Per calcolare tasse e contributi di un gommista in regime forfettario nel 2026 bisogna partire dal coefficiente di redditività del 40% e dal minimale INPS Artigiani. Il codice ATECO 2025 di riferimento è 95.31.30, che comprende riparazione, montaggio e sostituzione di pneumatici e camere d’aria, oltre a equilibratura e convergenza delle ruote.
Il coefficiente del 40% significa che, ai fini fiscali, solo il 40% dei ricavi viene considerato reddito lordo e il restante 60% rappresenta i costi riconosciuti in modo forfettario. Questo però non elimina il problema economico dello stock pneumatici, dell’IVA sugli acquisti, delle attrezzature, del personale, dell’affitto e della stagionalità.
Formula per calcolare le tasse del gommista
- somma i ricavi effettivamente incassati nell’anno;
- applica il coefficiente di redditività del 40%;
- calcola i contributi INPS Artigiani considerando il minimale di reddito;
- deduci i contributi previdenziali obbligatori versati;
- applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante;
- confronta il 60% di costi presunti con acquisto pneumatici, attrezzature, personale, locali, energia e altri costi reali;
- verifica separatamente stock, PFU, vendita autonoma di pneumatici e investimenti.
ATECO gommista 2026: 95.31.30
Il codice 95.31.30 identifica la riparazione, il montaggio o la sostituzione di pneumatici e camere d’aria di autoveicoli. Comprende anche equilibratura e convergenza delle ruote.
RF approfondisce apertura, requisiti e autorizzazioni nella guida sulla Partita IVA del gommista e nella guida sul commercialista per gommista.
Coefficiente forfettario del gommista: 40%
Nel 2026 il gommista continua ad applicare il coefficiente di redditività del 40%, grazie al raccordo con il precedente codice ATECO 45.20.40. Il nuovo prefisso 95 non comporta automaticamente il passaggio al 67%.
Con 50.000 euro di ricavi, quindi, il reddito forfettario lordo è pari a 20.000 euro. Il restante 60% non è una deduzione dei costi realmente sostenuti, ma una percentuale standard riconosciuta dal regime.
INPS Artigiani 2026: minimale e aliquota
Il gommista che lavora personalmente e abitualmente nella propria impresa è normalmente iscritto alla Gestione Artigiani INPS. Nel 2026 il reddito minimale è di 18.808 euro e l’aliquota ordinaria è del 24% fino alla prima fascia prevista dall’INPS.
Il contributo minimo annuo complessivo del titolare è circa 4.521,36 euro. Il riferimento aggiornato è la circolare INPS n. 14/2026.
Esempio con 30.000 euro di ricavi
- ricavi: 30.000 euro;
- reddito forfettario al 40%: 12.000 euro;
- reddito sotto il minimale INPS di 18.808 euro;
- INPS Artigiani minimo: circa 4.521,36 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 7.478,64 euro;
- imposta al 15%: circa 1.121,80 euro;
- imposta al 5%: circa 373,93 euro.
Il totale tra contributi e imposta è quindi circa 5.643,16 euro con aliquota al 15% oppure circa 4.895,29 euro con aliquota al 5%, prima dei costi reali dell’attività.
Esempio con 50.000 euro di ricavi
- reddito forfettario al 40%: 20.000 euro;
- INPS Artigiani: circa 4.807,44 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 15.192,56 euro;
- imposta al 15%: circa 2.278,88 euro;
- imposta al 5%: circa 759,63 euro.
Il totale fiscale e previdenziale è circa 7.086,32 euro con aliquota al 15% oppure circa 5.567,07 euro con aliquota al 5%.
Esempio con 85.000 euro di ricavi
- reddito forfettario al 40%: 34.000 euro;
- INPS Artigiani: circa 8.167,44 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 25.832,56 euro;
- imposta al 15%: circa 3.874,88 euro;
- imposta al 5%: circa 1.291,63 euro.
