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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Vendere prodotti handmade: Partita IVA, ATECO e INPS

Se crei e vendi in modo abituale prodotti handmade realizzati da te, l’attività non va inquadrata automaticamente come semplice e-commerce: nella maggior parte dei casi il punto di partenza è l’attività di produzione artigianale, mentre il codice ATECO 2025 va scelto in base a ciò che realizzi davvero, ai materiali utilizzati e al processo produttivo.

Non esiste quindi un unico “codice ATECO handmade” valido per gioielli, ceramiche, decorazioni, tessili, oggetti in legno e opere artistiche. Anche la previdenza cambia in base all’inquadramento: un’impresa artigiana rientra normalmente nella Gestione Artigiani INPS, mentre una vera attività artistica professionale può seguire regole diverse. La vendita online, da sola, non trasforma automaticamente chi produce i propri beni in commerciante.

Quando serve la Partita IVA per vendere prodotti handmade

Il primo punto da chiarire è che non esiste una soglia generale di 5.000 euro sotto la quale si può sempre vendere senza Partita IVA. La necessità di aprirla dipende soprattutto dal carattere abituale e professionale dell’attività.

Se realizzi prodotti per venderli con continuità, mantieni uno shop online o un catalogo stabile, promuovi regolarmente le creazioni sui social, accetti ordini durante l’anno e organizzi produzione, prezzi e spedizioni con finalità economica, l’attività assume normalmente carattere abituale. In questo caso la Partita IVA va valutata anche con ricavi iniziali modesti.

Diverso è il caso di chi cede saltuariamente pochi oggetti realizzati per hobby, senza una vera organizzazione economica e senza continuità. L’occasionalità, però, non si dimostra con una sola cifra: contano il modo in cui l’attività viene svolta e la sua stabilità nel tempo. Per approfondire questo punto puoi leggere la guida su quando è obbligatoria la Partita IVA.

Quale codice ATECO 2025 usare per vendere handmade

Il vecchio approccio “vendo oggetti fatti a mano, quindi uso un codice generico per creazioni artistiche” non è corretto. Con ATECO 2025 bisogna descrivere l’attività effettivamente svolta: se produci beni, il codice va normalmente cercato nella categoria che identifica quella produzione.

Alcuni esempi aiutano a capire il criterio:

  • chi realizza bigiotteria non preziosa può dover valutare il codice 32.13.00 – Fabbricazione di bigiotteria e articoli simili;
  • chi produce oggetti domestici o ornamentali in ceramica può rientrare nel 23.41.00;
  • per alcuni oggetti ornamentali in legno può essere pertinente il 16.28.19 – Fabbricazione di altri prodotti in legno n.c.a.;
  • il 90.12.00 – Attività di creazione di arti visive può avere senso per una vera attività artistica, ad esempio pittura o scultura, ma non va usato come contenitore generico per qualsiasi prodotto handmade.

La scelta va fatta guardando prima di tutto a che cosa produci. La stessa parola “handmade” può descrivere attività molto diverse: una ceramista, una creatrice di bijoux, una sarta e una pittrice non svolgono necessariamente la stessa attività economica e non devono essere forzate dentro lo stesso codice.

Artigiano, artista o commerciante: la differenza cambia INPS e adempimenti

Se trasformi materie prime o semilavorati e realizzi personalmente beni destinati alla vendita, con il tuo lavoro prevalente nel processo produttivo, l’inquadramento tipico è quello dell’impresa artigiana. La disciplina dell’artigianato considera centrale proprio la partecipazione personale e prevalente dell’imprenditore alla produzione.

In questo scenario diventano normalmente pertinenti l’iscrizione al Registro Imprese, l’Albo delle Imprese Artigiane e la Gestione Artigiani INPS. Non basta però chiamare un prodotto “artigianale”: occorre che l’attività concreta rispetti i requisiti previsti dalla normativa nazionale e regionale.

