disponibilità di beni, logistica, noleggio o commercio, l’inquadramento va riesaminato.

SCIA e SUAP

Non esiste una SCIA “Home Stager” da presentare automaticamente. Eventuali pratiche SUAP dipendono dalle attività concrete: commercio, laboratorio, deposito aperto al pubblico, specifici servizi locali o altre attività amministrativamente regolamentate possono generare obblighi ulteriori.

Regime forfettario, coefficiente 78% e Gestione Separata

Il regime forfettario per Home Stager può essere utilizzato se sono rispettati tutti i requisiti e le cause ostative. Nel 2026 il limite ordinario resta 85.000 euro di ricavi o compensi; il superamento di 100.000 euro produce gli effetti di uscita immediata previsti dalla disciplina vigente.

Per il profilo correttamente ricondotto alla divisione 74, il coefficiente di redditività è 78%. Su 30.000 euro di compensi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 23.400 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi.

Imposta al 15% o al 5%

L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Il 5% può spettare nel periodo agevolato iniziale solo se ricorrono le condizioni previste per una nuova attività; non basta essere al primo anno o utilizzare per la prima volta il codice ATECO. RF approfondisce le condizioni nella guida sull’imposta sostitutiva al 5% o 15%.

Quando si applica la Gestione Separata INPS

Per il libero professionista senza una Cassa dedicata e senza diverso obbligo previdenziale può trovare applicazione la Gestione Separata INPS. La circolare INPS n. 8/2026 indica per i professionisti privi di altra previdenza obbligatoria l’aliquota complessiva del 26,07%; nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria il riferimento è il 24%.

Se il modello assume caratteristiche commerciali o artigianali, la Gestione Separata non va mantenuta per inerzia: l’inquadramento previdenziale deve essere rivalutato insieme alla forma dell’attività.

Fotografia, noleggio e vendita di arredi

Queste tre attività sono le principali fonti di errore nell’inquadramento dell’Home Stager.

Fotografia immobiliare

Scattare alcune fotografie finali come parte dell’incarico non significa necessariamente svolgere una seconda attività. Se però gli shooting vengono venduti separatamente, pubblicizzati come servizio autonomo e svolti abitualmente anche senza Home Staging, la fotografia va valutata come attività distinta.

Noleggio di arredi e magazzino proprio

Un Home Stager può utilizzare mobili e complementi di proprietà per gli allestimenti. Se il cliente paga un vero corrispettivo di noleggio e il noleggio viene offerto stabilmente anche come servizio autonomo, l’attività non va assorbita automaticamente nel compenso professionale. Lo stesso vale per la gestione organizzata di magazzino, trasporto e logistica.

Vendita di mobili e complementi

La vendita abituale di mobili, tessili o complementi è attività commerciale. Se il professionista compra prodotti per rivenderli ai clienti con un proprio margine, occorre distinguere il commercio dalla prestazione professionale e verificare codice, coefficiente, Registro Imprese e previdenza applicabili.

Mediazione immobiliare e limiti dell’attività

L’Home Stager può collaborare con agenzie e proprietari, ma valorizzare un immobile non significa svolgere mediazione. Se il compenso diventa una provvigione collegata alla conclusione della vendita o della locazione e il professionista mette in relazione le parti, entra in un ambito diverso, soggetto a regole e requisiti propri.

Allo stesso modo, la consulenza estetica non va trasformata in progettazione architettonica o tecnica riservata. Per attività vicine ma diverse puoi confrontare la guida alla Partita IVA dell’interior designer.

Fatture, preventivi e margine reale della commessa

La fattura dovrebbe descrivere in modo coerente il servizio realmente reso: consulenza e allestimento, studio degli ambienti, coordinamento della preparazione dell’immobile oppure altra prestazione effettiva. Se vengono addebitati noleggi, materiali, fotografie o altri elementi con propria rilevanza economica, è utile distinguerli.

Il reddito forfettario non coincide con l’utile economico. Trasporto, deposito, montaggio, noleggio, collaboratori, shooting, materiali, software e assicurazione possono incidere molto sul margine della singola commessa.

Il preventivo dovrebbe quindi separare almeno compenso professionale, eventuale noleggio, trasporto, montaggio, acquisti per conto del cliente e servizi esterni. Questa chiarezza aiuta sia a difendere il margine sia a evitare che un importo complessivo renda poco leggibile la reale natura delle attività svolte.

