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Regime Forfettario

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Maternità con Partita IVA: indennità, INPS e lavoro durante la gravidanza

Avere una Partita IVA non significa rinunciare alla tutela di maternità. L’indennità può spettare anche alle lavoratrici autonome, ma regole, importi e procedura cambiano in base alla gestione previdenziale: una professionista iscritta alla Gestione Separata INPS non segue lo stesso meccanismo di un’artigiana, di una commerciante o di una professionista iscritta a una Cassa privata.

Il punto da controllare, quindi, non è soltanto se applichi il regime forfettario, ma soprattutto dove versi i contributi. Il regime fiscale determina come viene trattato il reddito; la tutela di maternità dipende invece dalla posizione previdenziale e dai requisiti previsti per quella gestione.

Maternità con Partita IVA: risposta rapida

Una lavoratrice autonoma con Partita IVA può avere diritto all’indennità di maternità senza dover chiudere la propria attività. Per Gestione Separata e lavoratrici autonome INPS, durante la maternità ordinaria l’indennità può essere riconosciuta anche senza effettiva astensione dal lavoro. Restano però diversi i periodi di interdizione o le situazioni sanitarie nelle quali l’astensione è richiesta.

SituazionePrevidenzaTutela ordinariaSi può continuare a lavorare?
Professionista senza CassaGestione Separata INPSIn genere 2 mesi prima + 3 dopo il partoIn via generale sì durante la maternità ordinaria
Artigiana o commercianteINPS Artigiani/Commercianti2 mesi prima + 3 dopo il partoIn via generale sì
Professionista con CassaCassa professionaleTutela prevista dal D.lgs. 151/2001 e dal regolamento dell’enteDa verificare con la Cassa

Gestione Separata INPS: quando spetta l’indennità

Per una libera professionista senza Cassa previdenziale autonoma il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS. L’INPS riconosce la tutela di maternità alle iscritte che possiedono i requisiti previsti e per le quali sia stata versata la contribuzione utile.

Il requisito contributivo è più favorevole rispetto al passato: per gli eventi rientranti nella disciplina attuale è sufficiente, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo indennizzabile, almeno una mensilità di contribuzione con aliquota piena. Per una libera professionista è importante controllare che la contribuzione sia stata effettivamente versata, perché non opera allo stesso modo l’automaticità delle prestazioni prevista per altre categorie.

Il riferimento operativo è la pagina INPS dedicata all’indennità di maternità e paternità per gli iscritti alla Gestione Separata.

Quanto dura la maternità per la professionista in Gestione Separata

La tutela ordinaria copre normalmente due mesi prima della data presunta del parto e tre mesi dopo. La disciplina prevede anche le opzioni di flessibilità consentite dalla legge, oltre alle regole specifiche per parto anticipato, parto successivo alla data presunta, adozione e affidamento.

In presenza dei requisiti reddituali previsti possono spettare anche ulteriori tre mesi di indennità. Per gli eventi del 2026, la circolare INPS n. 47 del 21 aprile 2026 indica come soglia reddituale di riferimento 9.532,18 euro. È una soglia annualmente rivalutata: per gli anni successivi va quindi verificato il valore aggiornato.

Come si calcola l’indennità nella Gestione Separata

L’importo non si calcola prendendo semplicemente l’80% delle fatture emesse o del fatturato lordo. Per le libere professioniste la base è collegata al reddito utile ai fini contributivi della Gestione Separata e alle regole INPS sul periodo di riferimento.

Questo significa che due professioniste con lo stesso fatturato possono non ricevere la stessa indennità se cambiano il reddito previdenziale, i contributi versati o il periodo preso in considerazione. Prima di fare una simulazione conviene quindi recuperare dichiarazione dei redditi, posizione contributiva e versamenti INPS, anziché applicare una percentuale al fatturato.

La circolare INPS 47/2026 raccoglie gli importi e i valori di riferimento aggiornati per le prestazioni economiche di maternità e paternità.

Si può continuare a lavorare e fatturare durante la maternità?

In via generale sì. Per la Gestione Separata l’INPS chiarisce che l’indennità di maternità è riconosciuta a prescindere dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa. Una professionista può quindi mantenere aperta la Partita IVA e continuare, se lo desidera, a svolgere l’attività durante il periodo ordinario.

Non è necessario chiudere la Partita IVA né sospenderla solo per ottenere la maternità. Se stai valutando una pausa organizzativa, puoi approfondire nella guida su sospensione, inattività e chiusura della Partita IVA.

La regola cambia però nei periodi di interdizione anticipata o prorogata nei quali l’astensione è obbligatoria. La compatibilità tra lavoro e maternità ordinaria non va quindi estesa automaticamente a qualunque situazione di gravidanza a rischio o provvedimento sanitario.