L’artista professionista è un caso diverso. Se l’attività consiste nella creazione di opere di arti visive e non in una produzione artigianale organizzata, può essere appropriato un codice della divisione 90 e può cambiare anche l’inquadramento previdenziale. Non è corretto scegliere un codice artistico soltanto per evitare i contributi fissi degli artigiani.

Il commerciante, invece, acquista beni per rivenderli. Se oltre alle tue creazioni inizi a comprare e rivendere prodotti di terzi, quella parte dell’attività va analizzata separatamente perché può richiedere un inquadramento commerciale aggiuntivo.

Vendere handmade online non significa usare un codice ATECO e-commerce

Con ATECO 2025 non ha senso scegliere un codice solo perché la vendita avviene via internet. Il canale di vendita e l’attività economica sono due cose diverse: se produci bigiotteria e la vendi dal tuo sito, il cuore dell’attività resta la fabbricazione di bigiotteria; se realizzi ceramiche, resta la produzione di ceramiche.

Questo evita anche un errore frequente legato al vecchio codice 47.91.10, spesso utilizzato in passato per il commercio elettronico. Oggi la classificazione va costruita sulla natura effettiva del prodotto e dell’attività, non sul semplice fatto che l’ordine arrivi online.

Serve la SCIA per vendere online prodotti propri?

Per l’impresa artigiana che vende via web esclusivamente beni di propria produzione esistono specifiche esclusioni dalla disciplina commerciale ordinaria. La Camera di Commercio di Roma, richiamando la normativa sul commercio, evidenzia che l’artigiano può vendere online i propri prodotti senza la SCIA prevista per il commercio elettronico in determinate condizioni.

La situazione cambia se l’attività comprende vera rivendita, se si utilizzano modelli di marketplace con logistica e magazzino del gestore o se intervengono regole locali e settoriali. Prima dell’avvio conviene quindi verificare il caso concreto con il SUAP competente, senza applicare automaticamente la regola “shop online = SCIA commercio”.

Se utilizzi specificamente Etsy, l’intento è diverso e puoi approfondire nella guida dedicata a vendere handmade su Etsy nel regime forfettario.

Regime forfettario per attività handmade: coefficiente e tasse

Un’attività handmade può utilizzare il regime forfettario se rispetta i requisiti di accesso e non ricade in una causa di esclusione. Per molte attività manifatturiere comprese nelle divisioni ATECO da 12 a 32 il coefficiente di redditività è del 67%.

Questo significa che, ai fini fiscali, il 67% dei ricavi o compensi rilevanti costituisce reddito forfettario prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori. I normali costi di materiali, packaging, attrezzature, commissioni delle piattaforme, pubblicità e spedizioni non vengono sottratti analiticamente come nel regime ordinario: sono considerati forfettariamente attraverso il coefficiente.

Sul reddito imponibile, dopo la deduzione dei contributi previdenziali versati e deducibili, si applica normalmente l’imposta sostitutiva del 15%. Per una nuova attività può essere applicabile il 5% per i primi cinque periodi d’imposta, ma soltanto se ricorrono tutte le condizioni previste dalla legge.

INPS Artigiani 2026: quanto si paga

Se l’attività handmade viene correttamente inquadrata come impresa artigiana, nel 2026 l’aliquota pensionistica della Gestione Artigiani INPS è del 24%. Il minimale di reddito è pari a 18.808 euro e il contributo minimo annuo per il titolare è pari a 4.521,36 euro, comprensivo della quota maternità.

Se il reddito d’impresa supera il minimale, sulla parte eccedente sono dovuti anche i contributi percentuali secondo le regole INPS. Si tratta quindi di una previdenza con una componente minima dovuta anche quando il reddito effettivo è basso o negativo.

Riduzione INPS del 35% per il forfettario

Gli artigiani e commercianti che applicano il regime forfettario possono, se ne ricorrono le condizioni, optare per il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% della contribuzione dovuta. La riduzione non è automatica: è un regime opzionale collegato alla posizione previdenziale e va gestito secondo le modalità INPS.

