Per calcolare tasse e contributi di un frigorista in regime forfettario nel 2026 bisogna partire dall’attività effettivamente svolta. Per installazione, riparazione e manutenzione di impianti di climatizzazione e condizionamento negli edifici il riferimento è normalmente ATECO 43.22.07, con coefficiente di redditività dell’86%. Per riparazione e manutenzione di impianti di refrigerazione industriale può invece essere corretto ATECO 33.12.40, con coefficiente del 67%.
La differenza è importante perché cambia il reddito fiscale su cui si calcolano contributi e imposta. Come scenario principale useremo quindi il frigorista artigiano che opera con 43.22.07 e Gestione Artigiani INPS, separando il caso della refrigerazione industriale al 67%.
Formula per calcolare le tasse del frigorista
- individua il codice ATECO corretto in base all’attività prevalente;
- somma i ricavi effettivamente incassati nell’anno;
- applica il coefficiente dell’86% per 43.22.07 oppure del 67% per 33.12.40;
- calcola i contributi INPS Artigiani;
- deduci i contributi previdenziali obbligatori versati;
- applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante;
- confronta la quota di costi presunti con ricambi, refrigeranti, attrezzature, furgone, certificazioni e costi reali.
ATECO frigorista: 43.22.07 o 33.12.40?
Il codice 43.22.07 riguarda installazione, riparazione e manutenzione di impianti di riscaldamento e condizionamento dell’aria a servizio degli edifici. È quindi il riferimento tipico per climatizzatori, pompe di calore, sistemi HVAC, split, multisplit e impianti similari.
Il codice 33.12.40 riguarda invece riparazione e manutenzione di impianti di refrigerazione industriale e depurazione dell’aria. È più coerente per celle frigorifere, banchi frigo professionali e impianti industriali o commerciali non riconducibili al normale impianto di climatizzazione dell’edificio.
RF approfondisce apertura e requisiti nella guida sulla Partita IVA del frigorista e nella guida sul commercialista per frigorista.
Coefficiente 86% per 43.22.07
Per il codice 43.22.07 il coefficiente di redditività è dell’86%. Il regime presume quindi costi pari soltanto al 14% dei ricavi.
È un punto critico per il frigorista, perché ricambi, refrigeranti, attrezzature, bombole, furgone, DPI e certificazioni possono incidere molto più del 14%. Per questo il confronto tra costi reali e quota forfettaria è essenziale.
INPS Artigiani 2026
Il frigorista che opera come impresa individuale e svolge personalmente, abitualmente e prevalentemente il lavoro tecnico è normalmente iscritto alla Gestione Artigiani INPS.
Nel 2026 l’aliquota ordinaria è del 24%, con reddito minimale di 18.808 euro e contributo minimo annuo di circa 4.521,36 euro. Sopra la prima fascia di reddito pensionabile di 56.224 euro, l’aliquota aumenta di un punto percentuale sulla parte eccedente. Il riferimento è la circolare INPS n. 14/2026.
Esempio con 30.000 euro di ricavi
- ricavi: 30.000 euro;
- reddito forfettario all’86%: 25.800 euro;
- INPS Artigiani: circa 6.199,44 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 19.600,56 euro;
- imposta al 15%: circa 2.940,08 euro;
- imposta al 5%: circa 980,03 euro.
Il totale tra contributi e imposta è quindi circa 9.139,52 euro con aliquota al 15% oppure circa 7.179,47 euro con aliquota al 5%, prima dei costi reali dell’attività.
Esempio con 50.000 euro di ricavi
- reddito forfettario all’86%: 43.000 euro;
- INPS Artigiani: circa 10.327,44 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 32.672,56 euro;
- imposta al 15%: circa 4.900,88 euro;
- imposta al 5%: circa 1.633,63 euro.
Il totale fiscale e previdenziale è circa 15.228,32 euro con aliquota al 15% oppure circa 11.961,07 euro con aliquota al 5%.
Esempio con 85.000 euro di ricavi
- reddito forfettario all’86%: 73.100 euro;
- INPS Artigiani: circa 17.720,20 euro;
- base imposta sostitutiva: circa 55.379,80 euro;
- imposta al 15%: circa 8.306,97 euro;
- imposta al 5%: circa 2.768,99 euro.
Il totale tra contributi e imposta è circa 26.027,17 euro con aliquota al 15% oppure circa 20.489,19 euro con aliquota al 5%.
