Un commercialista per interior designer deve coordinare ATECO 74.13.00, regime forfettario, Gestione Separata INPS, preventivi, rendering, acquisti per conto del cliente, provvigioni, eventuale vendita di arredi e clienti esteri. La prima distinzione da fare è tra progettazione di interni e progettazione architettonica: ATECO 2025 separa espressamente le due attività.
L’interior designer può inoltre lavorare con modelli economici molto diversi: sola consulenza progettuale, pacchetto completo con rendering, selezione di finiture e arredi, procurement per il cliente, compensi percentuali sugli acquisti, home staging, oppure vera compravendita di mobili e complementi. Il commercialista deve capire come nasce ogni ricavo prima di decidere ATECO, previdenza e trattamento fiscale.
Cosa deve controllare il commercialista di un interior designer
- ATECO 74.13.00 e attività realmente svolte;
- confine con progettazione architettonica 71.11;
- eventuale attività di home staging;
- coefficiente forfettario del 78%;
- Gestione Separata INPS;
- rivalsa previdenziale del 4% se utilizzata;
- preventivi, acconti, SAL e saldo;
- rendering e servizi digitali;
- procurement e acquisti per conto del cliente;
- provvigioni o commissioni dai fornitori;
- vendita diretta di arredi e complementi;
- clienti UE ed extra UE;
- software, cloud, librerie e asset digitali;
- collaborazioni con architetti, artigiani e imprese;
- convenienza reale del regime forfettario.
ATECO 74.13.00: progettazione di interni
ATECO 2025 utilizza il codice 74.13.00 – Attività di progettazione di interni. Le note ufficiali ISTAT includono decoratori di interni, pianificazione e progettazione degli spazi per soddisfare esigenze estetiche e funzionali, scelta di finiture, arredi e palette di colori e realizzazione di disegni per arredamento di interni.
Per il dettaglio operativo è disponibile la Card ATECO 74.13.00.
Interior designer e architetto: attività da non confondere
ISTAT esclude dal 74.13 le attività di progettazione architettonica, rinviando alla classe 71.11. L’architettura di interni comprende la riprogettazione della struttura e della disposizione interna dell’edificio; l’interior design 74.13.00 riguarda invece l’organizzazione estetica e funzionale degli spazi, finiture, arredi e colori.
Quando il lavoro richiede attività riservate a professionisti iscritti a un Ordine, il commercialista non deve usare il titolo “interior designer” per aggirare il corretto inquadramento professionale. Se il professionista è anche architetto e svolge prestazioni architettoniche, ATECO e previdenza vanno verificati separatamente.
Professione non organizzata e Legge 4/2013
L’attività di interior designer, quando non coincide con una professione ordinistica, rientra nel quadro delle professioni non organizzate in ordini o collegi disciplinato dalla Legge 4/2013.
Questo non attribuisce competenze riservate ad architetti, ingegneri o altri professionisti regolamentati. Il contratto deve descrivere chiaramente cosa viene progettato e quali prestazioni restano affidate a tecnici abilitati.
Partita IVA interior designer e gestione continuativa: due intenti diversi
La guida sulla Partita IVA interior designer affronta apertura, ATECO, INPS e primo inquadramento. Questa pagina riguarda invece la gestione dell’attività già avviata.
Durante l’anno vanno controllati incassi, preventivi, acquisti per il cliente, commissioni, software, clienti esteri, attività commerciali accessorie e margine effettivo delle commesse.
Regime forfettario interior designer: coefficiente 78%
Per l’attività professionale di progettazione di interni il coefficiente di redditività è del 78%. Il reddito fiscale lordo corrisponde quindi al 78% dei compensi incassati.
Il restante 22% rappresenta i costi riconosciuti in modo forfettario. Computer, software, rendering, coworking, campionari, trasferte, fotografie, collaboratori e altri costi non vengono dedotti analiticamente.
Esempio con 35.000 euro di compensi
Con 35.000 euro di compensi incassati e coefficiente del 78%, il reddito forfettario lordo è pari a 27.300 euro. Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati prima di applicare l’imposta sostitutiva.
Il dato fiscale va confrontato con il margine reale. Se software, rendering esterni, collaboratori, trasferte e campionari superano il 22% dei ricavi, il vantaggio del forfettario deve essere verificato con una simulazione.
Gestione Separata INPS nel 2026
L’interior designer che opera come libero professionista senza una Cassa previdenziale dedicata rientra normalmente nella Gestione Separata INPS.
