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Regime Forfettario

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Commercialista per marmista: ATECO, INPS, posa e costi

Un commercialista per marmista deve coordinare lavorazione del marmo, posa in opera, regime forfettario, INPS Artigiani, INAIL, sicurezza da polveri di silice, cantieri, materiali e marginalità delle commesse. La prima distinzione fiscale riguarda l’attività prevalente: la lavorazione in laboratorio utilizza normalmente i codici 23.70.10 o 23.70.20, mentre la posa di rivestimenti in marmo e granito rientra nel 43.33.00.

Questa distinzione è importante anche nel forfettario: la lavorazione del marmo ricade normalmente nel coefficiente del 67%, mentre la posa in edilizia applica il coefficiente dell’86%. Se la stessa impresa lavora le lastre e le posa in cantiere, il commercialista deve separare correttamente i ricavi delle attività quando necessario.

Cosa deve controllare il commercialista di un marmista

  • ATECO 23.70.10 per taglio e lavorazione di pietre e marmo;
  • ATECO 23.70.20 per lavorazione artistica;
  • ATECO 43.33.00 per posa di pavimenti e rivestimenti in marmo e granito;
  • coefficiente 67% o 86% in base ai ricavi;
  • Gestione Artigiani INPS;
  • INAIL e rischi del laboratorio;
  • polveri e silice cristallina;
  • patente a crediti quando si opera in cantiere;
  • lastre, blocchi, sfridi e materiali;
  • trasporto, gru e movimentazione;
  • macchinari CNC, frese, lucidatrici e utensili;
  • preventivi, acconti, SAL e saldo;
  • subappalti e posa esterna;
  • personale e apprendisti;
  • convenienza reale del regime forfettario.

ATECO 23.70.10: taglio e lavorazione di pietre e marmo

ATECO 2025 utilizza il codice 23.70.10 – Taglio e lavorazione di pietre e di marmo. Le note ufficiali ISTAT comprendono taglio, sagomatura e finitura di pietre destinate, ad esempio, all’edilizia, ai lavori stradali e alla costruzione di tetti, oltre alla fabbricazione di mobili in pietra.

Per il dettaglio operativo è disponibile la Card ATECO 23.70.10.

ATECO 23.70.20: lavorazione artistica del marmo

Il codice 23.70.20 riguarda la lavorazione artistica di marmo e altre pietre affini. ISTAT include taglio, sagomatura e finitura per monumenti funerari, fabbricazione di statue non classificabili come opere artistiche originali e lavori in mosaico.

La Card ATECO 23.70.20 va considerata quando la componente monumentale, funeraria o decorativa è una parte autonoma e rilevante dell’attività.

ATECO 43.33.00: posa di marmo e granito

ATECO 2025 utilizza il codice 43.33.00 – Rivestimento di pavimenti e di pareti anche per posa e installazione di rivestimenti in marmo, granito o ardesia su pavimenti e pareti.

La Card ATECO 43.33.00 approfondisce l’attività di posa. Se l’impresa produce in laboratorio e posa direttamente, i due flussi devono essere gestiti insieme ma classificati correttamente.

Partita IVA marmista e gestione continuativa: due esigenze diverse

La guida sulla Partita IVA marmista affronta apertura, ATECO, INPS, INAIL, cantieri e primo inquadramento. Questa pagina riguarda invece la gestione fiscale e industriale dell’attività già avviata.

Nel corso dell’anno il commercialista deve controllare ricavi per lavorazione e posa, acquisti di materiali, sfridi, costi energetici, macchinari, personale, trasferte, cantieri e marginalità delle commesse.

Regime forfettario marmista: coefficiente 67%

Per le attività di lavorazione del marmo dei codici 23.70.10 e 23.70.20 il coefficiente di redditività applicabile nel forfettario è normalmente del 67%. Su 100 euro di ricavi, quindi, il reddito fiscale lordo è 67 euro e il regime riconosce costi forfettari pari al 33%.

Per un laboratorio con lastre, energia, acqua, abrasivi, utensili, personale, trasporti e macchinari costosi questa percentuale va confrontata con i costi reali.

Posa in opera: coefficiente 86%

I ricavi riconducibili alla posa del 43.33.00 ricadono invece nell’area costruzioni, con coefficiente di redditività dell’86%. La quota di costi riconosciuta forfettariamente è quindi soltanto del 14%.

Quando la stessa impresa fattura sia lavorazione sia posa, il commercialista deve separare i ricavi se alle attività si applicano coefficienti differenti, così da determinare correttamente il reddito forfettario complessivo.

