Vendere creazioni artistiche: quale Partita IVA e codice ATECO?
Per vendere creazioni artistiche in modo abituale serve la Partita IVA, ma il codice ATECO dipende da ciò che realizzi: opere di arti visive, bijoux e oggetti decorati possono richiedere inquadramenti diversi. Prima di scegliere il codice bisogna separare le lavorazioni e capire se l’attività è professionale, artigiana oppure comprende anche rivendita.
Il caso concreto è quello di una creatrice che modella paste polimeriche, disegna su materiali diversi e vuole proporre i propri lavori su Facebook e ai negozi. Definire tutto “creazioni artistiche” non basta: la decisione va costruita partendo dal catalogo reale.
Opere d’arte e oggetti decorati: da dove partire
Prepara tre gruppi: opere originali, prodotti realizzati o trasformati da te, beni acquistati finiti per essere rivenduti. Per ogni gruppo annota materiale, lavorazione, destinazione del prodotto e modalità di vendita. È una scheda pratica per descrivere l’attività, non una classificazione fiscale già definitiva.
Per esempio, nello stesso catalogo possono comparire un ritratto originale, orecchini in pasta polimerica e una scatola acquistata grezza e decorata. Il ritratto suggerisce una verifica dell’attività artistica; gli orecchini richiedono di esaminare la produzione di bigiotteria; per la scatola conta anche la trasformazione effettivamente eseguita. Il solo materiale non risolve tutti e tre i casi.
Non serve cambiare nome al prodotto per ottenere contributi più bassi. Serve invece una descrizione verificabile di quello che vendi e del lavoro necessario per realizzarlo.
Quali codici ATECO verificare per le creazioni
La classificazione corrente è ATECO 2025 dell’ISTAT, operativa dal 1° aprile 2025. Il gruppo 90.1 non identifica da solo una sottocategoria completa: per l’apertura occorre arrivare al codice pertinente all’attività concreta.
| Che cosa realizzi | Primo riferimento da verificare |
|---|---|
| Opere originali di pittura o scultura | 90.12.00, creazione di arti visive |
| Bigiotteria non preziosa prodotta da te | 32.13.00, fabbricazione di bigiotteria |
| Oggetti decorati di materiali diversi | Codice della lavorazione o produzione effettiva |
| Oggetti finiti comprati e rivenduti | Attività commerciale da classificare separatamente |
Le note esplicative ISTAT distinguono arti visive e fabbricazione di bigiotteria. Per approfondire inclusioni ed esclusioni consulta la scheda del codice 90.12.00. Non convertire automaticamente il vecchio 90.03.09 in 90.13.00: la somiglianza dei numeri non dimostra la corrispondenza.
Paste polimeriche: bijoux e sculture non sono equivalenti
“Lavoro il fimo” descrive una tecnica, non il risultato economico. Per orecchini e collane non preziosi il riferimento da esaminare è la bigiotteria; una scultura originale richiede un’analisi diversa. Per portachiavi, decorazioni o oggettistica mista non è prudente assegnare un codice generico senza conoscere prodotto finito e processo.
Disegni su supporti acquistati: descrivi la trasformazione
Indica se realizzi un’opera originale sul supporto, decori articoli destinati all’uso quotidiano, stampi un’immagine già creata oppure rivendi oggetti senza modificarli. Fotografie del prima e dopo, schede dei materiali e descrizioni degli ordini aiutano a evitare che attività differenti vengano registrate sotto un’unica etichetta.
Essere creativi non esclude l’impresa artigiana
La legge quadro sull’artigianato, articolo 2, considera responsabilità dell’impresa e partecipazione personale prevalente al processo produttivo. Perciò la scelta non si riduce a contare quanti pezzi uguali produci.
Esiste anche l’artigianato artistico: la Camera di Commercio di Roma descrive lavorazioni di valore estetico e creativo che restano nell’ambito artigiano. Un oggetto personalizzato o realizzato in esemplare unico non rende quindi automaticamente libero professionista chi lo produce.
Se il lavoro consiste nella creazione professionale di opere visive, approfondisci la Partita IVA da artista e pittore. Se prevale la produzione personale di manufatti, la guida sui prodotti handmade sviluppa l’apertura dell’impresa. Qui il passaggio decisivo è riconoscere quali componenti convivono nel tuo catalogo.
Facebook e negozi cambiano il codice?
Il canale non sostituisce l’analisi della produzione. Ricevere un ordine su Facebook non rende automaticamente commerciante chi realizza il prodotto; venderlo a un negozio non elimina la lavorazione svolta. Se aggiungi beni comprati già pronti, invece, devi segnalare questa componente separata.
