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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Reddito mai incassato richiesto dall’Agenzia: come contestarlo

Se l’Agenzia delle Entrate ti chiede imposte su un reddito che sostieni di non avere mai incassato, non conviene né pagare subito né ignorare la comunicazione. La prima cosa da fare è capire da dove arriva quell’importo: una fattura elettronica, una Certificazione Unica, un dato dichiarato da un terzo, un controllo automatico o un vero avviso di accertamento. Solo dopo si può scegliere il rimedio corretto.

Prima verifica: da quale documento nasce il reddito contestato?

Nel Cassetto fiscale e nella comunicazione ricevuta individua l’anno d’imposta, il tipo di reddito, il soggetto che lo avrebbe corrisposto e la base normativa del controllo. Un importo può comparire perché un committente ha trasmesso una CU errata, perché una fattura elettronica è stata considerata come incassata oppure perché esiste una differenza tra i dati dichiarati da te e quelli comunicati da terzi.

Se il dato proviene da una Certificazione Unica non corretta, chiedi al soggetto che l’ha trasmessa di verificare e, se necessario, rettificare la certificazione. L’Agenzia stessa, nelle istruzioni della precompilata, invita a far correggere le CU compilate in modo errato quando i dati non rappresentano correttamente il reddito del contribuente.

Forfettario: una fattura emessa non significa automaticamente reddito incassato

Per chi applica il regime forfettario vale il principio di cassa: per il reddito dell’attività contano i ricavi e compensi effettivamente percepiti nel periodo d’imposta. Una fattura emessa a dicembre ma incassata l’anno successivo, per esempio, concorre normalmente al reddito dell’anno dell’incasso.

L’Agenzia delle Entrate chiarisce espressamente che il quadro LM precompilato utilizza i dati delle fatture elettroniche ma, non conoscendo la data effettiva del pagamento, presume inizialmente che il pagamento sia avvenuto alla data della fattura. Il contribuente deve quindi correggere il dato, escludendo le fatture dell’anno non ancora incassate e includendo quelle di anni precedenti incassate nell’anno considerato.

Su questo aspetto abbiamo una guida specifica dedicata alle fatture non incassate nel regime forfettario. Qui il problema ulteriore è cosa fare quando l’importo è già diventato oggetto di una richiesta dell’Agenzia.

Quali prove servono per dimostrare che il reddito non è stato incassato?

Non esiste un unico documento decisivo in ogni situazione. Conviene costruire un dossier coerente, facendo coincidere documenti fiscali, rapporti contrattuali e movimenti finanziari.

  • fattura o documento da cui nasce il presunto credito;
  • contratto, incarico, ordine o corrispondenza con il cliente;
  • estratti conto del periodo interessato;
  • eventuali solleciti di pagamento o prova del credito ancora insoluto;
  • dichiarazione o attestazione del cliente/committente, quando disponibile;
  • Certificazione Unica corretta o richiesta formale di rettifica, se il problema nasce dalla CU;
  • eventuali note di credito o documenti che spiegano l’annullamento dell’operazione.

Il solo estratto conto può non spiegare tutto: il pagamento potrebbe teoricamente essere avvenuto con strumenti diversi. Per questo è preferibile produrre più elementi concordanti.

Se sei ancora prima dell’invio della dichiarazione

Se l’anomalia emerge nella dichiarazione precompilata e non hai ancora inviato il modello Redditi, correggi i componenti positivi del quadro LM in base agli incassi effettivi. Non bisogna confermare automaticamente la somma delle fatture proposta dal sistema se contiene documenti non ancora pagati.

Se hai ricevuto una comunicazione di irregolarità

Una comunicazione emessa dopo controllo automatico o formale non va confusa con un avviso di accertamento. L’Agenzia consente al contribuente di fornire chiarimenti e documenti se ritiene infondato l’addebito. A seconda del caso si può utilizzare il servizio CIVIS o rivolgersi all’ufficio competente.

La risposta dovrebbe indicare in modo lineare: quale importo viene contestato, perché non costituisce reddito percepito nell’anno, quale dato ha generato l’anomalia e quali documenti dimostrano la ricostruzione.

Se hai ricevuto un vero avviso di accertamento

Se il documento è un avviso di accertamento, i tempi diventano più delicati. Puoi presentare osservazioni, valutare l’autotutela quando ne ricorrono i presupposti o impugnare l’atto. La richiesta di autotutela, però, non sospende automaticamente il termine per il ricorso. Per un avviso ordinario il termine è generalmente di 60 giorni dalla notifica, salvo sospensioni o regole specifiche applicabili al caso concreto.

Per la gestione iniziale dell’atto puoi approfondire la guida su cosa fare dopo aver ricevuto un accertamento fiscale.

Attenzione: “mai incassato” e “incassato in un altro anno” sono due casi diversi

Se il cliente non ha mai pagato, il tema è dimostrare l’assenza dell’incasso. Se invece ha pagato l’anno successivo, non si tratta di cancellare definitivamente quel reddito: nel forfettario il compenso deve essere attribuito all’anno in cui è stato effettivamente percepito. Questa distinzione evita di trasformare una corretta applicazione del principio di cassa in un’omissione dichiarativa.

Checklist prima di contestare la richiesta

  • identifica esattamente il tipo di atto ricevuto;
  • ricostruisci la fonte del reddito indicato dall’Agenzia;
  • verifica fatture, CU e dichiarazioni dell’anno;
  • ricostruisci gli incassi con documenti e movimenti bancari;
  • se il dato di un terzo è errato, chiedine la correzione;
  • rispondi attraverso il canale previsto per l’atto;
  • se esiste un termine di impugnazione, non lasciarlo scadere confidando soltanto nell’autotutela.

Fonti ufficiali

Domande frequenti

Devo pagare tasse su una fattura forfettaria che non ho incassato?

In generale no: nel forfettario si applica il principio di cassa e il compenso concorre al reddito quando viene percepito. Va però ricostruito correttamente l’anno dell’eventuale incasso.

Perché l’Agenzia può vedere come reddito una fattura non pagata?

Nella precompilazione del quadro LM l’Agenzia parte dai dati delle fatture e, non conoscendo la data esatta del pagamento, presume inizialmente che l’incasso coincida con la data della fattura. Il contribuente deve correggere il dato se non corrisponde agli incassi reali.

Basta l’estratto conto per dimostrare che non ho incassato?

È una prova importante ma è preferibile affiancarla a fatture, contratto, solleciti, eventuale attestazione del cliente e altri documenti coerenti con il mancato pagamento.

Se la Certificazione Unica è sbagliata cosa devo fare?

Contatta il soggetto che l’ha trasmessa e chiedi la rettifica. Conserva la richiesta e la documentazione che dimostra l’errore, da utilizzare anche nei chiarimenti con l’Agenzia.

L’autotutela blocca i 60 giorni per fare ricorso?

No, la domanda di autotutela non sospende automaticamente il termine di impugnazione dell’atto. Se hai ricevuto un vero avviso di accertamento devi controllare subito il termine applicabile.

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