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Codice SDI: cos’è, dove trovarlo e quale usare in fattura

Il codice SDI, chiamato anche codice destinatario, è un codice alfanumerico di 7 caratteri che identifica il canale telematico usato per ricevere le fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio. Non coincide con la Partita IVA, non identifica una singola azienda e non è sempre obbligatorio comunicarlo al fornitore: se hai registrato il tuo indirizzo telematico nell’area Fatture e Corrispettivi, lo SdI utilizza quello come recapito prevalente.

Quando emetti una fattura devi però compilare correttamente il campo Codice Destinatario: puoi usare il codice di 7 caratteri comunicato dal cliente, 0000000 nei casi previsti per PEC, privati o destinatari senza canale comunicato, oppure XXXXXXX per molte fatture verso soggetti esteri. Per la Pubblica Amministrazione si usa invece il Codice Univoco Ufficio, che è un dato diverso.

Codice SDI e codice destinatario sono la stessa cosa?

Nel linguaggio comune sì: con “codice SDI” si indica normalmente il codice destinatario usato nel file XML della fattura elettronica. Tecnicamente lo SdI è il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate, mentre il codice destinatario identifica il canale accreditato su cui il Sistema deve recapitare il file.

Per una panoramica completa su XML, RF19, N2.2, bollo, scadenze e conservazione puoi partire dalla nostra guida alla fatturazione elettronica nel regime forfettario.

Dove trovo il mio codice SDI?

Se usi un software di fatturazione, il codice destinatario viene normalmente indicato dal provider del servizio. Puoi trovarlo nell’area anagrafica, nelle impostazioni di ricezione o nella documentazione del gestionale. Se non lo trovi, chiedi al fornitore del software quale codice utilizzare.

Il codice non viene “assegnato alla tua Partita IVA” come un codice fiscale personale: spesso lo stesso codice identifica il canale tecnico di un intermediario che riceve fatture per molti clienti.

Come registrare il codice destinatario all’Agenzia delle Entrate

Nell’area Fatture e Corrispettivi puoi registrare l’indirizzo telematico dove vuoi ricevere le fatture elettroniche. Puoi scegliere un codice destinatario oppure una PEC. La registrazione è utile perché consente allo SdI di usare quel recapito anche quando il fornitore inserisce in fattura un indirizzo diverso o non aggiornato.

L’Agenzia delle Entrate spiega che l’indirizzo telematico registrato prevale sul dato riportato dal fornitore nel file. La procedura e i servizi gratuiti sono descritti nella guida ufficiale alla fatturazione elettronica.

Quale codice usare: tabella rapida

DestinatarioCodice da usareNota
Impresa/professionista con codice destinatarioCodice di 7 caratteriUsa il codice comunicato dal cliente
Cliente che comunica solo PEC0000000Inserisci anche la PEC nel campo dedicato
Privato consumatore italiano0000000Indica correttamente il codice fiscale
Operatore IVA senza recapito comunicato0000000La fattura sarà disponibile nell’area riservata
Cliente esteroXXXXXXXDa usare nelle fatture transfrontaliere nei casi previsti
Pubblica AmministrazioneCodice Univoco UfficioNon è il normale codice destinatario B2B

Quando si usa 0000000?

0000000 si utilizza, tra gli altri casi, quando il cliente comunica una PEC come indirizzo telematico oppure quando il destinatario è un consumatore finale e non dispone di un codice destinatario. Può essere utilizzato anche quando un operatore IVA non comunica alcun recapito telematico.

Se viene indicato solo 0000000 e non esiste un indirizzo telematico registrato che consenta il recapito, la fattura viene comunque acquisita dallo SdI e messa a disposizione del cliente nella sua area riservata. In questi casi è importante consegnare al cliente una copia di cortesia e informarlo della disponibilità dell’originale elettronico.

Quando si usa XXXXXXX?

XXXXXXX è il valore utilizzato nel campo Codice Destinatario per molte fatture elettroniche verso clienti non residenti in Italia. Il fatto di usare XXXXXXX non determina però da solo il trattamento IVA dell’operazione: per servizi B2B, beni, clienti UE, extra UE e privati possono cambiare natura IVA, riferimenti normativi, VIES, Intrastat o OSS.

Per questi casi usa la guida dedicata alla fattura elettronica a cliente estero nel forfettario.

