Un commercialista per ceramista deve coordinare ATECO 23.41.00, regime forfettario, INPS Artigiani, laboratorio, vendita dei manufatti e costi reali di produzione. Nel forfettario il coefficiente di redditività è del 67%; nel 2026 l’aliquota ordinaria della Gestione Artigiani è del 24%, con minimale reddituale di 18.808 euro.
La gestione diventa più complessa quando il laboratorio produce stoviglie per uso alimentare, vende online, partecipa a fiere, organizza corsi o acquista beni di terzi da rivendere. Il commercialista deve quindi separare produzione artigiana, eventuale commercio, attività didattica e costi di forno, energia, argille, smalti, packaging e spedizioni.
Cosa deve controllare il commercialista di un ceramista
- ATECO 23.41.00 e tipologia di manufatti prodotti;
- inquadramento come impresa artigiana;
- coefficiente forfettario del 67%;
- Gestione Artigiani INPS;
- eventuale riduzione contributiva del 35%;
- laboratorio, forno e requisiti locali;
- ceramica destinata al contatto con alimenti e disciplina MOCA;
- vendita diretta, mercatini ed e-commerce;
- eventuale commercio di prodotti acquistati da terzi;
- corsi e workshop di ceramica;
- costi di argille, smalti, energia, packaging e spedizioni;
- convenienza reale tra forfettario e regime ordinario.
ATECO 23.41.00: ceramica per usi domestici e ornamentali
ATECO 2025 identifica con il codice 23.41.00 – Fabbricazione di prodotti in ceramica per usi domestici e ornamentali la produzione di stoviglie, articoli per la casa, articoli da toilette, statuette e altri oggetti ornamentali in porcellana, gres, terracotta e altre ceramiche.
La documentazione ufficiale ISTAT ATECO 2025 distingue questa attività da piastrelle, sanitari, isolatori e prodotti tecnici in ceramica. RF dispone anche della Card ATECO 23.41.00.
Partita IVA laboratorio ceramica e pagina commercialista: intenti diversi
La guida RF sulla Partita IVA del laboratorio di ceramica copre apertura, ATECO, Camera di Commercio, INPS e requisiti iniziali. Questa pagina è invece focalizzata sulla gestione continuativa dell’attività.
Il commercialista deve trasformare ricavi, pezzi prodotti, scarti, costi di cottura, vendite online e incassi da fiere in un controllo economico utile per prezzi, margini e scelta del regime fiscale.
Forfettario ceramista: coefficiente del 67%
Per la fabbricazione di prodotti in ceramica del codice 23.41.00 il coefficiente di redditività è del 67%. Con 40.000 euro di ricavi fiscalmente rilevanti, il reddito forfettario lordo è quindi pari a 26.800 euro.
Il restante 33% rappresenta i costi riconosciuti forfettariamente. Argille, smalti, ossidi, stampi, energia, manutenzione del forno, packaging e commissioni delle piattaforme non vengono dedotti uno per uno.
INPS Artigiani 2026: aliquota 24%
Il ceramista che produce personalmente e abitualmente i propri manufatti è normalmente iscritto alla Gestione Artigiani INPS.
Nel 2026 l’aliquota ordinaria degli artigiani è del 24% e il reddito minimale è pari a 18.808 euro. Il contributo minimo annuo è circa 4.521,36 euro, comprensivo della quota maternità. I dati sono confermati dall’INPS per il 2026.
Riduzione INPS del 35% nel forfettario
L’artigiano che applica il regime forfettario può chiedere, quando ne ricorrono i requisiti, la riduzione contributiva del 35%. L’agevolazione non è automatica e deve essere richiesta secondo le modalità INPS.
Il commercialista dovrebbe confrontare il risparmio immediato con gli effetti previdenziali della riduzione, soprattutto per chi intende mantenere l’attività per molti anni.
Laboratorio artigiano: forno, locali e requisiti da verificare
Un laboratorio di ceramica può richiedere verifiche urbanistiche, impiantistiche, di sicurezza e, in base al tipo di forno e alle lavorazioni, ambientali. Non esiste una regola unica valida per ogni laboratorio: contano locale, potenza installata, combustibile, ventilazione e normativa comunale o regionale.
Il commercialista può coordinare la pratica d’impresa, ma prima dell’apertura o di un ampliamento è opportuno verificare con SUAP e tecnici competenti che laboratorio e forno siano compatibili con i titoli necessari.