Il totale tra contributi e imposta è quindi circa 12.042,32 euro con aliquota al 15% oppure circa 9.459,07 euro con aliquota al 5%.
Tabella tasse gommista forfettario 2026
| Ricavi | Reddito 40% | INPS Artigiani | Imposta 15% | Imposta 5% |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 € | 12.000 € | 4.521,36 € | 1.121,80 € | 373,93 € |
| 50.000 € | 20.000 € | 4.807,44 € | 2.278,88 € | 759,63 € |
| 85.000 € | 34.000 € | 8.167,44 € | 3.874,88 € | 1.291,63 € |
Riduzione INPS del 35%
Il gommista in regime forfettario iscritto alla Gestione Artigiani può chiedere, se possiede i requisiti, il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% dei contributi.
La riduzione non è automatica e può incidere anche sull’accredito contributivo utile alla pensione. Se applicata, cambia in modo significativo tutti gli esempi numerici riportati sopra.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
Il 15% è l’aliquota ordinaria del regime forfettario. Il 5% spetta soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Per approfondire consulta la guida sull’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.
Stock pneumatici: il vero punto economico
Il gommista deve spesso acquistare pneumatici prima di averli venduti. Misure, marche, stagionalità e richieste dei clienti obbligano a immobilizzare liquidità in magazzino.
Nel forfettario lo stock non viene dedotto analiticamente. Il coefficiente del 40% presume già costi pari al 60%, ma la convenienza va comunque verificata sulla rotazione reale del magazzino e sul margine medio per gomma venduta e montata.
Stagionalità: estive, invernali e cambio gomme
L’attività può concentrare gran parte degli incassi nei periodi di cambio stagionale. Questa caratteristica genera picchi di lavoro, necessità di personale, acquisti anticipati e gestione intensa delle prenotazioni.
Per evitare problemi di liquidità conviene accantonare durante i mesi forti una quota destinata a INPS, imposta sostitutiva, acquisti del periodo successivo e costi fissi dell’officina.
Deposito pneumatici dei clienti
Molti gommisti offrono il deposito stagionale delle gomme. Il servizio occupa spazio, richiede movimentazione, identificazione, responsabilità e organizzazione del magazzino.
È quindi opportuno valorizzarlo separatamente dal semplice cambio gomme e verificare che il prezzo copra spazio, gestione, assicurazione e rischio operativo.
Equilibratura, convergenza e servizi accessori
Equilibratura e convergenza sono espressamente comprese nel perimetro del codice 95.31.30. Possono rappresentare servizi a maggiore componente di lavoro rispetto alla semplice rivendita dello pneumatico.
Per controllare il margine è utile separare economicamente prezzo del pneumatico, montaggio, valvole, equilibratura, convergenza e altri servizi tecnici.
PFU: pneumatici fuori uso
La sostituzione genera pneumatici fuori uso, soggetti alla disciplina ambientale. Il gommista deve organizzare correttamente deposito temporaneo, ritiro e documentazione tramite i canali previsti dal sistema PFU.
La normativa generale è contenuta nel D.M. 182/2019. Il contributo ambientale applicabile alla filiera va distinto correttamente nei documenti previsti.
Responsabile tecnico e SCIA
Il gommista rientra nell’autoriparazione regolamentata dalla legge 122/1992. L’impresa deve disporre di un responsabile tecnico con i requisiti previsti e presentare la SCIA tramite il SUAP competente.
Il riferimento normativo è la legge 5 febbraio 1992 n. 122. Meccatronica, carrozzeria e gommista restano sezioni distinte e l’abilitazione a una non copre automaticamente le altre.
INAIL e sicurezza dell’officina
Ponti sollevatori, smontagomme, equilibratrici, compressori, movimentazione di ruote e pneumatici e lavoro manuale rendono centrale la sicurezza.
Il gommista artigiano deve verificare posizione INAIL e obblighi connessi alle lavorazioni svolte. DPI, manutenzione e formazione sono costi economici reali anche quando il forfettario non li deduce analiticamente.