Codice SDI e PEC: quale conviene usare?

Entrambi possono funzionare come indirizzo telematico. Il codice destinatario è spesso più comodo se utilizzi un gestionale che importa automaticamente le fatture ricevute; la PEC può essere sufficiente per chi preferisce ricevere i file sul proprio indirizzo certificato.

La soluzione più robusta è registrare il recapito scelto nell’area dell’Agenzia delle Entrate: in questo modo non dipendi ogni volta da ciò che il fornitore inserisce manualmente in fattura.

Codice SDI e Codice Univoco Ufficio: attenzione alla differenza

Il Codice Univoco Ufficio (CUU) è utilizzato per identificare l’ufficio della Pubblica Amministrazione destinatario della fattura. Non va confuso con il codice destinatario di 7 caratteri utilizzato normalmente nei rapporti tra privati.

I codici degli uffici pubblici possono essere verificati nell’Indice dei domicili digitali della Pubblica Amministrazione.

Cosa succede se inserisco un codice SDI sbagliato?

Un codice destinatario errato non produce sempre lo stesso effetto. Se il cliente ha registrato presso l’Agenzia un proprio indirizzo telematico, lo SdI può recapitare lì la fattura. In altri casi il file può non essere consegnato al canale atteso pur risultando correttamente acquisito dal Sistema.

Per questo non basta controllare il PDF: bisogna verificare la ricevuta SdI. Una fattura scartata è diversa da una fattura correttamente emessa ma non recapitata.

Dove trovare il codice SDI del cliente?

La fonte più affidabile è il cliente stesso. Prima di emettere la fattura chiedi denominazione o nome e cognome, Partita IVA o codice fiscale, indirizzo e canale telematico. Evita di affidarti a database non ufficiali per “indovinare” il codice destinatario: un dato non aggiornato può indirizzare la fattura verso un vecchio intermediario.

Abbiamo raccolto i dati da richiedere nella guida su cosa chiedere al cliente prima di emettere la fattura elettronica.

Il forfettario deve avere un codice SDI?

No: essere in regime forfettario non obbliga ad acquistare un codice destinatario personale. Puoi ricevere le fatture tramite PEC, tramite il codice del tuo software/intermediario oppure consultarle nei servizi dell’Agenzia secondo le modalità previste. Dal 2024, però, il forfettario è in via generale soggetto alla fatturazione elettronica e deve quindi gestire correttamente invio e ricezione dei documenti.

Errori da evitare

  • confondere codice SDI e Partita IVA;
  • credere che il codice sia sempre “univoco” per ogni impresa;
  • confondere il codice destinatario con il CUU della Pubblica Amministrazione;
  • usare 0000000 senza inserire il codice fiscale del privato;
  • usare XXXXXXX per un cliente italiano;
  • cercare il codice del cliente su fonti non aggiornate senza conferma;
  • ignorare l’indirizzo telematico già registrato presso l’Agenzia;
  • considerare un mancato recapito equivalente a uno scarto.

Domande frequenti

Quanti caratteri ha il codice SDI?

Il codice destinatario utilizzato normalmente nei rapporti B2B e B2C è composto da 7 caratteri alfanumerici.

Dove trovo il mio codice destinatario?

Se utilizzi un software di fatturazione, il codice viene normalmente fornito dal provider. Puoi poi registrarlo come indirizzo telematico nell’area Fatture e Corrispettivi.

Cosa metto se il cliente non ha codice SDI?

Nei casi previsti puoi utilizzare 0000000. Se il cliente comunica una PEC, inserisci anche la PEC nel campo dedicato. Per un privato indica correttamente il codice fiscale.

Per un cliente estero quale codice destinatario uso?

Nelle fatture transfrontaliere si utilizza normalmente XXXXXXX nel campo Codice Destinatario, verificando separatamente le regole IVA dell’operazione.

Il codice SDI della Pubblica Amministrazione è di 7 caratteri?

No. Per la PA si utilizza il Codice Univoco Ufficio previsto per la fatturazione verso le amministrazioni pubbliche, che è diverso dal normale codice destinatario B2B.

Fonti ufficiali

  • Agenzia delle Entrate – Fatturazione elettronica e Sistema di Interscambio
  • D.Lgs. 127/2015 – trasmissione telematica e fatturazione elettronica
  • Indice PA – ricerca Codice Univoco Ufficio
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