Nel 2026 la circolare INPS n. 8/2026 fissa l’aliquota complessiva al 26,07% per i professionisti senza altra previdenza obbligatoria. Nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria l’aliquota è del 24%.
Rivalsa INPS del 4%
Il professionista iscritto alla Gestione Separata può applicare al cliente una rivalsa previdenziale del 4%. È una facoltà, non un contributo integrativo obbligatorio come quello previsto da alcune Casse professionali.
La rivalsa concorre al compenso del professionista e va trattata correttamente nella fatturazione e nei ricavi.
Quando entra Inarcassa
Il semplice esercizio dell’interior design non determina l’iscrizione a Inarcassa. La situazione cambia se il professionista è architetto o ingegnere iscritto all’Albo e svolge prestazioni riconducibili alla relativa professione, ricorrendo anche gli altri requisiti previdenziali.
In questi casi il commercialista deve distinguere l’attività di interior design dalle prestazioni professionali ordinistiche e verificare la corretta posizione previdenziale.
Preventivo, concept e fasi di progetto
Un incarico può comprendere sopralluogo, rilievo, moodboard, concept, layout, scelta materiali, lighting concept, rendering, shopping list e assistenza nella fase realizzativa.
Il preventivo dovrebbe indicare cosa è incluso, quante revisioni sono previste, cosa costituisce extra e quali attività richiedono tecnici abilitati. Questo consente di evitare revisioni infinite non remunerate.
Acconti, SAL e saldo
Per incarichi complessi è normale prevedere un acconto alla firma, pagamenti intermedi al raggiungimento di determinate fasi e un saldo alla consegna.
Nel forfettario conta il momento dell’incasso. Il commercialista deve quindi riconciliare fatture e pagamenti con la commessa corretta, soprattutto quando il progetto attraversa due periodi d’imposta.
Rendering 3D e servizi digitali
Rendering fotorealistici, animazioni e visualizzazioni possono essere prodotti internamente oppure acquistati da collaboratori esterni. Se costituiscono una componente del progetto di interni restano normalmente parte del servizio professionale complessivo.
Se invece il professionista vende stabilmente servizi di rendering a terzi senza progettazione di interni, il commercialista deve verificare se l’attività richiede una classificazione autonoma.
Procurement e acquisti per conto del cliente
L’interior designer può assistere il cliente nella selezione e nell’acquisto di mobili, lampade, tessili e finiture. È essenziale capire chi compra giuridicamente il bene.
Se il cliente compra direttamente dal fornitore e il designer presta soltanto assistenza, il flusso è diverso dal caso in cui il designer acquisti i beni in proprio nome per poi riaddebitarli o rivenderli. Contratto, fatture e pagamenti devono essere coerenti.
Anticipazioni e rimborsi spese
Campioni, spedizioni, piccoli acquisti o sopralluoghi possono essere anticipati dal professionista. Non ogni rimborso ricevuto dal cliente è automaticamente escluso dai ricavi.
Il commercialista deve distinguere le vere anticipazioni effettuate in nome e per conto del cliente, adeguatamente documentate, dai costi sostenuti in proprio e successivamente riaddebitati.
Provvigioni e commissioni dai fornitori
Alcuni fornitori riconoscono al designer una commissione sugli acquisti generati. Se il compenso deriva sistematicamente dall’intermediazione commerciale e non soltanto dal progetto, il commercialista deve verificare se si tratta di un’attività ulteriore.
È opportuno rendere trasparente nel contratto con il cliente il modello di remunerazione e separare compenso di progettazione, eventuali commissioni e acquisti.
Vendita diretta di mobili e complementi
Se l’interior designer compra mobili, lampade o complementi in proprio nome e li rivende al cliente con un margine, non sta più svolgendo soltanto una prestazione professionale.
Una vendita organizzata e abituale può richiedere un’attività commerciale aggiuntiva, iscrizione al Registro Imprese e previdenza da verificare. Il commercialista deve anche separare correttamente i ricavi se alle attività si applicano coefficienti di redditività diversi.
Home staging
L’home staging può essere vicino all’interior design quando consiste nell’allestimento estetico e funzionale degli spazi. Può però includere anche fotografia, noleggio di arredi, vendita o servizi immobiliari.
Il commercialista deve quindi verificare quali componenti sono realmente presenti nel servizio, senza classificare automaticamente tutto come 74.13.00.
