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Regime Forfettario

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Calcolo tasse marmista forfettario: 67%, posa 86%, INPS ed esempi

Per calcolare tasse e contributi di un marmista in regime forfettario nel 2026 bisogna prima distinguere la lavorazione del marmo dalla posa. Per il laboratorio il riferimento principale è ATECO 23.70.10 e, per le lavorazioni artistiche o funerarie, 23.70.20: in entrambi i casi il coefficiente di redditività è normalmente del 67%. Per la posa di marmo, granito, ardesia o pietra da taglio su pavimenti e pareti va invece verificato 43.33.00, che applica il coefficiente dell’86%.

La distinzione incide direttamente sulle tasse. A parità di ricavi, il posatore determina un reddito forfettario più alto del marmista che lavora il materiale in laboratorio. In entrambi i casi, se l’attività è artigiana, la previdenza è normalmente la Gestione Artigiani INPS. Per la gestione continuativa di lavorazione, posa, cantieri e margini puoi approfondire la guida sul commercialista per marmista.

Formula per calcolare le tasse del marmista

  1. separa i ricavi di lavorazione da quelli di posa quando derivano da attività con coefficienti diversi;
  2. applica il 67% a 23.70.10 e 23.70.20;
  3. applica l’86% a 43.33.00;
  4. calcola i contributi INPS Artigiani considerando il minimale;
  5. deduci i contributi previdenziali obbligatori versati;
  6. applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante;
  7. confronta il reddito fiscale con il margine reale dopo lastre, sfridi, energia, macchinari, trasporti, personale e subappalti.

ATECO marmista 2026: 23.70.10

Il codice 23.70.10 – Taglio e lavorazione di pietre e di marmo è il riferimento principale per il marmista che lavora il materiale in laboratorio: taglio, sagomatura, finitura, lucidatura e realizzazione di manufatti lapidei. Per l’apertura e l’inquadramento completo puoi consultare la guida sulla Partita IVA del marmista.

Rientrano tipicamente piani cucina e bagno, soglie, davanzali, scale, elementi di arredo, lastre sagomate e altri manufatti ottenuti dalla trasformazione del materiale.

ATECO 23.70.20 per lavorazioni artistiche e funerarie

Il codice 23.70.20 riguarda lavorazioni artistiche di marmo e pietre affini, compresi monumenti funerari, lapidi, mosaici e manufatti decorativi.

Il coefficiente forfettario resta normalmente del 67%. La distinzione serve però a descrivere correttamente l’attività e a evitare di usare 23.70.10 come contenitore generico per qualsiasi lavorazione.

Posa di marmo: ATECO 43.33.00

Se l’attività consiste soprattutto nella posa di marmo, granito, ardesia o pietra da taglio su pavimenti e pareti, va verificato 43.33.00 – Rivestimento di pavimenti e di pareti.

Questo codice rientra nel settore costruzioni e applica un coefficiente di redditività dell’86%. È quindi fiscalmente molto diverso dalla lavorazione in laboratorio.

Lavorazione e posa insieme: coefficienti separati

Molte imprese tagliano e lavorano il materiale e successivamente lo installano presso il cliente. Se le due attività sono autonome e generano ricavi distinti, non è corretto applicare un unico coefficiente a tutto il fatturato.

Il principio pratico è semplice: ricavi della lavorazione al 67%, ricavi della posa all’86%. Il codice principale dipende dall’attività prevalente, ma i ricavi con coefficienti diversi devono restare separati nel calcolo del reddito forfettario.

INPS Artigiani 2026

Il marmista che partecipa personalmente, abitualmente e prevalentemente al lavoro dell’impresa rientra normalmente nella Gestione Artigiani INPS.

Nel 2026 il reddito minimale è 18.808 euro. L’aliquota ordinaria è del 24% fino alla prima fascia di reddito pensionabile di 56.224 euro e sale al 25% sulla quota eccedente. Il contributo minimo annuo complessivo del titolare è circa 4.521,36 euro. Il riferimento è la circolare INPS n. 14/2026.

