Il calcolo delle tasse del mediatore familiare in regime forfettario parte dal coefficiente di redditività del 78%. Con ATECO 2025 88.99.02 – Consulenza familiare, il reddito fiscale si ottiene applicando il 78% ai compensi incassati; su quel reddito si calcolano i contributi della Gestione Separata INPS e, dopo averli dedotti, si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando spettante.
Per il libero professionista senza altra previdenza obbligatoria, nel 2026 la Gestione Separata applica normalmente il 26,07%. Nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria, l’aliquota è del 24%. Il risultato fiscale va poi confrontato con i costi reali di formazione, aggiornamento, studio, assicurazione, software, privacy e acquisizione clienti.
Formula per calcolare tasse e contributi
- somma i compensi effettivamente incassati nell’anno;
- applica il coefficiente di redditività del 78%;
- calcola i contributi previdenziali della Gestione Separata sulla base corretta;
- deduci i contributi obbligatori prima dell’imposta sostitutiva;
- applica il 15% oppure il 5% quando spettante;
- confronta il reddito fiscale con i costi reali dell’attività.
ATECO 88.99.02: consulenza familiare
La classificazione ATECO 2025 individua il codice 88.99.02 – Consulenza familiare. È il riferimento da verificare per l’attività del mediatore familiare quando descrive effettivamente la prestazione svolta.
Il codice appartiene alle attività di assistenza sociale non residenziale e va distinto da counselling, formazione, mediazione culturale e attività professionali riservate. Per il dettaglio delle attività comprese consulta la scheda ATECO 88.99.02.
Coefficiente di redditività del 78%
Nel regime forfettario il coefficiente associato al codice 88.99.02 è del 78%. Questo significa che il 78% dei compensi costituisce reddito fiscale lordo, mentre il restante 22% rappresenta i costi riconosciuti in modo forfettario.
Con 50.000 euro di compensi, per esempio, il reddito forfettario lordo è pari a 39.000 euro. Su questo importo si calcolano i contributi previdenziali e, dopo la loro deduzione, l’imposta sostitutiva.
Gestione Separata INPS 2026
Il mediatore familiare che opera come libero professionista e non ha una cassa previdenziale autonoma è normalmente iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva per i professionisti senza altra tutela pensionistica obbligatoria è del 26,07%.
Nei casi previsti per pensionati o soggetti già iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria l’aliquota è del 24%. La fonte aggiornata è la comunicazione INPS sulle aliquote 2026 della Gestione Separata.
Esempio con 30.000 euro di compensi
- compensi: 30.000 euro;
- reddito forfettario al 78%: 23.400 euro;
- Gestione Separata 26,07%: circa 6.100,38 euro;
- base per l’imposta sostitutiva: circa 17.299,62 euro;
- imposta al 15%: circa 2.594,94 euro;
- imposta al 5%: circa 864,98 euro.
Esempio con 50.000 euro di compensi
- compensi: 50.000 euro;
- reddito forfettario al 78%: 39.000 euro;
- Gestione Separata 26,07%: circa 10.167,30 euro;
- base per l’imposta sostitutiva: circa 28.832,70 euro;
- imposta al 15%: circa 4.324,90 euro;
- imposta al 5%: circa 1.441,64 euro.
Esempio con 85.000 euro di compensi
- compensi: 85.000 euro;
- reddito forfettario al 78%: 66.300 euro;
- Gestione Separata 26,07%: circa 17.284,41 euro;
- base per l’imposta sostitutiva: circa 49.015,59 euro;
- imposta al 15%: circa 7.352,34 euro;
- imposta al 5%: circa 2.450,78 euro.
Tabella tasse mediatore familiare
| Compensi | Reddito 78% | INPS 26,07% | Imposta 15% | Imposta 5% |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 € | 23.400 € | 6.100,38 € | 2.594,94 € | 864,98 € |
| 50.000 € | 39.000 € | 10.167,30 € | 4.324,90 € | 1.441,64 € |
| 85.000 € | 66.300 € | 17.284,41 € | 7.352,34 € | 2.450,78 € |
Caso alternativo: Gestione Separata al 24%
Se il professionista è pensionato oppure già assicurato presso altra forma previdenziale obbligatoria e ricorrono le condizioni previste, la Gestione Separata può applicare il 24%.