Maternità anticipata e gravidanza a rischio

La tutela può coprire anche periodi precedenti ai due mesi ordinari quando ricorrono le condizioni previste per gravi complicanze della gravidanza o persistenti forme morbose che possono essere aggravate dalla gravidanza. La disciplina e la documentazione richiesta variano però in base alla categoria previdenziale.

Per le libere professioniste della Gestione Separata è importante non confondere tutte le ipotesi di interdizione previste per il lavoro subordinato con quelle effettivamente applicabili all’attività autonoma. In presenza di gravidanza a rischio è quindi opportuno verificare la specifica tutela INPS e il provvedimento sanitario prima di assumere che valgano le stesse regole della maternità ordinaria.

Artigiana o commerciante: come funziona la maternità

Artigiane e commercianti seguono una disciplina diversa dalla Gestione Separata. L’INPS riconosce l’indennità per i due mesi precedenti e i tre successivi al parto, con la posizione iscritta alla gestione di appartenenza e i requisiti contributivi previsti.

Per gli eventi che iniziano nel 2026, l’INPS indica una retribuzione convenzionale giornaliera di 58,13 euro sia per artigiane sia per commercianti; su questa base si determina l’indennità applicando la percentuale prevista dalla legge. Non è quindi corretto usare il fatturato della ditta individuale come base diretta del calcolo.

Anche per le lavoratrici autonome INPS l’indennità ordinaria non richiede in via generale l’astensione dall’attività. La scheda ufficiale è disponibile nella pagina INPS sull’indennità di maternità e paternità per lavoratrici e lavoratori autonomi.

Professionista con Cassa privata: regole diverse dall’INPS

Avvocate, commercialiste, architette, ingegnere, psicologhe, mediche e altre professioniste iscritte a una Cassa previdenziale di categoria non chiedono normalmente la maternità alla Gestione Separata. Il riferimento è il proprio ente previdenziale e la disciplina prevista dal D.lgs. 151/2001, integrata dal regolamento della Cassa.

La tutela di base delle libere professioniste copre i due mesi antecedenti e i tre successivi al parto. La legge collega l’indennità al reddito professionale di riferimento e stabilisce limiti minimi e massimi, mentre le singole Casse possono prevedere modalità operative e prestazioni aggiuntive.

Per questo non bisogna applicare automaticamente a una professionista con Cassa le aliquote o le basi di calcolo della Gestione Separata. Anche termini della domanda, documenti e prestazioni integrative vanno verificati direttamente con l’ente di appartenenza.

Regime forfettario e indennità di maternità

Il regime forfettario non elimina il diritto alla maternità. Forfettario e maternità appartengono a due piani diversi: il primo è un regime fiscale, la seconda è una prestazione previdenziale collegata alla gestione contributiva.

Sul piano fiscale l’indennità è un reddito sostitutivo. Per chi applica il forfettario, l’INPS certifica l’importo ma non applica la ritenuta d’acconto. Questo non significa però che l’importo sia fiscalmente irrilevante o che possa essere ignorato in dichiarazione.

La tassazione, il quadro LM e la distinzione rispetto alla soglia di permanenza nel regime sono approfonditi nella pagina dedicata all’indennità di maternità nel forfettario: tassazione, quadro LM e limite di 85.000 euro. In questo modo i due intenti restano separati: qui spieghiamo a chi spetta e come funziona la prestazione; lì come si tratta fiscalmente.

L’indennità di maternità conta nel limite di 85.000 euro?

No: l’indennità può essere fiscalmente imponibile senza essere un normale ricavo o compenso da sommare ai fini della soglia del regime forfettario. È una distinzione importante soprattutto per chi è vicina al limite annuale.

Per esempio, una professionista con 80.000 euro di compensi ordinari e 10.000 euro di indennità non deve trattare automaticamente i 90.000 euro come ricavi rilevanti per la soglia. Il trattamento dichiarativo resta però distinto e va gestito correttamente nel quadro LM, come spiegato nella guida fiscale collegata.

Contributi durante la maternità: si continuano a pagare?

Non esiste una regola universale secondo cui “durante la maternità non si pagano contributi”. La Partita IVA e la posizione previdenziale non si chiudono automaticamente quando inizia la maternità.

Per artigiane e commercianti bisogna considerare la gestione INPS e gli obblighi contributivi propri dell’attività; per la Gestione Separata contano reddito e contribuzione effettivamente dovuta; per le Casse private valgono le regole del rispettivo ente. Puoi approfondire le differenze nella guida sui contributi dei professionisti forfettari tra INPS e Cassa.

Adozione, affidamento e paternità

La tutela non riguarda soltanto il parto. La normativa riconosce prestazioni anche in caso di adozione e affidamento secondo le condizioni previste per la singola gestione previdenziale.