Prima di scegliere l’agevolazione è utile valutarne anche l’effetto sull’accredito contributivo pensionistico: pagare meno contributi può incidere sui mesi accreditati quando la contribuzione versata non raggiunge il livello richiesto.

Esempio: 20.000 euro di vendite handmade in forfettario

Ipotizziamo una creatrice di bigiotteria inquadrata come artigiana, con coefficiente di redditività del 67%, che incassi 20.000 euro nell’anno e non applichi la riduzione contributiva del 35%.

  • ricavi incassati: 20.000 euro;
  • reddito forfettario al 67%: 13.400 euro;
  • contributi minimi INPS Artigiani 2026: circa 4.521,36 euro;
  • base fiscale dopo la deduzione dei contributi, nell’esempio semplificato: circa 8.878,64 euro;
  • imposta sostitutiva al 15%: circa 1.331,80 euro;
  • imposta sostitutiva al 5%, se realmente spettante: circa 443,93 euro.

L’esempio serve a mostrare il meccanismo generale. L’importo effettivo dipende dalla data di iscrizione, dai mesi di attività, dai contributi realmente dovuti e versati, dall’eventuale agevolazione previdenziale e dalla corretta classificazione dell’attività.

Handmade, Etsy e marketplace: cosa cambia

Etsy, Amazon Handmade e altri marketplace sono canali di vendita, non codici ATECO. Il fatto di usare una piattaforma non modifica automaticamente la natura artigiana della produzione. Cambiano però alcuni aspetti operativi: commissioni, report, pagamenti, eventuali servizi esteri, DAC7 e, in alcuni modelli, gli adempimenti amministrativi collegati alla logistica del marketplace.

Se invece acquisti prodotti già finiti e li rivendi online, non stai più descrivendo la stessa attività di chi produce direttamente i propri manufatti. Per gli aspetti generali della vendita tramite piattaforme puoi consultare anche la guida su marketplace online e regime forfettario.

Cosa controllare prima di aprire la Partita IVA

  1. Descrivi con precisione cosa produci e con quali materiali.
  2. Individua il codice ATECO 2025 che rappresenta la produzione principale, senza partire dal canale di vendita.
  3. Verifica se l’attività è realmente artigiana, artistica o commerciale.
  4. Controlla Registro Imprese, Albo Artigiani, INPS e gli eventuali requisiti regionali o comunali.
  5. Se vendi online, verifica con il SUAP se nel tuo modello concreto ricorre un’esenzione o una pratica SCIA.
  6. Controlla i requisiti per il regime forfettario e valuta il 5% soltanto se ne ricorrono realmente le condizioni.
  7. Valuta se richiedere la riduzione contributiva INPS del 35% e quale effetto produce sulla posizione previdenziale.

Domande frequenti

Posso vendere handmade senza Partita IVA fino a 5.000 euro?

No, non esiste una soglia generale di 5.000 euro che renda automaticamente occasionale la vendita di prodotti handmade. Se produzione e vendita sono abituali e organizzate, la Partita IVA può essere necessaria anche sotto quella cifra.

Qual è il codice ATECO per vendere oggetti fatti a mano?

Non esiste un codice unico. Con ATECO 2025 va individuato il codice della produzione realmente svolta: bigiotteria, ceramica, legno, tessile, arti visive e altre lavorazioni hanno classificazioni diverse.

Se vendo le mie creazioni online sono commerciante?

Non automaticamente. Se produci personalmente i beni, la vendita dei prodotti propri può essere accessoria all’attività artigiana. L’inquadramento cambia se acquisti e rivendi beni di terzi o se il modello concreto assume natura commerciale.

Un artigiano handmade paga contributi INPS anche se guadagna poco?

In linea generale sì: la Gestione Artigiani prevede una contribuzione minima. Nel 2026 il contributo minimo annuo del titolare è 4.521,36 euro, salvo rapporti all’anno, agevolazioni e situazioni specifiche.

Fonti ufficiali

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