Tabella tasse frigorista forfettario 2026
| Ricavi | Reddito 86% | INPS Artigiani | Imposta 15% | Imposta 5% |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 € | 25.800 € | 6.199,44 € | 2.940,08 € | 980,03 € |
| 50.000 € | 43.000 € | 10.327,44 € | 4.900,88 € | 1.633,63 € |
| 85.000 € | 73.100 € | 17.720,20 € | 8.306,97 € | 2.768,99 € |
Caso refrigerazione industriale 33.12.40: coefficiente 67%
Per la riparazione e manutenzione di impianti di refrigerazione industriale riconducibile al 33.12.40 il coefficiente è del 67%.
Con 50.000 euro di ricavi il reddito forfettario scende a 33.500 euro. I contributi Artigiani dell’esempio sono circa 8.047,44 euro, la base fiscale circa 25.452,56 euro e l’imposta circa 3.817,88 euro al 15% oppure 1.272,63 euro al 5%.
Attività miste: 86% e 67%
Un frigorista può lavorare sia su climatizzazione degli edifici sia su refrigerazione industriale. Se vengono utilizzati codici con coefficienti diversi, i ricavi devono essere attribuiti correttamente alle attività effettivamente svolte.
Non è corretto spostare ricavi verso il coefficiente più favorevole. Preventivi, fatture, contratti e operatività devono essere coerenti con l’attività dichiarata.
Riduzione INPS del 35%
Il frigorista forfettario iscritto alla Gestione Artigiani può richiedere, se ricorrono i requisiti, il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35%.
La riduzione non è automatica e può incidere sull’accredito contributivo. Se applicata, modifica tutti gli esempi numerici riportati sopra.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
Il 15% è l’aliquota ordinaria del regime forfettario. Il 5% spetta soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Per approfondire consulta la guida sull’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.
F-Gas: persona e impresa sono due livelli distinti
Per molte attività su apparecchiature di refrigerazione, condizionamento e pompe di calore soggette alla disciplina F-Gas, il tecnico deve possedere la certificazione personale richiesta e l’impresa deve verificare i propri obblighi di iscrizione e certificazione.
Il Registro nazionale F-Gas distingue quindi persona fisica e impresa. L’iscrizione amministrativa non va confusa con la certificazione professionale. Il riferimento operativo è la Scrivania telematica F-Gas.
Banca Dati F-Gas e interventi
Installazione, controllo delle perdite, manutenzione, riparazione e smantellamento di apparecchiature soggette possono richiedere le comunicazioni previste nella Banca Dati F-Gas.
Per il frigorista questo significa che la gestione amministrativa dell’intervento non si esaurisce con la fattura: vanno rispettati anche gli obblighi di tracciamento applicabili al tipo di apparecchiatura e refrigerante.
D.M. 37/2008 e abilitazione lettera C
Gli impianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione a servizio degli edifici rientrano nella lettera C del D.M. 37/2008. L’impresa deve quindi possedere i requisiti tecnico-professionali previsti e il responsabile tecnico idoneo quando richiesto.
Il testo vigente è disponibile su Normattiva. Abilitazione D.M. 37/2008 e certificazione F-Gas hanno finalità diverse e possono applicarsi contemporaneamente allo stesso intervento.
Dichiarazione di conformità
Negli interventi rientranti nel D.M. 37/2008, l’impresa installatrice abilitata deve gestire la dichiarazione di conformità nei casi previsti.
Per il cliente questo documento certifica la corretta realizzazione dell’impianto; per il frigorista comporta anche tempo tecnico e amministrativo che va considerato nel prezzo del lavoro.
Refrigeranti, ricambi e materiali
Refrigeranti, tubazioni, raccordi, valvole, filtri, componenti elettrici, schede, compressori e altri ricambi possono incidere in modo significativo sulla commessa.
Con coefficiente 86% il regime presume costi soltanto per il 14% dei ricavi. Se materiali e ricambi pesano di più, il margine fiscale può risultare molto diverso da quello economico reale.
Attrezzatura tecnica e tarature
Pompe del vuoto, recuperatori, cercafughe, manometri, bilance, analizzatori, bombole e strumenti di misura richiedono acquisto, manutenzione e talvolta tarature periodiche.
Questi costi non vengono dedotti analiticamente nel forfettario e devono essere incorporati nel prezzo orario e nel diritto di chiamata.
Pronto intervento e diritto di chiamata
Guasti su celle frigorifere, climatizzazione di attività commerciali o impianti essenziali possono richiedere disponibilità serale, festiva o urgente.