Con 50.000 euro di compensi il reddito forfettario è 39.000 euro; i contributi al 24% sono circa 9.360 euro, la base fiscale circa 29.640 euro e l’imposta circa 4.446 euro al 15% oppure 1.482 euro al 5%.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
Il 15% è l’aliquota ordinaria del regime forfettario. Il 5% può applicarsi nei primi cinque periodi d’imposta se l’attività possiede i requisiti previsti per una nuova iniziativa.
Non basta aprire una nuova Partita IVA: bisogna verificare anche eventuale mera prosecuzione di attività precedenti e tutte le altre condizioni previste dalla normativa.
D.M. 151/2023: perché incide anche sui costi
Dal 15 novembre 2023 la professione del mediatore familiare è disciplinata dal D.M. 27 ottobre 2023 n. 151. Il decreto regola formazione, requisiti, aggiornamento, deontologia e altri aspetti professionali.
Questa disciplina incide anche sul conto economico dell’attività: formazione iniziale, aggiornamento continuo, assicurazione, eventuali certificazioni e strumenti professionali sono costi reali che il coefficiente del 78% non deduce analiticamente. Il testo vigente è disponibile su Normattiva.
Studio proprio, coworking e incontri online
Il mediatore familiare può sostenere costi per studio professionale, affitto stanza, coworking, piattaforme di videoconferenza, software di agenda, firma elettronica e conservazione documentale.
Nel forfettario questi costi non si sottraggono uno per uno dal reddito. È quindi utile misurarli annualmente per capire se il 22% di costi presunti dal coefficiente è vicino alla realtà.
Formazione e aggiornamento professionale
La formazione non è un costo occasionale. Il D.M. 151/2023 disciplina sia la formazione iniziale sia l’aggiornamento professionale continuo. Quote di corsi, supervisione, convegni e materiale didattico possono quindi diventare una voce strutturale del lavoro.
Assicurazione, privacy e gestione dei dati
La mediazione familiare comporta il trattamento di informazioni personali particolarmente delicate. Informative, gestione documentale, sicurezza dei dati, eventuale consulenza privacy e assicurazione professionale incidono sui costi reali dell’attività.
Queste spese non riducono analiticamente il reddito fiscale nel regime forfettario, ma riducono il margine economico effettivo.
Compensi per incontro e pacchetti
Il fatturato può dipendere dal numero di incontri, dalla durata del percorso e dal numero di persone coinvolte. Per una corretta pianificazione economica è utile distinguere il compenso lordo per sessione dal margine netto dopo contributi, imposta, studio e costi professionali.
Anche quando vengono concordati pacchetti o percorsi, nel regime forfettario rilevano gli importi effettivamente incassati secondo il principio di cassa.
Rivalsa INPS del 4%
Il professionista iscritto alla Gestione Separata può indicare facoltativamente in fattura una rivalsa previdenziale del 4%. La rivalsa non trasferisce l’obbligo contributivo al cliente: i contributi restano dovuti dal professionista sulla propria posizione.
La rivalsa concorre inoltre ai compensi fiscalmente rilevanti e va quindi gestita correttamente nel calcolo del limite e del reddito forfettario.
Mediatore familiare con altra professione
Molti mediatori familiari possiedono anche una diversa qualifica professionale, per esempio psicologica, legale, educativa o di counseling. Questo non significa che tutte le prestazioni possano essere fatturate indistintamente con lo stesso codice.
Quando vengono svolte attività differenti occorre verificare eventuali codici ATECO secondari, previdenza specifica e separazione delle prestazioni riservate. La mediazione familiare non sostituisce psicoterapia, assistenza legale o altre attività ordinistiche.