Esempio lavorazione marmo con 30.000 euro di ricavi

  • ricavi: 30.000 euro;
  • reddito forfettario al 67%: 20.100 euro;
  • INPS Artigiani: circa 4.831,44 euro;
  • base imposta sostitutiva: circa 15.268,56 euro;
  • imposta al 15%: circa 2.290,28 euro;
  • imposta al 5%: circa 763,43 euro.

Esempio lavorazione marmo con 50.000 euro di ricavi

  • reddito forfettario al 67%: 33.500 euro;
  • INPS Artigiani: circa 8.047,44 euro;
  • base imposta sostitutiva: circa 25.452,56 euro;
  • imposta al 15%: circa 3.817,88 euro;
  • imposta al 5%: circa 1.272,63 euro.

Esempio lavorazione marmo con 85.000 euro di ricavi

  • reddito forfettario al 67%: 56.950 euro;
  • INPS Artigiani: circa 13.682,70 euro;
  • base imposta sostitutiva: circa 43.267,30 euro;
  • imposta al 15%: circa 6.490,10 euro;
  • imposta al 5%: circa 2.163,37 euro.

Tabella tasse marmista con coefficiente 67%

RicaviReddito 67%INPSImposta 15%Imposta 5%
30.000 €20.100 €4.831,44 €2.290,28 €763,43 €
50.000 €33.500 €8.047,44 €3.817,88 €1.272,63 €
85.000 €56.950 €13.682,70 €6.490,10 €2.163,37 €

Esempio posa con 50.000 euro di ricavi

Se gli stessi 50.000 euro derivano invece da posa con ATECO 43.33.00, il coefficiente sale all’86%.

  • reddito forfettario all’86%: 43.000 euro;
  • INPS Artigiani: circa 10.327,44 euro;
  • base imposta sostitutiva: circa 32.672,56 euro;
  • imposta al 15%: circa 4.900,88 euro;
  • imposta al 5%: circa 1.633,63 euro.

Perché 67% e 86% producono risultati molto diversi

Con 50.000 euro di ricavi, la lavorazione al 67% genera un reddito lordo fiscale di 33.500 euro; la posa all’86% arriva a 43.000 euro. La differenza di 9.500 euro si riflette sia sui contributi sia sull’imposta sostitutiva.

Per questo è essenziale attribuire i ricavi all’attività corretta e non scegliere il codice in base al coefficiente fiscalmente più favorevole.

Riduzione INPS del 35%

Il marmista forfettario iscritto alla Gestione Artigiani può chiedere, se possiede i requisiti, il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% dei contributi.

La riduzione non è automatica e può incidere sull’accredito contributivo utile alla pensione. Se applicata, cambia tutti gli esempi numerici riportati sopra.

Imposta sostitutiva al 5% o al 15%

Il 15% è l’aliquota ordinaria. Il 5% spetta soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività.

Per approfondire consulta la guida sull’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.

Lastre, blocchi e sfridi

Il materiale lapideo può rappresentare una quota molto rilevante del costo di commessa. Lastre di marmo, granito, quarzite o agglomerato hanno prezzi diversi e generano sfridi che non sempre sono riutilizzabili.

Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente. Per capire il margine reale bisogna quindi monitorare resa della lastra, scarto, rotture e materiale effettivamente fatturato al cliente.

Macchinari, energia e acqua

Frese, CNC, lucidatrici, ponti fresa, utensili diamantati, compressori, aspirazione e sistemi ad acqua richiedono investimenti e manutenzione.

Energia elettrica e acqua possono incidere in modo significativo sulla lavorazione. Nel regime forfettario questi costi restano economicamente reali anche se fiscalmente non vengono dedotti uno per uno.

Trasporto e movimentazione

Lastre e manufatti sono pesanti e fragili. Cavalletti, gru, ventose, mezzi adeguati, imballaggi e personale per la movimentazione incidono sul costo della commessa.

Un preventivo che considera soltanto lavorazione e posa senza valorizzare trasporto e movimentazione può ridurre molto il margine finale.