Per il padre lavoratore autonomo o iscritto alla Gestione Separata esistono inoltre specifiche ipotesi di indennità di paternità, ad esempio quando la madre non può beneficiare della tutela per morte, grave infermità, abbandono o affidamento esclusivo. Queste prestazioni non vanno confuse automaticamente con il congedo di paternità obbligatorio previsto per il lavoro dipendente.

Il D.lgs. 105/2022 ha rafforzato alcune tutele per lavoratrici e lavoratori autonomi e liberi professionisti; il testo normativo è consultabile su Normattiva.

Come presentare la domanda all’INPS

La domanda viene presentata tramite i servizi telematici INPS oppure tramite gli altri canali messi a disposizione dall’Istituto, come Patronato e Contact Center. Per la Gestione Separata il certificato telematico di gravidanza viene trasmesso all’INPS dal medico del Servizio sanitario nazionale o convenzionato secondo la procedura prevista.

Prima di inviare la domanda conviene verificare tre elementi: gestione previdenziale corretta, iscrizione effettiva e contribuzione utile. È meglio individuare eventuali anomalie prima dell’inizio del periodo indennizzabile, soprattutto per chi ha aperto da poco la Partita IVA o ha cambiato inquadramento.

La circolare INPS n. 71/2020 resta un riferimento importante sul requisito contributivo e sul trattamento fiscale delle prestazioni per gli iscritti alla Gestione Separata; è consultabile nella pagina ufficiale dell’INPS.

Esempi pratici

CasoGestioneCosa controllare
Copywriter in forfettario senza CassaGestione SeparataIscrizione, contribuzione utile, reddito previdenziale e domanda INPS
Negoziante con ditta individualeCommercianti INPSIscrizione, contribuzione e base convenzionale prevista per l’anno
Artigiana che continua a lavorareArtigiani INPSCompatibilità con maternità ordinaria e regolarità della posizione
Psicologa o avvocataCassa professionaleRegolamento della Cassa, reddito di riferimento e termini della domanda
Forfettaria vicina a 85.000 euroDipende dalla gestioneSeparare diritto all’indennità dal trattamento fiscale e dalla soglia del regime

Errori da evitare

  • pensare che il regime forfettario non dia diritto alla maternità;
  • confondere regime fiscale e gestione previdenziale;
  • chiudere o sospendere la Partita IVA solo perché inizia la maternità;
  • calcolare l’indennità come 80% del fatturato senza verificare la base corretta;
  • pensare che l’assenza di ritenuta nel forfettario significhi indennità non dichiarabile;
  • confondere maternità ordinaria e periodi di interdizione;
  • applicare le regole della Gestione Separata a una professionista con Cassa;
  • aspettare la nascita per controllare iscrizione e contribuzione.

Domande frequenti

Con Partita IVA ho diritto alla maternità?

Sì, se rientri in una gestione previdenziale che riconosce la prestazione e possiedi i requisiti richiesti. Cambiano regole e importi tra Gestione Separata, autonome INPS e Casse professionali.

Devo chiudere la Partita IVA durante la maternità?

No. La maternità non impone di chiudere la Partita IVA. Durante il periodo ordinario, per molte lavoratrici autonome, non è richiesta neppure l’effettiva astensione dall’attività.

Posso emettere fatture mentre ricevo la maternità?

In via generale sì per la maternità ordinaria delle lavoratrici autonome e delle iscritte alla Gestione Separata. Diverso è il caso di periodi di interdizione nei quali l’astensione è obbligatoria.

L’indennità di maternità è tassata nel regime forfettario?

È fiscalmente rilevante come reddito sostitutivo. L’INPS la certifica e, per chi applica il forfettario, non applica la ritenuta d’acconto. Il trattamento nel quadro LM va comunque gestito correttamente.

Quanto dura la maternità per una lavoratrice autonoma?

La tutela ordinaria è normalmente di cinque mesi, con regole specifiche per gravidanza a rischio, parto anticipato, adozione, affidamento e, nei casi previsti, ulteriori tre mesi collegati al requisito reddituale.

Fonti ufficiali

  • INPS – Maternità/paternità Gestione Separata
  • INPS – Maternità/paternità lavoratrici autonome
  • INPS – Circolare 47/2026, importi e soglie
  • INPS – Circolare 71/2020, requisito contributivo e regime fiscale
  • Normattiva – D.lgs. 105/2022

In sintesi

La maternità con Partita IVA esiste e non dipende dal fatto di essere in forfettario o ordinario, ma soprattutto dalla posizione previdenziale. Gestione Separata, Artigiani/Commercianti e Casse professionali hanno regole diverse. Prima della domanda bisogna controllare iscrizione, contribuzione, reddito di riferimento e gestione competente; durante la maternità ordinaria, in molti casi, si può continuare a lavorare senza chiudere la Partita IVA.

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