Prima di consegnare ai negozi chiarisci il rapporto: acquisto definitivo del lotto, deposito dei prodotti oppure vendita per tuo conto. Conserva accordi, elenco dei pezzi consegnati, restituzioni e rendiconti degli incassi. Questa distinzione serve a impostare correttamente documenti e pagamenti; la parola “conto vendita” usata informalmente non descrive sempre lo stesso contratto.
Gli adempimenti del laboratorio e quelli della vendita vanno verificati con il SUAP competente. Non dare per scontato né che ogni vendita online richieda una pratica commerciale aggiuntiva, né che la qualifica di artista esoneri da qualsiasi verifica locale.
Quanto cambia l’INPS tra artista e artigiano
L’inquadramento previdenziale segue l’attività effettiva. Per il professionista senza cassa e senza altra copertura obbligatoria, la circolare INPS 8/2026 prevede il 26,07% in Gestione Separata. Non c’è il contributo fisso degli artigiani: il minimale serve per l’accredito pensionistico. Situazioni con pensione o altra copertura richiedono una verifica specifica.
Per il titolare artigiano, la circolare INPS 14/2026 indica un minimo annuo ordinario di 4.521,36 euro, su un minimale di reddito di 18.808 euro. Oltre il minimale interviene la contribuzione sull’eccedenza; durata dell’iscrizione e agevolazioni possono modificare il conto.
Con 10.000 euro di incassi e coefficiente del 67%, il reddito forfettario lordo sarebbe 6.700 euro. Applicando il 26,07% si ottengono 1.746,69 euro; per un artigiano iscritto tutto l’anno senza riduzioni resta invece il minimo di 4.521,36 euro. È un confronto tra due inquadramenti ipotetici, non la possibilità di scegliere liberamente quello meno costoso.
Forfettario: controlla il reddito, non solo l’aliquota
Per arti visive e fabbricazione di bigiotteria il riferimento è il coefficiente del 67%. Materiali e confezioni non si sottraggono singolarmente. Dal reddito forfettario si deducono i contributi obbligatori versati e ammessi; l’imposta sostitutiva è normalmente del 15%, oppure del 5% quando spettano le condizioni iniziali.
Il meccanismo e il raccordo ai coefficienti ATECO sono illustrati nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per Redditi PF 2026, quadro LM, qui in copia PDF. Il modulo riguarda il periodo d’imposta precedente: non confondere anno del modello, anno dei contributi e data dell’incasso. Prima dell’apertura verifica tutti i requisiti del regime.
Se convivono vendita di opere e produzione artigianale, tieni riconoscibili i relativi incassi. Lo stesso coefficiente non rende identici i redditi ai fini previdenziali. Non sommare automaticamente i due contributi dell’esempio e non attribuire tutto alla gestione meno onerosa: la posizione mista va esaminata considerando autonomia delle attività, organizzazione e requisiti di iscrizione. Una tabella mensile con tipo di prodotto, documento emesso e incasso aiuta a rendere controllabile questa distinzione.
La scheda da preparare prima di aprire
- Fotografa un esempio per ogni famiglia di creazioni, non soltanto il prodotto più artistico.
- Descrivi materiali, strumenti, fasi lavorate personalmente e operazioni affidate a terzi.
- Indica quali prodotti replichi, quali personalizzi e quali vendi senza trasformazione.
- Stima incassi e tempo dedicato a ogni attività, distinguendo ordini diretti e forniture ai negozi.
- Fai verificare codici principali e secondari, posizione camerale, INPS e pratiche locali sulla stessa descrizione.
- Conserva l’inquadramento concordato e riesaminalo quando aggiungi una nuova linea di prodotti.
Una descrizione utile è: “Produco orecchini non preziosi, realizzo ritratti originali e decoro scatole acquistate grezze; vendo direttamente e fornisco due negozi”. È molto più precisa di “vendo arte online” e permette di individuare subito i punti che richiedono approfondimento.
Domande frequenti
Posso usare lo stesso codice per tutte le creazioni?
Solo se descrive davvero tutte le attività svolte. Avere un unico marchio o profilo social non dimostra che ritratti, bijoux e rivendita appartengano alla stessa attività economica.
Firmare ogni pezzo mi rende artista professionista?
La firma documenta l’autore, ma non sostituisce la verifica dell’attività. Anche una lavorazione artigiana può essere originale e personalizzata: conta l’insieme di produzione, organizzazione e prestazioni offerte.
Devo aprire una seconda Partita IVA se aggiungo i bijoux?
Per la stessa persona fisica si valuta l’aggiunta dell’attività alla posizione esistente. Prima di iniziare, però, vanno riesaminati codici, eventuali iscrizioni e previdenza: aggiungere un codice non risolve da solo questi adempimenti.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.