Silice cristallina e sicurezza

Taglio, levigatura e lucidatura possono generare polveri. Il rischio varia in base al materiale: alcune pietre e soprattutto determinati agglomerati con quarzo possono avere contenuti elevati di silice cristallina respirabile.

Lavorazioni ad acqua, aspirazione, DPI e procedure di sicurezza sono quindi sia obblighi organizzativi sia costi reali del laboratorio.

INAIL e laboratorio artigiano

La lavorazione del marmo presenta rischi specifici legati a macchinari, taglio, movimentazione e polveri. Per l’impresa artigiana va verificata la posizione INAIL e il corretto inquadramento della lavorazione assicurata.

Posa in cantiere e patente a crediti

Quando il marmista entra fisicamente in cantieri temporanei o mobili per effettuare la posa, va verificato l’obbligo della patente a crediti e la restante documentazione di cantiere applicabile.

La semplice fornitura del materiale senza esecuzione di lavori in cantiere segue invece una situazione diversa.

Subappalti e posa affidata a terzi

Un laboratorio può realizzare il manufatto e affidare la posa a un altro artigiano. Il costo del subappaltatore non riduce analiticamente il reddito nel forfettario.

Se questa modalità diventa frequente, il margine della commessa va calcolato dopo aver sottratto il costo reale della posa esterna.

Esempio: 50.000 euro di ricavi e 20.000 euro di costi reali

Con 50.000 euro di ricavi e coefficiente del 67%, il regime presume costi per 16.500 euro. Se lastre, sfridi, energia, trasporti, macchinari e subappalti costano invece 20.000 euro, l’incidenza reale arriva al 40%.

In questo scenario il regime ordinario merita una simulazione completa, soprattutto se gli investimenti e l’IVA sugli acquisti sono rilevanti.

Controlli periodici consigliati

  • ricavi separati tra lavorazione e posa;
  • coefficiente 67% o 86% applicato a ciascuna attività;
  • INPS Artigiani dovuto;
  • imposta sostitutiva 5%/15%;
  • costo di lastre e sfridi;
  • energia, acqua e utensili;
  • trasporto e movimentazione;
  • subappalti e personale;
  • INAIL, silice e documentazione di cantiere;
  • convenienza aggiornata tra forfettario e ordinario.

Errori da evitare nel calcolo delle tasse

  • usare 23.70.10 per qualsiasi attività senza distinguere la posa;
  • applicare il 67% anche ai ricavi da posa 43.33.00;
  • applicare l’86% a tutta l’attività quando prevale la lavorazione in laboratorio;
  • dimenticare il minimale INPS Artigiani;
  • considerare automatica la riduzione INPS del 35%;
  • ignorare lastre, sfridi, energia e macchinari nel margine reale;
  • trascurare INAIL, silice e sicurezza;
  • scegliere il forfettario senza confrontare i costi effettivi con il 33% o 14% riconosciuto dai coefficienti.

Domande frequenti

Come si calcolano le tasse di un marmista forfettario?

Per la lavorazione 23.70.10 o 23.70.20 si applica normalmente il coefficiente del 67%; per la posa 43.33.00 si applica l’86%. Poi si calcolano e deducono i contributi INPS Artigiani e sul residuo si applica il 15% o il 5% quando spettante.

Quanto paga con 50.000 euro di ricavi da lavorazione?

Nell’esempio al 67%, il reddito forfettario è 33.500 euro, i contributi INPS circa 8.047 euro e l’imposta circa 3.818 euro al 15% o 1.273 euro al 5%.

Qual è il coefficiente forfettario del marmista?

La lavorazione con 23.70.10 o 23.70.20 usa normalmente il 67%; la posa 43.33.00 usa l’86%.

Quanto paga di INPS un marmista nel 2026?

Il marmista artigiano applica normalmente il 24%, con minimale di reddito 18.808 euro e contributo minimo annuo di circa 4.521,36 euro, prima di eventuali agevolazioni.

Il forfettario conviene sempre a un marmista?

No. Lastre, sfridi, energia, acqua, macchinari, trasporti, personale e subappalti possono superare i costi riconosciuti dai coefficienti forfettari. In questi casi va valutato anche il regime ordinario.

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