Attrezzature e investimenti
Smontagomme, equilibratrice, assetto ruote, ponti, compressori, utensili, sistemi TPMS e strumenti diagnostici richiedono investimenti e manutenzione.
Nel forfettario l’acquisto del bene non riduce direttamente il reddito fiscale e l’IVA sugli acquisti non viene detratta. Prima di investimenti importanti conviene quindi simulare anche il regime ordinario.
Vendita pneumatici e margine commerciale
Il gommista può vendere pneumatici come parte del servizio di autoriparazione. Se però nasce una vera attività autonoma di commercio, soprattutto online o all’ingrosso, va verificata la necessità di un codice commerciale aggiuntivo.
Per controllare il risultato economico è utile distinguere il margine sulla vendita dalla redditività del montaggio e degli altri servizi tecnici.
Esempio: 50.000 euro di ricavi e 32.000 euro di costi reali
Con 50.000 euro di ricavi il coefficiente del 40% presume costi per 30.000 euro. Se acquisto pneumatici, personale, affitto, energia, attrezzature, assicurazioni e altri costi arrivano invece a 32.000 euro, il margine reale è più basso di quello implicitamente riconosciuto dal forfettario.
In una situazione simile va confrontato anche il regime ordinario, tenendo conto non soltanto dei costi deducibili ma anche dell’IVA detraibile sugli acquisti e sugli investimenti.
Personale e picchi stagionali
Durante i cambi stagionali può essere necessario aumentare ore di lavoro o personale. Il costo del lavoro non riduce analiticamente il reddito forfettario e va inoltre monitorato rispetto ai limiti previsti dal regime.
Un’officina che cresce rapidamente può quindi superare il modello economico per cui il forfettario resta davvero vantaggioso.
Acconti, pagamenti e principio di cassa
Nel regime forfettario rilevano i ricavi effettivamente incassati. Per forniture particolari o pneumatici costosi può essere utile chiedere un acconto al cliente prima dell’ordine.
Questo riduce l’esposizione finanziaria dell’officina e rende più semplice distinguere ordini, merce acquistata, lavori eseguiti e somme effettivamente incassate.
Controlli periodici consigliati
- ricavi incassati;
- reddito forfettario al 40%;
- INPS Artigiani dovuto;
- imposta sostitutiva 5%/15%;
- rotazione dello stock pneumatici;
- margine per pneumatico e per servizio;
- PFU e contributo ambientale;
- personale e stagionalità;
- attrezzature, INAIL e sicurezza;
- convenienza aggiornata tra forfettario e ordinario.
Errori da evitare nel calcolo delle tasse
- applicare il 15% direttamente ai ricavi;
- usare il 67% invece del coefficiente 40%;
- dimenticare il minimale INPS Artigiani;
- considerare automatica la riduzione INPS del 35%;
- confondere vendita pneumatici e attività tecnica di gommista;
- ignorare stock, PFU e stagionalità;
- valutare il forfettario senza considerare l’IVA non detraibile sugli acquisti;
- trascurare personale e investimenti nel confronto con il regime ordinario.
Domande frequenti
Si applica il coefficiente del 40% ai ricavi, si calcolano e deducono i contributi INPS Artigiani e sulla base residua si applica il 15% o il 5% quando spettante.
Nell’esempio il reddito forfettario è 20.000 euro, i contributi INPS Artigiani circa 4.807 euro e l’imposta circa 2.279 euro al 15% o 760 euro al 5%.
Per ATECO 95.31.30 il coefficiente applicato nel 2026 è del 40%, tramite il raccordo con il precedente codice 45.20.40.
Il gommista artigiano applica normalmente il 24%, con minimale di reddito 18.808 euro e contributo minimo annuo di circa 4.521,36 euro, prima di eventuali agevolazioni.
No. Stock, personale, affitto, attrezzature e IVA non detraibile possono modificare molto la convenienza. Va confrontato il 60% di costi presunti con i costi reali dell’officina.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