Per gli incarichi fuori zona è utile stabilire in anticipo anche come vengono gestiti chilometri, pedaggi, pernottamenti e giornate dedicate a montaggio e disallestimento. Se queste voci restano implicite nel prezzo, una commessa apparentemente redditizia può perdere rapidamente margine.

Come misurare il margine

Per ogni immobile conviene registrare compenso professionale, ore impiegate, costi di trasporto, noleggi, materiali, deposito, collaboratori e numero di sopralluoghi. Un incarico con molti spostamenti e mobili movimentati può avere un margine molto diverso da una consulenza prevalentemente progettuale.

Per stimare imposta e contributi puoi usare il calcolo tasse Home Stager.

Più attività con la stessa Partita IVA

È possibile svolgere più attività con la stessa Partita IVA, ma quelle autonome e abituali devono essere classificate correttamente. Se Home Staging, fotografia, noleggio e commercio convivono stabilmente, può essere necessario utilizzare più codici ATECO e verificare come attribuire ricavi e coefficienti.

Nel forfettario la presenza di attività con coefficienti diversi rende particolarmente importante tenere separati gli incassi per ciascun codice. Un unico conto corrente può essere utilizzato, ma la contabilità interna deve permettere di ricostruire con chiarezza quale quota di fatturato appartiene alla consulenza, quale al commercio e quale a eventuali servizi ulteriori.

RF approfondisce il tema nella guida su due attività con la stessa Partita IVA. La presenza di più attività può incidere anche sulla previdenza se una componente professionale si affianca a una vera attività d’impresa.

Quando rivalutare il modello

Il modello iniziale va ricontrollato quando aumentano vendita di arredi, noleggio, fotografia autonoma, collaboratori, deposito o altri servizi. Il codice ATECO e la previdenza devono descrivere l’attività effettivamente esercitata, non soltanto il nome commerciale usato sul sito o sui social.

Documenti e controlli da fare prima e dopo l’apertura

  • descrizione precisa dei servizi che saranno fatturati;
  • eventuali servizi autonomi di fotografia;
  • eventuale noleggio o vendita di arredi;
  • rapporti con agenzie immobiliari e natura del compenso;
  • previsione di ricavi o compensi;
  • eventuale lavoro dipendente o altra previdenza;
  • stima dei costi reali di arredi, trasporto, deposito, software e collaboratori;
  • eventuali attività che richiedono Registro Imprese, SUAP o altri adempimenti.

Dopo l’apertura è utile verificare almeno una volta l’anno se il business è rimasto coerente con il codice e la previdenza iniziali. Per la gestione professionale puoi consultare anche la guida sul commercialista per interior designer.

Errori da evitare e FAQ

  • usare il vecchio 74.10.90 senza verificare ATECO 2025;
  • considerare 5.000 euro come soglia generale per evitare la Partita IVA;
  • iscriversi automaticamente alla Camera di Commercio anche con attività professionale pura;
  • trattare fotografia, noleggio e vendita come semplici dettagli quando sono attività autonome;
  • confondere valorizzazione immobiliare e mediazione;
  • applicare automaticamente la Gestione Separata anche quando il modello diventa impresa;
  • valutare il forfettario senza controllare il margine reale delle commesse;
  • non aggiornare l’inquadramento quando il business cambia.

Serve la Partita IVA sotto 5.000 euro?

Se l’attività è abituale, sì: non esiste una soglia generale di 5.000 euro che consenta di esercitare stabilmente senza Partita IVA.

L’Home Stager deve iscriversi sempre alla Camera di Commercio?

No. Per il profilo professionale puro non è un automatismo. L’iscrizione va verificata quando il modello comprende vere attività d’impresa, commercio, noleggio organizzato o altre componenti imprenditoriali.

Il codice ATECO è sempre 74.13.00?

È il riferimento principale quando prevalgono decorazione, arredamento e allestimento degli interni. Attività diverse o autonome possono richiedere altri codici.

Posso vendere o noleggiare arredi con la stessa Partita IVA?

Sì, è possibile svolgere più attività con la stessa Partita IVA, ma quelle abituali e autonome devono essere classificate correttamente e possono modificare coefficiente, previdenza e adempimenti.

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