Collaborazioni con architetti, geometri e imprese
Nei progetti di ristrutturazione l’interior designer può lavorare insieme ad architetti, geometri, ingegneri, falegnami, impiantisti e imprese. Le responsabilità devono essere definite con chiarezza.
Le attività tecniche riservate devono rimanere in capo ai professionisti abilitati. Il designer può invece occuparsi delle scelte estetiche, funzionali, degli arredi e del coordinamento previsto dal proprio incarico.
Clienti esteri
Un interior designer può progettare spazi per privati o aziende estere, anche lavorando da remoto. Il commercialista deve verificare natura B2B o B2C del cliente, territorialità IVA, eventuale VIES e luogo di esecuzione del servizio.
Per progetti relativi a immobili situati all’estero possono applicarsi regole IVA specifiche legate al luogo dell’immobile. Il trattamento non va deciso soltanto sulla base della residenza del cliente.
Software, cloud e licenze
CAD, modellazione 3D, rendering, software di impaginazione, cloud, librerie di texture e asset possono rappresentare costi rilevanti. Molti fornitori sono esteri e possono generare anche adempimenti IVA sugli acquisti di servizi.
Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente, ma devono essere monitorati per conoscere il margine reale del progetto.
Collaboratori e rendering esterni
Fotografi, renderer, grafici, artigiani e consulenti esterni possono incidere molto sul costo della commessa. Nel regime forfettario le fatture dei collaboratori non riducono analiticamente il reddito fiscale.
Se il designer coordina stabilmente una rete di collaboratori, il commercialista dovrebbe controllare margine e convenienza del regime con maggiore frequenza.
Quando il forfettario può essere poco conveniente
Il coefficiente del 78% presume costi pari al 22% dei compensi. Per un professionista con struttura leggera può essere coerente; per chi sostiene software, rendering, collaboratori, campionari, trasferte e studio il costo reale può essere superiore.
La criticità aumenta se il designer acquista arredi in proprio nome o finanzia anticipatamente forniture importanti. In questi casi il commercialista dovrebbe confrontare il forfettario con il regime ordinario e valutare anche l’impatto dell’IVA sugli acquisti.
Documenti da consegnare al commercialista
- preventivi e contratti;
- fatture di acconto, SAL e saldo;
- fatture di software e servizi esteri;
- fatture e contratti dei collaboratori;
- documentazione di acquisti effettuati per il cliente;
- rendiconti di commissioni ricevute dai fornitori;
- documentazione di eventuale vendita di arredi;
- fatture e contratti con clienti esteri;
- spese di sopralluogo e trasferta;
- riepilogo economico delle principali commesse.
Controlli periodici utili
Ogni trimestre è utile riconciliare incassi, acconti, commissioni, acquisti per i clienti e costi esterni. Nello stesso controllo va verificato se vendita di arredi, intermediazione o home staging stanno diventando attività autonome.
Almeno una volta l’anno bisogna verificare se il 74.13.00 descrive ancora l’attività prevalente e se la struttura dei costi resta compatibile con il coefficiente del 78%.
Come scegliere un commercialista per interior designer
È utile un commercialista che conosca professioni creative e attività miste. Deve saper distinguere progettazione di interni, architettura, vendita di arredi, intermediazione e servizi esteri.
Prima di affidare la contabilità conviene chiedere come verranno controllati procurement, commissioni, acquisti, clienti esteri, software e convenienza reale del forfettario.
Domande frequenti
ATECO 2025 utilizza il codice 74.13.00 per attività di progettazione di interni, decorazione e pianificazione estetica e funzionale degli spazi. La progettazione architettonica è esclusa e rientra nel 71.11.
Per l’attività professionale di progettazione di interni il coefficiente di redditività è del 78%.
Se è un libero professionista iscritto alla Gestione Separata senza altra previdenza obbligatoria, l’aliquota 2026 è del 26,07%. Nei casi previsti con altra copertura previdenziale o pensione è del 24%.
Non automaticamente. Il 74.13.00 riguarda progettazione e decorazione degli interni; la progettazione architettonica è esclusa e rientra nella classe 71.11.
Sì, ma una vendita abituale organizzata in proprio nome può costituire attività commerciale aggiuntiva rispetto alla sola progettazione di interni e richiede un inquadramento separato.
No. Software, rendering, collaboratori, campionari, trasferte e soprattutto acquisti di arredi possono superare la quota di costi del 22% riconosciuta dal coefficiente del 78%. In questi casi va valutato anche il regime ordinario.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
