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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Reddito non dichiarato nel forfettario: rischi e come correggere l’errore

Se ti accorgi che nella dichiarazione del regime forfettario manca un compenso o è stato indicato un reddito inferiore a quello corretto, non conviene aspettare un controllo. La prima cosa da fare è ricostruire gli incassi dell’anno, capire se l’errore incide sull’imposta sostitutiva e valutare una dichiarazione integrativa con ravvedimento operoso.

Questa situazione è diversa da quella in cui l’Agenzia delle Entrate ha già notificato un avviso di accertamento. Qui l’obiettivo è capire come correggere spontaneamente una dichiarazione già presentata, quali somme ricalcolare e quali documenti conservare.

Quando c’è davvero un’incongruenza nei redditi dichiarati

Nel forfettario il reddito imponibile non coincide con la somma delle fatture emesse: il regime segue normalmente il criterio di cassa. Perciò il primo controllo deve partire dai ricavi o compensi effettivamente percepiti nell’anno, salvo le particolarità previste per la specifica attività.

  • confronta fatture e corrispettivi con gli incassi effettivi;
  • verifica bonifici, carte, piattaforme di pagamento e conti utilizzati per l’attività;
  • controlla eventuali compensi ricevuti dall’estero;
  • riconcilia la dichiarazione presentata con il prospetto degli incassi;
  • verifica contributi previdenziali dedotti e coefficiente di redditività applicato.

Una differenza tra fatture emesse e reddito dichiarato, quindi, non dimostra da sola un errore: può dipendere da fatture non ancora incassate. Se invece un compenso percepito è stato realmente omesso, la dichiarazione può risultare infedele.

Cosa rischi se il reddito dichiarato è inferiore a quello corretto

Se l’omissione determina una maggiore imposta dovuta, possono essere richiesti imposta, interessi e sanzioni. Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, l’articolo 1 del D.Lgs. 471/1997 prevede per la dichiarazione infedele una sanzione ordinaria pari al 70% della maggiore imposta dovuta, con minimo di 150 euro.

La disciplina distingue però il caso in cui l’errore venga accertato dall’Amministrazione da quello in cui il contribuente lo corregga spontaneamente prima di avere formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’avvio di attività di accertamento. In quest’ultimo caso la normativa prevede una base sanzionatoria specifica, ulteriormente riducibile attraverso il ravvedimento operoso quando ne ricorrono i requisiti.

Come correggere spontaneamente un compenso dimenticato

  1. ricostruisci l’importo effettivamente incassato nell’anno interessato;
  2. ricalcola il reddito forfettario applicando il corretto coefficiente di redditività;
  3. ricalcola i contributi previdenziali deducibili, se rilevanti;
  4. determina la maggiore imposta sostitutiva dovuta;
  5. predisponi la dichiarazione integrativa corretta;
  6. calcola interessi e sanzione ridotta secondo il ravvedimento applicabile;
  7. versa le somme con i corretti codici tributo e conserva le ricevute.

L’Agenzia delle Entrate conferma che, quando dalla dichiarazione correttiva o integrativa emerge un maggior debito, devono essere versati l’imposta dovuta, gli interessi al tasso legale e la sanzione ridotta prevista dal ravvedimento operoso.

Dichiarazione correttiva o integrativa: qual è la differenza

Se ti accorgi dell’errore entro il termine ordinario di presentazione, puoi presentare una dichiarazione correttiva nei termini. Dopo la scadenza ordinaria, la correzione passa normalmente attraverso una dichiarazione integrativa.

Per il modello Redditi 2026 l’Agenzia indica il 2 novembre 2026 come termine per la correttiva; dopo tale data resta possibile presentare Redditi integrativo entro i termini previsti per l’accertamento. Le date cambiano in base all’anno interessato, quindi bisogna sempre verificare la dichiarazione concreta che si vuole correggere.

Per approfondire la differenza con una dichiarazione presentata oltre il termine puoi leggere anche la guida su dichiarazione tardiva e termini di accertamento.

Quando il ravvedimento diventa più delicato

La possibilità e la misura della regolarizzazione dipendono dal momento in cui intervieni e dagli atti già ricevuti. Per questo è importante non limitarsi a fare un F24 aggiuntivo: bisogna verificare insieme dichiarazione, imposta, interessi e sanzione.

Se hai già ricevuto un vero avviso di accertamento, l’analisi cambia. In quel caso trovi l’approfondimento specifico su come contestare un accertamento per redditi non dichiarati.

Quali controlli può fare l’Agenzia delle Entrate

Le incongruenze possono emergere dal confronto tra dichiarazioni, fatture elettroniche, certificazioni, versamenti e altri dati disponibili all’Amministrazione. Nei controlli più approfonditi possono assumere rilievo anche le movimentazioni finanziarie, che devono essere valutate nel contesto dell’attività e documentate correttamente.

Se il problema nasce da accrediti bancari che non coincidono con i ricavi dichiarati, consulta anche la guida sull’onere della prova nei controlli fiscali e movimenti bancari.

Documenti da preparare prima dell’integrativa

  • dichiarazione originaria e ricevuta telematica;
  • fatture dell’anno interessato;
  • estratti conto e report delle piattaforme di pagamento;
  • prospetto degli incassi con data e importo;
  • calcolo del reddito forfettario corretto;
  • F24 già versati;
  • eventuali contributi previdenziali dedotti.

La correzione deve essere ricostruibile: il nuovo importo dichiarato dovrebbe poter essere spiegato partendo dai documenti dell’anno e dagli incassi realmente percepiti.

Fonte ufficiale

Per le modalità di correzione della dichiarazione puoi verificare la pagina dell’Agenzia delle Entrate su Redditi correttivo e integrativo. La disciplina sanzionatoria è contenuta nel D.Lgs. 471/1997, come modificato dalla riforma delle sanzioni tributarie.

Domande frequenti

Ho dimenticato un compenso nella dichiarazione: posso correggerlo?

Sì. Se la dichiarazione è già stata inviata puoi correggere i dati con una dichiarazione correttiva nei termini oppure, dopo la scadenza ordinaria, con una dichiarazione integrativa, versando le eventuali maggiori somme dovute.

Nel forfettario conta il fatturato o l’incassato per la dichiarazione?

Per i ricavi e compensi del regime forfettario rileva normalmente il criterio di cassa: bisogna quindi verificare quanto è stato effettivamente percepito nell’anno, non soltanto quanto è stato fatturato.

Qual è la sanzione per dichiarazione infedele?

Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 la sanzione ordinaria è pari al 70% della maggiore imposta dovuta, con minimo di 150 euro. La correzione spontanea prima della formale conoscenza dei controlli segue regole specifiche e può beneficiare del ravvedimento.

Basta pagare la maggiore imposta con F24?

No. Se l’errore riguarda il contenuto della dichiarazione bisogna valutare anche la dichiarazione correttiva o integrativa e calcolare correttamente interessi e sanzioni, oltre al tributo dovuto.

Se ho già ricevuto un accertamento posso fare la stessa procedura?

Non necessariamente. Dopo la notifica o la formale conoscenza di attività di controllo cambiano le possibilità di regolarizzazione e vanno valutati l’atto ricevuto e i relativi termini.

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