Un diritto di chiamata separato può coprire trasferimento, reperibilità, diagnosi iniziale e tempo improduttivo, evitando che il margine venga assorbito dagli spostamenti.
Contratti di manutenzione programmata
Contratti annuali di manutenzione possono rendere più stabile il fatturato e ridurre la dipendenza dal singolo intervento urgente.
Nel prezzo del contratto vanno però stimati numero di visite, ricambi inclusi, reperibilità, chilometri, tempi medi e obblighi documentali. Un canone troppo basso può produrre molto lavoro con margine ridotto.
Furgone, carburante e trasferte
Il frigorista lavora spesso presso il cliente e deve trasportare attrezzatura, bombole, ricambi e materiali. Furgone, carburante, assicurazione, manutenzione e parcheggi sono quindi costi strutturali.
Nel forfettario non vengono dedotti singolarmente: vanno considerati nel preventivo e nel confronto tra costi reali e quota forfettaria.
INAIL, DPI e sicurezza
Attività su impianti, movimentazione di bombole, lavori in quota, elettricità, pressione e refrigeranti rendono centrale la sicurezza.
Il frigorista artigiano deve verificare posizione INAIL e obblighi applicabili. DPI, formazione e attrezzature di sicurezza incidono sul costo reale dell’attività.
Cantieri e patente a crediti
Se il frigorista opera fisicamente in cantieri temporanei o mobili per installazione di impianti, va verificato anche l’obbligo della patente a crediti previsto dalla disciplina vigente.
La semplice fornitura di apparecchiature va distinta dall’effettiva attività eseguita in cantiere.
Esempio: 50.000 euro di ricavi e 15.000 euro di costi reali
Con 50.000 euro di ricavi e coefficiente dell’86%, il forfettario presume costi per soli 7.000 euro. Se ricambi, refrigeranti, furgone, attrezzature, certificazioni, assicurazioni e DPI costano invece 15.000 euro, l’incidenza reale arriva al 30%.
In una situazione simile il regime ordinario merita una simulazione completa prima di confermare il forfettario.
Acconti, SAL e principio di cassa
Per impianti più complessi è normale prevedere acconto, stato avanzamento e saldo. Nel regime forfettario conta il principio di cassa: rilevano le somme effettivamente incassate nell’anno.
È quindi utile distinguere fatture emesse, crediti ancora aperti e somme effettivamente incassate entro il 31 dicembre.
Controlli periodici consigliati
- ricavi incassati;
- ricavi 43.22.07 e 33.12.40 separati;
- INPS Artigiani dovuto;
- imposta sostitutiva 5%/15%;
- costi di ricambi e refrigeranti;
- attrezzature e tarature;
- stato certificazioni F-Gas;
- adempimenti D.M. 37/2008;
- INAIL, sicurezza e cantieri;
- convenienza aggiornata tra forfettario e ordinario.
Errori da evitare nel calcolo delle tasse
- applicare il 15% direttamente sui ricavi;
- usare sempre l’86% anche quando l’attività è refrigerazione industriale al 67%;
- usare sempre il 67% per lavori su climatizzazione degli edifici;
- dimenticare il minimale INPS Artigiani;
- considerare automatica la riduzione INPS del 35%;
- confondere F-Gas e abilitazione D.M. 37/2008;
- ignorare ricambi, refrigeranti, furgone e attrezzature nel margine reale;
- scegliere il forfettario con coefficiente 86% senza confrontare i costi effettivi.
Domande frequenti
Per 43.22.07 si applica il coefficiente dell’86%, si calcolano e deducono i contributi INPS Artigiani e sulla base residua si applica il 15% o il 5% quando spettante.
Nell’esempio 43.22.07, il reddito forfettario è 43.000 euro, i contributi INPS circa 10.327 euro e l’imposta circa 4.901 euro al 15% o 1.634 euro al 5%.
Dipende dal codice: 43.22.07 applica normalmente l’86%, mentre 33.12.40 per manutenzione di refrigerazione industriale applica il 67%.
Il frigorista artigiano applica normalmente il 24%, con minimale di reddito 18.808 euro e contributo minimo annuo di circa 4.521,36 euro; oltre la prima fascia l’aliquota aumenta sulla parte eccedente.
No. La certificazione F-Gas riguarda attività e soggetti previsti dalla disciplina sui refrigeranti; il D.M. 37/2008 disciplina invece requisiti e abilitazioni delle imprese che operano sugli impianti a servizio degli edifici.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