Elenco dei mediatori presso il Tribunale
L’elenco dei mediatori familiari istituito presso i Tribunali è distinto dall’esercizio professionale ordinario. L’iscrizione nell’elenco giudiziario richiede requisiti specifici e non va confusa con l’apertura della Partita IVA.
Per requisiti, formazione e inquadramento professionale consulta la guida sulla Partita IVA del mediatore familiare.
Reddito fiscale e margine reale
Il coefficiente del 78% presume costi pari al 22% dei compensi. Con 40.000 euro di incassi, quindi, il sistema presume costi per 8.800 euro.
Se studio, formazione, assicurazione, software, privacy, marketing, trasferte e altre spese raggiungono invece 12.000 euro, l’incidenza reale dei costi è del 30%. In questo caso conviene almeno simulare il confronto con un regime ordinario, soprattutto se il livello di costi è strutturale.
Pubblicità e acquisizione clienti
Sito web, campagne pubblicitarie, portali professionali, eventi, networking e produzione di contenuti possono incidere in modo significativo, soprattutto nella fase iniziale dell’attività.
Per misurare la redditività reale è utile conoscere il costo medio di acquisizione di un nuovo cliente e il numero medio di incontri che compongono un percorso.
Collaborazioni con studi e altri professionisti
Il mediatore può collaborare con studi multidisciplinari, professionisti della famiglia, enti o associazioni. È importante chiarire chi riceve l’incarico, chi fattura, come vengono ripartiti gli spazi e quali attività restano autonome.
Se l’organizzazione diventa più complessa rispetto alla prestazione personale, anche l’inquadramento fiscale e previdenziale merita una nuova verifica.
Commercialista e controllo periodico
Un controllo fiscale utile non dovrebbe limitarsi alla dichiarazione annuale. Durante l’anno è opportuno monitorare compensi incassati, soglia del forfettario, contributi, rivalsa, imposta, attività secondarie e costi reali.
Per la gestione continuativa consulta anche la guida al commercialista per mediatore familiare.
Errori da evitare nel calcolo delle tasse
- calcolare il 15% direttamente sui compensi;
- dimenticare il coefficiente del 78%;
- non dedurre i contributi previdenziali obbligatori prima dell’imposta;
- usare automaticamente il 26,07% senza verificare altra previdenza obbligatoria;
- applicare automaticamente il 5%;
- considerare la rivalsa INPS del 4% come un contributo pagato dal cliente al posto del professionista;
- confondere reddito fiscale e margine economico reale;
- usare un solo ATECO per attività professionali differenti senza verificarle;
- ignorare i costi di formazione, studio, assicurazione e privacy.
Controlli periodici consigliati
- compensi effettivamente incassati;
- coefficiente del 78%;
- Gestione Separata al 26,07% o 24%;
- imposta sostitutiva 5% o 15%;
- rivalsa INPS eventualmente applicata;
- costi di studio e piattaforme;
- formazione e aggiornamento;
- assicurazione e privacy;
- spese di acquisizione clienti;
- attività professionali ulteriori e relativi codici.
Domande frequenti
Qual è il coefficiente forfettario del mediatore familiare?
Per ATECO 88.99.02 il coefficiente di redditività è del 78%.
Quanto paga di INPS nel 2026?
Il libero professionista senza altra previdenza obbligatoria è normalmente soggetto alla Gestione Separata al 26,07%; nei casi previsti con altra copertura o pensione l’aliquota è del 24%.
Con 50.000 euro di compensi quanto paga?
Nell’esempio con Gestione Separata al 26,07%, il reddito fiscale è 39.000 euro, i contributi circa 10.167,30 euro e l’imposta circa 4.324,90 euro al 15% oppure 1.441,64 euro al 5%.
Il mediatore familiare può applicare la rivalsa del 4%?
Sì, la rivalsa INPS è facoltativa, ma l’obbligo contributivo resta a carico del professionista.
L’iscrizione nell’elenco del Tribunale è obbligatoria?
No. L’elenco giudiziario è distinto dall’esercizio professionale ordinario e richiede requisiti specifici.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