Stoviglie e tazze: quando entra in gioco la disciplina MOCA
Piatti, tazze, ciotole e altri oggetti destinati a entrare in contatto con alimenti rientrano nella disciplina dei Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti (MOCA). Non basta quindi produrre un oggetto “artigianale”: se viene venduto per uso alimentare deve rispettare le regole di sicurezza previste.
Il Ministero della Salute richiama per la ceramica il Regolamento (CE) 1935/2004, le buone pratiche di fabbricazione e il D.M. 4 aprile 1985, modificato nel 2007.
Ceramica alimentare: Dichiarazione di Conformità anche al dettaglio
Per gli articoli in ceramica destinati al contatto con alimenti la Dichiarazione di Conformità ha una particolare importanza. Il Ministero della Salute precisa che, per la ceramica, la dichiarazione deve accompagnare il MOCA anche nella fase della vendita al dettaglio, così da distinguere l’oggetto per uso alimentare da quello ornamentale.
Il commercialista non sostituisce il laboratorio di prova o il consulente tecnico, ma deve sapere se il cliente produce MOCA perché test, documentazione, tracciabilità e conformità incidono sui costi e sull’organizzazione dell’attività.
Smalti, colori e materie prime: costo e conformità
Smalti, engobbi, pigmenti e materie prime hanno un impatto sia economico sia tecnico. Per la ceramica destinata agli alimenti non va scelto il materiale soltanto in base al risultato estetico: occorre rispettare i requisiti di sicurezza applicabili al prodotto finito.
Dal punto di vista gestionale il commercialista dovrebbe separare costo per impasto, smalti, decorazioni, cotture e scarti. Questo rende possibile calcolare il margine reale di ogni linea di prodotto.
Costo del forno e dell’energia per singola cottura
Il forno è spesso uno dei principali centri di costo del laboratorio. Consuma energia, richiede manutenzione e ha una capacità limitata per ciclo. La semplice fattura elettrica mensile non basta per capire quanto costa produrre una tazza o una serie di piatti.
È utile attribuire alle commesse il costo delle cotture, distinguendo biscotto, smaltatura ed eventuali cotture ulteriori. In questo modo il prezzo di vendita può incorporare anche energia e usura del forno.
Scarti, rotture e pezzi invendibili
La produzione ceramica genera inevitabilmente pezzi deformati, rotti o con difetti di smaltatura. Nel forfettario questi scarti non producono una deduzione fiscale analitica, ma restano un costo economico reale.
Il commercialista dovrebbe quindi misurare il tasso di scarto per collezione o tipo di prodotto. Un laboratorio con molti pezzi non vendibili può avere margini molto più bassi di quanto suggerisca il coefficiente fiscale del 67%.
Vendita diretta dei manufatti prodotti in laboratorio
La vendita dei manufatti prodotti direttamente dal ceramista è strettamente collegata all’attività artigiana. Tuttavia la modalità di vendita deve essere organizzata correttamente, soprattutto quando si apre uno spazio al pubblico, si partecipa stabilmente a mercati o si sviluppa un canale online.
Il commercialista deve distinguere la vendita della propria produzione dal commercio di beni acquistati da terzi: la seconda attività può richiedere un diverso inquadramento e incidere anche sulla posizione previdenziale.
E-commerce, marketplace e commissioni
Molti ceramisti vendono tramite sito proprio o marketplace. Commissioni della piattaforma, gateway di pagamento, advertising, packaging e spedizioni riducono il margine effettivo ma nel forfettario non vengono dedotti analiticamente.
RF approfondisce il tema generale nella guida su vendita di prodotti handmade. Per il commercialista è importante riconciliare ordini, incassi netti della piattaforma, commissioni e fatture emesse.
Fiere, mercatini e vendite temporanee
Fiere e mercatini possono essere un canale importante per il ceramista, ma non modificano automaticamente la natura dell’attività. È però necessario verificare gli adempimenti amministrativi locali e mantenere una corretta tracciabilità degli incassi.
Il commercialista dovrebbe separare i risultati per evento: quota di partecipazione, trasporto, allestimento, vendite e margine. In questo modo è possibile capire quali manifestazioni sono realmente redditizie.
Corsi e workshop di ceramica
Un laboratorio può organizzare corsi di modellazione, tornio, decorazione o smaltatura. Se l’attività didattica diventa abituale e genera una quota autonoma di ricavi, il commercialista deve verificare un codice dedicato all’insegnamento culturale, ad esempio nell’area ATECO 85.52.
Produzione e corsi possono avere coefficienti di redditività diversi. I ricavi devono quindi essere distinti se appartengono a categorie forfettarie differenti.