Esempio con lavorazione e posa insieme

Se un marmista incassa 40.000 euro dalla lavorazione al 67% e 20.000 euro dalla posa all’86%, il reddito forfettario lordo è dato da 26.800 euro più 17.200 euro, per un totale di 44.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.

Attribuire tutti i 60.000 euro a un unico coefficiente produrrebbe un risultato fiscale errato.

INPS Artigiani nel 2026

Il marmista che esercita come impresa artigiana rientra normalmente nella Gestione Artigiani INPS. Nel 2026 l’aliquota ordinaria è del 24% e il reddito minimale è pari a 18.808 euro.

Il riferimento è la circolare INPS n. 14/2026.

Riduzione contributiva del 35%

L’imprenditore individuale in regime forfettario può richiedere, quando ne ricorrono i requisiti, il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% dei contributi Artigiani.

La riduzione non è automatica e può incidere sull’accredito previdenziale. Va quindi valutata insieme al commercialista e non considerata un semplice sconto privo di conseguenze.

INAIL e sicurezza del laboratorio

Taglio, fresatura, levigatura, lucidatura, movimentazione delle lastre e utilizzo di macchinari comportano rischi professionali rilevanti. Il marmista deve mantenere coerente la posizione INAIL rispetto alle lavorazioni e ai soggetti assicurati.

Quando cambiano macchinari, processi produttivi, personale o sedi operative è opportuno verificare anche l’aggiornamento della posizione assicurativa.

Silice cristallina e lavorazione dei materiali lapidei

L’INAIL segnala che nei laboratori di lavorazione dei materiali lapidei il rischio da silice cristallina dipende dal contenuto in quarzo e dalle modalità operative. Taglio, fresatura, levigatura e lucidatura sono spesso eseguiti ad acqua proprio per ridurre la polverosità.

Particolare attenzione va posta alle lavorazioni a secco e alle pietre artificiali o agglomerati di quarzo, che possono avere percentuali molto elevate di silice cristallina. Sicurezza e prevenzione sono quindi anche costi reali dell’attività.

Lastre, blocchi e costo della materia prima

Lastre di marmo, granito, quarzite e materiali compositi possono assorbire una parte importante del valore della commessa. Prezzo di acquisto, qualità, spessore, venatura, provenienza e disponibilità incidono direttamente sul margine.

Nel forfettario il costo della lastra non viene dedotto analiticamente. Il commercialista dovrebbe quindi affiancare alla contabilità fiscale una scheda gestionale per ogni lavoro.

Sfridi, rotture e resa della lastra

Una lastra acquistata non viene trasformata interamente in prodotto vendibile. Tagli, venature, difetti, rotture e geometria del pezzo generano sfridi e possono ridurre la resa effettiva.

Per questo il prezzo di vendita non dovrebbe basarsi soltanto sui metri quadrati finiti: il margine va calcolato anche sulla resa della materia prima e sugli scarti.

Macchinari CNC, frese e lucidatrici

Centri di lavoro CNC, frese a ponte, lucidatrici, waterjet, aspirazione, compressori e sistemi di movimentazione possono richiedere investimenti elevati.

Nel regime forfettario questi beni non generano ammortamenti analitici come nel regime ordinario e l’IVA sugli acquisti non viene normalmente recuperata. Prima di investimenti rilevanti è quindi utile una simulazione fiscale comparativa.

Energia, acqua e manutenzione

La lavorazione della pietra può richiedere consumi importanti di energia e acqua, oltre a manutenzione delle macchine, sostituzione di utensili diamantati e materiali abrasivi.

Questi costi non incidono direttamente sulla base forfettaria ma possono cambiare radicalmente la redditività reale del laboratorio.

Trasporto e movimentazione delle lastre

Trasportare lastre, piani cucina, scale o rivestimenti richiede mezzi adeguati e spesso gru, ventose, cavalletti e personale specializzato.

Il commercialista dovrebbe suggerire di separare nel preventivo trasporto, movimentazione e posa quando rappresentano componenti economicamente rilevanti della commessa.

Piani cucina, bagni e lavorazioni su misura

Piani cucina, top bagno, scale, soglie, davanzali e rivestimenti su misura richiedono rilievo, taglio, lavorazione dei bordi, forature, trasporto e spesso posa.

La redditività va calcolata sull’intero ciclo della commessa e non soltanto sul prezzo della pietra lavorata.

Preventivi, acconti, SAL e saldo

Per commesse importanti è utile prevedere un acconto all’ordine, eventuali stati di avanzamento e il saldo alla consegna o posa. Nel forfettario conta il momento dell’incasso.