Commesse personalizzate e acconti
Per servizi da tavola, bomboniere, insegne, oggetti personalizzati o forniture per ristoranti è frequente ricevere un acconto prima della produzione. Il contratto dovrebbe chiarire quantità, tempi, personalizzazioni, tolleranze e saldo.
Nel regime forfettario il principio di cassa rende importante la data dell’incasso. Il commercialista deve riconciliare acconti, ordini e saldo finale evitando di confondere valore della commessa e ricavo fiscalmente incassato nello stesso anno.
Packaging, spedizioni e rotture nel trasporto
La ceramica richiede imballaggi protettivi, spesso più costosi di quelli usati per altri prodotti handmade. Anche il peso incide sulla spedizione e sulle vendite online.
Il commercialista dovrebbe verificare se il prezzo copre davvero scatole, materiale protettivo, corriere, assicurazione e sostituzione dei pezzi rotti. Questi costi possono erodere rapidamente il margine delle vendite a distanza.
Esempio con 40.000 euro di ricavi
Con 40.000 euro di ricavi e coefficiente del 67%, il reddito forfettario lordo è 26.800 euro. Da questa base si considerano i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo le regole applicabili prima dell’imposta sostitutiva.
Se però argille, smalti, energia, packaging, spedizioni e commissioni assorbono 16.000 euro, i costi reali sono il 40% dei ricavi, superiori al 33% riconosciuto forfettariamente. Questo è il dato che il commercialista deve confrontare con il regime ordinario.
Quando il forfettario può essere poco conveniente
Il coefficiente del 67% può funzionare bene per un laboratorio con costi contenuti e prezzi ad alto margine. Può invece diventare meno conveniente quando energia, materie prime, piattaforme, spedizioni, affitto e personale superano stabilmente il 33% dei ricavi.
RF ha già un approfondimento sulla convenienza del forfettario per un laboratorio di ceramica. Il commercialista dovrebbe aggiornare il confronto almeno una volta l’anno.
Documenti da consegnare al commercialista
- attribuzione Partita IVA e visura camerale;
- documentazione del laboratorio e del forno;
- fatture e corrispettivi incassati;
- ordini e acconti per commesse personalizzate;
- rendiconti dei marketplace;
- fatture di argille, smalti e materie prime;
- costi di energia e manutenzione forno;
- spese di packaging e spedizione;
- documentazione MOCA per prodotti alimentari;
- ricavi da corsi o workshop;
- F24 INPS e posizione previdenziale;
- ultima dichiarazione dei redditi.
Controlli mensili e trimestrali utili
- ricavi per linea di prodotto;
- costo materie prime;
- costo delle cotture;
- percentuale di scarti e rotture;
- vendite online e commissioni;
- costi di packaging e spedizione;
- ricavi da corsi separati dalla produzione;
- stima INPS;
- imposta sostitutiva stimata;
- convenienza aggiornata tra forfettario e ordinario.
Come scegliere un commercialista per ceramista
È utile scegliere un professionista che conosca il regime forfettario ma anche la logica economica di un laboratorio artigiano. Deve saper distinguere produzione, vendita, corsi, marketplace e prodotti MOCA.
Prima di affidare l’incarico conviene chiedere come vengono monitorati costi di forno e materiali, come vengono riconciliati marketplace e incassi e con quale frequenza viene confrontato il 33% di costi presunti con le spese reali del laboratorio.
Domande frequenti
Per la fabbricazione di stoviglie, vasellame e oggetti ornamentali in ceramica il riferimento ATECO 2025 è 23.41.00.
Per ATECO 23.41.00 il coefficiente di redditività è del 67%, quindi il sistema riconosce costi forfettari pari al 33% dei ricavi.
Se è iscritto alla Gestione Artigiani, l’aliquota ordinaria è del 24%, con minimale reddituale di 18.808 euro e contributo minimo annuo di circa 4.521,36 euro, salvo agevolazioni e casi particolari.
Sì, se sono destinati al contatto con alimenti. Per la ceramica alimentare valgono le regole MOCA e la Dichiarazione di Conformità deve accompagnare l’articolo anche nella vendita al dettaglio.
La vendita della propria produzione resta collegata all’attività artigiana, ma il canale online richiede una gestione corretta di ordini, incassi e adempimenti. Il commercio abituale di beni acquistati da terzi va invece valutato separatamente.
Non necessariamente. Se corsi e workshop diventano un’attività abituale autonoma, va verificato un codice dedicato all’insegnamento culturale e i ricavi possono avere un coefficiente forfettario diverso.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