Il commercialista deve poter ricondurre ciascun incasso alla commessa e alla relativa attività, soprattutto quando lavorazione e posa hanno coefficienti differenti.

Posa in cantiere e patente a crediti

Quando il marmista entra in cantieri temporanei o mobili per eseguire la posa deve verificare l’obbligo della patente a crediti, salvo le esclusioni previste.

Il Ministero del Lavoro conferma che nel 2026 prosegue l’implementazione del sistema introdotto dal 1° ottobre 2024 per imprese e lavoratori autonomi operanti nei cantieri temporanei o mobili.

Subappalti e posa affidata a terzi

Un laboratorio può produrre il manufatto e affidare la posa a un altro artigiano oppure ricevere esso stesso lavori in subappalto da imprese edili.

Nel forfettario il costo del subappaltatore non riduce analiticamente il reddito. Se il ricorso a terzi diventa stabile, il commercialista dovrebbe riesaminare la convenienza del regime.

Dipendenti e apprendisti

Laboratorio, movimentazione e posa possono richiedere personale specializzato. Salari e contributi non vengono dedotti analiticamente nel forfettario.

Con la crescita dell’organico è quindi importante confrontare il reddito fiscale con il margine effettivo dell’impresa.

Quando il forfettario può essere poco conveniente

Per la lavorazione il coefficiente del 67% riconosce costi pari al 33%; per la posa l’86% riconosce soltanto il 14%. Un marmista con molte materie prime, energia, macchinari, dipendenti e trasporti può sostenere costi reali molto superiori.

Il commercialista dovrebbe confrontare almeno una volta l’anno il forfettario con il regime ordinario, considerando deducibilità dei costi, IVA sugli acquisti, investimenti e struttura dell’impresa.

Documenti da consegnare al commercialista

  • preventivi, ordini e contratti;
  • fatture di acconto, SAL e saldo;
  • fatture di lastre, blocchi e materiali;
  • fatture di trasporto e movimentazione;
  • fatture di macchinari e utensili;
  • documentazione INPS e INAIL;
  • documenti di cantiere quando applicabili;
  • contratti e fatture di subappaltatori;
  • documentazione del personale;
  • prospetto del margine delle principali commesse.

Controlli periodici utili

Ogni trimestre è utile confrontare ricavi, acquisti di materiale, resa delle lastre, subappalti, personale e marginalità delle principali commesse. Nello stesso controllo vanno verificati INPS, INAIL e cantieri.

Almeno una volta l’anno bisogna verificare la distribuzione dei ricavi tra 23.70.10, 23.70.20 e 43.33.00 e controllare se i coefficienti utilizzati riflettono correttamente le attività svolte.

Come scegliere un commercialista per marmista

È utile un commercialista che conosca imprese artigiane, lavorazioni manifatturiere ed edilizia. Deve saper gestire multi-ATECO, coefficienti diversi, INPS, INAIL, cantieri, materiali e investimenti.

Prima di affidare la contabilità conviene chiedere come verranno controllati margine per commessa, lavorazione e posa, acquisti di lastre, personale e convenienza reale del regime fiscale.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del marmista?

ATECO 2025 utilizza 23.70.10 per taglio e lavorazione di pietre e marmo, 23.70.20 per lavorazione artistica e 43.33.00 per posa di rivestimenti in marmo, granito o ardesia.

Qual è il coefficiente forfettario del marmista?

La lavorazione del marmo con 23.70.10 o 23.70.20 utilizza normalmente il coefficiente del 67%; la posa 43.33.00 applica il coefficiente dell’86%.

Quanto paga di INPS un marmista nel 2026?

Il marmista artigiano applica nel 2026 l’aliquota ordinaria del 24% della Gestione Artigiani, secondo le regole sul minimale di reddito di 18.808 euro e sulla quota eccedente.

Il marmista che posa in cantiere deve avere la patente a crediti?

Se opera in cantieri temporanei o mobili rientranti nella disciplina deve verificare l’obbligo della patente a crediti, salvo le esclusioni previste.

La silice è un rischio per chi lavora marmo e pietre?

Sì, il rischio dipende dal materiale e dalle lavorazioni. INAIL segnala particolare attenzione per operazioni a secco e per alcuni agglomerati di quarzo ad alto contenuto di silice cristallina.

Il forfettario conviene sempre a un marmista?

No. Lastre, sfridi, energia, acqua, macchinari, trasporti, personale e subappalti possono superare i costi riconosciuti dai coefficienti forfettari. In questi casi va valutato anche il regime ordinario.

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